VI° Domenica del Tempo Ordinario

Anno Liturgico B
11 febbraio 2018

La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,40-45).

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

PRIMA LETTURA – Dal libro del Levitico (Lv 13,1-2.45-46)

Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse:
«Se qualcuno ha sulla pelle del corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia sospettare una piaga di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno dei sacerdoti, suoi figli.
Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: “Impuro! Impuro!”.
Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento».

Salmo responsoriale Salmo 31.
R.Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia..

Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno. R.

Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.R.

Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia! R.

SECONDA LETTURA Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 10,31-11,1).

Fratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio.
Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza.
Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

Signore, se vuoi, puoi guarirmi.
Cromazio di Aquileia, In Matth. Tract., 38, 10

Grande la fede di questo lebbroso e perfetta la sua professione! Per primo, infatti, adorò, quindi disse: «Signore, se vuoi, puoi guarirmi» (Mt 8,2-4). In ciò che egli adorò, mostrò di aver creduto a quel Dio che egli adorò, poiché la legge prescriveva che non si deve adorare se non un solo Dio.
Quindi, col dire: «Signore, se vuoi, puoi guarirmi» prega la sua onnipotenza e la natura della divina potestà sotto l`influsso della sua volontà affinché voglia soltanto il Signore, come rimedio, poiché sapeva che il potere della virtù divina, si sottometteva alla sua volontà. Per conseguenza poiché credette che al Figlio di Dio soltanto il volere significava (era) potere, e il potere, volere, per questo disse: «Signore, se vuoi, puoi guarirmi».
Non senza ragione, il Signore conoscendo l`animo devoto e fedele del lebbroso che credeva in sé, per confermare la sua fede subito lo ricompensò del dono della sanità, dicendo: «Lo voglio, sii guarito» (Mt 8,2-4). Quindi, «stendendo la mano, lo toccò. E istantaneamente la lebbra scomparve» (Mt 8,3).
E così facendo pubblicamente si dichiarò il Signore del potere assoluto come già aveva creduto il lebbroso. Immediatamente e come volle, la virtù del suo manifesta la sua volontà. Così, infatti, disse: «Voglio, sii guarito. E subito la sua lebbra scomparve». E Gesù gli disse: «Guardati dal dirlo a qualcuno, ma va`, presentati al sacerdote, e poi fa` l`offerta che Mosè prescrisse in testimonianza ad essi» (Mt 8,3-4). Il Signore comanda a colui al quale aveva guarito la lebbra e di presentarsi al sacerdote e di offrire sacrifici per sé prescritti nella legge. E in questo volle manifestare compiuti da sé i misteri (le adempienze) della legge, e accusare l`infedeltà dei sacerdoti, affinché constatando il lebbroso guarito che né la legge, né i sacerdoti avevano potuto mondare, o credessero che Egli era il Figlio di Dio e riconoscessero che Egli stesso era il padrone della legge; a causa della giustizia e della fede del lebbroso e della testimonianza della sua stessa opera, ricevessero la condanna della loro infedeltà.
Chi, infatti, avrebbe potuto col potere della propria virtù guarire il lebbroso, che la legge non poté mondare, se non colui che è il padrone della legge, e che è il Signore di tutte le virtù, del quale leggiamo scritto: «Il Signore delle virtù è con noi chi ci accoglie è il Dio di Giacobbe» (Sal 45,8-12), anche prima che fosse mondato, credette con religiosa professione di fede che il Figlio di Dio era Dio; i sacerdoti, invece, neppure dopo il prodigio della divina virtù vollero credere.
In verità se (riusciamo a capire) comprendiamo che per questo il Signore aveva comandato a colui che aveva liberato dalla lebbra, affinché offrisse sacrifici prescritti nella legge per sé, mostrasse con questo che egli era l`autore del precetto dato, e per gli stessi misteri adempiuti nella verità, che erano stati in antecedenza manifestati come figure.

