Santa Famiglia

Anno Liturgico B
28 dicembre 2014

I miei occhi hanno visto la tua salvezza

Messa della mattina

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Alleluia, alleluia.
Molte volte e in diversi modi nei tempi antichi
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente,
in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,22-40)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. Parola del Signore.

PRIMA LETTURA – Dal libro della Genesi (Gen 15,1-6; 21,1-3)

In quei giorni, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede». Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.

Salmo 104 (105)
R. Il Signore è fedele al suo patto.

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
A lui cantate, a lui inneggiate,
meditate tutte le sue meraviglie. R.

Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
ricercate sempre il suo volto. R.

Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca,
voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto. R.

Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera agli Ebrei (Eb 11,8.11-12.17-19)

Fratelli, per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare. Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“L’esempio di Nazaret”
Dai «Discorsi» di Paolo VI, papa
(Discorso tenuto a Nazaret, 5 gennaio 1964)

La casa di Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, ad imitare.
Qui impariamo il metodo che ci permetterà di conoscere chi è il Cristo. Qui scopriamo il bisogno di osservare il quadro del suo soggiorno in mezzo a noi: cioè i luoghi, i tempi, i costumi, il linguaggio, i sacri riti, tutto insomma ciò di cui Gesù si servì per manifestarsi al mondo.
Qui tutto ha una voce, tutto ha un significato. Qui, a questa scuola, certo comprendiamo perché dobbiamo tenere una disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del vangelo e diventare discepoli del Cristo. Oh! come volentieri vorremmo ritornare fanciulli e metterci a questa umile e sublime scuola di Nazaret! Quanto ardentemente desidereremmo di ricominciare, vicino a Maria, ad apprendere la vera scienza della vita e la superiore sapienza delle verità divine! Ma noi non siamo che di passaggio e ci è necessario deporre il desiderio di continuare a conoscere, in questa casa, la mai compiuta formazione all’intelligenza del vangelo. Tuttavia non lasceremo questo luogo senza aver raccolto, quasi furtivamente, alcuni brevi ammonimenti dalla casa di Nazaret.
In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazaret, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci quanto importanti e necessari siano il lavoro di preparazione, lo studio, la meditazione, l’interiorità della vita, la preghiera, che Dio solo vede nel segreto.
Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale. Infine impariamo la lezione del lavoro. Oh! dimora di Nazaret, casa del Figlio del falegname! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo, ma redentrice della fatica umana; qui nobilitare la dignità del lavoro in modo che sia sentita da tutti; ricordare sotto questo tetto che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che riceve la sua libertà ed eccellenza, non solamente da quello che si chiama valore economico, ma anche da ciò che lo volge al suo nobile fine; qui infine vogliamo salutare gli operai di tutto il mondo e mostrar loro il grande modello, il loro divino fratello, il profeta di tutte le giuste cause che li riguardano, cioè Cristo nostro Signore.

