Domenica delle Palme

Anno Liturgico C
20 marzo 2016

La passione del Signore

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Lode e onore a te, Signore Gesù!
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.
Lode e onore a te, Signore Gesù!

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca (Lc 22,14-23,56)

Quando venne l’ora, [Gesù] prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio».

– Fate questo in memoria di me
Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

– Guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!
«Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!». Allora essi cominciarono a domandarsi l’un l’altro chi di loro avrebbe fatto questo.

– Io sto in mezzo a voi come colui che serve
E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele.

– Tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli
Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte». Gli rispose: «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi».

– Deve compiersi in me questa parola della Scrittura
Poi disse loro: «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento». Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli disse: «Basta!».

– Entrato nella lotta, pregava più intensamente
Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».

– Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?
Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?». Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?». E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: «Lasciate! Basta così!». E, toccandogli l’orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: «Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni. Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre».

– Uscito fuori, Pietro, pianse amaramente
Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. Una giovane serva lo vide seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «O donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei uno di loro!». Ma Pietro rispose: «O uomo, non lo sono!». Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questi era con lui; infatti è Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

– Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?
E intanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo picchiavano, gli bendavano gli occhi e gli dicevano: «Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?». E molte altre cose dicevano contro di lui, insultandolo.

– Lo condussero davanti al loro Sinedrio
Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al loro Sinedrio e gli dissero: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». Rispose loro: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio». Allora tutti dissero: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono». E quelli dissero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».

– Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna
Tutta l’assemblea si alzò; lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.

– Erode con i suoi soldati insulta Gesù
Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.

– Pilato abbandona Gesù alla loro volontà
Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.

– Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me
Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.

– Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno
Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.

– Costui è il re dei Giudei
Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

– Oggi con me sarai nel paradiso
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

– Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito
Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

– Giuseppe pone il corpo di Gesù in un sepolcro scavato nella roccia
Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di Arimatèa, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.

PRIMA LETTURA – Dal libro del profeta Isaìa (Is 50,4-7)

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.

Dal Salmo 21
R. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!». R.

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa. R.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto. R.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (Fil 2,6-11)

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Quanti beni ci ha recati la passione di Cristo!”
DALLE “ESPOSIZIONI SUI SALMI” DI SANT’AGOSTINO, VESCOVO
Inno 45; SC 196, 103

Sí, fratelli, era necessario il sangue del giusto perché fosse cassata la sentenza che condannava i peccatori. Era a noi necessario un esempio di pazienza e di umiltà; era necessario il segno della croce per sconfiggere il diavolo e i suoi angeli (cf. Col 2, 14. 15). La passione del Signore nostro era a noi necessaria; infatti, attraverso la passione del Signore, è stato riscattato il mondo. Quanti beni ci ha arrecati la passione del Signore! Eppure la passione di questo giusto non si sarebbe compiuta se non ci fossero stati gli iniqui che uccisero il Sìgnore. E allora? Forse che il bene che a noi è derivato dalla passione del Signore lo si deve attribuire agli empi che uccisero il Cristo? Assolutamente no. Essi vollero uccidere, Dio lo permise. Essi sarebbero stati colpevoli anche se ne avessero avuto solo l’intenzione; quanto a Dio, però, egli non avrebbe permesso il delitto se non fosse stato giusto.

Che male fu per il Cristo l’essere messo a morte? Malvagi furono certo quelli che vollero compiere il male; ma niente di male capitò a colui che essi tormentavano. Venne uccisa una carne mortale, ma con la morte venne uccisa la morte, e a noi venne offerta una testimonianza di pazienza e presentata una prova anticipata, come un modello, della nostra resurrezione. Quanti e quali benefici derivarono al giusto attraverso il male compiuto dall’ingiusto! Questa è la grandezza di Dio: essere autore del bene che tu fai e saper ricavare il bene anche dal tuo male. Non stupirti, dunque, se Dio permette il male. Lo permette per un suo giudizio; lo permette entro una certa misura, numero e peso. Presso di lui non c’è ingiustizia. Quanto a te, vedi di appartenere soltanto a lui, riponi in lui la tua speranza; sia lui il tuo soccorso, la tua salvezza; in lui sia il tuo luogo sicuro, la torre della tua fortezza. Sia lui il tuo rifugio, e vedrai che non permetterà che tu venga tentato oltre le tue capacità (cf. 1 Cor 10, 13); anzi, con la tentazione ti darà il mezzo per uscire vittorioso dalla prova. È infatti segno della sua potenza il permettere che tu subisca la tentazione; come è segno della sua misericordia il non consentire che ti sopravvengano prove più grandi di quanto tu possa tollerare. Di Dio infatti è la potenza, e tua, Signore, è la misericordia; tu renderai a ciascuno secondo le sue opere.

