Santo Stefano Protomartire

Anno Liturgico C
26 dicembre 2012

Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Allelulia
Benedetto colui che viene nel nome del Signore;
il Signore è Dio, egli ci illumina.
Allelulia

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 10,17-22)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (Atti 6,8-10; 7,54-60)

In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al Sinedrio.
Tutti quelli che sedevano nel Sinedrio, [udendo le sue parole,] erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì.

Dal Salmo 30
R. Alle tue mani, Signore, affido il mio spirito.

Sii per me una roccia di rifugio,
un luogo fortificato che mi salva.
Perché mia rupe e mia fortezza tu sei,
per il tuo nome guidami e conducimi. R.

Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.
Esulterò e gioirò per la tua grazia,
perché hai guardato alla mia miseria. R.

Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori:
sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia. R.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Le armi della carità”
Dai «Discorsi» di san Fulgenzio di Ruspe, vescovo.
(Disc. 3, 1-3. 5-6 )

Ieri abbiamo celebrato la nascita nel tempo del nostro Re eterno, oggi celebriamo la passione trionfale del soldato. Ieri infatti il nostro Re, rivestito della nostra carne e uscendo dal seno della Vergine, si è degnato di visitare il mondo; oggi il soldato uscendo dalla tenda del corpo, è entrato trionfante nel cielo.
Il nostro Re, l’Altissimo, venne per noi umile, ma non poté venire a mani vuote; infatti portò un grande dono ai suoi soldati, con cui non solo li arricchì abbondantemente, ma nello stesso tempo li rinvigorì perché combattessero con forza invitta. Portò il dono della carità, che conduce gli uomini alla comunione con Dio.
Quel che ha portato, lo ha distribuito, senza subire menomazioni; arricchì invece mirabilmente la miseria del suoi fedeli, ed egli rimase pieno di tesori inesauribili.
La carità dunque che fece scendere Cristo dal cielo sulla terra, innalzò Stefano dalla terra al cielo. La carità che fu prima nel Re, rifulse poi nel soldato.
Stefano quindi, per meritare la corona che il suo nome significa, aveva per armi la carità e con essa vinceva ovunque. Per mezzo della carità non cedette ai Giudei che infierivano contro di lui; per la carità verso il prossimo pregò per quanti lo lapidavano.
Con la carità confutava gli erranti perché si ravvedessero; con la carità pregava per i lapidatori perché non fossero puniti.
Sostenuto dalla forza della carità vinse Saulo che infieriva crudelmente, e meritò di avere compagno in cielo colui che ebbe in terra persecutore. La stessa carità santa e instancabile desiderava di conquistare con la preghiera coloro che non poté convertire con le parole.
Ed ecco che ora Paolo è felice con Stefano, con Stefano gode della gloria di Cristo, con Stefano esulta, con Stefano regna. Dove Stefano, ucciso dalle pietre di Paolo, lo ha preceduto, là Paolo lo ha seguito per le preghiere di Stefano. Quanto è verace quella vita, fratelli, dove Paolo non resta confuso per l’uccisione di Stefano, ma Stefano si rallegra della compagnia di Paolo, perché la carità esulta in tutt’e due. Si, la carità di Stefano ha superato la crudeltà dei giudei, la carità di Paolo ha coperto la moltitudine del peccati, per la carità entrambi hanno meritato di possedere insieme il regno dei cieli.
La carità dunque è la sorgente e l’origine di tutti i beni, ottima difesa, via che conduce al cielo. Colui che cammina nella carità non può errare, né aver timore. Essa guida, essa protegge, essa fa arrivare al termine.
Perciò, fratelli, poiché Cristo ci ha dato la scala della carità per mezzo della quale ogni cristiano può giungere al cielo, conservate vigorosamente integra la carità, dimostratevela a vicenda e crescete continuamente in essa.

