SANTISSIMA TRINITA'

ANNO A
11 giugno 2017

Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-18).
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

PRIMA LETTURA – Dal libro dell’Èsodo (Es 34,4-6.8-9)

In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

Salmo responsoriale (Dn 3,52-56).
R. A te la lode e la gloria nei secoli..

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.R.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo.R.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso.R.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno.R.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi
e siedi sui cherubini.R.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.R.

SECONDA LETTURA – Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (2Cor 13,11-13).

Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

Il pensiero trinitario
Sant’Antonio Abate
TRE CAPITOLI SULLA PREGHIERA E SULLA PURITÀ DEL CUORE

2. Quando l’unicità del pensiero diventa triplice, per l’unione alla divina Uni-Trinità, vengono chiuse le porte ad ogni possibile smarrimento, peccato ed errore; essendo ormai al di sopra delle forze carnali, del mondo e del principe di questo mondo. Fuori dei suoi agguati dimora raccolto in se stesso e in Dio, gustando quella gioia spirituale che sgorga dall’interno. Il pensiero diventa triplice, pur rimanendo nella sua unicità, quando ritorna in sé stesso e dal suo intimo ascende a Dio. Il pensiero discende in se stesso per mezzo dell’attenzione su di sé, ascende a Dio per mezzo della preghiera. Quando esso dimora in questo raccolto stato mentale e nell’ardente ricerca di Dio interiorizzando i suoi pensieri vagolanti con uno sforzo intenso di autocontrollo, si avvicina mentalmente a Dio, incontra l’inesprimibile, gusta la vita futura e conosce con apprensione spirituale quanto è buono il Signore come il Cantore dice nei salmi
«Gustate e vedete quanto è buono il Signore».
Non è forse cosa difficile il portare la mente al suo triplice stato, nel quale rimanendo una, contempla, è contemplata e ascende nella preghiera dimorare a lungo in questo stato dal quale scaturisce qualcosa di indescrivibile, è molto difficoltoso.
L’impegno per l’acquisto di qualunque altra virtù, è in suo confronto agevole e facile. Per questo motivo molti, rifiutando la strettezza della virtù della preghiera, non ne arrivano ad acquistare la vastità del dono; a chi invece persiste è promesso il più grande intervento divino che li rende forti ad affrontare e sopportare quanto loro verrà richiesto, ad andare avanti con gioia che rende superabili le difficoltà dando alla nostra natura il potere angelico che dà il potere di compiere ciò che è al di sopra della natura. Il profeta afferma: «Chi ha fiducia in Dio rinnova la sua forza, stendono le ali come l’aquila, corrono e non si affaticano, camminano e non si stancano».

Trascrizione dell’Omelia.