Trascrizione dell’Omelia

Allora proviamo ad entrare in questo mistero della passione e morte di Gesù, perché lo Spirito ci guidi alla contemplazione di questo mistero e ci converta il cuore, non solo ci permetta di avere dei sentimenti di compassione con il Figlio di Dio che muore per noi in croce. Bene, una premessa, noi siamo qua e celebriamo il sacrificio eucaristico come tutte le domeniche, alle parole della consacrazione chi è presente in mezzo a noi? Certamente il corpo di Cristo e il suo sangue, dunque la persona di Cristo è presente in noi. Se è presente in noi e in mezzo a noi la persona di Cristo, tutto quello che noi raccontiamo in questo Vangelo è prossimo a noi, possiamo affacciarci su questo davanzale della nostra coscienza e osservare quello che è accaduto al tempo di Gesù come qualcosa che accade in questo momento. Cosa ci mancherebbe di avere? Ci mancherebbe di avere i sentimenti giusti per entrarci, ci mancherebbe anche di entrarci tutti insieme e non ognuno per fatti suoi. Ma che cosa ci permetterà di vivere questa esperienza in questo modo? Avete ascoltato, alla morte di Gesù qualcosa di eclatante accade, il sole si oscura, si squarcia il velo del Tempio, Gesù che è venuto a compiere il disegno del Padre e che ormai è giunto al momento cruciale di questa missione, sa di ricongiungersi al Padre e sa che ricongiungendosi al Padre il suo piano è terminato, tutto quello che doveva fare l’ha fatto, dunque sa che si aprirà per tutto il mondo un’epoca diversa, un’epoca nuova, un tempo nuovo, lui lo chiama il Regno ed è così certo che si aprirà questo Regno che dice anche al ladrone alla sua destra: “Oggi sarai con me in paradiso”, sta parlando agli apostoli in modo definitivo, sta dicendo: “Io d’ora in poi questo vino lo berrò nella casa del Padre mio, ormai tutto il tempo è terminato, il tempo della rivelazione, il tempo del cammino, il tempo della conversione, sono terminati, questo è il momento del giudizio”. Quale giudizio? Un giudizio che riguardi chi? Solo lui che deve morire? Un giudizio che riguarda tutta l’umanità, ecco già che qualche cosa comincia a chiamarci individualmente per trovarci tutti insieme di fronte a un giudizio che può riguardarci tutti, che potrebbe riguardarci ora, pensa se adesso in questo momento accadesse qualcosa che distruggesse tutta la nostra vita, tutto quello che abbiamo sperato e pensato, perché questo non può accadere? Non accade forse in alcuni luoghi della terra in questo tempo? Non sta accadendo? Cosa ci metterebbe al riparo da questo? Siamo tanti, siamo una preda facile, temo già che questo cielo inizi a farsi scuro anche su di noi. Allora qual è la consapevolezza del Figlio di Dio in questo momento che sta per accadere la sua morte? La consapevolezza del Figlio di Dio è che tutta l’umanità sta sotto il Giudizio Universale ormai imminente con la sua morte, non c’è bisogno di altro tempo, non ci sarebbe bisogno di altro tempo, allora Gesù che a Gerusalemme nel cenacolo aveva detto: “Bevete da questo calice che è il mio sangue versato per voi” è uno che sa di morire o no? Certo. Vuole morire si o no? Certo, lo ha detto sempre, continuamente, in tutta la sua predicazione ha detto: “Io sono venuto per questo e che devo dire: “Padre salvami da quest’ora?” (Gv 12,27), sappiamo che Gesù va consapevolmente alla morte e generosamente alla morte, d’altronde ce lo direbbe anche la schiera dei santi e dei martiri che alla morte sono andati gioiosi, così sappiamo, consapevoli e gioiosi di riunirsi al Padre per mezzo di Gesù Cristo; anch’Egli va alla morte con questa consapevolezza. Allora direte: “Ma Gesù che cosa hai detto allora in quel momento, in quella preghiera, quando hai lasciato a vegliare questi poveri apostoli e hai gridato al Padre: “Se ti è possibile passi da me questo calice”? Non era forse il calice della morte quello che tu hai versato nel cenacolo? Non era il calice del martirio e della sofferenza? Non lo hai voluto fare per noi? Non ci hai chiesto di entrarci totalmente in questo sacrificio? Certo. Allora che cosa hai chiesto al Padre?”, nel tuo diventare come tutti gli uomini non hai chiesto al Padre di liberarti dalla morte, per questa eri certamente pronto dall’inizio, dalla Galilea, da quando hai cominciato a dire agli uomini che