XXX° Domenica del tempo ordinario

Anno Liturgico A
26 ottobre 2014

Amerai il Signore Dio tuo e il prossimo tuo come te stesso

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Alleluia, alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,34-40)

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

PRIMA LETTURA – Dal libro dell’Èsodo (Es 22,20-26)

Così dice il Signore: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani. Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse. Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».

Salmo 17 (18)
R. Ti amo, Signore, mia forza.

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore. R.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici. R.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato. R.

SECONDA LETTURA – Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (1Ts 1,5-10)

Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene. E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedònia e dell’Acàia. Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne. Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“La dottrina scritturale si compendia nella carità.
Esposizione sul Salmo 140
Agostino
SERMONES (Discorsi al popolo)

2. Ci potrà essere infatti, o fratelli, fra i precetti che mai vi sarà dato ascoltare e conoscere, uno più vasto ed efficace per la salvezza di quello che ingiunge: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente (2), e: Amerai il prossimo tuo come te stesso (3)? Non crediate che si tratti di precetti piccoli. Dice infatti: Da questi due precetti dipende tutta la Legge e i Profeti (4). Pertanto ogni pensiero salutare che si concepisca con la mente o si esprima con la bocca, ogni direttiva che si ricava dai libri divini non ha altro fine che la carità. Ma non si tratta qui di carità in senso qualunquistico, quale, ad esempio, quella che esiste tra i malviventi. Come presi in una stessa rete, essi si sentono solidali nella loro perversa coscienza, e dicono di amarsi e di non volersi mai separare gli uni dagli altri. Attraverso lo scambio di idee si affratellano; quando uno è assente ne sentono la mancanza, mentre invece si rallegrano quando è presente. Un amore di questo tipo è infernale: contiene visco che fa sprofondare nell’abisso, non ali che sollevano al cielo. Come dovrà essere allora la carità [genuina] perché la si possa distinguere e separare dalle altre cosiddette carità? La vera carità, quella che è propria dei cristiani, è stata descritta da Paolo; per quanto si tratti d’una realtà che per essere divina è infinita, egli la circoscrive nei suoi limiti, per cui è facile distinguerla dalle sue contraffazioni. Dice: Fine del precetto è la carità (5). Poteva fermarsi qui, come di fatto ci si ferma in altri passi dove il suo discorso è rivolto a persone, diciamo così, progredite nella scienza. Pienezza della legge – diceva – è la carità (6), senza spiegare di quale carità volesse parlare. Non ne parlò in quell’occasione perché ne aveva parlato altrove. Non è infatti possibile né obbligatorio ripetere tutto sempre e dovunque. Così qui. Dice: Pienezza della legge è la carità. Gli avresti voluto forse chiedere: Ma quale carità? o come vuoi che sia questa carità? Ascoltane la risposta in quell’altro passo: Fine del precetto è la carità [che procede] da un cuore puro (7). Già subito vi accorgete se la carità che esiste fra gli assassini proceda da cuore puro. Cuore puro nella carità si ha quando ami l’uomo in ordine a Dio. Difatti anche l’amore verso te stesso dev’esser tale che non tradisca la norma: Amerai il prossimo tuo come te stesso (8). Se l’amore che hai per te stesso è cattivo, è anche inutile, e lo stesso vale per il prossimo: se lo ami così, che profitto gli rechi? Ma quand’è che hai per te stesso un amore cattivo? Te lo indica la Scrittura, la quale non adula nessuno. Essa ti convince che a volte non solo non ti ami ma addirittura ti odii. Dice infatti: Chi ama l’iniquità odia la propria anima (9). Se pertanto ami l’iniquità, credi forse d’amarti? Ti sbagli. Così è del prossimo. Se col tuo amore lo porti al male, questo tuo amore è una trappola per colui che ami. Quindi la carità procede da cuore puro quando è secondo Dio e proviene da coscienza retta e da fede genuina (10). Una tale carità, dall’Apostolo delineata in questi termini, ha due precetti: dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo. Nell’intera Scrittura non cercate altro [precetto], e che nessuno venga ad ordinarvi altro [fuorché la carità]. Nei passi oscuri della Scrittura si cela la carità, nei passi chiari la carità ti diventa palese. Se mai ti fosse palese, non potrebbe nutrirti; se mai fosse nascosta, non t’invoglierebbe a scrutare. Ora è questa carità che dal fondo del cuore puro grida con le parole del salmo: grida dal fondo del cuore di coloro che somigliano al nostro orante. Chi poi sia costui ve lo dico in una parola. È Cristo.

