Lunedì fra l'ottava di Pasqua

Anno Liturgico C
28 marzo 2016

Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,8-15)

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (At 2,14.22-33)

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini di Giudea, e voi tutti abitanti di Gerusalemme, vi sia noto questo e fate attenzione alle mie parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.
Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli ínferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”.
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli ínferi, né la sua carne subì la corruzione.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

Dal Salmo 15
R. Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu,
solo in te è il mio bene».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli ínferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. R.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Da morte a vita”
Dalle “Lettere” di sant’Agostino, vescovo
(Ep. 55, 1, 2-2, 3; 3, 5)

Noi celebriamo la Pasqua in modo che non solo rievochiamo il ricordo d’un fatto avvenuto, cioè la morte e la risurrezione di Cristo, ma lo facciamo senza tralasciare nessuno degli altri elementi che attestano il rapporto ch’essi hanno col Cristo, ossia il significato dei riti sacri celebrati. In realtà, come dice l’Apostolo: Cristo morì a causa dei nostri peccati e risorse per la nostra giustificazione (Rom 4, 25) e pertanto nella passione e risurrezione del Signore è insito il significato spirituale del passaggio dalla morte alla vita. La stessa parola Pascha non è greca, come si crede comunemente, ma ebraica, come affermano quelli che conoscono le due lingue; insomma il termine non deriva da passione, ossia sofferenza, per il fatto che in greco patire si dice , ma dal fatto che si passa, come ho detto, dalla morte alla vita, com’è indicato dalla parola ebraica: in questa lingua infatti passaggio si dice Pascha, come affermano i dotti. A cos’altro volle accennare lo stesso Signore col dire: Chi crede in me, passerà dalla morte alla vita (Gv 5, 24). Si comprende allora che il medesimo evangelista volle esprimere ciò specialmente quando, parlando del Signore che si apprestava a celebrare la Pasqua coi discepoli, dice: Avendo Gesù visto ch’era giunta l’ora di passare da questo mondo al Padre etc. (Io 13, 1). Nella passione e risurrezione del Signore vien messo dunque in risalto il passaggio dalla presente vita mortale a quella immortale, ossia il passaggio dalla morte alla vita.
Presentemente noi compiamo questo passaggio per mezzo della fede, che ci ottiene il perdono dei peccati e la speranza della vita eterna, se amiamo Dio e il prossimo, in quanto la fede opera in virtù della carità (Gal 5, 1) e il giusto vive mediante la fede (Hab 2, 4). Ma vedere ciò che si spera, non è sperare: ciò che infatti si vede, perché sperarlo? Se invece speriamo ciò che non vediamo, lo aspettiamo con paziente attesa (Rom 8, 24). In conformità a questa fede, speranza e carità, con cui abbiamo cominciato a vivere nella grazia, già siamo morti insieme con Cristo e col battesimo siamo sepolti con lui nella morte (2 Tim 2, 12; Rom 6, 4), come dice l’Apostolo: Poiché il nostro uomo vecchio fu crocifisso con lui (Rom 6, 6); e siamo risorti con lui, poiché ci risuscitò insieme con lui, e ci fece sedere nei cieli insieme con lui (Eph 2, 6). Ecco perché l’Apostolo ci esorta: Pensate alle cose di lassù, non alle cose terrene (Col 3, 1, 2). Ma poi soggiunge dicendo: Poiché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, vostra vita, comparirà, allora voi apparirete con lui vestiti di gloria (Col 3, 3); con ciò c’indica chiaramente che vuol farci capire come adesso il nostro passaggio dalla morte alla vita (che avviene in virtù della fede) si compie mediante la speranza della futura risurrezione e della gloria finale, quando cioè questo elemento corruttibile, ossia questo corpo in cui ora gemiamo, si rivestirà dell’immortalità (1 Cor 15, 33).
Il rinnovamento della nostra vita è pertanto il passaggio dalla morte alla vita, che s’inizia in virtù della fede, affinché nella speranza siamo contenti e nella sofferenza siamo pazienti, benché il nostro uomo esteriore si vada disfacendo mentre quello interiore si rinnova di giorno in giorno (2 Cor 4, 16). Proprio in vista della nuova vita e dell’uomo nuovo di cui ci si comanda di rivestirci (Col 3, 9 s.). Spogliandoci di quello vecchio, purificandoci dal vecchio fermento per essere una pasta nuova, essendo già stato immolato Cristo, nostra Pasqua (1 Cor 5, 7), proprio in vista di questo rinnovamento della vita è stato stabilito per questa celebrazione il primo mese dell’anno, che perciò si chiama il mese dei nuovi raccolti (Ex 23, 15). Inoltre poiché nel volgere dei secoli è adesso apparsa la terza epoca, la risurrezione del Signore è avvenuta dopo tre giorni. La prima epoca infatti è quella anteriore alla Legge, la seconda quella della Legge, la terza quella della Grazia, in cui si rivela il piano misterioso di Dio prima nascosto nell’oscurità delle profezie. Ciò è dunque indicato pure dal numero dei giorni d’ogni fase lunare poiché nelle Scritture il numero sette suol essere simbolo di una certa perfezione e perciò la Pasqua si celebra la terza settimana della luna cioè nel giorno che cade tra il quattordici e il ventuno del mese.

