XXX° Domenica del Tempo Ordinario

Anno Liturgico A
29 ottobre 2017

Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,34-40).

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

PRIMA LETTURA – Dal libro dell’Esodo (Es 22,20-26)

Così dice il Signore:
«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto.
Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.
Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».

Salmo responsoriale 17.
R.Ti amo, Signore, mia forza. .

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore. R.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici. R.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato.R.

SECONDA LETTURA – Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (1Ts 1,5-10).

Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.
E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedònia e dell’Acàia.
Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.
Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i profeti.
Sant’Anselmo d’Aosta (1033-1109), monaco, vescovo, dottore della Chiesa.
Lettere, 112, Opera omnia, III, 245

Poiché regnare in cielo non è altro che essere una cosa sola con Dio e con tutti i santi, gli angeli e gli uomini, uniti in una sola volontà e mediante l’amore tanto da esercitare tutti insieme un solo potere: ama Dio più di te stesso e già comincerai ad avere su questa terra quanto vuoi avere perfettamente in cielo. Sii di un solo volere con Dio e con gli uomini, con quelli solo però che non sono in disaccordo con Dio, e comincerai così a regnare con Dio e con tutti i giusti. Nella misura in cui ora ti conformi alla volontà di Dio e degli uomini, Dio con tutti i santi si conformerà alla tua volontà. Se dunque vuoi essere un sovrano in cielo, ama Dio e gli uomini come devi e meriterai di essere ciò che desideri.
Ma non potrai avere questo amore perfetto, se non avrai svuotato il tuo cuore da ogni altro amore… Perciò quelli che hanno il cuore pieno d’amore di Dio e del prossimo, nient’altro vogliono se non ciò che vuole Dio, o qualunque altra cosa purché non sia contro Dio. Per questo si applicano assiduamente nella preghiera e in colloqui e meditazioni sulle realtà celesti, perché è dolce per essi desiderare Dio, parlarne e sentirne parlare, e pensare a lui che tanto amano; perciò godono con chi gode, piangono con chi piange (Rm 12, 1-5), hanno compassione dei miseri e soccorrono i poveri: così amano gli altri come se stessi… “Da questi due comandamenti dell’amore dipendono tutta la Legge e i profeti”.

