Maria Santissima Madre di Dio

Anno Liturgico A
01 gennaio 2017

I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù. (Messa del mattino e vespertina)

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

PRIMA LETTURA – Dal libro dei Numeri (Nm 6, 22-27)

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

Dal Salmo 66
R. Dio abbia pietà di noi e ci benedica.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.R.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. R.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera ai Galati (Gal 4,4-7)

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna”

San Proclo di Costantinopoli (ca 390-446), vescovo
Discorsi, 1; PG 65, 682)

Sussulti di gioia la natura ed esulti tutto il genere umano, anche le donne, infatti, sono elevate all’onore. L’umanità danzi in coro…: “Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5,20). Ci ha radunati qui la santa Madre di Dio, la Vergine Maria, tesoro purissimo della verginità, paradiso spirituale del secondo Adamo, luogo dell’unione delle nature, luogo di scambio in cui si è compiuta la nostra salvezza, stanza nuziale nella quale Cristo ha sposato la nostra carne. Ella è il roveto spirituale che il fuoco del parto di un Dio non ha consumato, la nuvola che ha portato colui che ha il suo trono sui cherubini, il vello purissimo, che ha ricevuto la rugiada celeste (Gdc 6,38)… Maria, serva e madre, vergine, cielo, ponte unico fra Dio e gli uomini, telaio dell’incarnazione sul quale la tunica dell’unione delle nature è stata mirabilmente tessuta: lo Spirito Santo ne è stato il tessitore.
Nella sua bontà, Dio non ha disdegnato di nascere da donna, anche se colui che sarebbe stato formato in lei era la vita stessa. Se però la madre non fosse rimasta vergine, non ci sarebbe stato in questo parto nulla di strano; semplicemente sarebbe nato un uomo. Ma poiché lei è rimasta vergine anche dopo il parto, come non potrebbe trattarsi di Dio e di un mistero inesprimibile? È nato in modo ineffabile, senza macchia, colui che, dopo, entrerà senza ostacoli, a porte chiuse, e davanti al quale Tommaso esclamerà, contemplando l’unione delle sue due nature: “Mio Signore e mio Dio” (Gv 20,28).
Per amore nostro, colui che per natura è incapace di soffrire, si è esposto a numerose sofferenze. Cristo non è affatto divenuto Dio a poco a poco; assolutamente! Invece essendo Dio, la sua misericordia l’ha spinto a diventare uomo, come impariamo dalla fede. Non predichiamo un uomo divenuto Dio, bensì proclamiamo Dio fatto carne. Ha scelto come madre la sua serva, colui che per natura non conosce madre e che si è incarnato nel tempo senza padre.

