Santissima Trinità

Anno Liturgico A
19 giugno 2011

Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-18)

In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.”

PRIMA LETTURA – Dal Libro dell’Esodo (Es 34,4b-6.8-9)

In quei giorni Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui proclamando: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà”. Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. 9Disse: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fà di noi la tua eredità”.

SECONDA LETTURA – Dalla 2a Lettera ai Corinzi (2Cor 13,11-13)

Fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Trascrizione dell’Omelia

La liturgia odierna propone un brano della Seconda Lettera ai Corinzi per ricordarci che San Paolo ha un concetto trinitario di Dio, anzi, lui, di stirpe ebraica e di educazione farisaica, è entrato in una concezione nuova, che gli permette di vedere una prospettiva che forse l’ebraismo non aveva contemplato, la dimensione trinitaria appunto, la relazione presente in Dio. Scrive dunque l’apostolo Paolo: “fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi” [1].

Ora, uno che ascolta questa parola potrebbe pensare che, forse, questa è una condizione: per avere il Dio della pace, bisogna vivere in pace e avere gli stessi sentimenti…. Certamente, può intendersi in questo modo, ma qui si fonda anche un altro principio di interpretazione che, se scopri, ti tira fuori da un “pentolone” di sensi di colpa e di paure. Qual è, dunque, il fondamento che stasera può aiutarti a ripensare una fede più credibile, più possibile per te? San Paolo può dire “vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi”, perché ha capito una cosa fondamentale, che come è Dio là dov’è, così è anche la storia. O meglio, se la storia porta un’impronta di Dio, al suo interno si deve poter vedere questa logica meravigliosa di chi l’ha creata. Se nella relazione tra i fratelli uno fa esperienza della pace, sta traducendo in lingua corrente quello che Dio vive nel suo linguaggio eterno. Quell’amore che Dio vive nella dimensione trinitaria, l’uomo, anche senza conoscere tutti gli argomenti teologici e filosofici sulla Trinità, lo vive e lo sperimenta nella relazione con gli altri, se riesce naturalmente a viverla in una forma di oblazione, di donazione di sé, per dirla in soldoni, di pazienza. Come dice l’inno alla carità [2], se uno è capace di sopportare ogni cosa, di sostenere le relazioni, di avere fiducia nell’altro e in Dio, che ha la capacità di rivelarsi nella relazione con l’altro, questi è uno aperto alla manifestazione trinitaria.

Quando Dio ha voluto dire come stavano le cose, ha usato un’icona semplice, che ricordano tutti, il giorno del Battesimo di Gesù, ha detto a tutti gli uomini “questo è il mio figlio prediletto, in Lui mi sono compiaciuto, ascoltatelo” [3]. Fate come fa Lui, guardate vivere questo mio figlio, osservatelo agire, relazionarsi, così vedrete il mio amore per voi. E come lo vedrete, come un sentimento? No, come una presenza reale, nello Spirito. In quel giorno del Battesimo abbiamo visto un’immagine in cui c’è il Padre che parla, lo Spirito come una colomba e ciò che si può vedere di Dio, il Figlio.

Ecco perché nel Vangelo di Giovanni Gesù dice [4] a Nicodemo, così come direbbe a noi, “guarda, guardate voi tutti, umanità”: il Padre ha tanto amato il mondo da convincerlo non con qualche filosofia altissima, o non so cosa, lo ha voluto convincere con l’unica realtà che potesse rappresentarlo, il Suo Figlio. E la cosa bella è che questo Figlio, quando lo incontri, non solo ti accorgi che rappresenta il Padre, e te ne rendi conto perché ti ama, ti perdona, ti viene incontro, ti abbraccia, ti dà sempre una possibilità, ma in un’altra cosa ti meraviglia: questo Figlio, oltre a ragionare come ragiona Dio, a fare come farebbe Dio, fa pure come te, anche lui ti dice, “tutto quello che c’è in Dio, lo posso trovare nella storia, bisogna solo che cerchi meglio”.