(2) Mt 27, 37. (3) Mt 22, 39. (4) Mt 22, 40. (5) 1 Tm 1, 5. (6) Rm 13, 10. (7) 1 Tm 1, 5. (8) Mt 22, 39. (9) Sal 10, 6. (10) 1 Tm 1, 5.

Trascrizione dell’Omelia

Chi si avvicinasse a questi due comandamenti con un atteggiamento moralistico non centrerebbe questo atteggiamento di Gesù, bisogna entrarci attraverso la sapienza dunque illuminati dallo Spirito di Dio, bisogna entrarci in questi comandamenti dell’amore con il linguaggio di colui che è, tra il Padre ed il Figlio, l’Amore cioè la relazione, la relazione amorosa, la relazione amorosa così perfetta da essere essa stessa Dio come il Padre ed il Figlio; allora ci guiderebbe lo Spirito Santo nel cuore dell’insegnamento di Gesù, anzi direi nel momento cruciale in cui Gesù deve riconsegnare tutto al Padre, là quando si sta per compiere tutto ciò per cui è stato mandato nella storia, dobbiamo andare con lui al capitolo XVII del Vangelo di Giovanni quando nell’ultima cena alzando gli occhi al cielo nella sua preghiera sacerdotale Gesù esprime, racconta, proprio tutto ciò che è venuto a fare ed annuncia che ciò sta per compiersi, dunque rivoltosi al Padre dice: “Padre è giunta l’ora che io mi riconsegni a te” e nel cuore di questa preghiera sacerdotale dice: “Tutto questo perché siano una sola cosa in noi, come tu hai amato me anche io ho amato loro, per questo ti prego per loro, perché siano una sola cosa in noi come io e te siamo una cosa sola”, dunque che fa Gesù? Guarda Dio e pensa come ogni israelita: “Il Signore è Uno, il Signore è il nostro Dio”, come dice la preghiera dello Shemà: “Tu sei il nostro Dio, tu sei Uno”, dunque questa unità non è per te, non è per noi un segno di lontananza, di oscurità, di nascondimento, di impossibilità, perché questa unicità in te è ciò che si può esprimere della relazione meravigliosa tra il Padre, il Figlio e lo Spirito, non c’è divisione, non c’è separazione, solo distinzione nelle Persone dunque grande rispetto per le Persone nessuna separazione tra loro, un amore che è Uno e Trino, un amore che mette in relazione il Padre ed il Figlio attraverso lo Spirito e che si ripropone per gli uomini come una via di contemplazione di ciò che è Dio. Questo amore quando ci raggiunge non ci mette a disagio, non dice: “Beh, voi siete troppo più bassi non ce la farete mai”, no, questo amore ci viene donato e Gesù proprio questo è venuto a compiere, il Verbo si è incarnato nella storia per regalarci questa possibilità di contemplare Dio e di riconoscerlo come Padre cioè anche noi con una relazione con lui, questo è meraviglioso! Allora che cosa deve fare l’uomo? Non che cosa deve ma che cosa vuole fare l’uomo? Vuole amarlo, siccome Egli è Uno nella sua Trinità, l’uomo lo amerà con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze, quelle realtà che scopre in sé non separate ma distinte, non in opposizione, io voglio ed io desidero ed io faccio, mentre noi invece che cosa viviamo amici? Non solo la distinzione ma anche la separazione, il peccato ha disgregato questa unità e quando io dico: “Io voglio”, devo dire: “Io vorrei” e quando dico: “Io faccio”, devo dire: “Io farei” e spesso devo ammettere che non ci sono riuscito, c’è distinzione, c’è divisione, c’è separazione non riesco ad essere come Dio mi sta chiamando adesso, però mi è stato consegnato un modo per ripercorrere questa via, quale sarà questo modo? Sforzarmi di credere