Maria Santissima Madre di Dio

Anno Liturgico A
01 gennaio 2014

Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Alleluia
Molte volte e in diversi modi nei tempi antichi
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti;
ultimamente, in questi giorni,
ha parlato a noi per mezzo del Figlio.
Alleluia

Dal vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

PRIMA LETTURA – Dal libro dei Numeri (Nm 6,22-27)

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

Salmo 66 (67)
R. Dio abbia pietà di noi e ci benedica.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. R.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. R.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (Gal 4,4-7)

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Il Natale del Signore è il natale della pace”
Dai “Discorsi” di san Leone Magno, papa
(Disc. 6 per ìl Natale 2-3,5, PL 54,213-216)

L’infanzia, che il Figlio di Dio non ha ritenuto indegna della sua maestà, si sviluppò con il crescere dell’età nella piena maturità dell’uomo. Certo, compiutosi il trionfo della passione e della risurrezione, appartiene al passato tutto l’abbassamento da lui accettato per noi: tuttavia la festa d’oggi rinnova per noi i sacri inizi di Gesù, nato dalla Vergine Maria. E mentre celebriamo in adorazione la nascita del nostro Salvatore, ci troviamo a celebrare il nostro inizio: la nascita di Cristo segna l’inizio del popolo cristiano; il natale del Capo è il natale del Corpo.
Sebbene tutti i figli della Chiesa ricevano la chiamata ciascuno nel suo momento e siano distribuiti nel corso del tempo, pure tutti insieme, nati dal fonte battesimale, sono generati con Cristo in questa natività, così come con Cristo sono stati crocifissi nella passione, risuscitati nella risurrezione, collocati alla destra del Padre nell’ascensione.
Ogni credente che in qualsiasi parte del mondo viene rigenerato in Cristo, rompe i legami con la colpa d’origine e diventa uomo nuovo con una seconda nascita. Ormai non appartiene più alla discendenza del padre secondo la carne, ma alla generazione del Salvatore che si è fatto figlio dell’uomo perché noi potessimo divenire figli di Dio. Se egli non scendesse a noi in questo abbassamento della nascita, nessuno con i propri meriti potrebbe salire a lui.
La grandezza stessa del dono ricevuto esige da noi una stima degna del suo splendore. Il beato Apostolo ce l’insegna: Non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato (cfr. 1Cor 2,12). La sola maniera di onorarlo degnamente è di offrirgli il dono stesso ricevuto da lui.
Ora, per onorare la presente festa, che cosa possiamo trovare di più confacente, fra tutti i doni di Dio, se non la pace, quella pace, che fu annunziata la prima volta dal canto degli angeli alla nascita del Signore? La pace genera i figli di Dio, nutre l’amore, crea l’unione; essa è riposo dei beati, dimora dell’eternità. Suo proprio compito e suo beneficio particolare è di unire a Dio coloro che separa dal mondo del male.
Quelli dunque che non da sangue né da volere di carne né da volere d’uomo, ma da Dio sono nati (cfr. Gv 1,13), offrano al Padre i loro cuori di figli uniti nella pace. Tutti i membri della famiglia adottiva di Dio si incontrino in Cristo, primogenito della nuova creazione, il quale venne a compiere non la sua volontà, ma quella di chi l’aveva inviato. Il Padre infatti nella sua bontà gratuita adottò come suoi eredi non quelli che si sentivano divisi da discordie e incompatibilità vicendevoli, bensì quelli che sinceramente vivevano ed amavano la loro mutua fraterna unione. Infatti quanti sono stati plasmati secondo un unico modello, devono possedere una comune omogeneità di spirito. Il Natale del Signore è il natale della pace. Lo dice l’Apostolo: Egli è la nostra pace, egli che di due popoli ne ha fatto uno solo (cfr. Ef 2,14), perché, sia giudei sia pagani, “per mezzo di lui possiamo presentarci al Padre in un solo Spirito” (Ef 2,18).