Allora, cosa ha impedito a me, uomo qualsiasi, di trovare dentro i miei fatti, dentro la mia vita quotidiana queste cose che riguardano Dio? Come mai non le ho viste? Come mai ho scorto sopraffazione, divisione, giudizi, mormorazione? Come mai non si è aperta questa porta, questo spiraglio di luce sulla mia vita, affinché io potessi intravvedere le orme di Dio, là dove si nascondevano, nel cuore dell’altro, nella sua speranza e anche nella mia? Perché qualcuno ci ha convinto sin dall’origine che Dio, in realtà, se ha fatto qualche cosa, l’ha fatta per farci sentire a disagio, per farci sperimentare il limite, per farci sentire nella carne che siamo impossibilitati a conoscerlo, incapacitati ad amarlo, che le porte per giungere al suo cuore erano chiuse per sempre. E tutta l’umanità vi ha creduto, sempre vi crede, quando si accorge che l’amore non è possibile, perché non sa più neanche che cosa sia l’amore, perché ha dato un significato diverso a tutte le cose e, dunque, ha smarrito la chiave di lettura della storia.

(Adesso te la traduco in caratteri così semplici, che se non capisci vuol dire proprio che stai pensando a qualche altra cosa…). Pensa ad un progetto di Dio fatto simile al tuo, sei padre o sei madre, genitore, hai un figlio, o dei figli ai quali vuoi passare un modo di pensare, il tuo, la parte buona di te: non vuoi che ereditino le tue difficoltà, desideri che prendano solo la parte migliore. Dunque, tu disponi ogni cosa perché questi tuoi figli possano capire che li tratti con libertà, perché non si sentano mai oppressi, perché possano scegliere. Ti sei accorto che per scegliere c’è bisogno di libertà, hai pensato di dare ai tuoi figli quella necessaria per poterlo fare. Prima, quando sono piccoli gli passi l’educazione in un certo modo, poi ad un certo punto, fai capire che sono proprio tuoi figli e tu sei tutto per loro… ma c’è un momento, quando pensi che te ne stai per andare, che lasci loro anche la tua eredità, perché muovendosi dentro i beni che tu tramandi, sentano la tua presenza, sia nelle cose che usano, che in quelle che pensano, nella logica che adottano, come nelle relazioni che hanno. Parte di quello che sei tu, apparteneva ai tuoi genitori e se questo è stato buono, porti con fierezza questo retaggio, questa tradizione, questa educazione e volentieri la trasmetti. Lo scopo è generare figli liberi, liberi di riamarti. Se tu educhi tuo figlio ad amarti obbligandolo, non ti amerà mai, ti sarà soggetto, ti sarà suddito, ti sarà schiavo e il giorno che muori, a babbo morto, sperpererà tutti i tuoi beni. Invece, se hai abituato tuo figlio a perpetuare il lavoro che hai cominciato, gli lascerai uno spirito tuo, un modo di pensare che ti appartiene. Ebbene, questo ha fatto Dio, ha pensato l’umanità e, perché fosse libera, l’ha educata attraverso un pedagogo [5], la Torah, la sua Legge, la Scrittura. Gli ha detto: guarda, fai questo e vivrai [6]. E l’uomo ha risposto: sì lo faccio, ma non sempre ci riesco… Allora ti mando qualcuno che ti farà capire che è possibile vivere questa legge, ti mando il mio Figlio e comprendi che sei come Dio, perché sei come Suo Figlio: se porti i suoi tratti, porterai pure quello che lo riguarda, l’eredità. Non solo, ma quando questo Figlio se ne va, te lo affida veramente questo patrimonio, tu hai nella tua vita la capacità, gli strumenti, i criteri, ogni cosa, per ripercorrere questa via di oblazione, di donazione e incontrare Dio, là dove finalmente ti fidi di lui.

È una logica semplice, a portata di tutti.