TRASCRIZIONE dell’OMELIA

Questa mattina la chiesa ci mette davanti questa icona della Sacra Famiglia e noi abbiamo dei problemi infiniti di fronte a questa immagine, perché? Perché vi abbiamo attribuito nel corso dei secoli cose che alla famiglia non appartengono e anche per questo forse questa generazione trova tanta difficoltà a guardare nella famiglia un modello, come diceva la Colletta stamattina, un modello mirabile, un modello di vita addirittura, perché? Perché si è incrostata, l’idea della famiglia, di aspetti molto borghesi, molto legati a quella che dovrebbe essere la famiglia perfetta, per esempio tra gli anni ’50, ’60, e ’70, la famiglia perfetta come era fatta? Madre, padre, figlio maschio più grande e figlia femmina più piccola, questa era l’iconografia classica, questa è la famiglia secondo il pensiero dell’uomo, quello che serve a me della famiglia, mi serve un figlio maschio e una figlia femmina, mi serve un modello che sia abbastanza equilibrato, non di più. Dunque una famiglia terrena, una famiglia a mia immagine e somiglianza, non una famiglia secondo il pensiero di Dio. E qual è la famiglia secondo il pensiero di Dio? La Scrittura oggi ci aiuta abbastanza ad avvicinarci a questo pensiero, cosa dice? Innanzitutto intorno al concetto di patto, di alleanza che Dio stabilisce con il suo popolo, iniziando da Abramo, già traspare abbastanza bene che l’elemento fondamentale con cui si gioca questa alleanza, è una promessa che Dio fa ad Abramo e a Sara, che sono vecchi, avanti negli anni e sono senza figli, promette loro che avranno un figlio, anzi, che avranno una discendenza grandissima che non si potrà contare, come le stelle del cielo e i granelli della sabbia del mare e Abramo crede a questa profezia, crede a questa cosa che Dio gli promette, dunque dice la Scrittura che Abramo nella sua vecchiaia crede che Dio gli darà una discendenza infinita, tu capisci qual è il peso di questa fede, qual è la forza di questo patto, ti immagini uno che è anziano e ha una moglie che è anziana e sterile, che non hanno figli, credono che Dio gli darà una discendenza, a cosa servirà questa discendenza di Abramo? Lo imparerà nel corso delle generazioni, tutto Israele dirà che la discendenza è un luogo nel tempo in cui ogni padre può passare ai figli la Torah di Dio, cioè l’insegnamento di Dio. Perché passarglielo? Per farne a tutti i costi di tutte le famiglie una stirpe ebraica? No, gliela passa perché ogni generazione si prepari. A cosa si prepari? All’avvento del Messia, perché ogni generazione si prepari a ricevere da Dio una risposta definitiva e a conoscerlo in modo definitivo, per sempre, dunque una promessa di eternità nella promessa della discendenza di Abramo. Abramo crede a questo, non crede che Dio farà un miracolo a Sara, Abramo crede che Dio farà un miracolo a Israele, cioè che Dio si farà conoscere fino a relazionarsi con l’uomo faccia a faccia. E questa è la storia, tutta Israele porta questa promessa fino a Gesù Cristo, non ce la fa a riconoscerlo ma Gesù, il Verbo incarnato, inaugurerà un tempo nuovo in cui veramente Dio si farà conoscere e si relazionerà. Come si relazionerà? Come un Padre, questo abbiamo compreso noi, dunque ha ristabilito una relazione Figlio-Padre, una relazione di totale fiducia, di abbandono, di confidenza, di grande stabilità diremo, poi ci ha mandato il suo Spirito, cioè attraverso il Figlio ci ha fatto conoscere come Egli ci ama, che cosa vuole fare con la nostra vita, dove ci sta portando ma soprattutto con lo Spirito noi conosciamo come Dio è presente dentro le azioni della nostra esistenza. Quella Torah che era arrivata fino a noi e che in Gesù cristo si è trasformata come una realtà vivente, come una realtà personale, che è appunto il Figlio di Dio, rimane con noi come speranza di vita eterna, il