"Ciò che occhio non vide"

Teologia visiva della Basilica di San Paolo
14 settembre 2017

#9 “Ciò che occhio non vide” – Il crocifisso e la cappella del Santissimo Sacramento

 

Nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa dell’Esaltazione della Santa Croce pubblichiamo un’ altra puntata della serie, durante la quale approfondiamo appunto il senso della Croce e più in generale del mistero pasquale: P.Edmund ci invita a sostare nella cappella del Santissimo Sacramento, di fronte al crocifisso ligneo di S.Paolo, per scrutare ancora una volta gli inesauribili spunti di riflessione che la basilica può offrire alla nostra vita.

Nel corso della puntata porremo l’attenzione sulla particolare disposizione dell’altra statua lignea della cappella, una figura di S.Paolo “piccola e debole”,”non bella mutilata e scalfita” ma che mantiene un fascino che l’ha resa cara a tutti i romani.

“La croce, già segno del più terribile fra i supplizi, è per il cristiano l’albero della vita, il talamo, il trono, l’altare della nuova alleanza. Dal Cristo, nuovo Adamo addormentato sulla croce, è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa. La croce è il segno della signoria di Cristo su coloro che nel Battesimo sono configurati a lui nella morte e nella gloria. Nella tradizione dei Padri la croce è il segno del figlio dell’uomo che comparirà alla fine dei tempi. La festa dell’esaltazione della croce, che in Oriente è paragonata a quella della Pasqua, si collega con la dedicazione delle basiliche costantiniane costruite sul Golgota e sul sepolcro di Cristo” (Messale romano).

Ricordiamo che la nostra guida d’eccezione P. Edmund Power *, abate emerito della basilica, ci accompagna con le sue riflessioni in un viaggio virtuale nell’edificio, alla scoperta di quella “teologia visiva” che ha tracciato nel suo libro “Ciò che occhio non vide” **, dedicato a questo gioiello dell’architettura cristiana e alla figura dell’apostolo delle genti.

P. Edmund ci guida a una “lettura teologica” della basilica: non più, o meglio non solo, l’attrattiva dell’opera d’arte, ma un affascinante cammino alla ricerca della “parola di Dio” che è “pronunciata e proclamata” dalla basilica stessa.

Durante la serie “pregheremo, mediteremo e contempleremo” la realtà della Basilica, per scoprire che esiste un modo profondo e ricchissimo di guardare alla realtà teologica e spirituale di questo magnifico edificio che custodisce i resti mortali di S.Paolo: un approccio nuovo e allo stesso tempo antico perché fonda le sue radici nella tradizione della “lectio divina” monastica.

**Dall’introduzione del libro “Ciò che occhio non vide… Teologia visiva della Basilica di San Paolo fuori le Mura”, Edmund Power, Lateran University Press, 2014
“Da più di 10 anni, vivo e prego nella basilica di San Paolo fuori le Mura”, dice l’autore, P. Edmund Power OSB, abate di San Paolo; “conosco il suo silenzio della notte o di buon mattino, la curvatura di ogni arco, lo sguardo sia sereno che addolorato di ogni santo o peccatore rappresentato in questo luogo animato dalla presenza di Dio”. Sulla base di tale conoscenza, elaborata attraverso la contemplazione del volto della seconda più grande basilica di Roma, l’autore scrive di come l’edificio nella sua interezza e nei suoi particolari, possa divenire un’icona, che illumina gli occhi e il cuore, della persona che cerca Dio.  (…) La basilica è un simbolo di incarnazione: dell’unione armoniosa di materia e spirito. Pur essendo monumento dedicato alla fede dinamica e instancabile dell’apostolo San Paolo, primo teologo del Nuovo Testamento, l’edificio più profondamente, con la sua arte e architettura, celebra il Cristo che ha trasformato la vita di Paolo. Qualsiasi persona in cammino, che brama la dimora di Dio, è invitata a leggere e contemplare la basilica che è al tempo stesso parola e icona.”

* P. Edmund Power, dell’Ordine di San Benedetto, nato a Hemel Hempstead, in Inghilterra nel 1952. Entrato nell’Abbazia inglese di Douai, ha compiuto gli studi filosofici all’università di Exeter, e quelli teologici all’università di Londra, dove ha conseguito il dottorato di ricerca. Ordinato sacerdote nel 1978, ha insegnato in Inghilterra per alcuni anni prima di essere inviato a Roma dove è stato priore del Collegio Sant’Anselmo sull’Aventino. Dal 2005 al 2015 è stato Abate della millenaria Abbazia di San Paolo fuori le Mura.

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