Solennità di Pentecoste

Anno Liturgico A
08 giugno 2014

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Alleluia, alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Salmo 103 (104)
R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature. R.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. R.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 12,3b-7.12-13)

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“La missione dello Spirito Santo”
Dal trattato «Contro le eresie» di sant’Ireneo, vescovo
(Lib. 3, 17, 1-3; SC 34, 302-306

Il Signore, concedendo ai discepoli il potere di far nascere gli uomini in Dio, diceva loro: «Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 19).
È questo lo Spirito che, per mezzo dei profeti, il Signore promise di effondere negli ultimi tempi sui suoi servi e sulle sue serve, perché ricevessero il dono della profezia. Perciò esso discese anche sul Figlio di Dio, divenuto figlio dell’uomo, abituandosi con lui a dimorare nel genere umano, a riposare tra gli uomini e ad abitare nelle creature di Dio, operando in essi la volontà del Padre e rinnovandoli dall’uomo vecchio alla novità di Cristo.
Luca narra che questo Spirito, dopo l’ascensione del Signore, venne sui discepoli nella Pentecoste con la volontà e il potere di introdurre tutte le nazioni alla vita e alla rivelazione del Nuovo Testamento. Sarebbero così diventate un mirabile coro per intonare l’inno di lode a Dio in perfetto accordo, perché lo Spirito Santo avrebbe annullato le distanze, eliminato le stonature e trasformato il consesso dei popoli in una primizia da offrire a Dio.
Perciò il Signore promise di mandare lui stesso il Paràclito per renderci graditi a Dio. Infatti come la farina non si amalgama in un’unica massa pastosa, né diventa un unico pane senza l’acqua, così neppure noi, moltitudine disunita, potevamo diventare un’unica Chiesa in Cristo Gesù senza l’«Acqua» che scende dal cielo. E come la terra arida se non riceve l’acqua non può dare frutti, così anche noi, semplice e nudo legno secco, non avremmo mai portato frutto di vita senza la «Pioggia» mandata liberamente dall’alto.
Il lavacro battesimale con l’azione dello Spirito Santo ci ha unificati tutti nell’anima e nel corpo in quell’unità che preserva dalla morte.
Lo Spirito di Dio discese sopra il Signore come Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di scienza e di pietà, Spirito del timore di Dio (cfr. Is 11, 2).
Il Signore poi a sua volta diede questo Spirito alla Chiesa, mandando dal cielo il Paràclito su tutta la terra, da dove, come disse egli stesso, il diavolo fu cacciato come folgore cadente (cfr. Lc 10, 18). Perciò è necessaria a noi la rugiada di Dio, perché non abbiamo a bruciare e a diventare infruttuosi e, là dove troviamo l’accusatore, possiamo avere anche l’avvocato.
Il Signore affida allo Spirito Santo quell’uomo incappato nei ladri, cioè noi. Sente pietà di noi e ci fascia le ferite, e dà i due denari con l’immagine del re. Così imprimendo nel nostro spirito, per opera dello Spirito Santo, l’immagine e l’iscrizione del Padre e del Figlio, fa fruttificare in noi i talenti affidatici perché li restituiamo poi moltiplicati al Signore.