Trascrizione dell’Omelia

Di fronte all’idea che Gesù fosse di una sola natura, all’inizio della storia della chiesa, un concilio, uno dei primi concili, stabilisce che invece Gesù ha due nature, una natura umana e una natura divina e per celebrare questa presenza di queste due nature nel Verbo incarnato, la chiesa, da questo concilio, ha iniziato a venerare la maternità divina di Maria. Per dire che Maria non ha generato l’uomo solamente, ha generato l’Uomo-Dio, vero Uomo e vero Dio, dunque è veramente in qualche modo la Madre di Dio, non nel senso che è madre del Creatore, ma è la donna dalla quale il Creatore ha avuto il suo Figlio Unigenito e cioè attraverso la quale il Creatore ha stabilito di abitare in qualche modo in mezzo a noi. Ora di fronte a questo mistero possiamo dire molte cose, ma io credo che vale più la pena che noi ci avviciniamo per vedere come questa bellezza arriva fino alla nostra esistenza, come può aiutarci per entrare nell’attesa della santificazione, nella speranza di essere da Dio premiati con la sua stessa santità. Allora vediamo un po’, per capirci anche attraverso le letture che abbiamo ascoltato, che vuol dire per noi pensare alla maternità divina di Maria? Innanzitutto, l’abbiamo detto all’inizio della Messa, una prerogativa della Vergine è quella di essere nata senza peccato originale, quindi le manca non la capacità di essere libera, anzi, la sua libertà è totale perché le manca la possibilità di essere condizionata dal sospetto. Sapete amici, è veramente libero non chi fa quello che vuole, ma chi non ha sospetti sulla realtà e dunque può scegliere tutte le volte liberamente, senza essere impaurito da preconcetti, da idee, come succede invece a tutti noi. Il frutto del peccato originale è questa presenza del sospetto nei confronti di tutto, del mondo, della vita, di Dio, delle persone, noi sospettiamo perfino della nostra vita, quanto camperemo, come vivremo, quest’anno come sarà, etc., etc., non entriamo in questi pronostici perché alla mattina c’è chi ce li dice, in televisione e alla radio, per filo e per segno seconda dei segni … Capite? Questa è la nostra situazione. Maria invece, liberata dal peccato originale, di fronte alla realtà si può comportare sempre con estrema libertà, può dire si o no a seconda del suo giudizio sulle cose. Il suo giudizio sulla storia è sempre un giudizio senza sospetto, dunque ha la capacità di conoscere le cose, attenzione, rispettandole, da questo si conosce che il giudizio è senza sospetto, se io quando conosco, mentre conosco, ho rispetto per ciò che conosco, questo mi dice che sono abbastanza affrancato dal sospetto. Se invece io nella conoscenza vi proietto cose che non c’entrano niente, che riguardano quello che io voglio, quello che io desidero adesso, che devo prendermi oppure che devo rubare in qualche modo, arraffare dall’oggetto che conosco, quello invece mi dice che non sono libero, che non sono libero soprattutto dal sospetto. Così Maria è arrivata davanti all’angelo il giorno dell’annunciazione del Verbo, così Maria concepisce il Verbo, lo concepisce in questa libertà. Che cosa fa la Vergine davanti al Verbo incarnato? Davanti all’annuncio dell’angelo e poi nella nascita di Gesù nella grotta di Betlem e nel caso in cui, come oggi, ci ricorda la lettura il momento in cui i pastori vengono a celebrare questa nascita con grande stupore anche degli stessi genitori, che cosa fa Maria? Maria pur vedendo un bambino come tutti gli altri, assolutamente come tutti gli altri, non sospetta che Dio si sia sbagliato, non sospetta che costui … gliel’aveva detto l’angelo: “Lo Spirito Santo ti coprirà con la sua ombra, tu concepirai e partorirai un figlio che si chiamerà Emmanuele, Dio con noi”, che cosa si doveva aspettare Maria? L’angelo viene nella tua vita e ti dice: “Guarda, Dio ti sta chiamando per una grande opera”, tu che ti aspetti? Prima di tutto che se ne accorga tutto quanto il mondo e che ti celebri come luogo della benedizione di Dio. Se hai solo sentito sbattere le ali di un angelo nella tua vita lo devono sapere tutte le generazioni fino agli estremi confini della terra, costruisci santuari e cose. Maria invece medita queste parole nel suo cuore, mostra cioè com’è la conoscenza senza peccato, la conoscenza senza peccato è fatta di attesa, di speranza, vede che questo Figlio è come tutti gli altri, sa tuttavia che viene da Dio, che è Dio, non capisce ancora cosa voglia dire, però aspetta, attende. Questa parola, questo atteggiamento se fosse tuo, se fosse tuo insieme alla fede, sarebbe insieme alla fede operatore della carità, luogo dell’amore all’altro. Se la speranza e la fede, due virtù teologali, vivessero in te come una consapevolezza autentica, la tua carità sarebbe visibile. Perché? Perché in ogni relazione aspetteresti, non saresti precipitoso, non uccideresti l’altro con un giudizio immediato, radente, attenderesti che l’altro potesse mostrare ciò per cui vive, ciò che spera, il motivo per cui si relaziona con te. Dunque Maria mostra questo aspetto, lei di fronte alle cose che vede intorno a sé che riguardano il Figlio, attende, medita nel proprio cuore quello che vede, finché questo non si manifesti. Dunque ha libertà nella conoscenza mentre vede le cose che accadono e libertà nell’attesa finché queste cose che vede non diventino realtà. Ma sapete questo non