progetto di Dio diventato carne diventa passaggio per la vita eterna, diventa quasi il biglietto pagato per la vita eterna, per questo sta scritto: “Onora il padre e la madre” (Es 20,12), cioè lega la tua speranza a quella che i tuoi ti hanno consegnato, lega la tua speranza di vita eterna a quello che hai ricevuto da tuo padre e tua madre, perché? Perché loro non ce l’hanno fatta ad arrivare fin dove Dio li aveva chiamati, come probabilmente non ce la farai tu ma porterai il tuo testimone fino alla generazione che viene, perché di generazione in generazione ognuno impari da Dio questa logica di redenzione, di ricapitolazione in Cristo, di ritorno a casa, di celebrazione della liturgia perenne che è la vita eterna così come la chiesa ci ha insegnato, questo è il modello vero e questo modello, guarda la Trinità, se il Figlio scompare perché muore in croce e ascende al cielo, non rimane forse con te lo Spirito? E lo Spirito che ti viene donato non è caparra della presenza di Dio? Non è caparra della presenza del Figlio? Non è nello Spirito che tu conosci il Figlio ed il Padre e li onori? Adesso trasponi nella famiglia questa logica, ma se anche venisse a mancare uno della famiglia, l’amore nella famiglia, non sarebbe quello sufficiente a rendere presente chi manca e a portare a compimento ciò che è stato donato dalla generazione precedente? E se anche tuo padre avesse mancato contro di te o tua madre avesse mancato contro di te, non è affidato alle tue mani la possibilità di ricostruire nella generazione che viene la credibilità delle relazioni e l’amore, quello vero, che è disposto ad arrivare fino alla morte? Ma noi abbiamo trasformato questa logica, abbiamo detto: “L’amore non è questo, l’amore è un sentimento, nasce cresce e muore”, di morte noi parliamo, la morte noi celebriamo, la morte dell’amore come un sentimento che svanisce, è chiaro che celebrando la morte dell’amore noi abbiamo aperto la strada ad un cimitero di relazioni, quelle che viviamo, quelle che subiamo, quelle che ci schiacciano, quelle che ci hanno lasciati soli. Di più, in questo cimitero che non ha speranza di vita eterna, noi non riusciamo più a concepire la possibilità di ricostruire una relazione, per cui chi esce fuori con i cocci rotti da queste esperienze, difficilmente pensa di poter ricominciare! No, relazioni tante, tutte quelle che ti vengono in mente, ma una relazione sponsale no! Da cosa lo possiamo dire? Dal fatto che i figli non si sposano. Ma voi pensate che sia un problema che i figli non si sposano e che vadano a convivere? Ma non è un problema, è solo una reazione. A che? Alla famiglia? No, non alla famiglia, perché se conoscessero la famiglia secondo il modello che è presso Dio, si sposerebbero. Loro stanno reagendo all’idea di famiglia che gli abbiamo dato noi, che è asfittico, che è ipocrita, che è chiuso, che non è buono, che non ha funzionato e si sta sgretolando, a questo reagiscono e vorrei vedere se non reagiresti anche te a questo e dunque vanno cercando altrove, vanno cercando in altri modi e vanno così un po’ dispersi, non c’è più nessuna Torah da passare loro, non c’è più nessun insegnamento da consegnargli, anzi oggi chi si sente liberato da tutti questi insegnamenti dice: “No, io lo lascio libero sceglierà da grande se diventare cristiano, buddista o vattelappesca cosa o niente di tutto questo”, questo amici è subumano, non è altamente culturale intellettuale, questo è subumano, perché questa bella gente radical chic che fa queste scelte qua, poi quando si tratta di dare da mangiare ai figli va a cercare cose impensabili, li sterilizza a tutto, per questo siamo come siamo. Oggi la chiesa non può che gridare da una parte allo scandalo che abbiamo noi stessi prodotto e che è diventato poco credibile per il mondo e dall’altra parte