I have a dream

Duke Ellington incontra Martin Luther King
24 novembre 2016

#4 Anni sessanta: Ellington attivista per i diritti civili e il primo concerto sacro (seconda parte)

 

In questo nuovo appuntamento della mini serie dedicata a Duke Ellington continuiamo insieme al maestro Agostino Marzoli* l’ascolto del primo concerto sacro: da una parte il dibattito suscitato nel mondo ecclesiastico che si interroga su cosa significhi musica sacra, dall’altra l’entusiasmo immediato del pubblico. Il primo concerto sacro avrà circa 50 esecuzioni negli Usa e all’estero: molti di questi spettacoli, che prevedevano spesso due repliche nella giornata, registreranno addirittura il sold-out.

Il primo concerto sacro non è musica liturgica. Non ha lo scopo di mettere in musica una messa o di mettere in scena una festività religiosa. È un insieme di brani di ispirazione religiosa liberamente messi insieme, con testi tratti dalle Sacre Scritture, ma anche dalla penna dello stesso Ellington, come da quella di prelati che contribuirono alla realizzazione del Concerto. È lo stesso compositore a ricordarci che “questi concerti non sono come le ‘messe jazz’ tradizionali” e ancora: “La messa jazz è la gente che parla a Dio. Il concerto sacro che noi rappresentiamo è la gente che parla ad altra gente su Dio. C’è una grande differenza”. Riguardo le motivazioni che hanno spinto il compositore a scrivere questi concerti scriverà: “Alcuni mi chiedono perché io abbia scritto le partiture dei concerti sacri. Non l’ho fatto per ragioni di carriera, ma per rispondere con maggiore coscienza alla mia vocazione”.

Tra i brani che ascolteremo segnaliamo quello che destò grande meraviglia e curiosità tra il pubblico. Si tratta in realtà di un particolare arrangiamento del più volte citato “Come Sunday”. In questo caso, però, ad interpretarlo, oltre all’orchestra e al coro, è addirittura un ballerino di tip-tap che, come fosse un giullare di corte di epoca medievale, di fronte al pubblico si esibisce dialogando con il batterista Louie Bellson. Il ballerino è il grande tap dancer Bunny Briggs, scomparso di recente, nel novembre del 2014. Se ad alcuni la cosa potrà sembrare bizzarra, in realtà Ellington qui mette in scena letteralmente l’episodio biblico tratto dal libro di Samuele in cui Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Cambia così il testo del brano che viene cantato dal coro ed il titolo stesso, che sarà David Danced (Before The Lord With All His Might).

Quello che comunque emerge più di tutto in questi concerti è lo spirito ecumenico: “Ci sono persone che parlano molte lingue. Ogni uomo prega nella propria lingua, e non c’è lingua che Dio non capisca”. Sulla spinta di questo entusiasmo, nel gennaio del 1968, Ellington comporrà il secondo concerto sacro che ascolteremo nelle prossime puntate: il 1968 sarà solo l’inzio di un anno importante per la comunità afroamericana, l’anno della tragica uccisione di Marthin Luther King, che viene colpito a morte in un hotel di Memphis il 4 aprile.  In quel giorno troverà la morte l’uomo, ma non gli ideali per i quali esso ha combattuto.

Arrivederci al prossimo appuntamento, stay tuned!

cop* Agostino Marzoli, musicista, insegnante ed esperto di jazz, si è diplomato in basso tuba al conservatorio “G. Rossini” di Pesaro. Ha svolto un’intensa attività concertistica sia in formazioni da camera che in orchestre sinfoniche con le quali ha partecipato anche a numerose tournée internazionali. Ha inciso un album di musica contemporanea elettroacustica e suonato in vari progetti artistici, spaziando dal jazz al teatro di prosa. Parallelamente alla sua attività di musicista si occupa di progetti di divulgazione musicale e alla didattica della musica. È da sempre appassionato e studioso di jazz e, nello specifico, ha focalizzato il suo interesse sulla musica di Duke Ellington, del quale possiede un’ampia collezione discografica e bibliografica.

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