Trascrizione dell’Omelia

Questo racconto del lebbroso, in fin dei conti guarito, sembrerebbe solamente il racconto di una guarigione, di un prodigio che Gesù ha fatto, ma in realtà penso che qualche cosa forse l’avrete notata anche voi, c’è un linguaggio un po’ strano che viene usato qua dall’evangelista Marco per dire quello che è accaduto. Addirittura Gesù lo rimprovera, lo caccia via .. che strano, lo ha appena guarito! E poi non si parla neanche direttamente di guarigione ma quest’uomo va da lui a dirgli: “Se vuoi puoi purificarmi”, finora avremmo detto: “Se vuoi puoi guarirmi”, in genere quelli che stanno male, il cieco di Gerico (Mc 10,46 ss), tutti dicono la stessa cosa, invece quest’uomo si avvicina dicendo: “Se vuoi puoi purificarmi”. Allora andiamo un po’ indietro, andiamo a rileggere quel brano che abbiamo ascoltato anche stamattina dal Libro del Levitico … il Libro del Levitico, cioè tutto quello che bisogna fare quando ci si avvicina al Signore o quando si vive dentro il popolo di Israele secondo una precisa legislazione che è la Torah per l’appunto. Quando uno si ammala di lebbra dice il Libro del Levitico si dovrà considerare impuro. Questa impurità non è legata alla malattia, l’impurità per Israele non indica la malattia, l’impurità indica una certa condizione, chi è impuro, che abbia la lebbra o semplicemente come le donne che hanno i loro giorni, non può accostarsi né al Tempio, né alla Torah, né agli altri uomini, l’impurità in Israele esclude, che sia o no una malattia, esclude. Non si può toccare un uomo che è stato ferito e che è caduto in terra, ricorderete la parabola del “buon samaritano” (Lc 10,25 ss), ma non ci si può sedere neanche in un luogo in cui si è seduta una donna che sta nei suoi giorni. L’impurità non è un peccato, come penseremmo noi, non è una malattia, è semplicemente una condizione che dice sempre ineludibilmente esclusione. Allora quest’uomo che è escluso secondo la Torah, che non può stare insieme agli altri, addirittura deve portare dei riconoscimenti visibili della sua impurità, come avere il capo coperto e poi portare dei cenci addosso, quest’uomo quando si avvicina a Gesù non gli sta chiedendo di essere guarito, gli sta chiedendo di trovare un modo per essere riammesso nella comunità, cioè, se volessimo attualizzarla questa cosa, diremmo che quest’uomo non va a confessarsi perché gli sia rimesso quel peccato, ma perché sia reinserito nella relazione con Dio, reinserito nella speranza del suo popolo e finalmente possa sentirsi non più escluso dalla grazia, dalla realtà sacramentale, etc., . Allora tu vedrai proprio con questa considerazione, quante caratteristiche questa impurità comporta, questa impurità forse riguarda anche te, non perché fai i peccati ma perché non ti sei mai sentito reintegrato in una comunità in cammino, anche quando vai a confessarti, solo perché chiedi di essere guarito in quel momento e per quelle cose e basta, cose che peraltro, l’hai visto, rifarai sempre, dunque il problema di essere riaccolti, di ricominciare da capo, non lo hai più, si tratta solo di fare un reset ulteriore della tua situazione e basta. Bene, costui va da Gesù e gli dice: “Se vuoi puoi purificarmi”, qua dice Marco: “Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò, gli disse: “Lo voglio, sii purificato”, in realtà una versione di questo stesso Vangelo, dice che Gesù non ne ebbe compassione, ma si sdegnò, stiamo all’inizio della predicazione, gli occhi di tutti sono su di lui, qualsiasi cosa faccia è messo in difficoltà dalla gente che gli sta intorno. Questo è un lebbroso, la prima cosa che deve fare Gesù è: “Vattene via, sei un escluso”, dici: “Ma così non è giusto!”, ma non è neanche giusto agli occhi di loro che costui si avvicini. Ma Gesù decide, dice: “Lo voglio, sii purificato”, la lebbra scomparve ed