tentare di ricostruire una logica salvifica che riparta dalla relazione, che riparta da quella relazione che noi torniamo a contemplare in Dio Padre, Figlio e Spirito perché si possa ricostruire un tessuto dove anche la famiglia ripercorra questo itinerario che è un itinerario glorioso. Qual è allora il segreto di questa Sacra Famiglia? Il segreto è la presenza di Cristo, è la logica di un Dio che si abbassa, tu hai ragione quando dici le cose che dici, tu hai ragione a pensare le cose che pensi contro quelli, contro quegli altri e per la libertà a tutti i costi, una cosa ti manca, non l’intelligenza, ce ne hai pure troppa, l’umiltà ti manca e l’umiltà nella famiglia è proprio il Figlio di Dio, è proprio un Dio che si fa carne, questo cambia la storia. Allora se hai festeggiato e celebrato il Natale, festeggia la grandezza di Dio che si fa carne ma non ti prendere cose per conto tuo come se ti appartenessero e come se tu non dovessi rendere conto a nessuno, guarda che cosa fa tutto l’Antico Testamento, quello credente, quando si avvicina al Figlio di Dio, lo può riconoscere? No, è un bambino, tu la puoi riconoscere la parola di Dio come presenza di Dio? No, è una parola come ne senti tante ma Simeone che ha portato con sé questa tradizione di padre in figlio, quando vede il bambino insieme al padre e alla madre e non ci stanno angioletti, non ci stanno aureole, non ci sta niente di niente, quando li vede dice: “Ora lascia Signore che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola, perché adesso i miei occhi han visto la tua salvezza”, mica hanno visto dei bambolotti di coccio, “han visto la tua salvezza” cioè questa promessa della tua presenza in mezzo a noi come una parola umile, un parola che si può toccare e che finalmente può abitare in mezzo a noi. E poi Anna questa strana profetessa che è rimasta vedova dopo sette anni di matrimonio, come i sette giorni della creazione dentro i quali ancora la famiglia umana aveva questo appannaggio, con questo retaggio di poter mostrare la relazione Trinitaria e dopo il peccato originale anche lei esprime la vedovanza rispetto a Dio ma attraverso le epoche anche Anna cioè tutta la creazione è pronta là ad aspettare questo Messia che viene e anche lei lo riconosce e celebra e onora Dio in quel giorno in cui vede faccia a faccia come Dio mantiene fede ai suoi progetti. Allora hai capito amico mio? Smettila di dire: “Secondo me …” se vuoi essere umile davvero smettila di pensare: “Secondo me è così”, troppi cadaveri a causa del “Secondo me”, lasciati insegnare questo linguaggio, ricomincia da capo, torna sui banchi di scuola della sapienza, ricostruisci un tracciato dentro il quale Dio mostri le cose come le ha pensate, finché tu possa gustarle e gustandole viverle e vivendole insegnarle, tramandarle alle generazioni che vengono, noi questa fiaccola portiamo, questa è la fede amici, questa è la fede! Dice il Papa alle comunità religiose: “Dovete tornare a diventare attraenti”, quanto poco attraenti siamo, bacchettoni, critici, giudici di tutti, ipocriti perché poi queste cose non riusciamo a viverle in famiglia, bisogna ricominciare da capo, allora ci state voi? Ci state a ricominciare da capo? Pensate che questo sia possibile? Tra poco ti verrà donato tutto ciò che appartiene a Dio e che è buono per te, il suo Figlio Stesso che diventa carne su questo altare e che fa diventare le sue parole vive, credibili, autentiche, carne dentro la tua carne, lo vuoi questo? Mentre dirai il Credo, insieme a me, insieme a tutta la chiesa, rinnova il patto con Dio, dicendo credo in tutte queste cose, rinnova con Lui la fede e ti sarà accreditata come giustizia (Rm 4,9) dicendogli che credi in tutti questi misteri, chiedigli di intervenire nella tua vita ed io ti prometto in nome della chiesa che Lui lo farà.

