XIV° Domenica del tempo ordinario

Anno Liturgico A
03 luglio 2011

Il Figlio rivela il Padre

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

PRIMA LETTURA – Dal Libro del profeta Zaccaria (Zc 9,9-10)

Così dice il Signore:

Esulta grandemente figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire i carri da Efraim
e i cavalli da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato,
annunzierà la pace alle genti,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal fiume ai confini della terra.

SECONDA LETTURA – Dalla Lettera di San paolo Apostolo ai Romani  (Rm 8.9.11-13)

Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.

Trascrizione dell’Omelia

Una parola che sembra molto semplice, però poi, di fatto, così semplice non è, perché i suoi significati possono raggiungerci proprio là dove scopriamo la tensione, come dice San Paolo [1] nella seconda Lettura, tra i desideri della carne e quelli dello Spirito e, forse, se aderiamo alla proposta che il Signore Gesù fa nel Vangelo, possiamo anche uscire vincenti da questa contraddizione e ridurre lo scarto che sperimentiamo nella nostra vita tra le esigenze dello Spirito e quelle delle carne.

Andiamo a guardare insieme. Innanzitutto, questa Parola va un poco tradotta, a partire dal Libro del Profeta Zaccaria [2] che parla del re che viene su un mite puledro d’asina. È la famosa profezia che viene recuperata proprio dall’evangelista Matteo [3], per raccontare l’entrata di Gesù in Gerusalemme, che ricordiamo nella solennità della domenica delle Palme.

Tutto Israele si sta preparando spiritualmente a definire in qualche modo le caratteristiche del Messia che viene e ritiene, che se Dio ha dato una Legge tanto alta, grande, così onnicomprensiva, se la ha illuminata con la bellezza della profezia, se la ha irrigata con la ricchezza dei libri sapienziali, dei salmi, della preghiera, se ha dato una legge così meravigliosa, quando verrà il Messia, che sarà in qualche modo una legge incarnata, come ci incontrerà, come sarà?

Molti si dispongono a vivere questo appuntamento in qualche modo, a seconda della mentalità che hanno. Gli Zeloti pensano una cosa, i Farisei un’altra, i Sadducei un’altra ancora, e poi gli Esseni, che addirittura vanno nel deserto a cercarvi un Messia luminoso che finalmente rischiari le vie tenebrose degli uomini… [4] Tante rappresentazioni, ma si sono dimostrate tutte inadeguate, perché quando è venuto, è entrato nella città santa sopra un puledro d’asina, come aveva annunciato la profezia di Zaccaria, recuperando da un lato una categoria dell’Antico Testamento, perché così era stato per la discendenza di Davide [5] ma, dall’altra parte, ha mostrato una cosa importantissima: Dio quando viene a incontrarci non si paluda con vesti sontuose, non si mette addosso abiti che ci impediscano di incontrarlo, ma viene là dove noi ci troviamo. Quello che è accaduto anche al tempo di Gesù: questi gruppi di cui si diceva non lo hanno riconosciuto, ma i poveri, i peccatori, l’adultera, Zaccheo [6] lo hanno potuto individuare. Perché? Perché li ha incontrati. Dove, nelle loro buone intenzioni? Non mi sembra. Li ha incontrati là dove hanno manifestato o hanno pregato? Al contrario, dove si sono trovati in contrasto con la Torah, con la Legge di Dio, nel loro peccato. Come avviene per Matteo Levi [7], mentre si trova al banco delle imposte a fare i suoi traffici, Gesù lo chiama e fa così un po’ con tutti quanti. Dove questi uomini stanno vivendo in contrasto con la legge, là Gesù li incontra.

È importante sapere questo, perché nel cuore dell’uomo, dal peccato originale in poi, si è radicato un sospetto quasi invincibile che dice: come faccio io, uomo che sperimento la pesantezza della mia carne, le esigenze, anche basse spesso, del mio corpo, ad albergare la tua grazia e la tua bontà? Come faccio, nella miseria dei miei giorni, ad incontrare la tua misericordia e, addirittura, a collaborare per l’edificazione del Regno? Non sono fatto per questo, sono un peccatore, sono un pover’uomo, sono stato ferito, sono pieno di amarezze: è la storia di tutti noi. Di fronte a questa Torah, di fronte a questa Legge, l’uomo comune dice è bella, è grande, ma metterla in pratica è difficile e questo dubbio lo porti nel cuore anche tu. Ami il concetto di santità, ma non lo conosci e, soprattutto, pensi di non poterlo mai praticare. E gli uomini che sono fuori da questo contesto nel quale ti senti chiamato, vivono con ancora più difficoltà tutto ciò e dicono: ma se noi siamo attirati da questa e da quella cosa, come facciamo ad entrare in una logica come la vostra, così piena di imposizioni, di difficoltà, di recinti, cari cristiani? Non ci è possibile.