egli fu purificato”. Noi diremmo: “La lebbra scomparve e lui fu guarito”, no, la lebbra scomparve e lui f riammesso nelle relazioni con gli altri. Guarda che è importante che tu capisca bene questo, se tu capisci bene questo forse cambierà il tuo modo di entrare nel sacramento della penitenza, cioè di trattare la confessione dei peccati. Capisci? Gesù dice: “Sii purificato”, cioè “Sii riammesso!”, bene, se sei riammesso mettiti gli abiti di chi è riammesso, se prima ti sentivi addosso gli abiti dell’esclusione a causa del peccato, una volta che il peccato ti viene rimesso tu rimettiti addosso gli abiti di chi è accolto di nuovo nella comunità, cioè rimettiti sulle spalle il dolce gioco della legge di Gesù, che è una legge di amore, di misericordia e di gratitudine anche, che è una vita nuova, che è una devozione che rinasce dalle ceneri del tuo peccato, che veramente è una nuova possibilità. Poi Gesù, ammonendo severamente lo caccia via e gli dice: “Guarda di non dire a nessuno questo, va piuttosto dal sacerdote, offri per la tua purificazione quello che Mosè a prescritto”, guarda quello che dice Gesù: “La tua purificazione è avvenuta dove? Qua, io l’ho fatta questa purificazione, però tu vai e segui la regola secondo la Legge, segui tutta la prassi che ti fa riammettere nella comunità”, questa è la testimonianza, guardate qua sta parlando il Verbo che per parlarci si è sottomesso alla Legge, per incontrarci si è abbassato fino a sottomettersi alla Torah, lui non ne fa a meno, anche questo è importante per te. Non bypassare, non saltare ..: “Ah, io non mi confesso tanto ..”, “Da quanto tempo non ti confessi?”, “Da quarant’anni, ma tanto io che peccati faccio?”, non bypassare questa regola, non fare a meno di questo grazia che ti viene offerta, essere riaccolto significa sapersi riaccolti anche dentro la logica della salvezza che la chiesa ti propone. Costui invece si allontana e si mette a proclamare e a divulgare il fatto e poi si genera una certa confusione, perché? Perché chi lo vede guarito e sa che Gesù è stato a guarirlo capisce che Gesù non è un guaritore ma che Gesù è probabilmente il Messia, dal male della lebbra solo Dio può guarire, così è la mentalità degli Ebrei, dunque se lui guarisce la lebbra vuol dire che lui ha un rapporto con Dio diverso da qualsiasi guaritore che si era mai conosciuto in Israele. Dunque si sta per svelare già quello che Gesù è e la gente non capisce più veramente chi Gesù è, lo avevano preso solo per uno che guarisce dalle malattie. Questo anche per te sia un monito, oggi ridillo alla tua coscienza: “Ma chi sei tu per me? Sei uno che mi ascolta quando ho bisogno? Sei uno che mi fa i favori quando non so più da che parte rifarmi? Sei uno sotto il quale sto in condizioni di soggezione? Chi sei? E una volta che ti manifesti, chi sarò io? Come sarò riconciliato con te e come potrò muovermi in mezzo a questa assemblea? Come si trasformerà la mia preghiera? Che cosa potrò ricominciare a sperare?”. Ora questa settimana comincia la Quaresima, ma tu parti da qua, parti da questa parola, non ti accontentare più di una prassi: “Io vado, dico, mi danno l’assoluzione, me ne vado, faccio questo, poi torno a casa, faccio altre cose”, esci da questo modo di pensare! Se questa fede non la conosci ancora, cogli l’occasione per entrarci adesso, noi non difendiamo più una prassi tradizionale e un modo di pensare tradizionale, noi ci apriamo a qualcosa che supera ogni tradizione e tuttavia garantisce la bontà della tradizione. Io spero che lo Spirito Santo vi faccia comprendere bene il passaggio dall’usanza, alla fedeltà, dai modi di fare tradizionali, alla devozione autentica, perché questo mondo di questo ha bisogno, già ha fatto a meno di tutti i nostri raggiri. Sia lodato Gesù Cristo.

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