II° Domenica del Tempo Ordinario

Anno Liturgico A
15 gennaio 2017

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

PRIMA LETTURA – Dal libro del profeta Isaìa (Is 49,3.5-6)

Il Signore mi ha detto:
«Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poiché ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».

Dal Salmo 39
R. Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio. R.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo». R.

«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo». R.

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai. R.

SECONDA LETTURA – Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 1,1-3)

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Omelia sul battesimo di Cristo e sull’Epifania)

Non nel momento della sua nascita bensì in quello del suo battesimo Cristo si è manifestato a tutti. Fino a quel giorno, pochi lo conoscevano, quasi tutti ignoravano la sua esistenza e chi egli fosse. Giovanni Battista diceva: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete” (Gv 1,26). Anche Giovanni condivideva la stessa ignoranza di Cristo fino al battesimo di lui: “Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo”…
Quale ragione infatti dà Giovanni per questo battesimo del Signore? Era, dice, per farlo conoscere a tutti. Anche san Paolo dice: “Giovanni ha amministrato un battesimo di penitenza, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui” (At 19,4). Per questo Gesù riceve il battesimo di Giovanni. Passare di casa in casa, per presentare Cristo e dire che egli era il Figlio di Dio, era difficile a Giovanni rendere tale testimonianza. Condurlo alla sinagoga e designarlo come Salvatore avrebbe reso la sua testimonianza poco credibile. Invece quando, in mezzo a una grande folla radunata lungo il Giordano, Gesù ricevette la testimonianza fattasi chiaramente sentire dal cielo, e quando lo Spirito Santo scese sopra di lui sotto la forma di una colomba, ciò confermava la testimonianza di Giovanni senz’alcun dubbio.
“Io non lo conoscevo” diceva Giovanni. Chi te l’ha fatto conoscere? “Chi mi ha inviato a battezzare”. E cosa ti ha detto? “L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo”. Dunque lo Spirito ha rivelato a tutti colui di cui Giovanni aveva proclamato le meraviglie, quando è sceso per designarlo, per così dire, con la sua ala.

