"Ciò che occhio non vide"

Teologia visiva della Basilica di San Paolo
06 aprile 2017

#4 “Ciò che occhio non vide” – Le porte, le catene e la tomba: la croce per Paolo

 

In preparazione della settimana santa è on line la quarta puntata dedicata alla famosa basilica papale, durante la quale approfondiamo con padre Edmund il tema delle croce quale emerge nell’esperienza di S.Paolo e in particolare nelle sue lettere. Come sempre gli spunti di riflessione nasceranno da alcuni aspetti davvero interessanti della splendida basilica che P. Edmund suggerisce a tutti gli amici del sito: attraverseremo la porta paolina e la porta santa e, una volta entrati, ci fermeremo a contemplare la tomba dell’apostolo e le sue catene, conservate nella famosa teca sopra la lapide.

Ricordiamo che la nostra guida d’eccezione P. Edmund Power *, abate emerito della basilica, ci accompagna con le sue riflessioni in un viaggio virtuale nell’edificio, alla scoperta di quella “teologia visiva” che ha tracciato nel suo libro “Ciò che occhio non vide” **, dedicato a questo gioiello dell’architettura cristiana e alla figura dell’apostolo delle genti.

P. Edmund ci guida a una “lettura teologica” della basilica: non più, o meglio non solo, l’attrattiva dell’opera d’arte, ma un affascinante cammino alla ricerca della “parola di Dio” che è “pronunciata e proclamata” dalla basilica stessa.

Durante la serie “pregheremo, mediteremo e contempleremo” la realtà della Basilica, per scoprire che esiste un modo profondo e ricchissimo di guardare alla realtà teologica e spirituale di questo magnifico edificio che custodisce i resti mortali di S.Paolo: un approccio nuovo e allo stesso tempo antico perché fonda le sue radici nella tradizione della “lectio divina” monastica.

**Dall’introduzione del libro “Ciò che occhio non vide… Teologia visiva della Basilica di San Paolo fuori le Mura”, Edmund Power, Lateran University Press, 2014
“Da più di 10 anni, vivo e prego nella basilica di San Paolo fuori le Mura”, dice l’autore, P. Edmund Power OSB, abate di San Paolo; “conosco il suo silenzio della notte o di buon mattino, la curvatura di ogni arco, lo sguardo sia sereno che addolorato di ogni santo o peccatore rappresentato in questo luogo animato dalla presenza di Dio”. Sulla base di tale conoscenza, elaborata attraverso la contemplazione del volto della seconda più grande basilica di Roma, l’autore scrive di come l’edificio nella sua interezza e nei suoi particolari, possa divenire un’icona, che illumina gli occhi e il cuore, della persona che cerca Dio.  (…) La basilica è un simbolo di incarnazione: dell’unione armoniosa di materia e spirito. Pur essendo monumento dedicato alla fede dinamica e instancabile dell’apostolo San Paolo, primo teologo del Nuovo Testamento, l’edificio più profondamente, con la sua arte e architettura, celebra il Cristo che ha trasformato la vita di Paolo. Qualsiasi persona in cammino, che brama la dimora di Dio, è invitata a leggere e contemplare la basilica che è al tempo stesso parola e icona.”

* P. Edmund Power, dell’Ordine di San Benedetto, nato a Hemel Hempstead, in Inghilterra nel 1952. Entrato nell’Abbazia inglese di Douai, ha compiuto gli studi filosofici all’università di Exeter, e quelli teologici all’università di Londra, dove ha conseguito il dottorato di ricerca. Ordinato sacerdote nel 1978, ha insegnato in Inghilterra per alcuni anni prima di essere inviato a Roma dove è stato priore del Collegio Sant’Anselmo sull’Aventino. Dal 2005 al 2015 è stato Abate della millenaria Abbazia di San Paolo fuori le Mura.

1 Risposta

  1. Leonardo

    Dal «Cantico spirituale» di san Giovanni della Croce, sacerdote

    (Strofe 36-37)

    La conoscenza del mistero nascosto in Cristo Gesù
     
      Per quanto siano molti i misteri e le meraviglie scoperte dai santi dottori e intese dalle anime sante nel presente stato di vita, tuttavia ne è rimasta da dire e da capire la maggior parte, e quindi c’è ancora molto da approfondire in Cristo. Questi infatti è come una miniera ricca di immense vene di tesori, dei quali, per quanto si vada a fondo, non si trova la fine; anzi in ciascuna cavità si scoprono nuovi filoni di ricchezze.
       Perciò san Paolo dice del Cristo: «In Cristo si trovano nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2, 3) nei quali l’anima non può penetrare, se prima non passa per le strettezze della sofferenza interna ed esterna. Infatti, a quel poco che è possibile sapere in questa vita dei misteri di Cristo non si può giungere senza aver sofferto molto, aver ricevuto da Dio numerose grazie intellettuali e sensibili e senza aver fatto precedere un lungo esercizio spirituale, poiché tutte queste grazie sono più imperfette della sapienza dei misteri di Cristo, per la quale servono di semplice disposizione.
       Oh, se l’anima riuscisse a capire che non si può giungere nel folto delle ricchezze e della sapienza di Dio, se non entrando dove più numerose sono le sofferenze di ogni genere, riponendovi la sua consolazione e il suo desiderio! Come chi desidera veramente la sapienza divina, in primo luogo brama di entrare veramente nello spessore della croce!
       Per questo san Paolo ammoniva i discepoli di Èfeso che non venissero meno nelle tribolazioni, ma stessero forti e radicati e fondati nella carità, e così potessero comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, per essere ricolmi di tutta la pienezza di Dio (cfr. Ef 3, 17). Per accedere alle ricchezze della sapienza divina la porta è la croce. Si tratta di una porta stretta nella quale pochi desiderano entrare, mentre sono molti coloro che amano i diletti a cui si giunge per suo mezzo. Grazie di cuore.

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