Domenica di Pentecoste

Anno Liturgico C
19 maggio 2013

La Pentecoste

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Alleluia, alleluia.
Vieni, Santo Spirito,
riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-16.23b-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto»

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Dal Salmo 103 (104)
R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature R.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. R.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera ai Romani di san Paolo apostolo (Rm 8,8-17)

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“L’unzione dello Spirito Santo”
Dalle “Catechesi” di Gerusalemme di Cirillo di Gerusalemme
(Calech. 21, Mistagogica 3,1-3; PG 33,1087-1091)

Battezzati in Cristo e rivestiti di Cristo, avete assunto una natura simile a quella del Figlio di Dio. Il Dio, che ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi, ci ha resi conformi al corpo glorioso di Cristo.
Divenuti partecipi di Cristo, non indebitamente siete chiamati “cristi” cioè “consacrati”, perciò di voi Dio ha detto: “Non toccate i miei consacrati” (Sal 104, 15).
Siete diventati “consacrati” quando avete ricevuto il segno dello Spirito Santo. Tutto si è realizzato per voi in simbolo, dato che siete immagine di Cristo. Egli, battezzato nel fiume Giordano, dopo aver comunicato alle acque i fragranti effluvi della sua divinità, uscì da esse e su di lui avvenne la discesa del consustanziale Spirito Santo: l’uguale si posò sull’uguale.
Anche a voi, dopo che siete emersi dalle sacre acque, è stato dato il crisma, di cui era figura quello che unse il Cristo, cioè lo Spirito Santo. Di lui anche il beato Isaia, parlando in persona del Signore, dice nella profezia che lo riguarda: “Lo Spirito del Signore è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri” (Is 61,1).
Cristo non fu unto dagli uomini con olio o altro unguento materiale, ma il Padre lo ha unto di Spirito Santo, prestabilendolo salvatore di tutto il mondo, come dice Pietro: “Gesù di Nazareth, che Dio unse di Spirito Santo” (At 10,38). E il profeta David proclama: “Il tuo trono, Dio, dura per sempre; è scettro giusto lo scettro del tuo regno. Ami la giustizia e l’empietà detesti; Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di letizia, a preferenza dei tuoi eguali” (Sal 44,7-8).
Egli fu unto con spirituale olio di letizia, cioè con lo Spirito Santo, il quale è chiamato olio di letizia, perché è lui l’autore della spirituale letizia. Voi, invece, siete stati unti con il crisma, divenendo così partecipi di Cristo e solidali con lui.
Guardatevi bene dal ritenere questo crisma come un puro e ordinario unguento. Santo è quest’unguento e non più puro e semplice olio. Dopo la consacrazione non è più olio ordinario, ma dono di Cristo e dello Spirito Santo. È divenuto efficace per la presenza della sua divinità e viene spalmato sulla tua fronte e sugli altri tuoi sensi con valore sacramentale. Così mentre il corpo viene unto con l’unguento visibile, l’anima viene santificata dal santo e vivificante Spirito.

“Lo Spirito rinnovi ora in voi le meraviglie della Pentecoste”
Dalle “Catechesi” di Gerusalemme di Cirillo di Gerusalemme
(Calech. 17)

Lo stesso Dio dell’universo che col suo Spirito ha parlato per bocca dei profeti e l’ha mandato sugli apostoli nel giorno della Pentecoste qui dove ci troviamo, lo faccia scendere adesso su di voi. Per mezzo suo custodisca anche noi, accordandoci di godere tutti insieme della sua benefica assistenza perché a lui possiamo offrire i frutti dello Spirito Santo, amore nella gioia e nella pace, benignità nella longanimità e nella bontà, fede nella mansuetudine e nella purità 153: in nostro Signore Gesù Cristo, per il quale e con il quale assieme allo Spirito Santo diamo gloria al Padre, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