Sia lodato Gesù Cristo.

Messa Vespertina

 

TRASCRIZIONE dell’OMELIA (Messa Vespertina)

Poiché i nostri quadretti sulla Sacra Famiglia non hanno retto all’usura, al tempo e alle mode e alle stagioni, perché non è più assolutamente pensabile oggi ripresentare la Sacra Famiglia come l’abbiamo pensata noi nei libri del catechismo ad una generazione che della famiglia proprio non vuol sentir parlare, proprio a causa probabilmente di una cattiva interpretazione delle relazioni che permettono a Dio di parlare agli uomini e di incontrarli a partire dalla storia che essi vivono e scelgono cioè, per esempio, la famiglia. Allora potremmo provare a riguardare questa immagine che la preghiera di “Colletta” diceva questa sera e che Dio ci ha dato come modello di vita, guardare a questa immagine, confortati da qualche dettaglio importante che prendiamo dalla parola che abbiamo ascoltato questa sera. Soprattutto vorrei soffermarmi al Vangelo, questo racconto della presentazione del Bambino Gesù al tempio, quando due personaggi Simeone ed Anna si avvicinano. Ma prima di entrare nel Vangelo vorrei passare per la porta cioè per il versetto dell’Alleluia, quello che abbiamo ascoltato prima del Vangelo ed è il primo versetto del capitolo 1 della Lettera agli Ebrei e recita così: “Molte volte ed in molti modi Dio ha parlato ai nostri padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi tempi invece ha parlato a noi per mezzo del Figlio che è splendore della sua gloria ed impronta della sua sostanza”, a dire che già Dio aveva preparato una via, aveva cominciato a parlare, l’abbiamo ascoltato anche nella Prima Lettura, con fatti e con parole, aveva annunziato ad Abramo che avrebbe avuto una moltitudine, una generazione immensa come discendenza e aveva prodotto questa realtà come un fatto autentico, Isacco. Isacco è la prova che Dio si mantiene fedele ad un patto e la discendenza per questo rapporto che Dio vuol avere con Abramo, è proprio il sigillo di questo patto. Abramo crede che sia possibile e Dio glielo accredita come giustizia, dunque da Abramo fino a Cristo, tutta la storia di un popolo, le interpretazioni dei fatti, le parole che sono state scritte, lette nella liturgia, pregate, i salmi, i libri sapienziali, i libri storici, i profeti, i grandi profeti ed i profeti minori, tutta una letteratura che si è sviluppata nell’arco di un paio di millenni, parla dell’oggetto di una grande attesa. Dio ha parlato molte volte ed in molti modi a questi padri per mezzo della Scrittura, per mezzo dei profeti, cioè di chi ha interpretato la storia a partire dalla Torah, quella che noi chiamiamo un po’ impropriamente la Legge perché Torah vuol dire insegnamento non vuol dire legge, noi siamo romani, siamo latini e col diritto romano abbiamo pensato all’insegnamento come a una precettistica, questo bisogna farlo quello no e poi di fatto neanche la conosciamo, ma lo dico perché? Perché puntualizzo? Perché il Vangelo di questa sera che è il Vangelo di Luca che non parla agli ebrei, parla a quelli provenienti dal mondo greco, ci tiene a dirlo e diverse volte fa riferimento alla Legge: “Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè”, “Come sta scritto nella Legge del Signore”, “Come prescrive la Legge del Signore”, ancora e ancora fino alla fine, continuamente c’è sempre questo riferimento alla Torah. E che cos’era la Torah? Era proprio il sigillo di questo patto, di questa alleanza, il pensiero di Dio, il pensare di Dio insegnato agli uomini, allora ogni generazione scruta questo pensare di Dio e fa i figli per insegnarglielo, non fa i figli per proprio tornaconto, già salta un modello importante nel nostro modo di vedere le cose. Fa figli per insegnargli questo insegnamento, questa sapienza che viene da Dio. E perché? Perché l’uomo biblico sa che Dio se ha fatto un patto e se vuole essergli fedele è perché sta conducendo tutta la creazione verso un punto finale, perché Dio vuole spiegarsi, voglio usare un verbo un po’ azzardato, vuole dispiegarsi, quasi come si estendesse Dio nel corso di tutta la storia