Santo Stefano Martire

Anno Liturgico A
26 dicembre 2013

Ecco contemplo i cieli aperti

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Alleluia
Benedetto colui che viene nel nome del Signore;
risplende su di noi la luce del suo volto.
Alleluia

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 10,17-22)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (Atti 6,8-10; 7,54-60)

In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al Sinedrio.
Tutti quelli che sedevano nel Sinedrio, [udendo le sue parole,] erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì.

Salmo 30
R. Signore Gesù, accogli il mio spirito.

Sii per me una roccia di rifugio,
un luogo fortificato che mi salva.
Perché mia rupe e mia fortezza tu sei,
per il tuo nome guidami e conducimi. R.

Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.
Esulterò e gioirò per la tua grazia,
perché hai guardato alla mia miseria. R.

Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori:
sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia. R.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Le armi della carità”
Dai «Discorsi» di san Fulgenzio di Ruspe, vescovo.
(Disc. 3, 1-3. 5-6 )

Ieri abbiamo celebrato la nascita nel tempo del nostro Re eterno, oggi celebriamo la passione trionfale del soldato. Ieri infatti il nostro Re, rivestito della nostra carne e uscendo dal seno della Vergine, si è degnato di visitare il mondo; oggi il soldato uscendo dalla tenda del corpo, è entrato trionfante nel cielo.
Il nostro Re, l’Altissimo, venne per noi umile, ma non poté venire a mani vuote; infatti portò un grande dono ai suoi soldati, con cui non solo li arricchì abbondantemente, ma nello stesso tempo li rinvigorì perché combattessero con forza invitta. Portò il dono della carità, che conduce gli uomini alla comunione con Dio.
Quel che ha portato, lo ha distribuito, senza subire menomazioni; arricchì invece mirabilmente la miseria del suoi fedeli, ed egli rimase pieno di tesori inesauribili.
La carità dunque che fece scendere Cristo dal cielo sulla terra, innalzò Stefano dalla terra al cielo. La carità che fu prima nel Re, rifulse poi nel soldato.
Stefano quindi, per meritare la corona che il suo nome significa, aveva per armi la carità e con essa vinceva ovunque. Per mezzo della carità non cedette ai Giudei che infierivano contro di lui; per la carità verso il prossimo pregò per quanti lo lapidavano.
Con la carità confutava gli erranti perché si ravvedessero; con la carità pregava per i lapidatori perché non fossero puniti.
Sostenuto dalla forza della carità vinse Saulo che infieriva crudelmente, e meritò di avere compagno in cielo colui che ebbe in terra persecutore. La stessa carità santa e instancabile desiderava di conquistare con la preghiera coloro che non poté convertire con le parole.
Ed ecco che ora Paolo è felice con Stefano, con Stefano gode della gloria di Cristo, con Stefano esulta, con Stefano regna. Dove Stefano, ucciso dalle pietre di Paolo, lo ha preceduto, là Paolo lo ha seguito per le preghiere di Stefano. Quanto è verace quella vita, fratelli, dove Paolo non resta confuso per l’uccisione di Stefano, ma Stefano si rallegra della compagnia di Paolo, perché la carità esulta in tutt’e due. Si, la carità di Stefano ha superato la crudeltà dei giudei, la carità di Paolo ha coperto la moltitudine del peccati, per la carità entrambi hanno meritato di possedere insieme il regno dei cieli.
La carità dunque è la sorgente e l’origine di tutti i beni, ottima difesa, via che conduce al cielo. Colui che cammina nella carità non può errare, né aver timore. Essa guida, essa protegge, essa fa arrivare al termine.
Perciò, fratelli, poiché Cristo ci ha dato la scala della carità per mezzo della quale ogni cristiano può giungere al cielo, conservate vigorosamente integra la carità, dimostratevela a vicenda e crescete continuamente in essa.

