SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

ANNO A
18 giugno 2017

La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-58).

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

PRIMA LETTURA -Dal libro del Deuteronòmio (Dt 8,2-3.14-16)

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

Salmo responsoriale 147.
R. Loda il Signore, Gerusalemme..

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. R.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. R.

SECONDA LETTURA – Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 10,16-17).

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

La Parola di Dio è pane che nutre chi si converte.
Sant’Agostino
Esposizione sul Salmo 101

5. [v 5.] Il mio cuore è stato battuto come il fieno, e si è inaridito. Prova a guardare Adamo, da cui deriva il genere umano. Da chi infatti se non da lui si è propagata tale miseria? Da chi se non da lui è derivata, come un fatto ereditario, codesta povertà? Ed allora colui che nel suo corpo era dianzi privo di ogni speranza, ripeta con tutta speranza, perché ormai inserito nel corpo di Cristo: Il mio cuore è stato battuto come il fieno, e si è inaridito. È proprio così, perché ogni carne è fieno. Tuttavia è lecito chiedere: come mai ti è capitato questo? Perché ho dimenticato persino di mangiare il mio pane. Difatti Dio aveva dato il pane del suo comandamento. Ed in realtà qual è il pane dell’anima se non la parola di Dio? Sennonché, per la suggestione del serpente e per la prevaricazione della donna, l’uomo toccò il cibo proibito e dimenticò il precetto: giustamente allora fu battuto come il fieno e si inaridì il suo cuore, avendo egli dimenticato di mangiare il suo pane. E come dimenticò di mangiare il suo pane, egli bevve il veleno: fu dunque battuto il suo cuore e si inaridì come il fieno. Proprio questo è l’uomo battuto che troviamo in Isaia, quell’uomo del quale ed al quale viene detto: Io non sarò adirato per sempre con voi, poiché da me procede lo spirito ed ogni soffio io ho creato: A causa del peccato io l’ho un po’ contristato e l’ho anche battuto ed ho distolto il mio volto da lui. Appare dunque giusta l’invocazione: Non distogliere il tuo volto da me, cioè dall’uomo battuto, di cui appunto hai detto: Io l’ho battuto, ed ancora: Io ho visto la sua condotta ed io l’ho guarito. Il mio cuore è stato battuto come il fieno, e si è inaridito, perché ho dimenticato persino di mangiare il mio pane. Devi ora mangiare quel pane che avevi dimenticato. Ma è proprio lui che è venuto come pane: nel suo corpo ti è possibile ricordare la voce che avevi dimenticato, e gridare altresì dallo stato di povertà, in cui ti trovi, per ottenere la ricchezza. Devi ora mangiare, dal momento che sei nel corpo di colui che ha detto: Sono io il pane vivo, disceso dal cielo. Avevi, sì, dimenticato di mangiare il tuo pane, ma poiché lui è stato crocifisso, si ricorderanno e si convertiranno al Signore tutti i paesi della terra. Alla dimenticanza deve ora succedere il ricordo: ora bisogna mangiare, per vivere, il pane venuto dal cielo, e non già la manna, come la mangiarono i padri che poi morirono. Bisogna mangiare quel pane, di cui è detto: Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia.

Trascrizione dell’Omelia.

