Domenica di Pentecoste

Anno Liturgico A
04 giugno 2017

Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Dal Salmo 103
R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature. R.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. R.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.R.

SECONDA LETTURA – Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 12,3-7.12-13)

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

Il fine della vita cristiana
Serafino di Sarov
Colloquio con Motovilov

(IRINA GORAINOFF, Serafino di Sarov. Vita, colloquio con Motovilov, scritti spirituali, Gribaudi, Milano 1981, 155-164.)

“Quanto a me, povero Serafino, ti spiegherò adesso in cosa consista realmente questo fine. La preghiera, il digiuno, le veglie e le altre pratiche cristiane, per quanto buone possano sembrare di per se stesse, non costituiscono il fine della vita cristiana, anche se aiutano a pervenirvi.Il vero fine della vita cristiana è l’acquisizione dello Spirito Santo di Dio! Quanto alla preghiera, il digiuno, le veglie, l’elemosina e ogni altra buona azione fatta in nome di Cristo, sono solo dei mezzi per acquisire lo Spirito Santo. Tieni presente che unicamente una buona azione fatta in nome di Cristo ci procura i frutti dello Spirito. Il bene compiuto nel nome di Gesù non solo procura una corona di gloria nel mondo futuro, ma fin da quaggiù riempie l’uomo della grazia dello Spirito Santo, come leggiamo nel Vangelo: “Dio dà lo Spirito senza misura. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa” (Gv 3,34-35). Nella parabola delle dieci vergini, l’olio che è venuto a mancare a cinque di esse è il simbolo dello Spirito Santo. Sono chiamate perciò “stolte”, perché non si preoccupavano del frutto indispensabile della virtù che è la grazia dello Spirito Santo, senza la quale nessuno può essere salvato. Antonio il Grande scriveva ai suoi monaci che la volontà di Dio è perfetta, dona la salvezza e agisce sugli uomini insegnando loro a fare il bene unicamente con il solo scopo di acquisire lo Spirito Santo, il tesoro eterno, inesauribile, che nulla al mondo è degno di eguagliare. Oh, come vorrei, amico di Dio, che in questa vita tu fossi sempre ripieno di Spirito Santo! Come vorrei, amico di Dio, che tu trovassi questa sorgente inesauribile di grazia e che ti domandassi incessantemente: “Lo Spirito Santo è con me?”

Trascrizione dell’Omelia.