Trascrizione dell’Omelia

Qualche volta quando ascoltiamo queste parole, ci sembrano un po’ anacronistiche, quando parlano di persecuzione noi non sappiamo neanche che cos’è, si viviamo delle persecuzioni da parte di gente a cui siamo antipatici però c’è la legge sullo stalking e grazie a Dio anche la persecuzione è superata, il nostro cristianesimo non ci espone, il nostro cristianesimo non è uno scandalo per nessuno dunque non è questione di persecuzione e questo ci farebbe piacere ma purtroppo il nostro cristianesimo non è occasione di annuncio perché l’annuncio si fa col sangue nella chiesa, guarda questa parola di Gesù che hai ascoltato questa sera dal Vangelo di Matteo: “Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani”, tu che pensi? A quale sinagoga ti portano? A quale tribunale? Vuoi che te lo dica? Telo dico … Cosa pensi che il modo di pensare del mondo di questo tempo non è contro la tua fede, non è contro il tuo cristianesimo? Prova a dire al tuo datore di lavoro che devi stare a casa il pomeriggio e non puoi tornare sempre alle 9 di sera perché devi curare anche la tua famiglia, prova a dire che la Domenica i negozi siano chiusi perché la Domenica per te è un giorno di riposo, se ne dici altre due tre di queste cose, ti portano davanti ai tribunali e ti licenziano e tu che fai? Vai dai sindacati e fai la vertenza perché ti hanno licenziato? Quelli gli danno ragione. Tu dici: “Io questo non lo faccio perché se lo facessi, sai ho famiglia, come faccio? Posso esporre la mia famiglia?”, mettiti nei panni di questi uomini che avevano famiglia, che avevano figli, perché erano esposti, perché pagavano con il sangue ..allora prova a guardare quando Gesù dice: “Sarete messi a morte a causa del mio nome” e capisci che è vero, a causa della nostra relazione con Lui siamo messi a morte, siamo messi in difficoltà, la nostra vita è messa in difficoltà, le relazioni familiari, tutto è messo in difficoltà, così anche il problema dell’educazione dei figli, le scuole dei figli. Questo vale anche per i sacerdoti, siamo sacerdoti ma evidentemente non siamo molto credibili, se fossimo credibili questa società ci darebbe contro, già un po’ lo fa ma diciamo in modo anora soft, se noi dicessimo al mondo che c’è una cifra, che c’è un criterio che interpreta la storia e che questo criterio è la croce di Gesù Cristo questo mondo si scandalizzerebbe, direbbe: “ Queste cose non ci piacciono, la morte non ci piace, il sacrificio non lo vogliamo”. Torniamo a questo brano che abbiamo letto per celebrare la festa di Stefano di cui celebriamo il martirio, dopo la morte del Signore il primo ad a dare la vita è Stefano diacono che era stato scelto per il servizio delle mense e parlava con grande sapienza così è scritto negli Atti degli Apostoli e significa che Stefano conosceva le Scritture e quando parlava non parlava così come dice la gente per sentito dire: “Secondo me, mi sembra …” non è secondo me come diciamo noi, semmai quando parlava poiché era sapiente diceva: “Come dice Isaia, come dice Geremia, come sta scritto nei profeti, come dice il salmo”, cioè parlava secondo sapienza, secondo la sapienza di Dio, quest’uomo era comprensibile per quelli della sinagoga e per quelli del tempio, però gli era diventato antipatico perché aveva detto a tutti che questo tempio sarebbe caduto e questo non piaceva. Tu vai a dire a questa società, ora è tardi ma se l’avessi detto qualche anno fa che questo mondo che si regge sull’economia e sulla finanza sarebbe caduto, ti avrebbero preso per un imbecille, per un idealista, per un utopista o per non so cosa ma questo mondo sta cadendo per questo. Allora disputano con Stefano ma non riescono a vincerlo e si scandalizzano per quello che Stefano dice a proposito del tempio, Stefano ad un certo punto dice una cosa: “Ecco i contemplo i cieli aperti, mi