Trascrizione dell’Omelia

Quando noi ci mettiamo davanti all’icona della Vergine Maria Madre di Dio, la solennità che celebriamo oggi, noi consideriamo l’aspetto divinizzante che la presenza del Figlio ha prodotto nella vita della madre. Noi diciamo, pensiamo, crediamo, che la Madre ha assunto un ruolo così alto, così grande, perché ha portato il Figlio di Dio, perché è stata scelta per essere la Madre di Gesù. In realtà quando i padri conciliari nel Concilio di Efeso vollero dire questo dogma della maternità divina di Maria, non pensavano di riferirsi proprio a questo aspetto santificante della realtà della natura della vergine di Nazareth, piuttosto il contrario, volevano ribadire che colui che era stato generato prima del tempo, in principio, da Dio stesso Colui che è Dio, Costui nasce dalla Vergine Maria. Dunque la natura divina del Figlio di Dio, non si confonde con la natura umana e non la mette da parte ma insieme alla natura umana si fa conoscere al mondo, questo perché ogni natura umana non si sentisse esclusa a causa del peccato, a causa della materialità della vita, a causa di tutte le cose che noi generalmente opponiamo anche un po’ come alibi a questa santissima vocazione di portare dentro di noi il Figlio di Dio. Poi, sapete, anche se noi non generiamo, non concepiamo, non gestiamo e non partoriamo come la Vergine Maria, siamo comunque chiamati ad avvicinarsi moltissimo in maniera veramente prossima al Figlio di Dio, non a caso a ogni celebrazione eucaristica noi ci accostiamo alla presenza reale del Cristo nelle specie del pane e del vino, se facciamo comunione con il corpo di Cristo, anche noi in modo diverso dalla Vergine naturalmente, ma anche noi, perché siamo diversi noi ma non è diverso il Figlio di Dio che viene a dimorare presso di noi per essere partorito. Forse non siamo così santi noi, non siamo liberati dal peccato originale ma il Figlio di Dio non disdegna di venire ad abitare dentro la nostra realtà di carne, la nostra realtà umana. Dunque ci interessa questo dogma, ci interessa questa icona, ci interessa capire che cosa possiamo dedurre dal nostro rapporto con Cristo a partire dalla contemplazione della maternità divina della Vergine Maria. Allora dovremo entrare in questa vicenda ricordarci che la prerogativa di questa Donna è quella di non avere avuto il sospetto nei confronti dell’annuncio dell’Angelo, nessun sospetto che l’annuncio dell’Angelo non possa divenire realtà, Lei ce ne aveva la natura non essendo contaminata dal peccato originale che si configura proprio come un sospetto sulla volontà di Dio, un sospetto sulla possibilità del suo progetto, tant’è che Adamo ed Eva nel racconto del Genesi, desiderano prendersi subito non pensando che la loro vita possa essere luogo della manifestazione dell’Onnipotente. Allora dentro questa immagine noi possiamo guardare la nostra realtà che nella chiesa è chiamata ad ascoltare la parola che è proclamata da un angelo, l’ambone nella Messa è come l’arcangelo Gabriele che non solo annuncia l’incarnazione del Verbo ma è anche l’angelo che dice alle donne: “Colui che voi cercate tra i morti è risorto”, è una parola, quella che viene proclamata dalla chiesa che non è un intermezzo parlato prima che ci sia l’omelia e prima che ci siano tutte le altre così che le puoi pure snobbare e non ascoltare ma è un annuncio che la chiesa ti fa arrivare perché tu possa tenerlo dentro di te. Tu dici: “Ma che cosa mi permette di mantenerlo dentro la mia vita?”, il fatto che all’inizio della Messa, se c’eri, ti è stato chiesto di riconoscere davanti a Dio quali sono gli ostacoli perché questo accada, capito amico? Quando ti avvicini alla celebrazione eucaristica ed il sacerdote dice: “Prima di celebrare questa Eucarestia riconosciamo i nostri peccati” smettila di andare a cercare quella cosa che hai detto o quello che hai fatto, lascia perdere tanto in pochi secondi non ci arrivi, piuttosto in quel momento dì a Dio: “Dio tu lo sai, io ho una naturale propensione a non accogliere questa parola, cambia il mio cuore, dammi la purezza del cuore così che io ascoltando la tua parola possa credere che questa veramente poi diventa carne, che io la veda attuarsi, che io la veda prendere forma e carne dentro la mia povera carne”, allora sacramentalmente questa parola ascoltata entra dentro la nostra storia e comincia a muoversi e comincia ad entrare in quei recessi dove la nostra coscienza fa fatica ad intrattenersi con la nostra analisi, con la nostra introspezione, comincia a penetrare in quei recessi dell’anima dove non abbiamo saputo vedere fino in fondo, dove non abbiamo saputo chiedere perdono, dove non abbiamo saputo scorgere l’amore di Dio, perché chiusi e appesantiti dalla paura che abbiamo della morte, dalla paura che abbiamo