Trascrizione dell’Omelia

Mi rendo conto che non è facile capire la festa di Pentecoste, se noi non la riconduciamo al suo significato originario, come l’hanno vissuta questi apostoli, come la viveva il popolo di Israele prima dei fatti della passione, morte e risurrezione del Cristo, qual era, cioè, l’oggetto della speranza che la festa di Pentecoste viene a manifestare, a celebrare. Una nota, importante: avete ascoltato nel Vangelo di Giovanni, Gesù dice: “Se uno mi ama osserverà la mia parola”, sembra quasi una condizione. In realtà Gesù dice: “Colui che mi ama, mi ama perché osserva la mia parola, mi ama osservando la mia parola”. Noi qua ci troveremmo già in difficoltà, che vuol dire osservare la sua parola? Quale parola? Dobbiamo allora tornare al principio, come dice la Lettera agli Ebrei: “Molte volte e in molti modi Dio ha parlato ai nostri padri per mezzo dei profeti” (cfr. Eb 1,1). “Come aveva parlato Dio ai nostri padri?”, dicono gli ebrei. Aveva parlato quando da Abramo, poi Giacobbe, aveva costruito, pensato, un progetto dentro il quale far camminare un popolo che ancora non esisteva, un popolo secondo il cuore di Dio, un popolo che manifestasse le opere di Dio. Non un popolo soggetto a Dio che lo servisse ciecamente, oppresso dalla legge del Signore ma un popolo che mostrasse agli altri popoli come la Legge del Signore sia una Legge fatta per vivere. Deuteronomio lo dice: “Fa’ questo e vivrai, pongo davanti a te la via del bene e la via del male, scegli il bene” (cfr. Dt 30,19). Allora questo popolo è scelto per dire a tutte le nazioni della terra: “Guardate, se cercate la luce dentro al buio dell’esistenza, questa luce viene da Dio, questa luce è contenuta nelle sue parole, nel suo insegnamento, cioè nella rivelazione che Egli fa di se stesso”. E questo popolo, allora, ha camminato dentro queste vie. Dopo il passaggio del mare quando finalmente viene liberato dal faraone, dall’Egitto, quando si incammina nel deserto del Sinai, dopo cinquanta giorni dagli eventi della Pasqua – quella che tutti gli ebrei ricordano ancora oggi –, come è il nostro concetto di Pentecoste, sette settimane dopo questi fatti, finalmente Mosè sale sul monte Sinai e lì riceve da Dio la Torah. Cioè questa rivelazione di Sé, questa logica che è la logica di Dio, questo modo nuovo di pensare la storia, di pensare la vita, di pensare le relazioni tra gli uomini, un modo che l’uomo non aveva conosciuto. Quale uomo? Quell’uomo che aveva pensato di farsi da sé, di regolarsi la vita da sé, con le proprie logiche – quelle che San Paolo chiamerà nella parola che avete ascoltato stasera le logiche della carne, del corpo –, cioè il modo di pensare del mondo: “Mi piace, non mi piace, mi serve, non mi serve, adesso lo prendo poi lo lascio, ora ti amo, ora non ti amo più, secondo ciò che mi conviene”. Con queste logiche l’uomo si era costruita una via in cui Dio non c’entrava, e la storia della salvezza ce la racconta come una favola, ce la racconta con la storia della torre di Babele (cfr. Gen 11): quest’uomo aveva edificato una via verso il cielo, una via a partire dai propri sforzi, dalla propria materia, aveva scelto di costruire una scala per arrivare fino al cielo, la torre di Babele. Che cosa succederà? Dio confonde le lingue degli uomini perché questa auto-trascendenza, questo desiderio di fare le cose da sé, senza Dio, porta alla divisione. E’ l’esperienza dell’uomo primordiale, è l’esperienza di tutti gli uomini della famiglia umana fino ai nostri giorni. E’ l’esperienza tua, che costruisci senza Dio e poi ti trovi da solo, perduto, senza speranza, senza una parola di salvezza, davanti ad una storia che non capisci più, nell’incapacità di capire la lingua degli altri che vorrebbero consolarti e nell’incapacità di dire tu il tuo dolore, perché non conosci la lingua che lo possa descrivere. Allora questa era la condizione umana, dice ancora la Lettera agli Ebrei: “Quel Dio che ha parlato molte volte e in molti modi ai nostri padri per mezzo dei profeti, in questo ultimo tempo a parlato a noi per mezzo del Figlio, questo Figlio è splendore della sua gloria e impronta della sua sostanza” (cfr. Eb 1,1-3). Con queste parole la Lettera agli Ebrei sta dicendo: “Questo Figlio è tutto quello che Dio è; questo Figlio quando lo incontro mi fa vedere il volto del Padre; questo Figlio quando parla, parla come parlerebbe Dio; questo Figlio quando perdona, perdona come perdona Dio; questo Figlio quando guarisce le piaghe degli uomini le guarisce come le guarisce Dio”. Allora un Dio lontanissimo mi è diventato prossimo, una Legge insormontabile, incomprensibile, intraducibile, mi è diventata una parola per tutti i giorni, una parola che anche io posso parlare. Serviva quella Torah a dimostrare a tutte le nazioni che Dio aveva un disegno per tutti i popoli, serve questa nuova Torah, che è il Figlio di Dio che ci è stato donato, non sul monte Sinai, ma sul monte Calvario, dove ha dato la vita per noi, serve questa nuova Torah finalmente a insegnarci le vie dello Spirito. Quale sono le vie dello