COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

Anno Liturgico C
02 novembre 2016

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,37-40)

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

PRIMA LETTURA – Dal libro di Giobbe (Gb 19,1.23-27)

Rispondendo Giobbe prese a dire:
«Oh, se le mie parole si scrivessero,
se si fissassero in un libro,
fossero impresse con stilo di ferro e con piombo,
per sempre s’incidessero sulla roccia!
Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

Dal Salmo 26
R. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?R.

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario. R.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto. R.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 5,5-11)

Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“La nostra vera dimora”

San Cipriano (ca 200-258), vescovo di Cartagine e martire
Trattato sulla mortalità, PL 4,583ss

Fratelli, occorre non perdere mai di vista che abbiamo rinunciato al mondo e ora vi abitiamo come ospiti di passaggio, da stranieri e pellegrini (Eb 11,13). Accogliamo con gioia il giorno che trasferirà ognuno alla sua propria dimora, ci strapperà di qui, ci scioglierà dai legami di questo mondo e ci condurrà al paradiso e al Regno dei cieli. Quale viaggiatore, dopo aver soggiornato qualche tempo all’estero, non avrebbe fretta di rientrare in patria? Quale navigatore desideroso di rivedere la famiglia non si augurerebbe ardentemente un vento favorevole per abbracciare al più presto i suoi cari? La nostra patria è il paradiso. I nostri padri, fin dall’inizio, sono i patriarchi.
Perché non ci affrettiamo a vedere la nostra patria, perché non corriamo a salutare la nostra vera famiglia? Là ci aspetta un gran numero di persone a noi care: una folta schiera di parenti, di fratelli e di amici; essi sono già sicuri della propria salvezza ed hanno a cuore la nostra, vogliono vederci fra loro… Là sono il glorioso coro degli Apostoli, la folla esultante dei Profeti, le innumerevoli schiere dei martiri con la corona della vittoria contro il nemico e contro la sofferenza…; là risplendono le vergini…; là ricevono la ricompensa coloro che hanno dato prova di compassione, che hanno sempre amato sovvenendo alle necessità dei poveri e, fedeli ai precetti di Dio, si sono elevati dai beni della terra ai tesori del cielo.
Affrettiamoci a raggiungerli, per trovarci al più presto davanti a Cristo. Dio colga in noi questo desiderio profondo…, lui che dona la ricompensa suprema della sua gloria a coloro che la desiderano col massimo ardore.