si è aperto uno squarcio e vedo Dio ed il suo Figlio seduto alla sua destra”, cosa vede Stefano una visione miracolosa e costruiscono un santuario con le bancarelle perché ha visto Gesù o la Madonna? Stefano ha visto che la relazione tra Dio e l’uomo mentre quella tra l’uomo e l’uomo diventava problematica quella tra l’uomo e Dio non è interrotta, vedere i cieli aperti vuol dire che non c’è più distanza tra quello che si vive sulla terra e quello che si vive nei cieli, come dice il Padre nostro la tua volontà come si fa nei cieli si fa sulla terra, se io faccio la volontà di Dio sulla terra vedo la volontà di Dio nel cielo, la contemplo, la vedo, la adoro, la capisco come buona, come autentica dunque posso dare la mia vita. Cominciano a lapidarlo mentre Saulo, Paolo, riceve i mantelli di quelli che lo lapidano, questo ragazzetto vede questa scena, ascolta queste parole, le capisce, non le capisce, preso com’è dallo zelo per le cose del giudaismo Paolo che è un fariseo sicuramente si sarà scandalizzato, mentre Stefano diceva queste cose si strappavano i vestiti: “Ho visto Dio e il Figlio di Dio? Ma siamo matti? Dio è uno come fai ad ire questo? Come fai a dire che questa relazione non è più attraverso i sacrifici, non è più attraverso il regno, attraverso questa fiorente economia che abbiamo a Gerusalemme ma è addirittura nel mi cuore e nel cuore di Dio?”. Allora Stefano fa un atto liturgico, Stefano dice la stessa cosa che dice Gesù sulla croce: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”, Gesù ha detto sulla croce: “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito” e detto questo spirò” (Lc 23,46), ricordate no? Fa quello che ha detto Gesù sulla croce, ivoca Gesù e dice: “Metto il mio spirito nelle tue mani” questo è un atto liturgico, Stefano usa le parole di Gesù per dire che cosa sta accadendo perché chi ascolta capisca che sta agendo secondo la volontà di Dio, “Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato” come quello che dice Gesù sulla croce, chi fa questa liturgia salva il mondo, guarda come abbiamo iniziato la Messa questa sera, sicuramente non ve lo ricordate: “Donaci o Padre di esprimere con la vita il mistero che celebriamo”, sta dicendo questa Colletta: “Donaci o Padre di mostrare che la liturgia non è una ritualità che si fa dentro i luoghi santi, che la liturgia è un’espressione comprensibile di quello che noi comprensibilmente facciamo nella storia, quello che noi facciamo vedere nella vita, ciò che si vede nelle nostre relazioni con gli altri, questa è la liturgia, se non è questo non è liturgia è liturgismo è una funzione, tu vieni quando ti pare a Messa, quando te la senti, quando hai fatto in tempo, quando sei arrivato dici una preghiera te ne vai fai la tua devozione e finito là ma questa non è liturgia, non la fai qui? Non la fai manco fuori. Non la vivi qui? Non la vivi manco fuori. Guarda se fuori ti viene spontaneo e spirituale dire: “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno” lo dici? Non lo dici, quando è che trovi le difficoltà nel mondo e dici: “Padre non ce la faccio più, nelle tue mani affido il mio spirito”? Mai, prima di dirlo hai già gettato tutte le carte che avevi a disposizione. Amici il cristianesimo non si può inventare da un momento all’altro, il cristianesimo devi conoscerlo, praticarlo, è il tuo cuore che deve cambiare, tutto quello che ti riguarda e non solo qualche spazietto libero che t’è rimasto nel cervello per essere devoto a qualche santo per qualche motivo, il coraggio di Stefano, la luce di Stefano, la bellezza di questa esperienza ti sia di insegnamento e freschi dello splendore della bellezza del Natale chiediamo a Dio che ci accompagni, che ci mantenga questo spirito per affrontare le cose del mondo.

Sia lodato Gesù Cristo.

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