Trascrizione dell’Omelia

Nel cuore di questo brano dell’evangelista Matteo c’è una espressione secondo me importante per capire cosa Gesù sta dicendo veramente a questi uomini che ascoltano e cosa dice anche a noi, che siamo in qualche modo portati dagli uomini davanti ai tribunali pagani, e questa espressione è quella che dice: “quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt 10,19-20). Noi solitamente abbiamo un approccio un po’ magico con questa espressione, pensiamo che uno va davanti a un tribunale pagano, apre la bocca e lo Spirito parla al posto suo. Siccome nessuno di noi ha questa esperienza, ci viene giusto il sospetto che questo non sia vero, non sia possibile. Infatti noi abbiamo rimodulato, rimodellato questa fede e abbiamo detto un’altra cosa. Abbiamo detto molto più pragmaticamente: “Aiutati, che Dio ti aiuta”, che è esattamente il contrario di quello che si sta dicendo qui. Cerchiamo di entrare in questo problema, e cerchiamo di entrarci con la nostra vita.
Gesù sta parlando innanzitutto ai suoi discepoli, non sta parlando all’ultimo arrivato, dunque sta parlando a gente che lo ascolta, che lo ha ascoltato, che fa come lui e prega come lui. A chi sta parlando? A uomini che recitano con lui i salmi, a uomini che conoscono come lui la sapienza di Dio, a uomini che si muovono secondo l’insegnamento della Torah, cioè quella che noi chiamiamo la Legge. Dunque non sta dicendo a chiunque: “non ti preoccupare…”. Sta dicendo quello che direbbe il salmo 1, e loro lo capiscono: “Beato l’uomo che non siede in compagnia degli stolti ma si compiace della Torah del Signore, di questo insegnamento, lo medita di giorno e di notte. Costui sarà come un albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto al tempo opportuno”, cioè quando serve, perché affonda le radici, la ricerca, dentro la fonte della conoscenza. Qual è la fonte della conoscenza? E’ l’insegnamento che Dio dà ai suoi uomini attraverso la Sacra Scrittura, il magistero della Chiesa, la vita sacramentale e l’esperienza dei santi. Allora Gesù sta parlando a gente (il magistero della Chiesa non c’era ancora) che sa a che cosa ci si sta riferendo.
Facciamo conto che io alleno una squadra per un anno intero, arriva il campionato, guardo le persone e dico: “Tu ti metti là, tu là…adesso ognuno faccia così come ha imparato. Non abbiate paura perché nel momento giusto vi verrà in mente cosa dovrete fare”. Lo posso dire perché questi lo sanno. Qui non c’è magia, qui c’è prontezza, c’è desiderio di giocarsi, c’è conoscenza e quindi capacità di affrontare. Allora Gesù sta dicendo: “quando vi porteranno, non abbiate paura, lo Spirito parlerà”. Ma chi porterà chi, e dove?
Al tempo di Gesù, lo sappiamo, nel momento delle persecuzioni, alcuni uomini prenderanno questi discepoli e li porteranno davanti ai tribunali pagani, come ci è stato portato lui, e saranno condannati a morte, o al supplizio, o a qualcosa del genere. Là daranno la loro testimonianza, secondo quando Gesù ha appena detto loro. Cosa vuol dire a noi questo? Sta dicendo a noi: “gli uomini ti porteranno…”, sai quali uomini? Forse pure tua cognata che ti denuncia perché ti sei preso casa di tuo nonno. Ma ti porterà ai tribunali pagani chi ti giudica, chi ti dice: “non si fa così, non si dice così, lo so io…” e mormora contro di te. Cosa fa? Prende le cose che ti riguardano, senza che tu lo sappia, e le dice agli altri, instaurando una sorta di tribunale per vedere se tu sei giusto o non sei giusto: decidono loro. Qualche volta ti ci portano fino a questi tribunali, ti dicono: “secondo te è giusto fare questa cosa o non è giusto?”, presentandoti sempre situazioni limite, davanti alle quali tu, povero cristiano, non sai che dire. Perché non sai che dire? Perché vai sempre a cercare nel volume del tuo buon senso, apri la valigia e dici: “Oddio, che farei umanamente? Che cosa si potrebbe fare? Adesso telefono a mio cugino…”. Non sai mai esattamente cosa dire. Ma se tu avessi la conoscenza della Parola di Dio, se