di essere io stesso Dio e di fare cose da Dio? Ma non ci riuscirò mai, c’è un modo più semplice, quello che ha fatto Gesù … dunque dobbiamo guardare ancora al Verbo di Dio incarnato e vederlo sulla croce dire al Padre: “Padre, tutto è compiuto, ecco quello che io sono venuto a fare si è compiuto, ti ho restituito questo mondo come un mondo che può amarsi, che può essere amato che può amarmi, lasceremo lo Spirito perché questa umanità nel tempo comprenda che deve fare ciò che io ho cominciato, cioè riunire tutti in uno solo”, allora questo è il mandato e questo è il comandamento, noi abbiamo visto questa perfetta unità nella relazione tra le Persone siamo chiamati a restituirla e ricostruirla dentro la storia, come? Amando! Allora dice Gesù: “Il primo comandamento è amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze” e il secondo comandamento, attenzione, è simile al primo diremmo somigliante al primo, proprio come tu sei non uguale a Dio ma somigliante a lui, porti in te la sua somiglianza, l’immagine e somiglianza, allora questo amore che sei chiamato a vivere e a condividere con gli altri è un ripercorrere, un realizzare di nuovo questo amore trinitario. Ma tu dici: “E’ vero però siccome io sono nel peccato, siccome io sono scisso, vedo quello che voglio ma poi non riesco a compierlo, allora io quando vado verso il mio nemico so che dovrei amarlo … ma non ci riesco” e hai detto giusto, hai detto il vero perché ti è impossibile amare, ti è impossibile perdonare, tu mettiti davanti uno che ti ha fatto del male e dimmi se è possibile che tu lo riami che tu lo perdoni, è impossibile, all’uomo che è nel peccato non è possibile, l’uomo vede questa natura ormai disgregata, ormai rovinata, che non lo dici sempre tu? “Ormai, ormai … e ormai cosa vuoi fare, non c’è più niente da fare”, allora c’è bisogno che questo Spirito in te pian piano ti riporti a vedere quello che vede Dio nel tuo prossimo e che vede Dio nel tuo prossimo? Tu pensi solo il suo peccato, vedi quello che ti ha fatto, ti ricordi del male che hai ricevuto e Dio si ricorda di questo? “Padre perdona perché non sanno quello che fanno” e Dio direbbe dal cielo: “E’ vero, io li perdono, non lo sapevano quello che stavano facendo, perché li posso perdonare? Perché quando li vedo io non vedo il loro peccato, io vedo la somiglianza, io vedo ciò che io stesso vi ho posto, io sono un contemplativo autentico perché quando guardo l’uomo guardo ciò che nell’uomo io ho posto non mi lascio ingannare da ciò che l’uomo mostra della sua umanità e del suo peccato io guardo oltre il suo peccato e vedo in lui il bene che vi ho posto e so che questo bene può essere realizzato fino a compiersi pienamente e a riscattare quest’uomo, per questo gli ho dato il mio Spirito se io non volevo riscattare tutto l’uomo ma ne volevo riscattare solo una parte, non gli avrei dato il mio Spirito gli avrei dato un po’ di caramelle”, come facciamo noi che non pensiamo di riscattare il nostro prossimo pensiamo solo di renderlo un po’ meno antipatico di quello che è, allora ci diciamo indifferenti, salutiamo, non salutiamo, facciamo tutte queste manfrine qua che non hanno niente a che fare con l’amore, l’amore discende da Dio, si incarna come suo Figlio e rimane in noi nel suo Spirito, questo è l’Amore, allora il comandamento “Amerai il prossimo tuo come te stesso” non sarà più, mai