XIII° Domenica del tempo ordinario

Anno Liturgico A
02 luglio 2017

Chi non prende la croce non è degno di me. Chi accoglie voi, accoglie me.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,37-42).

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

PRIMA LETTURA – Dal secondo libro dei Re (2Re 4,8-11.14-16)
Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era un’illustre donna, che lo trattenne a mangiare. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei.
Ella disse al marito: «Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare».
Un giorno che passò di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò. Eliseo [disse a Giezi, suo servo]: «Che cosa si può fare per lei?». Giezi disse: «Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio». Eliseo disse: «Chiamala!». La chiamò; ella si fermò sulla porta. Allora disse: «L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia».

Salmo responsoriale 88.
R. Canterò per sempre l’amore del Signore..

Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà». R.

Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia. R.

Perché tu sei lo splendore della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 6,3-4.8-11).

Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?
Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)
Am Fuss des Kreuzes (trad : Il presepio e la Croce) (da ©Evangelizo.org 2001-2017)

Dall’alto del cielo, Dio offre a tutti gli uomini le ricchezze della sua grazia. Lui in persona è fonte di salvezza e di luce, dalla quale scorre in eterno la misericordia e la bontà. Tuttavia non tutti gli uomini mettono a profitto la sua forza e la sua grazia per esercitare perfettamente la virtù e realizzare le sue meraviglie; lo fanno in effetti soltanto coloro che hanno messo in pratica i loro propositi e, con i fatti, hanno dimostrato il loro attaccamento a Dio, coloro che si sono completamente allontanati dal male, che aderiscono fermamente ai comandi di Dio e fissano lo sguardo dello spirito su Cristo, Sole di giustizia (Mal 3,20).
Dall’alto del cielo, Cristo offre a coloro che combattono, il soccorso del suo braccio, e li esorta con queste parole del Vangelo: « Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli ». In quanto servo di Dio, ognuno fra i santi riconosce Cristo in questa vita passeggera e davanti a uomini mortali. Lo fa in un breve lasso di tempo e davanti a pochi uomini, mentre il Signore nostro Gesù Cristo … ci riconoscerà nel mondo dell’eternità, davanti a Dio suo Padre, circondato dagli angeli e dagli arcangeli e da tutte le potenze dei cieli, davanti a tutti gli uomini da Adamo fino alla fine dei secoli. Infatti tutti risorgeranno e staranno davanti al tribunale di Cristo. Allora in presenza di tutti e alla vista di tutti, egli farà conoscere, glorificherà e incoronerà coloro che avranno dimostrato la loro fede fino alla fine.

Trascrizione dell’Omelia.

