"Ciò che occhio non vide"

Teologia visiva della Basilica di San Paolo
26 ottobre 2017

#11 “Ciò che occhio non vide” – La cappella di Stefano, la conversione da “Saulo” a “Paolo”

 

In questa nuova puntata della serie sostiamo in basilica nella cappella periferica di Stefano, situata come le altre nel transetto, e contempliamo ancora il mistero divino contenuto nelle storie di Stefano e del giovane Saulo.

Come ci ricorda infatti P.Edmund citando gli Atti degli Apostoli, “Saulo era fra coloro che approvarono la sua uccisione”, cioè l’uccisione di Stefano.

“Stefano, il protomartire perseguitato dal Saulo non ancora convertito, è per il Paolo post-Damasco un ricordo del suo passato aggressivo, quindi un simbolo del trionfo della grazia: ‘Non sono degno […] di essere chiamato apostolo, perché io ho perseguitato la chiesa di Dio. Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana (1 Cor 15, 9s)’. E’ giusto che Stefano venga venerato nella basilica di San Paolo fuori le mura, perché ci fa ricordare che nessuno di coloro che si abbandonano al Signore deve rimanere imprigionato nel passato, per quanto pesante esso sia.” 

Ricordiamo che la nostra guida d’eccezione P. Edmund Power *, abate emerito della basilica, ci accompagna con le sue riflessioni in un viaggio virtuale nell’edificio, alla scoperta di quella “teologia visiva” che ha tracciato nel suo libro “Ciò che occhio non vide” **, dedicato a questo gioiello dell’architettura cristiana e alla figura dell’apostolo delle genti.

P. Edmund ci guida a una “lettura teologica” della basilica: non più, o meglio non solo, l’attrattiva dell’opera d’arte, ma un affascinante cammino alla ricerca della “parola di Dio” che è “pronunciata e proclamata” dalla basilica stessa.

Durante la serie “pregheremo, mediteremo e contempleremo” la realtà della Basilica, per scoprire che esiste un modo profondo e ricchissimo di guardare alla realtà teologica e spirituale di questo magnifico edificio che custodisce i resti mortali di S.Paolo: un approccio nuovo e allo stesso tempo antico perché fonda le sue radici nella tradizione della “lectio divina” monastica.

**Dall’introduzione del libro “Ciò che occhio non vide… Teologia visiva della Basilica di San Paolo fuori le Mura”, Edmund Power, Lateran University Press, 2014
“Da più di 10 anni, vivo e prego nella basilica di San Paolo fuori le Mura”, dice l’autore, P. Edmund Power OSB, abate di San Paolo; “conosco il suo silenzio della notte o di buon mattino, la curvatura di ogni arco, lo sguardo sia sereno che addolorato di ogni santo o peccatore rappresentato in questo luogo animato dalla presenza di Dio”. Sulla base di tale conoscenza, elaborata attraverso la contemplazione del volto della seconda più grande basilica di Roma, l’autore scrive di come l’edificio nella sua interezza e nei suoi particolari, possa divenire un’icona, che illumina gli occhi e il cuore, della persona che cerca Dio.  (…) La basilica è un simbolo di incarnazione: dell’unione armoniosa di materia e spirito. Pur essendo monumento dedicato alla fede dinamica e instancabile dell’apostolo San Paolo, primo teologo del Nuovo Testamento, l’edificio più profondamente, con la sua arte e architettura, celebra il Cristo che ha trasformato la vita di Paolo. Qualsiasi persona in cammino, che brama la dimora di Dio, è invitata a leggere e contemplare la basilica che è al tempo stesso parola e icona.”

* P. Edmund Power, dell’Ordine di San Benedetto, nato a Hemel Hempstead, in Inghilterra nel 1952. Entrato nell’Abbazia inglese di Douai, ha compiuto gli studi filosofici all’università di Exeter, e quelli teologici all’università di Londra, dove ha conseguito il dottorato di ricerca. Ordinato sacerdote nel 1978, ha insegnato in Inghilterra per alcuni anni prima di essere inviato a Roma dove è stato priore del Collegio Sant’Anselmo sull’Aventino. Dal 2005 al 2015 è stato Abate della millenaria Abbazia di San Paolo fuori le Mura.

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