dell’altro, dalla diffidenza, dall’amarezza, dalle cose che abbiamo patito, dalle ferite che ci sono state inferte, da tutte quelle lamentele che fanno tanto rumore dentro il nostro cuore, allora si farebbe silenzio come all’inizio della Creazione e Dio potrebbe dire: “In questo buio della tua esistenza: “Sia la luce” e poi separare nella tua vita le tenebre dal giorno e poi ancora separare la terra ferma dalle acque (Gen 1), così che tu possa iniziare ad organizzare la tua interiorità come posto dentro il quale il Figlio di Dio vuole mostrarsi. Lo capite allora, questa non è solo una questione mentale è una cosa che ti coinvolge totalmente è una contemplazione dalla quale esci poi pregno, fecondato, concepito, non un’idea, non un’immagine, non una sensazione un sentimento, ma un’attesa, l’attesa di una parola che veramente cambi la storia. Poi questa parola, come fa l’ovocellula quando è fecondata nell’utero si innesta dentro la parete dell’utero, così è il momento dell’Eucarestia quando riceviamo il corpo di Cristo, questa parola si innesta dentro di noi è una grazia che viene dal cielo, che viene dalla Trinità Santissima che passa per la croce di nostro Signore, una grazia così ridondante, così abbondante, fissa le parole, fissa l’attenzione e aumenta la nostra capacità umana così possiamo essere il luogo, il tempio della manifestazione del Figlio di Dio, con questa consapevolezza, con questo ventre ormai gravido dell’amore di Dio possiamo entrare nella storia e attendere che questo seme diventi una creatura, che questa cosa che c’è stata posta dentro diventi una persona, una persona che abbia la capacità di sciogliere i nodi della storia, di sciogliere i nodi del tuo prossimo, dunque questo Figlio di Dio prende carne dentro la tua carne, dentro la tua storia. Sai perché ti dico questo? Perché questo rapporto con la fede non sia solo un rapporto mentale ma sia un rapporto autentico, concreto che dà vita, che genera vita. Nella relazione con l’altro, nella relazione con la storia tu vedresti questo Verbo di Dio muoversi per esempio nel perdono, nella riconciliazione, aprendo il tuo cuore alle necessità dell’altro, sciogliendo veramente i nodi della storia, non più un cristiano che si lamenta di tutte le cose che gli vanno male ma un cristiano che fa luce nelle tenebre di un altro che non ha ricevuto questo dono. Allora sai che vedrebbe quell’altro? Non vedrebbe più te, con i tuoi reumatismi, con le tue lamentele, con le tue cose chiuse, con la tua religiosità così mediocre e le tue preghierucce, vedrebbe il Cristo, lo vedrebbe attuale, concreto, vicino, prossimo, autentico, potrebbe quasi toccarlo, si sentirebbe amato, perdonato, risollevato, toccato, sostenuto, santificato, abbracciato dall’amore, tu saresti solo un canale, saresti come uno di questi pastori che ha ascoltato gli angeli, cioè le parole di Dio scendere dal cielo e si sono messi in cammino per vedere dove splendeva questa luce e pur avendo visto una realtà normalissima come vedrai tu tra poco quando uscirai da questa chiesa per andare nella tua storia e hanno detto ciò che avevano veduto, ciò che avevano creduto, ciò che gli era stato mostrato e questi umili pastori assolutamente inutili diventano i primi apostoli del Re. Adesso dimmi un po’, sinceramente, dietro quale dito vuoi nasconderti? Cosa vorresti dire che tu sei meno di questi pastori? Sei battezzato, ti accosti ai sacramenti, hai molteplici possibilità di conoscere il mistero di Cristo e di praticarlo, sei stato irrigato dalla grazia, sei stato raggiunto dalla parola, sei stato fecondato dalla volontà di Dio, sei il luogo in cui questa volontà è chiamata a diventare carne, cosa dirai? Che hai troppo da fare? Che non sei abbastanza pronto? Che non sei abbastanza preparato? Sappi che questo mondo sta aspettando che tu la smetta di nasconderti, sta aspettando che tu senta di essere un uomo di Dio, una donna di Dio pronto a sciogliere i nodi della storia. Non ti nascondere più, quando guardi alla maternità di Maria, guarda alla possibilità che questo Verbo veramente diventi carne, allora assisterai alla trasformazione della tua carne cioè che la tua storia finalmente diventi piena, finalmente diventa santificata come quella di Dio, degna del cielo, degna di Dio stesso e all’inizio di questo anno solare che ti piace tanto festeggiare, possa lo Spirito di Dio accompagnare i tuoi giorni e giorno per giorno aprire gli scrigni di queste parole e lo scrigno del tuo cuore per scrostarlo dalle cose che lo hanno impedito, possa vedere, gustare, la bellezza di questo mistero ed insieme alla Vergine Maria, agli Angeli e ai Santi, proclamare la vittoria di Cristo sulla morte e la vittoria della nostra fede.

Sia lodato Gesù Cristo.

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