tutta la tua memoria si consumasse dentro questa ripetizione delle parole di Dio, se tutta la tua ricerca si muovesse dentro la sapienza dell’Altissimo, tu non avresti bisogno di cercare dentro il tuo buon senso, che peraltro – te lo dico – non serve a niente. Ma lo Spirito in quel momento tirerebbe fuori quella Parola che tu hai ricevuto, magari non ti ricordi quando, ma sta dentro la tua memoria. Ti è stata consegnata nella predicazione, nelle Letture, quando hai meditato la Parola a casa: si muove ormai dentro di me, perché sta scritto che la Parola è come la pioggia e la neve, non torna a Dio finché non ha fatto ciò per cui è stata mandata (cfr. Is 55,10-11). Dunque questa Parola ha un potere, uscirà fuori al momento giusto. Sarà proprio lo Spirito di Dio: è la stessa cosa che Gesù dirà ai suoi discepoli in un altro vangelo, nel vangelo di Giovanni, alla fine della sua predicazione. Il giorno prima del suo sacrificio sulla croce dirà ai suoi discepoli a proposito di questa Parola: “Voi farete cose più grandi di me perché lo Spirito che io vi manderò prenderà del mio e ve lo darà, vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (cfr. Gv 14,12; Gv 16,14).
Ora lo capisci, no? Come può ricordarti tutto ciò che ti ha detto? Se tu te lo ricordi ciò che ti ha detto. Ma se tu non lo hai mai sentito, che ti ricorda lo Spirito?
Questa è la sorte di Stefano. Stefano è associato molto a Gesù, lo ha detto anche il Papa, per questo è il primo martire subito dopo la nascita di Gesù, perché è quell’uomo che, avendo sperimentato la resurrezione di Cristo, si comporterà come lui. Quando parlerà di Gesù non si metterà a fare esempi di buon senso, ma guarderà i cieli, e li vedrà aperti, guarderà la gloria di Dio, guarderà cioè come Gesù Cristo sta alla destra di Dio, guarderà che relazione ha il Figlio di Dio con il Padre. Si riconoscerà in questa relazione in qualche modo, capirà come la grazia gli è arrivata, e mentre la contempla, comincia a raccontarla a quelli che lo ascoltano. Ma quelli che lo ascoltano non vorranno comprendere, si scandalizzeranno e allora prenderanno delle pietre per lanciargliele e Stefano morirà, dicendo quello che ha detto Gesù: “Padre, rimetto nelle Tue mani il mio spirito, e ti chiedo perdono per questi uomini, non imputare loro questo peccato” (cfr. At 7,59-60). Questo è il cristianesimo. Il cristianesimo è contemplare la presenza del Cristo nella storia, morire per Cristo, e perdonare quelli che ti hanno ucciso. Un’altra religione che fa le processioni ma non ama il prossimo e non perdona e non è pronta a consegnare se stessa per Gesù Cristo non è il cristianesimo, non può essere il cristianesimo. Altrimenti noi oggi festeggiamo una festa inutile, lo capisci questo? Non esiste una devozione che non renda Cristo al vivo davanti agli occhi degli altri. E Cristo al vivo si rende attraverso la predicazione, la donazione di sé, e il perdono degli altri. Allora tu diresti: “ma come si fa? Questo è troppo difficile”. Sapete i cristiani cosa dicono quando sentono queste cose? “Eh, ma questo è fondamentalismo cristiano”. Non c’è un altro cristianesimo, proprio non c’è. E se tu guardi con devozione alla croce di Cristo, sei un ipocrita se pensi che non puoi fare come lui. Non la guardare allora, guarda da un’altra parte. Se Cristo è il tuo vanto (cfr. Gal 6,14) e la sua croce è la tua vittoria e la tua forza, allora tu stai dicendo che sei pronto a morire come lui. Tu dirai: “ma come farò? Io non sono capace, francamente ho anche paura. Ci sono delle condizioni che non saprò riconoscere”. Cammina nelle vie di Dio, scopri le vie di Dio, conosci il Suo linguaggio, diventa familiare con i Suoi insegnamenti, non dare niente per scontato.
Tutto questo costruirà in te un edificio che niente potrà distruggere, né lo straripare dei fiumi, né i terremoti, nessuna cosa al mondo. E con questa buona testimonianza tu compirai il progetto che Dio ha fatto per te.

Sia lodato Gesù Cristo

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