Trascrizione dell’Omelia

Il comandamento più grande è questo, amare Dio con tutto quello che si è e con tutto ciò che si possiede ed addirittura il prossimo tuo come se stesso. Ma noi abbiamo la necessità di capire che cos’è un comandamento, per capire anche per quale motivo non riusciamo a compierlo, perché ci mette in difficoltà, a disagio, questa parola tutte le volte che la incontriamo, perché non sappiamo chi è il prossimo, se lo sappiamo non ci piace e dunque ci sembra impossibile che si possa e che si debba ottemperare a queste leggi. Allora partiamo dall’inizio, la chiesa ci propone questa sera, per entrare nel significato di questo Vangelo, ci propone una porta, ci dice: “Bene, prima di tutto vediamo che cos’è un comandamento, è un precetto della Legge che tu assolutamente non puoi derogare?” nel Libro dell’Esodo che abbiamo ascoltato, si dice: “Non molesterai il forestiero né l’opprimerai perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto, non maltratterai la vedova e l’orfano, etc. .”. usa un imperativo futuro: “Non farai questo, non farai quello, non maltratterai ..”, ma quando e dove? Perché usa questo tempo verbale? Quando non lo maltratterai? Quando sarai entrato nella Terra Promessa, siamo nel Libro dell’Esodo, Israele sta camminando nel deserto ha la Torah, l’insegnamento da Dio che è tutt’altro che una legge, e sta per dirigersi verso la maturità, quella maturità che gli permetterà di entrare nella Terra Promessa con un’identità, ci si riconoscerà con le prerogative di questa Terra, quasi un consolato dell’uomo presso Dio nella storia. Allora si sta preparando ad assumere l’identità per entrare nella Terra e Dio gli dice, in questa Torah, gli dice: “Guarda, quando sarai entrato fai così, non farai questo, non farai quello, non farai quell’altro”. Ora capisci, finché è nel deserto forse qualche difficoltà ce l’ha, forse non riesce a capire che erano stati forestieri nella terra d’Egitto e che bisogna amare il forestiero, non ce l’hanno ancora una terra, non c’è ancora un forestiero e allora che cosa pensano? Forse quello che pensi tu quando dici: “Ma come posso amare il mio prossimo? In questo tempo non lo posso amare. Io lo vedo il mio prossimo, me lo ricordo e non è un piacere per me né vederlo né ricordarlo .. proprio quel prossimo là, proprio quello che mi ha fatto del male”. Allora noi desumiamo già da questa parola dell’Esodo che questo non è tanto un imperativo futuro, ma quasi una profezia che Dio fa all’uomo dicendo a questo popolo: “Quando sarai entrato ti nutrirai così tanto dei doni di quella terra dove scorre latte e miele che non ti permetterai di odiare, di prendertela con nessuno, di maltrattare la vedova con l’orfano, perché avrai capito che io sono stato pietoso con te e tu da questo imparerai ad essere pietoso”. Ora guarda bene, se questo è il messaggio di questo brano dell’Esodo, che cosa dice al tuo cuore? Dice: “Beh, vorrà dire che anche io quando sarò entrato in questa terra”, quale terra? Il paradiso? “No, quando sarò entrato in una confidenza con Dio tale che ancora non ho. Io, intriso ancora del peccato, non ce l’ho ancora questa confidenza, non ho ancora questa fiducia che tutto ciò si possa realizzare, ma quando sarò in questa comunione con Dio so che andrà così, so che io riuscirò a perdonare, ora non ci riesco ma mi sarà dato uno Spirito, ma Dio avrà fatto per me un dono di grazia adeguato alla possibilità che io avrò di perdonare, di amare a mia volta, etc. ”. Dunque guardo a questa cosa non come ad un obiettivo da realizzare, ma come una meta da conquistare, io entrerò in questa Terra ed in questa Terrà vivrò così e questo mi piace fin d’ora, non mi umilia, non mi mette in difficoltà. Adesso andiamo a vedere allora che cosa dice Gesù in questo brano rispondendo ad un dottore della Legge: “Qual è il grande comandamento?”, Gesù dice: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e poi il prossimo tuo come te stesso”. Sta dicendo: “Quando entravi in quella terra eri messo nelle condizioni di non maltrattare, di non fare del male, di non privare nessuno di niente, di non fare prestiti ad usura, ma quando entrerai nella terra che Io ti darò, quella terra che è la vita eterna che già oggi inauguro nella tua vita, imparerai ad amare anche il prossimo che oggi non riesci neanche a guardare in faccia”. Allora non è più, anche in questo caso, un obiettivo, un ideale come diciamo noi cristiani .. noi cristiani parliamo di ideali, noi che crediamo nell’incarnazione del Verbo poi parliamo di ideali, che sciocchezza! No, siccome non è un ideale, siccome non è un obiettivo, questo sarà il nostro habitus, la vita eterna ci giungerà con questa consapevolezza, con la consapevolezza di essere resi capaci di fare quello che fino a ieri ci era impossibile, ci era impensabile addirittura, perdonare o amare il prossimo”. Tu dirai: “Bene, mi consola questa cosa, è vero non mi devo più sforzare di avere sentimenti”, ma non ti dovevi sforzare, perché per i sentimenti non ci si può sforzare, posso dirti io: “Fatti piacere questa pietanza”, se non ti piace, te la puoi far piacere? “Fatti piacere questa giornata”, ma è stata una giornata pesante, t’è venuta pure la tosse, come te la fai piacere? Non te la puoi far piacere ed infatti non di questo si tratta, si tratta invece di accogliere questa giornata così com’è, anche se non ti ha fatto bene, anche se le cose non sono andate come dicevi tu, abbi nei confronti delle cose che Dio ti mette davanti lo stesso sentimenti che hai nei confronti degli affetti irriducibili, irrinunciabili, guarda i tuoi figli, se hai imparato ad amarli sai che anche se facessero qualsiasi cosa, non li odieresti mai. E per amarli, devi forse nutrire qualche sentimento speciale? Devi forse pensare delle cose meravigliose, scrivergli delle lettere con i cuoricini ai tuoi figli?? Ma ti mandano al manicomio se fai così. Ma lo sguardo benevolo che hai sulla loro vita, ma la capacità che hai di intendere, di capire, ciò di cui hanno bisogno e fornirglielo, ma la preoccupazione che nutri nel farli crescere bene perché siano liberi e possano a loro volta fare le loro scelte, questo è l’amore! E allora il prossimo lo amerai così, oggi ti viene data una grazia fin d’ora perché tu possa amare il prossimo così. Guarda, Gesù in quella notte in cui celebrava quell’offerta di Sé, che noi ricordiamo su quest’altare tutte le Domeniche, disse al Padre: “Padre ho fatto loro conoscere il tuo nome, adesso sanno che io vengo a te, io non ti chiedo di toglierli dal mondo ma di custodirli nel tuo amore, siano una cosa sola come io e te siamo una cosa sola. Noi lo siamo oggi, loro, grazie al mio sacrificio, alla mia carne e alla mia resurrezione, lo saranno domani e quando lo saranno godranno di tutti questi benefici e vedranno come è dolce e amabile amare anche chi gli ha fatto del male, come io domani sulla croce amerò e perdonerò chi mi ha ucciso”. Capisci quanto è poco un ideale questo cristianesimo? Pensa così, chiedi allo Spirito di aiutarti a pensare così, sciogliti dall’obbligo della legge ed entra nella sapienza, quella sapienza che ti rende amabile ciò che ti viene comandato oggi e renderà possibile ciò che oggi hai potuto gustare anche con la tua intelligenza. Sia lodato Gesù Cristo.

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