succede solo quando arrivano i pastori, poi arrivano i Magi, poi dopo che arrivano i Magi secondo la nostra narrazione evangelica, la storia, qualche altra cosetta ancora ma poi finisce lì, poi ci sono trent’anni di vita nascosta, trent’anni! Quasi una generazione. In questi trent’anni di vita nascosta Maria vive con il Figlio uno strano e particolarissimo discepolato, potremmo dire con le parole che abbiamo ascoltato oggi: “Maria medita nel suo cuore tutto quello che vede e che si dice di questo Figlio” potremmo dire che per trent’anni Maria si è messa alla scuola del Figlio meditando tutto quello che vedeva fare da Lui. E che faceva Lui? Per trent’anni ha fatto cose come tutti, non ha predicato, non ha fatto miracoli, non ha camminato sulle acque, non faceva i passerotti di creta e poi li faceva volare come dicono gli Apocrifi, per trent’anni ha fatto tutte le cose che un figlio farebbe onorando i suoi genitori, addirittura imparando la Legge di Dio, pensa un po’, il Figlio di Dio che conosce Dio, che penetra i suoi pensieri e dunque sa qual è il suo insegnamento, si mette alla scuola, si mette alla scuola per imparare di nuovo. Diceva stamattina la Seconda Lettura: “Quando venne la pienezza del tempo Dio mandò il suo Figlio nato da donna, nato sotto la Legge”, nato sotto la Legge si è messo a imparare la Legge di nuovo, questo potrebbe valere per noi, no? Che della Legge non abbiamo imparato niente, abbiamo imparato i Dieci Comandamenti che poi alla fine sono due, non rubare e non uccidere, dopodiché la fede è così, è sentimento, è “sa quando me la sento”, invece il Figlio di Dio che conosce le profondità di Dio, entrando nella storia si fa compagno dell’uomo e Maria lo vede, Maria contempla Dio dentro il farsi compagno dell’uomo del Figlio. Ma ve lo immaginate voi? Una donna di Israele che sa chi è Dio, che sa quanto è alto, quanto è lontano, quanto è innominabile, quanto è santo, che sta là a guardare questo Figlio che casca per terra, che lo deve cambiare, lo deve lavare, poi lo chiama: “Gesù sbrigati che è ora di cena!”, che vive con lui una vita normale, quella vita normale che tu hai stabilito, chissà perché, che non è il luogo in cui puoi incontrare Dio, perché per te Dio compare solo dentro l’Eucarestia, dentro la preghiera, dentro la chiesa, pensando che il mondo è semmai la negazione di questa presenza, Maria è stata educata per trent’anni a considerare questa presenza trascendente dentro un cammino e una relazione semplicissima, ma cresciuta a questa scuola quando Gesù dopo il battesimo comincia ad insegnare, quando la Trinità appare nella sua bellezza il giorno del battesimo che Dio si compiace nel suo Figlio e lo Spirito aleggia sulle acque, di nuovo come all’inizio della creazione, proprio in questo momento Maria finalmente si sente aprire gli occhi e sciogliere il cuore, finalmente quello che ha imparato nel silenzio comincia a seguirlo come una discepola vera e propria e segue Gesù passo passo in tutte le sue opere, in tutti i suoi miracoli, in tutta la sua predicazione fino alla croce, quando la troveremo piangente non certo perché ha perso il Figlio Unigenito, ma perché ha guardato l’incapacità degli uomini di comprendere, capire, che dentro questa obbedienza del Figlio c’è la salvezza per tutti, ha pianto di commozione per noi. Tu capisci allora come la rivincita sul sospetto che il demonio aveva inserito nella coscienza degli uomini fin dall’inizio della storia, si consuma, si sgretola, fino a diventare un atteggiamento di tenerezza infinita che è la tenerezza della Madre che sotto la croce pensa agli uomini e desidera salvarli. Per questo noi la invochiamo, per questo noi la ricordiamo, per questo per noi è così cara e così amata, non perché è la regina non so di quale emisfero, è così amata perché ha avuto così pazienza, così tenerezza, così compassione, perché ci ha permesso di vedere che dentro la nostra carne, dentro la nostra vita di tutti i giorni, il Verbo può abitare, può agire, può farsi conoscere, può portare a compimento il disegno del Padre. In Maria noi abbiamo detto quello che l’angelo aveva detto a lei: “Nulla è impossibile a Dio”! Ora lo sappiamo, guardiamo te Vergine santa, Signora del cielo e Madre nostra, vediamo te e vediamo la possibilità di realizzazione di questo progetto, non possiamo dire più: “Ma chi sono io per metterlo in pratica?”, non possiamo più nasconderci dietro il nostro peccato, perché tu ci hai mostrato che non c’è un peccato che ha la capacità di vincere l’amore di Dio. Allora la Chiesa ti dice finito il giorno del Natale, come dicevamo all’inizio, con i vespri di ieri sera, ti dice: “Adesso rialzati”, rialzati Chiesa, rialzati cristiano, comincia a sperare con questo criterio, con la Vergine Maria davanti ai tuoi occhi, guarda il mondo come lo guarda lei, considera una condizione di possibilità tutto quello che Dio dirà al tuo cuore in tutto questo anno liturgico, tutte le sue parole, tutti i suoi interventi, tutta la sua grazia, tutta la sua misericordia perché tu non dimentichi mai che lo Spirito di Dio ti è stato donato per farti sapere che sei figlio, figlio amato, figlio amato per sempre. Sia lodato Gesù Cristo.

Messa Vespertina

 

Trascrizione dell’Omelia

La trascrizione è in corso di elaborazione

Isusova Molitva // Musica Sacra
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