più, il frutto di uno sforzo personale, non te l’ha chiesto nessuno, sarà l’esercizio di una contemplazione autentica e costante, la contemplazione che Dio opera nei suoi figli ed è consegnata a te, ti è dato uno Spirito perché tu possa contemplare, guardare dentro la realtà del prossimo e distillare ciò che nel prossimo porta l’immagine di Dio. Ora, io lo so qual è la tua obiezione, si traduce in una parola, sempre la stessa, tu dici: “Questo è bello io lo vedo è meraviglioso, pensare addirittura a un Dio che è contemplativo che vede in me ciò che io non riesco a vedere e vede nell’altro ciò che io non voglio vedere ma per me questo … è difficile!” e dicendo questo tu neghi la verità della predicazione, la verità dell’insegnamento di Cristo, neghi la stessa opera di Dio, stai attento, perché è vero che non è facile ma è semplice! E’ vero che non è subito alla portata tua, è vero, perché sei nel peccato, siamo nel peccato e nel peccato non ci è possibile, però a questo siamo chiamati e se vi siamo chiamati da Dio siamo anche aiutati ad attuarlo e se siamo chiamati ad attuarlo allora è ora che ci accorgiamo di avere in noi uno Spirito che ci guida in questo cammino. Lo faremo noi questo? Noi saremo quelli che perdonano? Perché sai, il demonio viene e ti dice: “Ma tanto se non ci sono riusciti prima, non ci sei riuscito neanche te non è possibile e basta, lascia perdere, guarda la chiesa quante ne ha fatte, guarda questi, guarda quegli altri, guarda sempre qualcuno …” ma tu non ti perdere d’animo, non guardare né a destra né a sinistra, và dritto guarda al Cristo che è autore e perfezionatore della fede (Eb 12,2), non sarai tu a compiere questo ma farai la tua parte, di questo noi siamo consapevoli, che siamo un pezzo, un frammento del corpo di Cristo e questo frammento che ci è stato affidato, questa vita che viviamo nella carne, direbbe San Paolo, la viviamo nella fede del Figlio di Dio che ha dato se stesso per noi (Gal 2,20) e se lui ha dato se stesso per noi questa fede ci abilita e ci aiuta a dare anche noi, noi stessi per lui e per la vita del mondo, dunque noi non compiremo ora questo comandamento ma collaboreremo con la nostra fede, la nostra speranza e la nostra carità, a far si che questo si raggiunga e si completi, quando? Nel tempo che Dio avrà stabilito, in quel giorno quando saremo una cosa sola in Cristo, Egli guarderà il suo Figlio e guarderà noi e tutta l’umanità guarderà Dio come lo guarda il Figlio e lo Spirito sarà in mezzo tra questa relazione meravigliosa e noi entreremo finalmente nel Regno eterno del Padre dove non c’è luce di sole né luce di luna ma l’Agnello stesso ci illumina (Ap 22,5) e ci fa vedere finalmente le cose come sono e sarà per noi un vantaggio perché anche là in quei luoghi dove noi abbiamo sperimentato la nostra difficoltà, il nostro dolore, la nostra incapacità, il nostro peccato, pure là saremo amati da Dio, saremo compresi, saremo riscattati, finalmente ci sarà restituito ciò che il demonio ci ha tolto, non date retta a chi vuole la salvezza vostra oggi, date retta a chi ha operato per voi affinché questa salvezza si raggiunga nel tempo stabilito e questa è la chiesa amici e questa è la chiesa che siete voi, che siamo noi, di questo siamo fatti, per questo viviamo, per questo moriremo per vivere per sempre.

Amen!

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