Dio aveva chiamato all’esistenza tutte le cose con la sua parola, la sua voce ha permesso al caos di organizzarsi, noi abbiamo visto la meraviglia, l’armonia delle cose create, l’abbiamo contemplata nella creazione e ancora adesso la vediamo fiorire davanti ai nostri occhi. Poi l’uomo per conoscere le cose, relazionarsi, lontano dalla Legge di Dio, lontano dalla relazione con Dio, si era messo a costruire una torre che arrivasse fino al cielo, un modo di conoscere senza la capacità di accogliere, il desiderio di strappare una verità, di raggiungere delle vette, senza tener conto che tutto ciò che Dio aveva fatto con la sua parola era disceso verso di noi. Dunque questo desiderio di strappare la verità in Dio, ha permesso che gli uomini non si comprendessero più e penso che questo accada sempre, tutte le volte che noi facciamo un progetto o che seguiamo un progetto che si costruisce, invece di farlo con umiltà lo facciamo con arrivismo volendo apparire, volendo mostrarci, l’invidia, la gelosia e tanti sentimenti terribili che non entrano per niente con la nostra fede, cambiano le nostre lingue e noi non ci capiamo più, tutti hanno ragione, nessuno più celebra ciò che ha ricevuto da Dio, anzi ormai non è più in discussione e che questo vive dentro le nostre realtà credo che ormai se ne sono accorti tutti: mormorazione, giudizio, parole amare e ogni cosa. A questa situazione così dolorosa Dio ha pensato di inviare un pedagogo, una pedagogia, una via, qualcosa che aiutasse gli uomini a tornare a Lui, a camminare verso di Lui seguendo i suoi precetti, le sue leggi, direbbe Israele e dunque attraverso il dono della Torah, Dio ha rieducato questo popolo a ritrovare il bene, a seguirlo, lo ha preparato attraverso questo dono della Legge. Sapete quando è stata donata la Torah? Cinquanta giorni dopo l’uscita dall’Egitto, cinquanta giorni dopo il passaggio del Mare, cinquanta giorni, capite? Sette settimane. Al compiersi di queste sette settimane, sul Monte Sinai, Dio dà a Mosè il suo pensiero, Dio dà a Mosè ciò che Lui ha pensato di donare agli uomini perché gli uomini lo conoscano, lo apprezzino ed imparino ad amarlo. Dunque se gli uomini volevano prendersi la conoscenza, si sono accorti che questa conoscenza viene dal cielo, viene da Dio, viene gratuitamente ed è affidata alla buona volontà di ciascuno. E questo ha fatto la storia: tradimenti, devozione, desiderio di Dio e incapacità di seguirlo, desiderio di fare il bene ed incapacità di realizzarlo, è la storia dell’uomo, è la storia di quell’uomo e dell’umanità che è in noi, spesso lo diciamo: “Nella nostra umanità siamo incapaci”, vero, siamo incapaci. Allora Dio che voleva parlare la lingua di tutti gli uomini e ritornare a dare agli uomini la capacità di ascoltarsi, di comprendersi, di relazionarsi, ci ha parlato nell’unico modo che noi avremmo potuto comprendere: il volto del suo Figlio. Anche se noi non avessimo le sue parole, tuttavia avremmo visto il suo volto, avremmo compreso che ciò che Dio voleva dirci, era simile a noi, uguale a noi diremmo, non ci scandalizzava la sua presenza, persino gli umili, persino i peccatori si sono potuti avvicinare a lui e raggiungere il suo cuore e sapersi raggiunti nel cuore da Lui. Poi questi che lo hanno seguito, che lo hanno ascoltato, che si sono innamorati delle sue parole, che hanno compreso che attraverso di Lui gli arrivava qualcosa di più grande, di immenso, di risolutivo per la storia, lo hanno visto andarsene, schiacciato dalla cattiveria degli uomini e risorto dal Padre lo hanno visto allontanarsi verso il cielo. Ma Lui glielo aveva promesso: “Io me ne vado, vi lascerò però un Consolatore, Uno che abiterà presso di voi, che abiterà in voi, che vi ricorderà costantemente tutto quello che Io vi ho detto, tutto quello che sono perché anche voi possiate agire come Io ho agito, perché voi sappiate che Io non me ne andrò mai fino alla fine del mondo”. Allora il giorno che commemoravano, secondo l’uso ebraico, la festa di Shavuot, delle Settimane, quella che noi chiamiamo Pentecoste, quel giorno mentre erano riuniti nel cenacolo, in quella figura così completa, così chiara anche davanti ai nostri occhi, in cui campeggia l’immagine della Vergine Maria al centro del loro consesso, proprio là Dio torna a donare la sua Torah, questa volta però non come una serie di leggi da mettere in pratica, non come una sapienza da conoscere in modo così, non so, forse con l’accademia, non so, in una facoltà pontificia, no, ma una parola capace di riaccendere il loro cuore come una fiamma, una parola capace di accendere anche il cuore degli uomini che ascoltano. Infatti quando Pietro, pieno di questo Spirito, esce e trova gente di tutte le nazioni che era andata a Gerusalemme per questa festa, quando comincia a parlare tutti comprendono e si meravigliano di comprendere, questa torre di Babele è rovesciata, questo dono che viene dall’alto, l’Amore che si dona, che discende e raggiunge gli uomini, riapre il cuore degli uomini alla comprensione e finalmente tutti possono parlare il linguaggio del Regno. E questa è la nostra identità, questo è quello che Cristo ci ha lasciato, questa è anche la nostra missione, noi non siamo chiamati ad imporre il nostro linguaggio agli uomini, noi siamo chiamati ad aiutare il linguaggio degli uomini a comprendere, siamo chiamati ad indicare loro come anche nelle loro parole anche nei loro ragionamenti, talvolta molto lontani, è tuttavia presente un seme della verità di Dio. Facendo questo ricostruiamo le relazioni, rimettiamo insieme gli uomini, ricostruiamo la pace, strutture salvifiche per gli uomini, perché possano incontrarsi e cercare Dio semmai arrivino a trovarlo andando come a tentoni benché non sia lontano da ciascuno di noi, dice gli Atti degli Apostoli (At 17,27), questa è la chiesa amici, questa è la chiesa! Una scoperta continua dei carismi che Dio ci ha donato, una ricerca costante della vocazione con la quale ognuno di noi è stato chiamato all’esistenza e poi finalmente la generosità chiesta ad ognuno di mettere in gioco questo dono scoperto, questo tesoro prezioso nascosto, questa perla preziosa acquistata dal mercante saggio: una volta scoperto questo tesoro rimetterlo nella speranza del cuore degli altri perché porti frutto al tempo opportuno. Così costruiamo il corpo di Cristo, così costruiamo il Regno anche se questo talvolta ci costa lacrime e sangue, ricordatevi, la nostra chiesa è una chiesa di martiri, non è una chiesa non so, di rivoluzioni, è una chiesa di martiri, col sangue fu pagata la nostra vita, col sangue noi annunciamo la salvezza, noi moriamo martiri per la salvezza degli altri, non per la loro disfatta, sia chiaro! Per questo il colore dello Spirito Santo è anche il colore rosso del martirio e non perché rappresenti chissà quale forza della passione ma perché dice della grandezza dell’Amore, quell’Amore che si paga con il sangue. Possa questo Spirito scendere su di voi, informare il vostro cuore e cambiare la vostra vita e soprattutto instillare il desiderio di cominciare a costruire il Regno, ognuno secondo le proprie possibilità, ognuno secondo il dono di grazia che ha ricevuto ma non esimetevi dal farlo, non restituite al Signore, quando viene, un talento nascosto sotto terra, non ne avreste nessuna ricompensa, foste anche fedeli a quel dono che vi è stato dato, se non lo moltiplicate, se non lo fate rinascere nella speranza degli altri non ne otterremmo che disprezzo, lo Spirito ci conduca alla verità tutta intera. Sia lodato Gesù Cristo.

Isusova Molitva // Musica Sacra
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