Messa di ringraziamento

Giovedì della X settimana del Tempo Ordinario
15 giugno 2017

Chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,20-26).

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

PRIMA LETTURA -Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (2Cor 3,15-4,1.3-6)

Fratelli, fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul cuore dei figli d’Israele; ma quando vi sarà la conversione al Signore, il velo sarà tolto.
Il Signore è lo Spirito e, dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà. E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore.
Perciò, avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d’animo.
E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è in coloro che si perdono: in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio.
Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.

Salmo responsoriale 84.
R. Donaci occhi, Signore, per vedere la tua gloria...

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra. R.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo. R.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino. R.

In Adamo nasciamo tutti figli dell’ira.
Sant’Agostino
Esposizione sul Salmo 84

7. [v 6.] Non restare per sempre adirato con noi. È dovuto all’ira divina se siamo mortali, come pure è per l’ira di Dio che in questa terra mangiamo il pane con scarsità e col sudore della nostra fronte. Tale la sentenza che risuonò agli orecchi di Adamo quando ebbe peccato. E quell’Adamo eravamo noi tutti, poiché è in Adamo che tutti si muore. E la sentenza che sentì Adamo ha raggiunto anche noi. Non che noi già esistessimo personalmente, ma eravamo in Adamo. Pertanto quel che capitò ad Adamo persona ha raggiunto anche noi, per cui dobbiamo morire: infatti noi tutti eravamo in lui. Le colpe dei genitori non ricadono sui figli se i genitori le commettono dopo che i figli sono nati, poiché, una volta nati, i figli sono esseri indipendenti, come lo sono i genitori. Quindi, se, dopo nati, i figli continuano a vivere con la condotta perversa dei loro genitori, allora debbono necessariamente portarne anche le responsabilità. Ma se, al contrario, essi cambiano vita e non imitano i loro cattivi genitori, allora sono responsabili solo del loro agire personale, e non delle opere compiute dai genitori. Se tu cambi vita, non può nuocerti la colpa di tuo padre; e ciò a tal segno che essa non può nuocere nemmeno al tuo stesso padre qualora egli si cambi. In realtà però tutto ciò che la nostra radice ha sorbito di mortalità, l’ha tratto da Adamo. E cosa ne ha tratto? La fragilità della carne, il tormento del dolore, la miseria che ci ricopre, la morte che ci tiene avvinti, le tentazioni con le loro insidie. Tutte queste miserie portiamo nella nostra carne mortale, e tutte ci provengono dall’ira di Dio, essendo punizioni divine. Ma un giorno noi avremmo dovuto rinascere e attraverso la fede saremmo divenuti uomini nuovi; e poi nella resurrezione la nostra mortalità sarebbe stata completamente eliminata e il rinnovamento totale dell’uomo sarebbe stato portato a compimento: poiché, come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo saranno tutti ricondotti a vita. In vista di tutto questo, il profeta esclama: Non restare per sempre adirato con noi! Non protrarre il tuo sdegno da generazione a generazione! Se la prima generazione, quella alla vita mortale, ci venne dalla tua ira, la seconda generazione, quella all’immortalità, sarà dono della tua misericordia.

Trascrizione dell’Omelia.