Era notte quando Nicodemo si era recato da Gesù a chiedergli chi fosse veramente, chi fosse veramente! Quella notte, per non farsi vedere dagli altri, Nicodemo si era messo a cercare la verità in qualche modo e si era avvicinato a Gesù certamente con rispetto ma anche con l’autorità che gli veniva dal fatto di essere un membro del Sinedrio, facilitato e ostacolato ad un tempo. Forse come te, facilitato e ostacolato, facilitato dal tuo Battesimo, ostacolato dalla tua non conoscenza delle cose di Dio. Ma a Nicodemo Gesù fa una catechesi sullo Spirito, sulla necessità di rinascere di nuovo, risponde alle sue domande e poi gli consegna questa perla preziosa, dice: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio Unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”, siamo al capitolo 3 di Giovanni, due capitoli prima, al capitolo 1, Giovanni aveva raccontato un po’ questo progetto di Dio: “In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio, ed il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, la sua luce ha potuto risplendere nelle tenebre che tuttavia non l’hanno accolta ma a chi l’ha accolta ha dato il potere di diventare figli di Dio” e conclude questo prologo di Giovanni dicendo: “Dio nessuno lo ha mai visto” pensate che cosa può voler dire, in un contesto come questo, un’espressione così forte: “Dio nessuno l’ha mai visto”, allora uno direbbe: “E allora io come saprò della sua esistenza? Come mi relazionerò con Lui?”, un pagano direbbe: “Se Dio nessuno l’ha mai visto, io dove vado?”, i pagani di questa generazione questo dicono: “Dove vado? E a dire che cosa? Con chi mi relazionerò? Devo formarmela io un immagine? E allora io ci rinuncio, non voglio avere nessuna immagine di un dio, non voglio relazionarmi con uno che non vedo” ed il discorso è finito, non c’è più Dio, perché? Perché non c’è la relazione: “Io ho visto che è impossibile per me relazionarmi con uno che non conosco e dunque dico che non c’è”, perché non c’è la relazione. Ma dice Giovanni nel capitolo 1, in quel prologo che dicevamo prima, dice: “Dio nessuno lo ha mai visto, il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui lo ha spiegato, lo ha rivelato”, e come lo ha rivelato? Dice Gesù in questo brano: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”, dunque come lo ha rivelato Gesù il Padre? Come il Figlio entrato nella carne ci ha fatto conoscere un Dio che noi non conoscevamo e che non ha immagine e non si sa dov’è? Ce lo ha raccontato attraverso la relazione, eravamo peccatori, ci ha perdonati, eravamo caduti in flagrante adulterio, ci ha rialzati, nessuno ci guardava per il nostro peccato, lui ci ha rivolto i suoi occhi misericordiosi! Non c’è un momento, non della nostra gloria, non c’è un momento del nostro peccato, in cui Lui non ci abbia guardato con misericordia e allora abbiamo detto: “Ma se tu dici di venire da Dio e che sei suo Figlio e che conosci il suo pensiero, la sua volontà, anzi dici di essere venuto a compierla e se tu compiendo la sua volontà non mi giudichi, allora io capisco che la volontà di Dio non è per la mia condanna, capisco che tu non sei venuto a condannarmi, non sei venuto a farmi sapere che Dio voleva odiarmi o uccidermi, sei venuto a farmi sapere che semmai Dio era venuto a cercarmi”, a cercarmi … Io adesso se chiedessi a uno di questi quattro bambini come Dio mi è venuto a cercare, sapete cosa direbbe? Lo volgiamo sapere? Vediamo un po’ chi è di voi quattro che vuole dirmi come ci è venuto a cercare Gesù e dove? “Ci è venuto a cercare come un Buon Pastore” e dove ci ha trovato? Dove stavamo noi? “Stavamo nel peccato, eravamo la pecora perduta e ritrovata”, capite? Guardate che queste sono cose semplici per i semplici, noi non abbiamo cercato Dio, non abbiamo amato noi Dio per primo, Dio ci ha amati per primo e ci ha amati per primo quando si è messo a cercare tra le tenebre della morte e ha trovato noi nascosti dietro le siepi dei nostri alibi e quando ci ha trovato non ha detto: “Tana ti ho preso, adesso ti faccio vedere cosa ti combino”, quello che noi facciamo agli altri, quando ci ha trovati in queste condizioni ci ha detto: “Vieni, ti porto sulle spalle, ti porto pian piano, ti riporto a casa, ti riporto a casa!”, come lo ha fatto Dio? Attraverso il volto del Buon Pastore. E quando ci ha riportato a casa, noi ci siamo sentiti spauriti? No, tornati a casa abbiamo cominciato a relazionarci con quelli che erano stati riportati a casa, noi non siamo qua una comunità di gente perfetta, noi siamo qua un gruppo denso, pieno di peccatori, seduti, in piedi, dappertutto, io per primo voi appresso, tutti peccatori, una comunità di peccatori che finalmente si può relazionare, che finalmente si può incontrare, si può chiedere perdono … qualche volta non si può chiedere subito perdono perché sapete noi cristiani abbiamo il vizietto di chiedere perdono solo per mettere a tacere le cose, ma il giudizio che abbiamo dentro quello non lo abbiamo cambiato … quello non è perdono e siccome non è perdono riesce fuori pari, pari, con la stessa virulenza, chiusa parentesi era un sassolino nella scarpa. Allora capite di che stiamo parlando? Stiamo parlando di un Dio che ci viene incontro attraverso un relazione, ci fa capire che Egli è in relazione con il Buon Pastore, che è in relazione con lo Spirito che rimane in mezzo a noi, che Egli è proprio il Dio che è Padre perché ci ama, che è Figlio perché ci incontra, che è Spirito perché ci salva. E quando lo abbiamo incontrato così dove lo abbiamo incontrato? Davanti a noi? Eh no, sarebbe rimasto davanti a noi come un idolo se fosse stato uno che noi avessimo dovuto così … cercare, no, Lui non è rimasto davanti a noi, è rimasto dentro di noi, lo Spirito ormai ci appartiene, lo Spirito ormai vive in noi, e quando vive in noi che cosa dice a me lo Spirito? Dice: “Tu sei crocifisso con Cristo, non sei più tu che vivi ma è Cristo che vive in te” e dunque io mi so pieno dello Spirito, mi so Cristificato dal Figlio, mi so degno del Padre. Amici, della Trinità possiamo parlare in molti modi ma la possiamo sperimentare solo così, solo così! Allora possiamo uscire dal paganesimo che ci rinchiude dentro le nostre quattro categorie ed entrare in una relazione, guarda, Dio così ci ha fatti, ci ha fatti capaci di relazionarci, nella famiglia, nelle amicizie, nel perdono dato e ricevuto, noi rimettiamo davanti al mondo le relazioni trinitarie così che il mondo capisca che il nostro Dio è Uno e Trino, come noi siamo molti e Uno solo. Ma se uno si mettesse a nutrire sentimenti avversi e li difendesse e si mettesse in opposizione all’altro e lo giudicasse e dicesse: “No, Dio da retta a me e non da retta a te, Dio è mio e non è tuo” allora questi non sarebbe solo un pagano, sarebbe pure un mentitore, non potrebbe far parte di questa comunità, lo capisci? Se non lo capisci, nelle tue preghiere chiedi al Signore che si mostri! Che si mostri, che mostri la sua presenza attraverso la vita che ha la capacità di darti, che ti ha già donato, che pulsa dentro di te e ti spinge e ti aiuta e ti sostiene a relazionarti sempre, a relazionarti in pace, a perdonare, a chiedere perdono e a sperare nella salvezza eterna. Sia lodato Gesù Cristo.

Agni Parthene // Musica Sacra
  1. Agni Parthene // Musica Sacra
  2. Preghiera di Gesù // Musica Sacra
  3. Isusova Molitva // Musica Sacra
  4. Te Deum // Musica Sacra