Potremmo dire come un giorno i discepoli a Gesù: “Questo linguaggio è troppo duro, chi può intenderlo” ed in effetti è un linguaggio duro, avete ascoltato: “Chi ama padre o madre più di me non è degno di me”, dimmi tu che cosa vuol dire? Già ci verrebbe in mente tutta una serie di ragionamenti, di logiche, per dire che forse Gesù non si è sbagliato: “Sicuramente non si è sbagliato”, “Ma sicuramente non era questo che voleva dire, forse abbiamo capito male”, no abbiamo capito bene, voleva dire proprio questo. Cos’è in gioco amici? L’affetto a mamma, papà e ai parenti? No, in gioco è la fede, è la fede! E lo diceva san Paolo in questo brano della Lettera ai Romani che abbiamo ascoltato, dice: “Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?”, siamo stati noi battezzati nella sua morte, cioè abbiamo dichiarato davanti al mondo che tutto ciò che apparteneva alle logiche della carne in quel battesimo muore. Per capirci meglio, tutti gli attaccamenti, le dipendenze, le paure, tutto quello che riguarda l’uomo carnale … l’uomo carnale che fa? Ha paura di tutto, ha paura della morte, non si fida: “fidarsi è bene non fidarsi è meglio”, tutte queste logiche stupide, tipiche della nostra mentalità, questo muore, finisce e si mette da parte e al posto di questo che cosa viene? L’affidamento a Dio, la fiducia in lui, la capacità di ascoltare le sue parole e la forza di metterle in pratica, una logica nuova per un cuore nuovo, un modo di pensare del cielo per uno che ha capito che è fatto del cielo e per il cielo. Chiaro che questo combattimento lo viviamo tutta la vita, sappiamo di essere fatti di cielo e per il cielo e allo stesso tempo manteniamo strane relazioni, sospette relazioni anche con le logiche del mondo perché pur conoscendo, pur sapendo della vita eterna e di essere chiamati ad abitarla, tuttavia abbiamo paura della morte, abbiamo paura della malattia, abbiamo paura delle relazioni con gli altri, abbiamo paura pure della nostra ombra spesso e volentieri. Allora dice Paolo: “Per mezzo di questo battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, affinché come Cristo è resuscitato anche noi possiamo entrare in questa logica della resurrezione” e ora, capito questo, andiamo a vedere che cosa può voler dire questa parola di Gesù che abbiamo ascoltato e che ci è sembrata dura, vediamo, mettiamoci nei panni dell’uomo della carne, quello che si è stato battezzato ma è rimasto attaccato all’uomo vecchio e allora pensa al padre e alla madre e qual è la prima cosa che gli viene in mente? Che prima o poi non ci saranno più e allora quando non ci saranno più come si fa? E allora dolore difficoltà, oddio c’è anche chi pensa che quando non ci saranno più finalmente si può aderire all’eredità, dipende dai punti di vista, l’uomo carnale ragiona secondo quello che ha nel cuore, ma sicuramente abbiamo paura di perdere i nostri cari e quando li abbiamo perduti, ditemi cristiani e battezzati, quando li abbiamo perduti in questo mondo, abbiamo perduto questa relazione, veramente li abbiamo perduti? C’è una relazione che manteniamo con loro? E questa relazione non è fondata sulla fede nella vita eterna e sulla vittoria di Cristo sulla morte? E se è così, possiamo accompagnarli alla loro sorte e sperare che questa loro vita si conservi in Cristo e che anche il nostro ricordo, la nostra memoria di quei giorni passati con loro si conservano in Cristo e in qualche modo ritorneremo a visitarli, a sperimentarli e a goderne? Dio in Cristo mantiene in vita ciò che ha creato o lo distrugge per sempre? Se lo mantiene ancora in vita noi possiamo sperare di incontrarlo di nuovo, se lo ha distrutto per sempre noi siamo poveracci, che veniamo a fare qua? Che veniamo a fare? Ci nutriamo di vita eterna in chiesa nella Messa, come nutrirsi della vita eterna e rimanere attaccati alle logiche del mondo, della paura, etc., etc. . Allora Gesù dice: “Bene, se per voi gli affetti, le relazioni, i ricordi, fanno parte di un modo di nostalgie e dolore, allora non siete degni di me, perché io sono la vita, perché io conservo in essere tutto quello che il Padre mi ha dato, anche quello che ti riguarda. Se pratichi me non puoi mantenere nel tuo cuore sospetti, paure infondate, giudizi, attaccamenti, etc., etc. ”. Ma ad un certo punto Gesù dice: “Chi non prende la propria croce e non mi segue non è degno di me” e ci offre finalmente la chiave di lettura di questo problema: qual è il problema? Il problema è che la nostra vita umana e ciò che gli appartiene ci sembra che sia nostro se noi lo difendiamo, quando qualcosa lo mette in discussione ci viene paura che lo perdiamo, allora là dobbiamo fare una scelta, rimanere attaccati a ciò che stiamo per perdere ..e sicuramente lo perderemo, perché la morte arriva, perché le cose veramente si perdono ma se noi invece abbiamo fondato la nostra speranza nella fede in Cristo, allora sappiamo che ciò che si perde in realtà si conserva in lui, questa difficoltà che abbiamo a crederlo, questa investe tutta la nostra esistenza. Allora che possiamo fare? Possiamo fare proprio come Paolo, come dice nella Lettera ai Galati, ci lasciamo crocifiggere su questa nostra vita dai chiodi della paura, dai chiodi del dolore, delle difficoltà, delle umiliazioni che riceviamo anche dagli altri che amiamo, ci lasciamo crocifiggere su questa croce, su questa nostra debolezza, su questa nostra incapacità a fidarci dell’Onnipotente, sicuri che se la nostra vita si perde su questa croce, questa vita non si perde più in Dio. Allora dice Gesù in questo Vangelo: “Se non prendi questa croce ..” ma la croce, amico, capisci bene, la croce lo hai capito che non è tua cognata? Lo hai capito che non è tua moglie che ti ha tradito? Lo hai capito che non è tuo marito che pesa su di te? Hai capito che la croce non è un altro ma è te, ce l’hai tu, è la tua paura, è quella che ti fa sentire la tua paura? Vediamo un po’, se tu hai una ferita sulla mano, una ferita, un pezzo di pelle che ti manca, esci e il sole la brucia un po’, di chi è la colpa, del sole? È della tua ferita. Se c’è un po’ di vento e ti fa male il vento sulla pelle aperta, di chi è la colpa, del vento? No, della tua ferita. La croce tua è la tua, è la tua vita, accettala di buon grado, muori sulla tua croce per vivere per Dio. Ma se tu ti scandalizzi della tua ferita, se ti scandalizzi di quello che sei, della paura che hai, farai come fa l’uomo secondo la carne, la tirerai in testa a tutti quelli che arrivano la tua croce, non la accetterai e ne farai uno strumento di tortura anche per gli altri. Ci vuole sapienza per entrare in questo, non basta la buona volontà, ci vuole sapienza, ci vuole un dono da parte di Dio, un dono dello Spirito, che ti faccia comprendere qual è il carattere profetico di questa parola perché tu possa aderirvi, con il cuore, con la mente, con tutto quello che ti riguarda e finalmente passare come diceva questo versetto dell’Alleluia, tratto dalla Lettera di Pietro, passare dalle tenebre alla sua luce ammirabile, dalle tenebre in cui ci divincoliamo presi dai nostri istinti, alla sua luce dove tutto si vede come è. Se vuoi fare una preghiera oggi, se vuoi chiedere un dono oggi, chiedi l’intuizione della bellezza delle cose di Dio e Dio te lo farà questo dono, anzi guarda, oggi sperimentati proprio su questo, invece di chiedere le solite cose, la guarigione per Tizio, e poi non so, la vincita all’Enalotto, non so, qualche cosa che chiedi sempre, invece di chiedere questo, chiedi ciò che conta, chiedi la vita eterna, chiedi l’intuizione di questa vita eterna e Dio squarcerà i cieli per te e ti mostrerà ciò per cui vale la pena vivere e vale la pena anche morire, noi per questo siamo qua, per questo sacrificio di morte e resurrezione, per questa prova che il Benedetto Figlio di Dio ha dato davanti al mondo, davanti agli uomini, davanti alla storia, perfino davanti al maligno, la prova della bellezza della vita e della sua eternità. Sia lodato Gesù Cristo.

Te Deum // Musica Sacra
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