Trascrizione dell’Omelia

Può darsi che il lungo discorso di Pietro ai giudei nel giorno di Pentecoste dopo la discesa dello Spirito Santo, un annuncio che recupera tutti i fatti che hanno riguardato la condanna a morte di Gesù, la sua sepoltura e la sua resurrezione, può darsi che così lungo e così complesso ti abbia persino permesso di distrarti cosicché magari tu non ti ricordi neanche cosa è stato detto, ma è interessante perché Pietro sta dicendo ai giudei che conoscono le Scritture, cioè l’Antico Testamento, sta dicendo: “Avete presente di cosa parla l’Antico Testamento in quel luogo, in quel modo, in quel salmo, in quella parola, avete presente? Bene, prendete tutte queste parole, applicatele alla vicenda di quest’uomo Gesù Cristo e vi accorgerete che quelle parole si riferivano a lui”, che cosa fa Pietro? Sta inaugurando un modo di interpretare la storia e la storia di questo popolo , perché tutta la storia di questo popolo è legata alla Sacra Scrittura. Voi direte: “Ma come è possibile che questo popolo aveva tutta la propria storia legata alla Scrittura, poteva usarla per riconoscere il Messia e non l’ha riconosciuto?” qualche cosa glielo ha impedito, glielo ha impedito l’umiltà, discendere quel luogo dove Dio aveva desiderato parlare. Qual’era questo luogo? Le parole, la storia, i fatti, là Dio voleva mostrarsi, aveva parlato, dice la Lettera agli Ebrei: “Molte volte e in molti modi a i nostri padri per mezzo dei profeti, poi ha parlato loro per mezzo del Figlio” (Eb 1), di questo si sono scandalizzati, si sono scandalizzati che la parola di Dio, che tutto Dio, potesse diventare un uomo. Un uomo, vi ricordate già agli inizi della predicazione di Gesù, a casa sua, a Nazareth, quando aprono il rotolo di Isaia dicono: “Ma chi è questo? Lo conosciamo, come fa a dire di essere il Messia”(Lc 4,22) . Dunque distaccano i piani, qua la Scrittura con la tradizione, qua quest’uomo che dice di essere il Messia: “Ma non ci crediamo”, se ne scandalizzano e al colmo della sua predicazione lo condannano e lo fanno uccidere dice San Pietro in questo brano: “Lo danno agli empi perché lo uccidano”, gli empi sarebbero i non pii cioè i Romani che sono gli unici che possono fare questa esecuzione. Bene, tu dirai: “Ma io che c’entro con questa storia?”, guarda bene, tutta la Scrittura è ciò che Dio vuole manifestare agli uomini per farsi conoscere, se gli uomini conoscono la Scrittura conoscono anche se stessi, perché quella parla di Dio ma parla anche di loro, abbiamo detto si sono scandalizzati e hanno fatto quello che hanno fatto … c’è una storia che Dio ha fatto per te ed è quella dentro la quale tu ti comprendi, che ti capisci, sono i fatti, l’educazione, la tradizione, l’istruzione tutte le cose che ti riguardano, tutti fatti e parole legate alla tua esperienza che dicono dell’umanità del Figlio di Dio, che hanno molto da dire sulla divinità del Figlio di Dio, li guardi ma non li