della salvezza finché tutto questo suo estendersi in questa storia della salvezza diventi l’ambito nel quale ogni uomo possa riconoscersi, ogni uomo, capisci? Tu guardi gli uomini cattivi e dici: “Ma anche loro?”, tu diresti “No!”, ma pure loro fanno parte di questa promessa, allora manca qualche pezzo per capire come pure loro ci entreranno. “Ma pure quelli che hanno fatto le guerre?”, pure loro, perché anche loro portano questa caparra, manca a te di sapere come, “Ma anche a me quando commetto il peccato?”, si, anche a me quando commetto il peccato è riservata una porzione in questa realtà salvifica, mi compete di sapere come posso abitarci. Allora come vedi c’è bisogno di un insegnamento, di una sapienza che viene dall’alto che piano, piano, ci faccia capire come siamo legati gli uni agli altri, come possiamo intercedere, pregare, gli uni per gli altri per costruire una famiglia, attenzione, umana, dentro la quale Dio possa finalmente manifestarsi. Sai cosa vuol dire? Una famiglia umana che agli occhi di tutta la creazione appaia come luogo della presenza di Dio. Questo è il piano di Dio, lo so che tu hai da fare, stai pensando a quello che prepari stasera per cena perché hai fame ed in queste feste hai mangiato troppo, però il piano di Dio mentre tu pensi ai fatti tuoi che dureranno quaranta, sessanta, ottanta, novanta, novantacinque, centodieci anni, mentre tu pensi ai fatti tuoi Dio porta avanti questo piano di salvezza di generazione in generazione, ecco qua si inquadra il disegno che noi questa sera siamo chiamati a contemplare. Allora nel crocevia di questa storia, nel punto x diciamo così, dove si incrocia tutta la tradizione, finalmente Dio che aveva parlato in molti modi ai nostri Padri per mezzo delle Scritture, adesso ci parla con un fatto, dice: “Lo vuoi sapere qual è questo insegnamento così grande? E’ questo, un Figlio. Una promessa piantata dentro la tua attesa”. Una grande promessa? Certo lo è, ma se fosse una grande promessa ti schiaccerebbe, ti sentiresti messo da parte, ti sentiresti forse giudicato. Allora Dio dice: “Bene, io ho fatto una grande promessa, ma l’ho fatta piccola, piccola, una parola piccolissima, prendila. Minima, infima, neanche si vede: un bambino, portatelo a casa e aiutalo a conoscere la Torah e ti accorgerai che lui la conoscerà in un modo diverso da come l’hai conosciuta tu, mettilo davanti ai fatti e ti accorgerai che si comporterà in un modo nuovo rispetto a quello che pensavi tu, fallo crescere nella tua vita e lui andrà a morire per obbedienza a Dio per amor tuo”, una piccola parola che può conquistare tutto il tuo universo e sposare tutte le istanze della tua vita e portarle tutte verso questo incontro con Dio, tutto, dolore compreso, lo scandalo, la difficoltà, la povertà, l’indigenza, ogni cos. Il tradimento degli amici? Pure quello. Tutto porta con sé, mettilo dentro la relazione tra l’uomo e la donna, la relazione che all’inizio della creazione si era sfasciata perché l’uomo e la donna, cioè l’uno e l’altra, l’altra e l’uno, quando si incontrano inevitabilmente si amano e si odiano, convergono e divergono, vorrebbero completarsi ma spesso si scoppiano. E’ la storia, è la nostra storia. Allora Dio dice: “Bene, io adesso metto un seme nuovo, una parola nuova tra i due perché uno la custodisca e l’altra ne attenda l’evolversi. Perché uno la metta al riparo dai pericoli e l’altra la custodisca nel cuore. Dunque una parola buona per costruire relazioni nuove”. Hai capito che cos’è la Sacra Famiglia? Allora in questo tempo quando Dio fa questa cosa, quando questa realtà va verso il Tempio per compiere la Torah, ecco che si avvicinano due personaggi. Il primo, certamente un maestro della Torah, un dottore della Legge, un sapiente in Israele. Simeone si avvicina e grazie alla scienza che ha per le cose di Dio, quando vede questa realtà, ma nessuno avrebbe potuto riconoscerlo, lo guarda e dice: “Signore, hai portato a compimento la promessa fatta ad Abramo, rinnovata in Davide, per tutte le generazioni, adesso i miei occhi l’hanno vista, io posso