L’evento che noi oggi stiamo celebrando afferma esattamente il contrario, per questo va ritradotto il Vangelo, come va ritradotta l’esperienza di Gesù Cristo e quella di Dio. Oggi la Parola ribadisce che l’Eterno ha pensato di ridurre non il peso e la forza della Torah, ma le parole che la narrano, che la raccontano: di portarle all’altezza, al livello, di ogni uomo e, possibilmente, di quello che si trovi più in basso. Per questo Gesù può dire [8] ti ringrazio Padre e ti benedico perché la tua Torah, bellissima e infinita, grande e potente, così alta e così sapiente, l’hai ritradotta e la hai messa nel linguaggio degli uomini.

Come si può metterla in pratica? Qual è la tua vocazione? Sei moglie, sei marito, sei figlio, sei genitore, c’è una logica dentro la tua vita, che è il luogo dove questa Torah si può agire, dove questa Legge si può mettere in pratica: l’amore fraterno, il sostegno nei confronti dell’altro, la virtù della carità, la condivisione della speranza, che ci fa diventare tutti un popolo, anche se tanto diversi e lontani gli uni dagli altri, la speranza che Dio venga finalmente a vendicarci del male, della difficoltà della vita, a riscattarci del peso che abbiamo portato, la nostra stessa carne con i suoi desideri.

Nella nostra vita, quella di tutti i giorni, è possibile osservare e mettere in pratica questa Legge.

Afferma Gesù: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti”. Questi, infatti, stanno speculando intorno a Dio, sono lì ad aprire, a guardare… sarà, non sarà, forse è così, forse è colà… a noi invece è data una possibilità ulteriore. Nel perdono abbiamo scoperto Gesù Cristo, senza sapere una lettera di greco; nell’amore abbiamo riscontrato la misericordia di Dio, senza aver appreso una parola di ebraico; nella condivisione e anche nella sopportazione del peso uno dell’altro abbiamo imparato la teologia, senza conoscere nessuna teologia. Questo è il nostro vanto: abbiamo visto che questo è possibile.

Voi, tuttavia, dite: sì bene, sarà anche vero, però, non me ne sono accorto. Perché? Non è semplice, ma proviamo a capirlo ripartendo da cosa dice San Paolo nella Lettera ai Romani, che citavo sopra: “voi sperimentate nella vostra vita due realtà, quella della carne e quella dello spirito”. Sono convinto che se vi interrogassi, la prima sapreste descriverla, la seconda no.

Non è lo Spirito Santo, ma lo spirito dell’uomo: non sai neanche cosa sia, ma c’è, insieme alla carne. Ti accorgi solo della prima che ti ricorda ho fame, ho sete, voglio dormire, ho bisogno di affetto, ho bisogno di qualche cosa… Chiede e normalmente gli dai da mangiare, da bere e così via. lo spirito invece fa fatica a dirti qualcosa, perché sei tutto attento alla carne che reclama cibo e bevande, che dice: voglio andare, voglio sedere, voglio dormire, voglio passeggiare. Lo spirito ti dice ho desiderio di vita eterna, ho desiderio di superarmi, di entrare in relazione con l’altro, di capire che cosa è la vita, ho desiderio di incontrare Dio, ma tu lo freni: aspetta, ho altro da fare, sono impegnato con la carne. San Paolo afferma che se metti per un attimo a tacere queste voci della carne, ti accorgerai, nel silenzio, di una voce, di un gemito inesprimibile, che dentro il tuo cuore ti muove e ti dice “Abba, Padre” [9], informato dallo Spirito di Dio. Se lo lasci dilatare, evocherà questa presenza dell’Onnipotente e avrai la possibilità, proprio nella tua carne, di conoscere quali sono le vie di Dio, che non ti scandalizzeranno più e non ti faranno più paura.

Allora, tornando a Zaccaria, il puledro d’asina [10] è il tuo corpo, il Messia che porta è l’aspirazione dello spirito. Quando Dio risponderà alla tua vita, permetterà che la tua piccola realtà diventi messaggera di un grande annuncio, di una grande prospettiva, quello che fa dire a San Francesco d’Assisi “sono l’araldo del Gran Re” [11], sono un poveraccio, ma porto con me qualcosa che mi supera, che ha la capacità di interpretare la storia, che dischiude tutti i misteri, che svela tutti i segreti e che finalmente ti fa toccare con mano [12], direbbe san Giovanni, l’evangelista, l’amore di Dio, la presenza di Dio nella mia povera storia.

Ecco, dunque, la preghiera di Gesù, che qui è quasi una preghiera sacerdotale: ti ringrazio perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate, dispiegate, spezzettate per gli umili, per i semplici, per quelli che non cedono più al sospetto del peccato originale, ma si aprono e dicono, forse è possibile, forse è così, posso vedere, posso crederci, posso vederla agire, accadere questa Sapienza che Tu hai proclamato, posso pensare che sia possibile anche dentro la piccolezza e la stoltezza della mia vita.