La gioia dei fratelli che tornano insieme è come rugiada che dall’Ermon discende giù sui monti di Sion, vi ricordate? C’è una catechesi che noi sempre facciamo su questo salmo che ci ricorda che dall’Ermon, al nord del paese, fino a Sion che si trova a Gerusalemme, questa rugiada, questa freschezza, dice la riconciliazione tra Giacobbe ed Esau, dice la riconciliazione dei fratelli che ormai si sanno insieme coinvolti in un piano che li supera, che è il piano di Dio, che è il piano di Dio non solo per loro ma è il piano di Dio per tutta l’umanità. E questo testimone della fede di Israele noi lo abbiamo ricevuto, lo abbiamo ricevuto a nostra volta non solo per la nostra salvezza ma per la salvezza di quel popolo, del nostro popolo e di quel popolo che ancora non è entrato in questa fede. Avete ascoltato nella Prima Lettura come si racconta del velo che sta sopra il volto di Mosè, vi ricordate? Mosè quando aveva ricevuto la Torah sul Sinai, il suo rapporto con Dio era così meraviglioso che lo splendore di Dio quasi gli si era impresso sul volto e allora gli ebrei per non poterlo guardare faccia a faccia erano costretti a porre un velo sul volto di Mosè ed anche quando studiano la Torah devono porre un velo sulla Torah, pur penetrando molti dei sensi che la Torah contiene, pur entrando per le quarantanove porte della Torah, dentro la comprensione del progetto di Dio, tuttavia non riescono a vedere oltre un velo, quel velo che è posto tra l’umanità e la divinità. Un velo che dirà san Paolo in un altro brano, è stato ormai rotto, un muro che è stato tolto di mezzo, quel muro che c’era tra i pagani ed il popolo di Israele, quel muro che rimane tra l’umanità e la divinità così come la pensiamo noi, così come la possiamo concepire. Quel muro è stato abbattuto quando l’umanità e la divinità in Cristo sono diventate una unione inscindibile, distinta, non confusa, ma inscindibile. Quel velo dovrà cadere dal volto di Mosè, lo abbiamo visto al secondo anno pensando al tempo della fine della storia, abbiamo parlato di uno dei segni importanti che è la conversione degli ebrei, segno che c’è un piano che li riguarda, non stiamo parlando adesso degli israeliani, stiamo parlando di un popolo che ha mantenuto la memoria di queste promesse e ce l’ha consegnata e che difendendo queste promesse ce le ricorda, cosicché noi non ci dimentichiamo su quale olivo buono il nostro oleastro, dirà san Paolo, è stato innestato. Se ce le consegna è segno che noi dobbiamo onorare prima della fine, prima del tempo della fine, dobbiamo onorare questo rapporto e riconciliarci con chi ci ha donato questa speranza. Lo facciamo idealmente con questo popolo, lo facciamo idealmente con tutta la storia, anche con tutta la storia che ci ha preceduto nella chiesa, noi portiamo un testimone, lo consegniamo nella trasmissione della fede, al popolo che viene. E il Vangelo ancora ci viene incontro per capire ancora meglio questa cosa, io ho tentato un’interpretazione, questa sera, un po’ diversa se volete: “Se la vostra giustizia non supererà quella dei scribi e dei farisei”, noi abbiamo pensato: “la deve superare, deve essere migliore di quella dei scribi e dei farisei!”, no, superarla può darsi che voglia dire che non prenda quella giustizia e non la porti fino al suo compimento, d’altronde Gesù l’ha detto: “Io non sono venuto ad abolire la legge ma a compierla”, allora la giustizia dei farisei che forse è rimasta là ferma da una parte, a noi è dato di poterla portare fino dove Dio ha stabilito, ha pensato. E dice Gesù in questo Vangelo: “Guardate bene di mettervi d’accordo …”, guardate bene, mentre andiamo verso questo incontro con il Signore, di metterci d’accordo con chi ci ha preceduto, di rilegare insieme la speranza di chi ci ha preceduto con la speranza di chi con noi sta camminando verso questa meta, perché quando staremo davanti al giudice, quando staremo davanti a Dio, Egli ci riconosca come un popolo solo, come un uomo solo, come un solo corpo in Cristo, ci riconosca come un popolo che è capace di cantare le sue lodi, che è capace di riconoscerlo e di celebrare la sua grandezza, come un popolo che porta il sigillo della sua fedeltà e l’esperienza della sua misericordia. E noi, spero, che questo proprio ci siamo messi a fare, ci siamo messi come lo scriba saggio del Vangelo del Regno, dice Gesù, stiamo cercando di prendere dal nostro tesoro cose antiche e cose nuove, la tradizione che è arrivata fino a noi e la speranza che ci proietta verso questo incontro. Le mettiamo insieme per vedere se stanno bene insieme ed il nostro stupore è nato proprio nel constatare che tutto quello che viene dalla Scrittura, tutto quello che Cristo ha illuminato, si incontrano e formano un’unica fede ed un’unica speranza. Allora con questa immagine io adesso vorrei rimettere i piedi per terra, vorrei tornare qua dove prima Padre Pier Giorgio ci ha condotti, da dove siamo partiti, qua, da dove siamo partiti! Da dove la Madonna ci sta ancora tenendo con sicurezza e ci mette al riparo dal’inimicizia, dalle cose cattive, da tutte le cose che ci vengono contro, ripartiamo da qua con questa consapevolezza di essere noi quelli che portano il testimone di una speranza e mettono la propria vita perché tutto questo si compia, guardiamo la Vergine che tiene in mano questo libro ancora chiuso, come se un velo fosse posto ancora su questa rivelazione, lo guarda e ci guarda, non si sa bene se guarda il libro, se guarda noi o se guarda un obiettivo che riguarda noi e il libro, un obiettivo che è il volto del suo Figlio e il volto della chiesa che ormai aderisce al suo Figlio. Lo guarda, ci sembra talvolta troppo seria mentre lo guarda, in realtà la sua dolcezza esprime qua la speranza che noi raccogliamo davvero questa eredità, noi che siamo la sua eredità e riportiamo a casa anche il fratello maggiore, quello che non si era accontentato di avere un solo capretto, quello che si era lamentato contro il Padre misericordioso, quel fratello che desidera vedere il volto del Messia e lo attende con tanto desiderio. Spero che tutto questo si imprima bene nel vostro cuore, spero che i giorni che Dio ci darà ancora di vivere insieme alla ricerca della verità e del bene, ci aiutino a scoprire questo tesoro, ci facciano acquistare questo campo e ci mettano nel cuore sempre il desiderio di attuare tutto quello che le sue parole ci hanno suggerito. Chiediamo stasera anche alla Vergine Maria di aiutarci, di sostenerci, sapete, noi stiamo andando incontro ad un tempo, che è di Dio, per carità, ma noi quest’anno abbiamo avuto una parte del Capitolo, tra poco c’è la seconda parte, questo vuol dire che alcune cose cambieranno, forse molte, i cambiamenti scuotono sempre un po’ … mezze cose ce le hanno promesse, le altre mezze non le sappiamo, stiamo a vedere quello che succede, però noi qualsiasi cosa accada, avanziamo con fiducia verso questa meta, perché ne abbiamo già ottenuto la caparra, perché c’è stato già dato lo Spirito, perché siamo già consapevoli di avere un’eredità, qualunque cosa accade questa eredità nessuno ce la potrà togliere, possa lo Spirito aiutarti a comprenderlo. Poi alla fine vorrei ringraziarvi, ringraziarvi per la pazienza, qualcuno l’altra sera mi ha detto che io provoco troppo, sono troppo duro e .. non ha detto niente di nuovo, lo sapevo … che sono pure antipatico, certe volte è vero, però mi preme che questo annuncio vi arrivi integro, senza sdolcinatezze, senza altre cose, che vi arrivi puro, integro e che possiate partorire il Cristo per questa generazione, nel dolore lo facciamo, ma nella speranza che un Uomo Nuovo ci riscatti dalla morte. Sia lodato Gesù Cristo.

Agni Parthene // Musica Sacra
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