Trascrizione dell’Omelia

Dice Paolo, in questo bellissimo brano della Lettera ai Romani: “La speranza non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”, allora che cosa dice Paolo? Sta contraddicendo quel concetto di speranza che abbiamo noi, solo nella nostra umanità, per noi la speranza è un desiderio che qualcosa accada, ma in cuor nostro l’idea che questo che speriamo accada, non c’è. Noi diciamo di sperare, ma sapete cosa vuol dire sperare? Sperare vuol dire attendere, aspettare, se uno aspetta sa che cosa aspetta e quando può venire .. tu lo sai cosa aspetti? Tu cristiano sai cosa aspetti? Non dire cose generiche, non dire che aspetti la resurrezione e la vita eterna, quello lo sappiamo tutti, ma sai che cos’è la vita eterna? Che cosa aspetti che accada? Come farai a riconoscere che quello che deve accadere accadrà e quando accadrà? Come fai a comprendere che quello che pensi che dovrà accadere e accadrà, ti riguardi? Che cosa riguarda di te? Quale aspetto della tua vita riguarda? Cioè, che cosa è lecito sperare secondo te? Che cosa è lecito attendere? Allora San Paolo dice: “Siccome non lo sapete, Dio lo sa che non lo sapete, allora ha seminato al centro del vostro essere una realtà che non appartiene a voi, appartiene a lui, e ce l’ha messa non quando voi eravate pronti, presenti e migliori e non so che cosa, ce l’ha messa quando voleva lui, cioè quando noi eravamo ancora peccatori” e che cos’è che Dio ha posto al centro del nostro essere? Ha posto un principio di vita e questo principio di vita si chiama Spirito Santo, o meglio, lo Spirito Santo parla allo spirito che c’è stato dato, è lo spirito dell’uomo ma che è capace di intendere ciò che lo Spirito Santo gli comunica. Ce l’ha dato quando eravamo peccatori quindi non dipende dai nostri meriti avercelo, “Ce lo abbiamo tutti?”, certo che ce lo abbiamo tutti, se lo ha dato ai peccatori, siamo tutti peccatori, gli altri sono peccatori come noi, ce lo abbiamo tutti, è chiaro, “Ma pure gli altri che stanno lontano?” pure gli altri che stanno lontano e ci aveva abilitati a questo, quando? Creandoci a sua immagine e somiglianza, se ci avesse fatto a somiglianza degli asini, dei somari, non ce lo avremmo questo luogo dove lo Spirito può parlare, ma siccome ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, c’è in noi un recettore della sua voce, c’è in noi qualcuno che può ascoltarlo. Mentre noi siamo occupati, impegnati in mille cose, in mille desideri, in mille idee, in mille direzioni, distratti, sempre distratti e una volta che siamo investiti dalle cose interessanti, ci mettiamo paura, ci nascondiamo, ci nascondiamo dietro un dito, diciamo di non essere capaci, adatti, idonei, addirittura degni, siamo tutti quanti lontani, allora Dio ha posto in noi un recettore pronto per te. E che cosa ha fatto Dio, l’ha lasciato là inerte, disconnesso come se non servisse a niente, come una cosa che pian piano nel tempo si deteriora? No, lo ha sempre vivificato, noi non ascoltavamo, lui ascoltava, noi eravamo distratti, questa presenza in noi è sempre attenta. Qual è l’uomo sapiente che ha la capacità di raggiungere questo dono? L’uomo sapiente che ha la capacità di raggiungere il dono che ci è stato fatto, è l’uomo che si mette a cercarlo, nell’interiorità, nelle relazioni e in tutto il campo che Dio gli ha messo davanti agli occhi, è l’uomo che con sapienza non si ferma davanti all’evidenza delle cose, ma scava sapendo che in quel campo c’è un tesoro (Mt 13,44), vende tutto sapendo che c’è una perla preziosa (Mt 13,46), si mette a cercarla, quando la trova finalmente celebra questa presenza. E come lo farà? Con la misericordia, col perdono, con l’umiltà, ma soprattutto lo farà con la preghiera, con quell’atteggiamento di ricerca profonda, non con le preghiere .. le tante preghiere che annoiano perfino gli angeli del cielo, ma con la preghiera autentica, quella che cerca questa presenza, direbbe gli Atti degli Apostoli: “Se mai arrivi a trovarla andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi” (At 17,27), una presenza in noi, che sta sopra i nostri desideri, fuori dei nostri disprezzi, dei nostri odi, messa al riparo dai nostri rancori, non si deteriora, l’uomo che in quella preghiera entra nell’interiorità e riconosce il volto di Dio, quest’uomo si studia di somigliare sempre di più a ciò che vede, se è in disaccordo si riconcilia, se ha giudicato chiede perdono, se ha il cuore chiuso comincia ad esercitare misericordia, è un uomo che si prepara a fare il bene e mentre si prepara a fare il bene si accorge che tutti quei peccati che porta dentro piano, piano, si allontanano, non si nasconde più dietro l’alibi della propria umanità, non può, perché quell’umanità il Figlio di Dio l’ha abitata, perché la tua umanità sarebbe incapace della divinità se la divinità si è resa capace della tua umanità? Ma qual è il premio che quest’uomo che fa questo otterrà alla fine? Il premio che quest’uomo otterrà, siccome ha permesso che la propria anima sentisse la voce dello spirito e non solo quella della carne, allora metterà insieme la carne e lo spirito, quest’anima integrata finalmente in tutte le sue facoltà, avrà la capacità di vedere il volto del Signore, cioè avrà la capacità di entrare nella resurrezione, sarà avvolta totalmente da questa speranza che ha nutrito, sarà riscattata integralmente dalla presenza dello Spirito che ha portato dentro, quando il Figlio verrà nello Spirito, quest’anima lo riconoscerà, allora si saprà chiamata perché si è saputa amata, allora correrà incontro al Signore perché avrà visto il Signore correrle incontro quando era peccatrice ed era lontana e celebrerà la resurrezione nella vita eterna con tutti i defunti, con tutti i santi, con tutti gli uomini amati da Dio. Se questa speranza è in te, svegliati cristiano e comincia a camminare, ma se tu stai ancora là a fare i tuoi mercanteggiamenti: “Io ti do tre messe, tu quanti morti mi dai?”, “Io ti faccio questo sacrificio tu quanti giorni mi dai di indulgenza?”, “Io ti faccio questo, tu che mi dai?”, se tu esci fuori da questo paganesimo da quattro soldi, allora vedrai il Signore e ti accorgerai che Egli già ti sta guardando, già è pronto per te, già vuole farti grazia. Che Dio ti dia la consapevolezza della veridicità di tutto questo. Sia lodato Gesù Cristo.

Preghiera di Gesù // Musica Sacra
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