Trascrizione dell’Omelia

“Ho sperato, ho sperato nel Signore ed Egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido”, così dice l’orante che ha scritto questo salmo e così porta in sé l’espressione di un popolo che ha conosciuto la schiavitù dell’Egitto che proprio in quella dimensione così distante dalla salvezza ha gridato verso Dio e ha visto Dio chinarsi su di lui fino al punto da mettere un canto nuovo al passaggio del mare, questo popolo si è incamminato nel deserto e ha sperimentato gradualmente da una parte il desiderio di congiungersi a Dio che lo aveva chiamato e salvato e dall’altra la fatica di confrontarsi con la propria debolezza, con il proprio peccato, con le tentazioni che durante il cammino nel deserto sempre gli venivano incontro. Si è accorto che nulla avrebbe potuto offrire a Dio questo popolo chiamato ad essere luce delle nazioni, come dice Isaia nella Prima Lettura, aveva smarrito il senso di questa vocazione, di questa chiamata. Come succede a noi battezzati che pur eletti in Cristo fin dal nostro Battesimo, facilmente dimentichiamo nel corso della vita quali erano le prerogative, e le promesse anche, di questo dono meraviglioso che Dio ci ha fatto chiamandoci nella sua Chiesa. Tutta la vita anche noi facciamo un cammino in un deserto di strade in cui siamo oppressi da molte cose, spesso da cose che noi stessi generiamo, dal nostro peccato, dalla tentazione alla quale andiamo incontro e finché non incontriamo il Signore veramente, non ci sappiamo liberati, ci sperimentiamo un po’ come Israele, come schiavi, come servi, dalla schiavitù del peccato alla servitù a Dio. Ma da quella schiavitù alla servitù ancora non abbiamo appreso Dio veramente come ci ha pensati o con quale nome ci vuole chiamare, ci sentiamo ancora dipendenti e da dipendenti non riusciamo a stabilire con Dio un rapporto di amore autentico, una sorta di sudditanza, una sudditanza che si esprime a volte con qualche fervore ed ogni tanto con tanta infedeltà ma soprattutto con tanta incapacità di credere veramente che Dio ci ha amati e nell’ignoranza del dono di grazia che Egli ancora vuole farci finché non l’abbiamo scoperto. Dunque dice Dio nel profeta Isaia: “Io mi sono accorto che è troppo poco che ti chiami mio servo, tu non sei mio servo, tu sei mio figlio, tu sei il mio eletto. Io questa messianicità che ho riposto sulla tua sorte, Israele, la voglio trasformare in una relazione autentica, vera, in cui tu sei mio figlio ed io poiché sei mio figlio posso darti tutto ciò che mi appartiene proprio come un padre farebbe con i suoi figli, farti cioè erede, erede di ciò che posseggo. Dunque se io ti chiamo ad essere erede, la tua vocazione cambia, la tua identità cambia, cambia da servo a figlio, la tua vocazione cambia da chi è avventizio nella casa a chi possiede i beni della casa. E perché questo ti sia chiaro e sia chiaro a chi ti incontra, io ti chiamerò ad essere luce per le nazioni, tu brillerai in mezzo agli uomini”. E questo Israele lo comprende gradualmente, lo comprende nell’attesa, pensando sempre che tuttavia la distanza tra la volontà di Dio e la volontà dell’uomo è troppo lontana, non riesce a capire come colmare questo vallo, questo abisso, Dio desidera, ha un progetto per l’uomo, ma l’uomo fa fatica a comprenderlo e soprattutto non si fida di poterlo compiere davvero, finché l’uomo non dice “ecco io vengo” come il salmo di stasera, “si compia in me secondo la tua volontà” perché? Perché ho scoperto chi sono, se io sono figlio, la tua volontà è la mia volontà, tutto quello che pensi è tutto quello che mi dai, tutto quello che mi dai è mio, dunque la mia volontà e la tua volontà sono una cosa sola. L’ho capito, l’hai capito anche te, ci sei arrivato? La tua mente te l’ha detto: “è vero, devo compiere la volontà di Dio”, ma la tua carne continua a dire: “ma come posso compiere quello che appena appena ho intravisto? Ho capito, ho creduto di capire, ma come questo poi si declina concretamente nella storia? Non lo so, non lo so fare, mi sento incapacitato ad abitare questa vocazione: chiamato ad essere figlio, preferisco troppo spesso di rimanere un servo e qualche volta, perché no, qualche volta anche a tornare ad essere schiavo”. Allora ho visto una parola passare davanti ai miei occhi e qualcuno l’ha indicata, l’Antico Testamento per bocca di Giovanni il Battista dice: “Costui è l’Agnello di Dio, è lui che farà quello che ti è impossibile fare, è lui che si caricherà di questo compito che per te è arduo, è lui che, avendo contemplato la volontà del Padre e avendola imparata di nuovo nel corso della sua vita, desidera compiere ciò che ha visto perché nessun uomo dica più: “alla mia umanità è impossibile”, verrebbe allora l’umanità del Cristo a dire: “nella mia è stato possibile e siccome la mia umanità è la tua umanità anche a te è possibile, dici che per te è difficile? Anche per me in qualche modo poteva essere difficile, ma io non ho sospettato della volontà di Dio, dunque non sospettare anche tu e ciò che ancora non credi sia possibile, attendi che si compia, sul rotolo del Libro di me è scritto di fare la tua volontà, e siccome io ho scoperto che ciò che è scritto nel Libro è ciò che riguarda la mia vita da ora e per sempre io mi abbandono alla fedeltà di Dio “come olivo verdeggiante nella casa del mio Dio”. E dunque Giovanni il Battista in questo brano dice: “È lui di cui vi ho detto”, Giovanni il Battista parla a nome di tutto l’Antico Testamento a dire: “Tutti noi abbiamo atteso che venisse costui nella sua divinità e nella nostra umanità a compiere ciò che nella nostra umanità non avremmo potuto. È lui che, abbassando la divinità fino a noi, ci ha fatto comprendere che la divinità è per noi e noi siamo per la divinità” e quando l’abbiamo incontrato non lo abbiamo incontrato solo come uno che ci rimette i peccati, ma come uno che rimettendoci i peccati ci dà la vita eterna, cioè dilata la nostra speranza proiettandola in un futuro assoluto là dove Dio ci ha pensati, ci ha scelti, ci ha chiamati e ci sta gradualmente attirando. Allora tu vedi come all’inizio di quest’anno, cioè questo tempo ordinario cominciato con la seconda Domenica, come sempre sei invitato a capire, ad accettare e ad accogliere gradualmente questo mistero, questa vocazione ad essere come Cristo non solo luce per le nazioni, ma santità da donarsi a ogni uomo. E tu di questo sei oggi missionario, tu non sei chiamato solo a dire le cose di Dio e men che meno a rimproverare gli altri perché non le mettono in pratica, tu sei chiamato a brillare in questa generazione perché ogni uomo pur peccatore e lontano dalla Legge di Dio sappia di essere chiamato alla santità. Ma se tu snobbi questa chiamata, come farà l’uomo di questa generazione a capirlo? Se tu sei solo un ostentatore di queste liturgie, se tu quando esci da qua hai dimenticato la tua dignità e identità che Dio vuole riservarti, come farai a portare frutto? Non rischierai forse di nascondere questo talento sotto terra e di pensare stoltamente di restituirlo così a Dio così come te l’ha dato senza portare frutto? Come potrai metterti davanti al trono dell’Altissimo? E guarda che qua nessuno sta dicendo che non sei degno di Dio perché sei un peccatore, tutti noi siamo peccatori e non siamo degni di Dio, ma Lui si è fatto come noi perché la nostra indegnità non ci mettesse in difficoltà, non ci scandalizzasse più, dunque non hai più scusanti, dunque non hai più alibi, ma ritieni questo, non come una nullità, come quella di Adamo che si è dovuto coprire con le foglie perché si vergognava dell’amore di Dio, non ritenere questo come un atto che ti denuda e ti mette in ridicolo a causa delle tue debolezze, ritienilo piuttosto un vantaggio perché se tu ti scopri nudo, Egli ti rivestirà, perché se tu ti scopri incapace, Lui con la sua forza, la potenza del Cristo ti metterà nelle condizioni di essere abitato dal suo Spirito, come colomba scendeva sul Figlio di Dio per riconoscere davanti agli uomini il rapporto con il Padre, come colomba sempre scende sulla tua vita perché tu sappia di essere chiamato a questa dignità. Dunque non ti nascondere più, dunque non ti accontentare più di una pratica così intimista della fede, piuttosto scruta la Parola di Dio, scruta la sua volontà finché tu non abbia compreso come compierla in questo tempo della storia che ti è affidato. Questo talento non lo puoi nascondere dentro le tue depressioni, le tue paure, le tue difficoltà, la tua incapacità di saperti amato, le storie, le ferite che hai ricevuto, tutto un cumulo di cose che racconti a tutti tutte le volte che si avvicinano alla tua vita. Sei un annunciatore, sii consapevole di essere stato chiamato dalla tenebre alla sua ammirabile luce. Sia lodato Gesù Cristo.

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