tocchi, anzi mantieni questi fatti della storia abbastanza lontani dalla loro interpretazione, non ti preoccupi mai di vedere che cosa Dio sta dicendo veramente alla tua vita. Dunque quando il Figlio di Dio vuole entrare nella tua storia, per esempio tra poco quando tu lo assumerai nel corpo di Cristo, cercherai dei sentimenti per capirlo, non i fatti, perché? Cercherai l’immaginazione per pensare qualcosa, non la tua vita, perché? Quella è carne di Cristo, quella è corpo di Cristo, entra nella tua carne, nel tuo corpo, nei tuoi fatti , nella tua vita, nelle tue preoccupazioni, nelle cose che ti riguardano, perché lo tieni lontano? In poche parole, perché tieni lontana la fede dalla vita? Perché tieni lontano il linguaggio che riguarda Dio dal linguaggio che riguarda tutti i giorni? Ma secondo te, se deve parlarti il Signore dove ti parlerà nei recinti sacri? Sono stati abbattuti i recinti sacri, Dio se ti parla ti parla dove vivi. Che cosa dice Gesù a queste donne che sono andate a cercarlo alla tomba, l’hanno trovata vuota e Lui è apparso loro: “Andate a dire ai miei discepoli che vadano in Galilea, cioè che lascino la Giudea, che lascino il Tempio, che lascino Gerusalemme e che vadano là dove Io li ho chiamati all’inizio” nel lago di Galilea, Galilea delle genti, tutti pagani, tutta gente qualsiasi, per dire: “Io mi rivelerò dentro la loro storia”, secondo te, capito questo, dove vorrà dirti qualcosa Dio se non domani, dopodomani, quando ricominci a lavorare, quando ritorni a casa e c’è tuo marito o tua moglie e tua suocera sicuro, là dove la tua vita si incunea dentro un non senso, un paradosso che non riesci ancora ad accettare? Là ti parlerà, là ti mostrerà la resurrezione, è quella la storia che vuole salvare, Cristo non muore in croce per salvare i tuoi buoni sentimenti, i tuoi propositi che chissà quando diventeranno realtà, Cristo risorge per i tuoi peccati che già ci sono e dentro la tua vita di peccato che vuole venire per sanarla, per guarirla, per trasformarla per farne un luogo di annuncio per tutti gli uomini, perché attraverso la tua conversione, la tua fedeltà e la tua accettazione della sua grazia, anche gli altri possano guarire per essere liberati e rialzarsi, non giudicarli più, non giudicarli più! Fatti tu sacramento per loro, perché il sacramento di Cristo si compie dentro di te, questa è la Pasqua, poter guardare tutta la storia e dire: “Sempre ci sei stato, quando io ti sapevo presente e quando ti ho pensato lontano, quando ti manifestavi e quando rimanevo solo nel mio dolore, quando potevo affidarmi a te perché le cose andavano in un certo modo e quando invece tutto mi è crollato addosso, sempre sei stato con me, dunque fa di me una dimora della tua presenza, un luogo dove tutti quanti possano conoscere la tua misericordia, il tuo perdono e la tua grandezza” … questa è la Chiesa.

Sia lodato Gesù Cristo.

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