È decisivo che tu ti possa scandalizzare o che tu ti voglia lasciar invitare da Dio. Se ti lasci invitare, scoprirai quello che Gesù dice al termine di questo Vangelo quando proclama “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi”, oppressi dalla pesantezza e dalle cose della carne, “e io vi ristorerò” [13]. Non lo farà accarezzandoci il cuore o con le canzoncine, ma sfamando il nostro languore profondo, eterno, che portiamo dall’inizio della creazione, un appetito incredibile che non trova nelle cose di questo mondo ancora una sazietà soddisfacente. Fame e desiderio che sono voglia di eternità, brama della divinità di Dio.

Allora, sopra questo somarello c’è un re di gloria che può regalarla a coloro che si avvicinano.

Conclude Gesù: “Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.Quando il demonio viene a tentarti, quando il diavolo viene a dirti: no, non è possibile, non puoi vivere la fede è troppo difficile, Dio ti sta chiedendo una cosa troppo alta, digli così: no, mi è stato detto che il suo giogo è soave e leggero e la sua legge non è difficile. Se la ritengo difficile, è perché non la ho ancora compresa, il giorno che la capisco, mi accorgo che è fatta su misura, sull’uomo, dimensionata su di me, una Sapienza per me, una realtà assolutamente possibile, allora mi rialzerò, riavrò fiducia, e aderirò di nuovo a questo invito meraviglioso che Dio mi ha fatto.

È una meraviglia, che ci libera da tante stolte paure, da tante ottuse resistenze e ci incardina nel grande popolo della salvezza, che sta a cercare, generazione dopo generazione, come instaurare il regno del Dio Altissimo dentro le sciocche contraddizioni della storia.

E lo Spirito di Dio che informa e parla al nostro spirito, dice San Paolo nella Lettera ai Romani, possa convincere anche il tuo cuore e a partire da questo annuncio possa aprirti a una speranza, che forse non hai mai conosciuto.

Sia lodato Gesù Cristo.

 

 


[1] Rm 8, 9. 11-13.
[2] Zc 9, 9-10.
[3] Mt 21, 5.
[4] FARISEI (classe di intellettuali e di persone colte) un gruppo legato al culto delle sinagoghe, alla conoscenza della Scrittura (diverso dal culto del Tempio dove si facevo sacrifici a cui era preposta la classe sacerdotale dei Leviti). I farisei si dedicavano alle interpretazioni della Scrittura per conoscere il piano di Dio, riflettono sulla sapienza della Torah per capire come parla Dio, cosa dice e cosa posso fare io per ottemperare ai suoi comandamenti, per penetrare la sua Sapienza e poter utilizzare questa Potenza di Dio. I Farisei si erano fossilizzati sui precetti e avevano dimenticato lo spirito e la finalità per cui la legge era stata donata all’uomo. Non riconosceranno la veridicità del Cristo, non riusciranno a interpretarela Scrittura a partire da quello che Gesù stava insegnando, non riusciranno a capire chi avevano davanti. I farisei credevano nella resurrezione dei morti. I SADDUCEI (aristocrazia chiusa e tradizionalista) un gruppo che  si era arrogato il diritto di dire come doveva essere il culto, visto che i sommi sacerdoti erano impegnati in altre cose: all’epoca di Gesù si riscontrava una situazione imbarazzante, la presenza di ben due Sommi Sacerdoti, che si occupavano del Tempio e di tutte le questioni politiche riguardanti i precetti della Torah e i sacrifici riguardo al culto. I sadducei non credevano nella resurrezione dei morti. Gli ZELOTI: un gruppo politico-religioso giudaico, partigiani accaniti dell’indipendenza politica del Regno ebraico, nonché difensori dell’ortodossia e dell’integralismo religioso. Considerati dai romani alla stregua di terroristi, si ribellavano con le armi alla presenza romana in Palestina; saranno sterminati. Gli ESSENI: un gruppo ebraico organizzato in comunità isolate, che vivevano nel deserto e che aspettavano il figlio della Luce, ossia un’illuminazione dall’alto.
[5] 1Re 1, 28-40.
[6] Gv 8, 3-11 e Lc 19, 2-10.
[7] Mt 9,9: “Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì”.
[8] Mt 11, 25-30, spec vers. 25.
[9] Rm 8, 15.
[10] Zc 9,9.
[11] L’araldo era colui che, vagando per le contrade medievali, annunciava al popolo il volere del re. S. Francesco d’Assisi diceva ai briganti di essere «l’araldo del Gran Re». In Tommaso da Celano, Vita prima di s. Francesco, VII: FF 346.
[12] 1 Gv 1,1: “Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita”.
[13] Mt 11, 28,29.

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