L’evangelista Giovanni raccontandoci questo episodio del “vero pane” ci racconta due grandi problemi che c’erano al tempo in cui questo Vangelo veniva redatto, un problema legato all’ebraismo, l’ebraismo quando guardava Gesù si domandava: “Ma questo Gesù chi è veramente? Perché noi abbiamo ricevuto una parola che viene da Dio, Mosè l’è andata a prendere sul monte Sinai e Dio gliel’ha data questa parola, si chiama Legge, si chiama Torah”, è un insegnamento, è un insegnamento sul cuore di Dio, ciò che Dio pensa, ciò che Dio pensa per l’uomo, ciò che Dio ha stabilito che l’uomo può vivere per tornare a Lui. Dunque, in qualche modo, questa Legge ci dà la vita cioè ci permette di vivere secondo Dio, se uno vive secondo Dio entra nella vita di Dio, è abbastanza comprensibile, credo. “Dunque se noi abbiamo già questo insegnamento, questa parola, questa Torah, ma che cosa potrà darci quest’uomo? Chi è veramente? È un profeta? È uno che parla di Dio? Questo si presenta come Dio! Dio nessuno l’ha mai visto, Dio non lo si può vedere”, Giovanni stesso, proprio lui nel suo Vangelo al capitolo 1 dice: “Dio nessuno l’ha mai visto, ma il Figlio di Dio l’ha rivelato”, per loro dunque è un problema, per questi ebrei. Ma al tempo in cui si redigeva questo Vangelo, e siamo già verso la fine del primo secolo cristiano, un altro problema era sorto, e non questa volta da parte dei Giudei, ma da parte dei credenti che venivano da fuori del giudaismo, dai Greci, dalla mentalità greca. I greci dicevano: “Ma che state dicendo, cristiani? Sì, si può credere a Gesù, come no, eh sicuramente, ma se egli è Dio allora non può avere la carne, se ha la carne, non può essere Dio: o la materia o lo spirito, i due non possono stare insieme”, come vedi non è tanto diverso da quello che dici tu, no? Pure tu dici: “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”,no? Le parole e le cose sono cose diverse. Ora così dicevano i Greci, quelli che venivano dai gentili, che non erano ebrei, dicevano: “Ma, tu sei Gesù, ma chi sei? Sei Dio o sei uomo? O sei Dio, o sei uomo. Noi i semidei li conosciamo, ma un uomo-dio non lo conosciamo, non si può capire, se Dio è spirito come fa ad essere nella carne?”. Tu dirai: “Ma è un problema anche mio?”, sì, è un problema anche tuo, perché se Dio entra nella tua vita, da che parte si mette? Dalla parte dei pensieri? O dei sentimenti? O di tutta la vita? Che cosa di te si trasforma? Dice un teologo ortodosso: “Ma questi cattolici romani non si capisce, stanno sempre a discutere che cosa succede dopo l’imposizione delle mani, le parole, il pane diventa il corpo, il vino diventa il sangue, un sacco di discussioni sulla transustanziazione”, al centro del mistero che celebriamo oggi, “ma non si domandano questi cristiani che cosa succede a loro? Il pane entra pane in chiesa, e esce fuori corpo di Cristo. Il vino entra vino in chiesa, pure vino buono, deve essere perfetto, non deve avere additivi, ed esce fuori sangue di Cristo, loro si mangiano questo pane e questo vino e come escono?”. Uguali, come sono entrati … qualcosa non va! Qualcosa non va, fissano lo sguardo su Gesù e poi lo lasciano là, ricevono Cristo ma non li trasforma, ecco questo è il problema, per questo Giovanni sta dicendo queste parole, ci ha raccontato questo insegnamento di Gesù, Gesù ai giudei e ai Greci dice: “Ma non avete compreso? Qua non si tratta di avere due leggi, due modi di comportarsi, di essere migliori, no, qua si tratta di avere o non avere la vita divina”, perché quello che tu ricevi nell’Eucarestia è la vita divina di Gesù, non è il suo insegnamento, non è il suo esempio, non è un effluvio, un profumo della sua presenza, è la vita divina! Tu ti avvicini alla vita di Dio, questa ti viene data e guarda, questo non era scontato, gli ebrei non ce l’avevano, non lo sapevano, non ce l’hanno tuttora, non era affatto scontato che fosse così, avete sentito? Dice Gesù: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”, dunque quando uno incontra il Cristo nella specie eucaristica, incontra Dio e la vita eterna gli viene donata e questa vita eterna, una volta che penetra nelle fibre della nostra vita terrena, le trasforma, le infetta di divinità, le infetta di santità, le infetta di eternità, lo capisci? Ora se un uomo è infettato da un male da cosa te ne accorgi? Dalla sua salute che viene a mancare. Da cosa lo vedi? Dalla sua debolezza che diventa subito manifesta. E un cristiano quando mangia di questa Vita eterna, da dove lo vedi? Dalle sue operazioni, se sono operazioni che vengono da Dio o no. Perché se è un uomo che vive ancora della carne, gli uomini questo vedono, la sua vita della carne. Se un uomo non ha speranza, non ha fondamento nella fede, non potrà risolvere nessuna delle cose che gli vengono incontro, gli altri se ne accorgeranno e diranno: “Ma questi chi sono? Questi cristiani dicono di credere in Dio, che hanno la vita eterna, addirittura la mangiano e poi dopo la vita eterna non li anima, si tanti sorrisi e canzoni, girotondi e canzoncine da tutte le parti ma qual è il fondamento? Questi non perdonano, questi non amano, stanno sempre a dire quello che è giusto e quello che non è giusto, è sempre diverso da quello che pensavano prima …”, capite allora la vita divina, dice Gesù: “Questo pane disceso dal cielo non è come quello .. non è una cosa da imparare, c’è anche da capirle alcune cose ma non si tratta di essere colpiti in teta, in fronte, dalle cose di Dio, si tratta di agire come agisce Dio”, chi ha la vita divina, coltiva la vita divina, e come la coltiva? Attraverso la preghiera, attraverso la lettura della Parola, soprattutto attraverso la preghiera, perché la preghiera ha la capacità di far pulsare il cuore insieme al cuore di Dio e poi Dio agisce. E poi Dio agisce ed è esattamente quello che Dio vuole fare nella storia, come sempre ha fatto, agire! Ma questo Dio onnipotente, altissimo, eccelso, si mette da parte e aspetta che la tua volontà gli dica: “Amen, vieni, prendimi, sono tuo! Fa di me uno strumento della tua pace, fa che io non cerchi di essere consolato, come molti vanno girando, che io non desideri essere amato, come molti di noi anche desiderano, fa che io sia uno strumento della tua pace, dove c’è l’odio sia io a portare l’amore, dove c’è la morte sia io a portare la vita eterna”, questo è il ministero affidato a tutti noi, siatene consapevoli. Oggi noi faremo la processione con il Corpus Domini, porteremo il Corpus Domini in mezzo agli alberi del parco fino alla chiesa .. così non so, una volta si portava nei paesi, aveva un senso, noi lo porteremo in mezzo agli alberi .. e gli alberi si piegheranno, non lo so. Ma voi non fissate lo sguardo su qualcosa di altissimo, piuttosto gioite di averlo ricevuto, siate consapevoli che questa realtà è già dentro la vostra vita, quindi la vostra vita non è più la vostra, dice Paolo: “Non sono più io che vivo adesso, ormai, ma è Cristo che vive in me, questa vita che pure io vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio che ha dato se stesso per me”, possa fare tu anche questa esperienza. Sia lo dato Gesù Cristo.

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