È venuto il demonio e ha detto: non è semplice, è difficilissima, Dio ha detto che tu devi essere perfetto, e devi esserlo subito, lo vuole ora da te, sta mandando il Suo Figlio per giudicarti, per ucciderti, per dirti che sei mancante. E tu ci hai creduto, stai sempre a capo chino, ogni cosa che fai ti senti oppresso, hai capito che per vivere libero devi eliminare Dio, che per essere felice devi eliminare la morale di Dio. Ma chi ti ha convinto di questo? Ti pare che un Dio che si mette dentro la tua logica, che si sposa con le cose che ti riguardano, che si traduce nel linguaggio di tutti i giorni, poi, voglia prenderti con un cappio così terribile, anche solo a pensarlo? Gli uomini e le donne che hanno fatto esperienza di Dio oggi ti direbbero: non è così! Non credere a questa parola.

Veramente, come dice Gesù a Nicodemo “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito”, perché chiunque crede in lui non muoia, perché chi cammina dentro queste logiche trovi non solo la via della salvezza, ma anche la via della relazione.

A te, amico mio, cosa manca, il Paradiso forse? Non sai neanche cosa è… Quello che ti manca è la pace oggi, è credere che i tuoi figli che si sono separati possano riunirsi, sapere che tua moglie ti amerà fino alla fine, che tuo marito ti sarà fedele sempre, che i tuoi figli faranno una vita sana. In questo ti senti mancante, perché non hai fiducia, hai paura, perché vivi in un mondo che compie l’esatto contrario e, celebrando il contrario, ti convince che la libertà devi trovarla fuori di Dio.

È lapidario Gesù con Nicodemo [7]: “Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” e chi crede non è condannato, chi si affida a questa possibilità non è giudicato. Vattene a casa sapendo che non sei condannato, torna a casa tua con questa certezza, prova a fare le stesse cose che fai tutte le settimane con questa idea in testa, non sono condannato: sono debole, sono fragile, sono un fedifrago, sono un macello, ma non sono condannato, la mia storia è un luogo di possibilità, la mia vita è un luogo di opportunità. Chi lo ha inaugurato? Il Figlio di Dio. Chi lo ha voluto? Dio Padre. Chi mi permette di compierlo? Dio Spirito.

Questa è la logica trinitaria, non stare a speculare se il Figlio procede dal Padre, lo Spirito dal Padre e dal Figlio [8]: queste cose stanno scritte sui libri di teologia e servono a noi sacerdoti per tradurle all’Assemblea, voi vivetele nella storia.

Se noi ascoltiamo e impariamo la teologia, contempliamo il mistero trinitario, lo traduciamo in lingua corrente perché tu lo viva, lo sperimenti nella storia e fai ritornare come un rendimento di grazie questa esperienza, così, il sacerdote può prenderla e offrirla al Padre completando il circolo di amore che Dio ha inaugurato dalla creazione e che vuole portare a compimento alla fine del tempo. Tu sei chiamato in causa, non ti esimere da questo compito, come io sono chiamato in causa e non mi esimo da esso, come Dio si è lasciato chiamare in causa e certamente non se ne esimerà.

Fratelli, Questa è la speranza alla quale siamo chiamati e come dice San Paolo “E siate riconoscenti” [9].

Sia lodato Gesù Cristo.

 

 


[1] 2Cor 13,11.
[2] 1Cor tutto il capitolo 13 e specificatamente vv 4-7: “La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”.
[3] Nella versione Cei 2008: Mt 17,5 “Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. Anche negli altri due sinottici Mc 9,7; Lc 9, 35.
[4] Gv 3, 16 “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito”.
[5] Gal 3, 24-25. “Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo”.
[6] Lv 18,5: “Osserverete dunque le mie leggi e le mie prescrizioni, mediante le quali chiunque le metterà in pratica vivrà. Io sono il Signore”.
[7] Gv 3, 17.
[8] Anche nel Credo, Simbolo niceno-costantinopolitano.
[9] Col 3,15: “E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!”.

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