Trascrizione dell’Omelia

Erano passati cinquanta giorni dalla festa della Pasqua dei giudei e a memoria di questi cinquanta giorni gli ebrei ricordavano e ricordano tutt’ora, il dono che Dio ha fatto a questo popolo cinquanta giorni dopo aver lasciato l’Egitto cioè il dono della Legge, il dono della Torah, Mosè era salito sul monte Sinai e aveva ricevuto da Dio una lingua perché gli uomini potessero ricominciare a capirsi, perché? Perché avevano un retaggio lontano, il retaggio della torre di Babele (Gen 11) quando loro si erano costruiti una struttura per arrivare fino al cielo cioè avevano pensato una via autonoma da Dio, indipendente da Dio, una via di auto trascendenza: “Io andrò e mi farò un dio secondo le mie immagini, io mi farò un culto come penso che sia buono per me”, guardate che non è neanche tanto diverso da quello che succede ai nostri giorni: “Mi faccio un dio che mi piace e un culto che non mi crei problemi con le altre cose della mia vita ma mi faccia sentire sempre a mio agio”. Ma che sperimentarono a Babele questi uomini? Sperimentarono la difficoltà di intendersi, proprio sui piaceri personali, sulle decisione personali autonome dalla creazione e autonome dal creatore, si sono accorti che non avevano più la capacità di capirsi, perché? Perché il desiderio di uno non è il desiderio di un altro, ognuno ormai vive secondo le proprie regole e le proprie regole non sono sempre le regole buone per tutti. Allora nella misericordia di Dio il Creatore ha pensato di rieducare questo popolo e di richiamarlo da una situazione servile, dalla realtà in cui viveva in Egitto, di richiamarlo e di farlo crescere e proprio all’inizio di questo cammino, cinquanta giorni dopo il passaggio del Mar Rosso, sul monte Sinai Dio fa questo dono: una Legge, cioè non una legge come il codice civile e penale nostro ma un dettato, un modo di pensare, un modo di parlare, anche di pregare, di conoscersi, di incontrarsi, di amare Dio e di amarsi, un vademecum diremmo semplificando, un vademecum che San Paolo chiamerà un pedagogo (Gal 3,24-25) la Legge che accompagnerà nel tempo questo popolo ad imparare di nuovo a parlare e a parlarsi e ad incontrarsi e tutto il cammino del popolo di Israele fino alla pienezza del tempo, cioè l’incarnazione del Verbo, è un cammino aiutato dai Profeti, aiutato dall’intervento di Dio nella loro storia, aiutato dalla grande sapienza, dai Salmi, da tutto quello che Israele ha compreso dell’amore di Dio, lo ha condotto fino alla soglia in cui finalmente il popolo che si era creato una torre per andare al cielo avrebbe dovuto aspettare una discesa dal cielo, una gratuità dal cielo e stavolta non di un pedagogo ma della Legge stessa, del cuore di Dio, di Dio stesso, un Dio per l’uomo, un Dio come l’uomo, un Dio con le sembianze dell’uomo, perché l’uomo stavolta non si sentisse più a disagio né per la confusione delle lingue né per l’impossibilità di praticare tutti i precetti della Torah, un Uomo con quale relazionarsi e allora il popolo di Israele ha visto il Cristo e alcuni vi hanno creduto e anche gli altri popoli vi hanno creduto, hanno assistito tutti ad un prodigio, finalmente popoli diversi, lontani, pagani e veramente in opposizione fra loro per mentalità, per antropologia, per tutto, hanno cominciato a camminare di nuovo insieme ed hanno cominciato a proferire una sola parola: la preghiera, che sale dalla chiesa all’Altissimo, nella diversità dei riti e dei culti, nella diversità delle lingue, delle tradizioni, tuttavia finalmente una lingua comune. Ma quando questa lingua comune ha cominciato a muoversi tra gli uomini? Quando cinquanta giorni dopo dalla risurrezione di Cristo, come Egli aveva promesso, ci ha donato tutto ciò che aveva e che era, tutto ciò che aveva il Padre e che era il Padre, che è il Padre, cioè il suo Spirito, stavolta non un codice da seguire ma una presenza da portare sempre con sé, con la quale condividere l’esistenza, una presenza che vive in me e vive in te e quando ci incontriamo anche se non riusciamo a vederci sempre con grande passione, io so che dimora in te questo Spirito, tu sai che dimora in me questo Spirito, che dimora in me la volontà di Dio che vuole attuarsi, io so che dimora in te la volontà di Dio che vuole manifestarsi ed anche se tu o io non sembriamo così disponibili, anche se io sono spinoso e tu sei in difficoltà e facciamo fatica a relazionarci, anche se io sono un peccatore e tu sei un peccatore, noi sappiamo che c’è nel cuore di ognuno una perla preziosa che vale la pena andare a scovare, ad investigare, a portare alla luce perché la tua identità d’ora in poi si legga solo dentro i criteri dell’amore di Dio e non dentro i criteri del peccato. Allora se avete capito questo, questa è la Pentecoste, guardate quello che dice Gesù in questo Vangelo di Giovanni nel momento in cui Gesù compare nel cenacolo in mezzo ai suoi discepoli e agli apostoli e si mostra vivo e quando li incontra dice: “Pace a voi!”, quasi evocando l’unità, l’unione, l’amore reciproco, la comune speranza, il desiderio, di condividere per sempre l’esperienza che hanno fatto della predicazione di Gesù e della croce, e poi dice: “Come il Padre ha mandato me anche io mando voi”, “Come io sono uscito dalla Trinità per incontrarti così lo Spirito mio e del Padre è entrato nella tua vita perché tu vada ad incontrare gli uomini ed incontrandoli gli mostri questo volto di misericordia”, guardate che dice ancora: “Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi”, quando si accorgeranno gli uomini che lo Spirito c’è e che agisce? Quando tu non andrai con il dito puntato per giudicarli, quando tu non li osteggerai ritenendoli diversi, lontani, nemici ed impossibili, quando tu invece incontrandoli li riconoscerai, riconoscerai in loro questa presenza e allora dirai: “Io e te non siamo diversi, siamo una cosa sola, Dio così ci ha amati, così ha mandato il suo Figlio perché morisse per noi ed in Lui e nel suo Spirito ci ama come una cosa sola”. L’altro si sentirà perdonato, l’altro si sentirà non giudicato, si sentirà reintegrato, si accorgerà che tu perdonandogli i peccati, lo hai riconosciuto come un figlio di Dio e come tuo fratello e allora entrerà volentieri, amici questa è la chiesa, la chiesa non è un istituto in cui i soci hanno la tessera e a secondo dei bollini che hanno sono più o meno cristiani, questa è una mentalità sciocca banale, che riduce la grandezza di questo dono di grazia che è la sposa di Dio ma capisci allora? Chi si sentirà i peccati rimessi capirà che è con te una cosa sola, qua si celebra la chiesa, una chiesa che non genera ostacoli ma apre canali, che non blocca il dialogo ma lo favorisce, che non crea trincee o muraglie ma apre porte perché tutti vi possano entrare e questo stiamo celebrando cari fratelli e questo ci stiamo auspicando perché Dio veramente sia tutto in tutti.

Sia lodato Gesù Cristo.

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