morire”, è l’Antico Testamento che lo dice, è ogni uomo che lo dice quando ha riseminato questa parola nella generazione dei figli: “Io adesso posso morire, perché i miei occhi han visto come va avanti la tua salvezza, che sarà luce per illuminare tutte le genti e sarà santità, gloria, bellezza, splendore per tutte le generazioni”. Dall’altra parte, mentre Simeone grazie alla sua scienza riesce a riconoscere questo linguaggio, si avvicina Anna, una vecchia di ottantaquattro anni. Ottantaquattro è un multiplo di sette, è sette per dodici ovvero tutte le generazioni di Israele moltiplicate sette volte, Anna sta a significare tutta la creazione, sette anni aveva vissuto con il marito prima di restare vedova, come la creazione ha vissuto i sette giorni iniziali contenuti in Genesi ed a causa dell’uomo e della donna la creazione è stata sottomessa alla morte, per il peccato dell’uomo. Allora viene la Torah con Simeone, viene la creazione con Anna, si mettono a guardare il bambino e dicono: “Finalmente! Finalmente è arrivato il momento che possiamo ricominciare a vivere, a sperare, a far abitare Dio in mezzo a noi, finalmente possiamo essere messi al riparo dall’odio, dall’inimicizia, dal peccato, dalla guerra”. Anna pure si mette a lodare Dio, dice San Paolo nella Lettera ai Romani che la creazione sta aspettando la rivelazione dei figli di Dio per entrare anch’essa nella gloria (Rm 8,19), di questo è esempio Anna. Allora hai capito quel’è il quadretto che abbiamo davanti? Non abbiamo zia Maria, zio Giuseppe ed il nipotino Gesù Bambino. Abbiamo davanti una logica, un modo di relazionarsi, un modo di morire per l’altro vivendo per l’altro, un modo di sacrificarsi per l’altro, sapendo di vivere per sempre con l’altro, è una logica che, come la loro, non ha posto negli alberghi di questo mondo, non può che essere proclamata che nelle spelonche, nelle grotte, nelle capanne della storia dove madre Teresa di Calcutta, dove San Francesco, dove quello e quell’altro parlano di questa bellezza ma negli alberghi della nostra vita, come per loro a Betlemme, non c’è spazio. Oggi il mondo è preoccupato di altro, sta cercando di costruire un altro modello di famiglia che sia credibile, che sia espressione di libertà senza limiti, senza alcun sacrificio, di nessuno verso nessuno al punto che i giovani neanche si sposano, cioè non firmano, prendono la macchina ma non pagano, prendono la casa ma la occupano non la pagano, questo vuol dire fare una convivenza, vuol dire: “Io vengo con te finché mi va, tu lo sai finché ti va è un patto tra noi, quando non ci va più ce ne andiamo” e i figli? “I figli quando cresceranno sceglieranno loro cosa fare, cosa mangiare”. Non dargli da mangiare, chi ha detto che il latte materno è buono? Non glielo dare. Mettili per terra, andranno loro dove vogliono. Ma come gli dai il latte, dagli anche la sapienza, perché se tu gli dai il latte ma non gli dai la sapienza, tu li fai crescere per morire, questo crediamo noi. Questo mondo non ci accetta più, questa logica non la vuole sapere più ma noi andiamo in croce per questo mondo, sapendo, come dice la Scrittura, di non restare confusi (Sal 36,19: Sal 33,6), noi andiamo in croce per questa logica, perché abbiamo visto che questa parola, diventata grande è morta per noi e risorge per noi e con noi realizza il progetto di Dio. Se pensi che ci sia un’altra via prova a seguirla, forse l’hai già fatto, non ha pagato, ma se hai qualcosa di buono da lasciare ai tuoi figli perché onorino il padre e la madre cioè di generazione in generazione completino ciò che manca a quella che la precede e consegnino a quella che la segue il lavoro da fare finché tutto sia conforme alla piena maturità di Cristo, all’uomo nuovo, con il desiderio di aumentare l’umano e non diminuirlo, allora anche tu offri la tua vita per questa logica salvifica e Dio, come per loro, abiterà concretamente con la sua gloria, come nel Tempio di Israele, abiterà concretamente dentro la nostra esistenza.

Sia lodato Gesù Cristo.

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