Spirito, contrapposte alle vie della carne? Guarda bene, le vie della carne e della ragionevolezza umana sono fatte di rivalsa, di giustizia che si vendica, di rancori che durano negli anni, sono fatte di divisione, di giudizio, di mormorazione, sono fatte di logiche asfittiche, che fanno morire il nostro prossimo, ma che fanno morire, avvizzire pure il nostro cuore. Perché quando pensiamo queste cose, quando facciamo queste rivalse, sentiamo il nostro cuore avvizzire, vediamo la nostra vita chiudersi, incunearsi dentro vicoli ciechi nei quali non sappiamo più vivere. Allora dice il Signore in questo Vangelo di Giovanni: “Chi invece osserva la mia parola, costui supera queste logiche della carne, mi ama e riesce ad amare anche il suo prossimo”, e produce intorno a sé una logica nuova che è una logica di perdono, che è una logica di possibilità costantemente rinnovata, che è una logica di fiducia sulla capacità dell’uomo di agire secondo Dio. Ora noi potremmo dire: “Ma noi come ci accorgiamo di ricevere questo Spirito? Come ci accorgiamo di avere questo Spirito?”. Diceva San Paolo, nel capitolo 8 della Lettera ai Romani che abbiamo ascoltato: “Guarda bene, Dio quando ti chiama a credere nella risurrezione del suo Figlio, non ti lascia più dentro ad un rapporto di schiavitù rispetto a Lui, di sottomissione cieca davanti a Lui. Dio ti fa diventare collaboratore con il suo Figlio, Dio ti fa diventare fratello del suo Figlio”. Dice ancora la Lettera ai Romani: “Scoprite che siete eredi di Dio e coeredi di Cristo, quella stessa vita eterna che è stata data a Lui viene data anche a te, sei associato alla sua vita eterna, entri attraverso la sua carne nel santuario del cielo. Entri, cioè, dentro una speranza che la tua carne non aveva potuto regalarti, non aveva potuto darti”. Allora dice san Paolo in questa Lettera ai Romani: “Noi non abbiamo ricevuto uno spirito di schiavi che ci fa rimanere nella paura”, questo sarebbe anche un buon elemento di discernimento: qual è la tua vita? È una vita che si muove ancora dentro le logiche della paura? O fa vivere nella paura quelli che ti stanno intorno? Non è una vita secondo lo Spirito. “Invece avete ricevuto uno Spirito di figli, di figli adottivi e questo Spirito di Dio” – attenzione perché questo ci riguarda tutti, magari abbiamo ascoltato questa parola un po’ en passant, ma qua c’è la nostra vita e c’è la nostra vita eterna – dice: “E questo Spirito, quello che ha la capacità di ricordarti le cose del Cristo, quello che ha la capacità di ricordarti che sei amato che qualsiasi cosa accada nella tua vita tu sei eletto, scelto, che stai nel cuore di Dio, questo Spirito attesta al nostro spirito”, ecco dov’è il segreto, noi non lo sapevamo. “Avevamo non solo la nostra carne, non solo il nostro alito vivente, avevamo anche uno spirito che ha la capacità di parlare le lingue del tuo Spirito. Dunque il tuo Spirito dice al nostro spirito umano che siamo figli eredi di Dio, coeredi di Cristo”. Allora diremmo: “Come facciamo noi ad accorgerci che c’è questo spirito dell’uomo che ha la capacità di ascoltare e capire le parole dello Spirito di Dio, il linguaggio dell’Onnipotente? Come si fa?”. Con la preghiera, con la vita interiore, si fa nell’attesa del ritorno del Messia, nell’attesa costante, nella vigilanza, nell’attenzione a tutte le cose, nel discernimento costante nelle nostre scelte, si fa dentro una interiorità visitata dalla presenza del Cristo. E la presenza del Cristo noi non ce la possiamo riprodurre fuori della presenza dello Spirito. Allora che cosa ci è lecito attendere? Che cosa possiamo aspettarci? E come possiamo anche condividere questa speranza? Parlando le parole di Dio, muovendoci dentro le parole di Dio. Dirà san Paolo in un altro brano: “Istruendoci vicendevolmente con salmi, inni e cantici spirituali” (Ef 5,9; Col 3,16), cioè con le parole di Dio che diventano preghiera, i Salmi; con le parole di Dio che diventano storia della salvezza come fa la Liturgia tutti i giorni quando ti fa ascoltare queste Letture; con le parole di Dio che esprimono il nostro rapporto con Lui. E se conosceste i Salmi sapreste di che cosa sto parlando. Tutto questo ci permette di parlare a tutti gli uomini e di essere compresi, ci permette di dire il nostro dolore, la nostra gioia e di incontrare il dolore e la gioia di tutti gli uomini di tutte le generazioni. Ci fa tornare a parlare una lingua che tutti possono comprendere. Sapete, i grandi santi, san Francesco, sant’Antonio, parlavano con gli animali, segno che questo linguaggio che è dato all’uomo, è un linguaggio che può riconsegnare a Dio tutta la sua creazione finalmente santificata, giustificata, riscattata, così come il sangue di Cristo ha fatto sulla croce. Piccolo gregge, che scruti l’orizzonte e cerchi di intravvedere una parola che ti riguardi, che consoli la tua pena, che raggiunga la tua sofferenza, che venga a incontrare la fatica dell’esistenza che tu stai vivendo in questo tempo, guarda con fiducia verso questa luce nascente, verso il Cristo che è, che era e che viene.