tu eri il Figlio di Dio, sapevi che ti avrebbero ucciso, se ti dovevi pentire di questo ti saresti pentito a Nazareth, non a Gerusalemme, hai distrutto i banchi dei venditori del Tempio, sapevi che questo avrebbe provocato un giudizio terribile da parte delle autorità, hai detto cose nel Tempio che nessuno voleva sentire, che scandalizzava i religiosi, i giudei, i farisei, i sadducei, tutti quelli che contavano nel Tempio e lo sapevi che questo ti avrebbe provocato la morte, mai sei venuto meno a questa tua vocazione, la discesa in mezzo agli uomini nell’incarnazione non poteva non conoscere una risalita al Padre senza la morte e senza la sofferenza e quando tu sei venuto ad abitare in mezzo a noi, già nel Padre conoscevi che il nostro peccato ti avrebbe ucciso. Allora che cosa ci hai allontanato, la morte forse? Da te non l’hai allontanata, hai chiesto al Padre di allontanare quel calice, quello dell’ira, quello che avremmo dovuto bere noi al compimento della tua vita, della tua missione, della tua morte, a noi sarebbe rimasto il calice del Giudizio Universale davanti al quale né gli apostoli, né noi, nessuno si sarebbe trovato preparato. Allora prima che si facesse buio su tutta la terra tu hai detto al Padre: “Padre, Io muoio volentieri per questi ma tu non giudicarli ora, ferma il giudizio, crea una spaccatura nella storia, facci passare la chiesa perché annunci la relazione d’amore che c’è tra Me e Te, perché annunci a tutti gli uomini ovunque questo amore che ha la capacità di distruggere la morte e di ridonare la vita ai poveri, ai lontani, agli zoppi, ai ciechi, a tutti quelli che sono stati vittima di soprusi, di violenze, che hanno sofferto nella loro esistenza” e dunque noi sappiamo che questo è stato esaudito, il calice della morte che Egli aveva bevuto a Gerusalemme, quello lo berrà definitivamente sulla croce donando Se Stesso e alla parola, che non è di Luca, è di Giovanni: “Tutto è compiuto” (Gv 19,30), finalmente tutta la sua missione è compiuta con Lui. Allora guarda, ci troveremmo noi in questo momento in cui celebriamo la morte di Gesù nell’Eucarestia e lo facciamo tutte le Domeniche, pronti davanti a un cielo che si oscura, pronti davanti a un Giudizio Universale, questo non ti farebbe sentire più uno qualsiasi in mezzo alla folla, cercheresti anche tu tra le persone, una relazione, un aiuto, un sostegno, perché tutti insieme possiamo sentirci protetti da questo amore di Dio, questo amore di Dio che ci tiene sospesi nella storia, che ci ha chiamati a vivere dentro la storia appoggiati solo alla sua fedeltà. Non saremmo più degli individui separati, divisi, tra loro, saremmo una comunità di uomini che liberati dalla paura del Giudizio Universale vivono la bellezza dell’amore di Dio donato gratuitamente a tutti, saremmo veramente fratelli. E sapete amici, la festa qualche volta ci fa fratelli per gioco, ci fa amici per gioco, ma l’incombere della morte ci fa solidali tutti, perché di fronte a questa siamo tutti uguali, tutti impauriti, questa paura di fronte alla morte incombente, ce l’ha tolta il Cristo, ce l’ha tolta con queste parole, ce l’ha tolta con questa donazione di Sé, quando ha detto al Padre: “Padre perdonali, questi non lo sanno quello che fanno, vivono come se vivessero per se stessi, cercano come se avessero bisogno di cose per sé, ma tutta questa storia è nulla, è polvere se non grazie al tuo amore, tutti gli orgogli di questa storia, degli uomini di questo tempo, sono polvere davanti ai tuoi occhi, se il tuo amore non ci sostenesse, se il tuo amore non ci chiamasse anche oggi a guardare alla resurrezione come all’unica via di salvezza, una resurrezione che ha certamente come porta la morte ma come destino eterno la vita con Dio”. Allora ci siamo inginocchiati davanti alla morte di Gesù, forse abbiamo sentito compassione per questo Uomo-Dio che muore, ma ci siamo rialzati e proclamiamo la nostra fede, in questo momento, sicuri della vita eterna che Egli con questa morte ci ha acquistato. Incombe su di noi questa vita eterna, non più il giudizio, non più le tenebre, non più la paura, quella che pure serpeggia dentro la nostra poca fede ma la certezza di essere amati e amati per sempre.

Sia lodato Gesù Cristo.

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