Sia lodato Gesù Cristo.

Preghiera dei fedeli

Padre Santo e misericordioso, noi ti lodiamo e ti benediciamo e ti ringraziamo con tutto il cuore, perché eravamo estranei alla tua grazia, lontani dalla tua misericordia, incapaci di comprendere le tue leggi, finché Tu ci mandasti il tuo Figlio, noi potemmo vedere sul suo volto l’amore che ci riservavi. Nella sua morte e nella sua resurrezione abbiamo potuto comprendere a quale sorte ci stavi chiamando, ma ancor più nel dono dello Spirito noi possiamo sperimentare ogni giorno per quali vie Tu ci conduci. Vieni in soccorso, allora, alla nostra debolezza, risanaci dai nostri mali, dilata il nostro cuore a una speranza nuova. Per questo ti preghiamo.

Ti preghiamo, Padre Santo, per la tua Chiesa, per il Papa Francesco, che apre il cuore degli uomini in questo tempo con la sua dolcezza e la sua tenerezza, e mostra qualcosa della bellezza del tuo volto, della tua misericordia. Dona al nostro Papa un linguaggio universale che sappia entrare nel cuore di ogni uomo, e aiutarlo a tornare sulle vie della salvezza. Per questo ti preghiamo.

Ti preghiamo, Padre Santo e misericordioso: la Legge nuova che il tuo Spirito inaugura nella nostra vita ci metta al riparo dal rancore, dalla maldicenza, dallo spirito di rivalsa, da tutti gli atteggiamenti della carne, che ci impediscono di guardare, di sperare, di avere speranze di aurora. Per questo ti preghiamo.

Ti preghiamo, Padre Santo e misericordioso, per tutti quelli che sono nella difficoltà o nel dolore, per quelli che si sentono inconsolabili a causa delle sofferenze che provano, per quelli che stanno dubitando del tuo amore. Il tuo Spirito buono ha la capacità di cambiare il loro cuore e la loro vita. Opera, Padre Santo, secondo il tuo disegno. Per questo ti preghiamo.

Padre Santo e misericordioso, Tu dai a questi tuoi figli la capacità di incontrare gli uomini di questo tempo e di parlare le parole del tuo Figlio. Da’ loro il coraggio di annunciare il Vangelo, impedisci loro di nascondersi, di gemere di fronte alle prove della vita. Possano mostrare la bellezza del tuo dono agli uomini di questa generazione. Te lo chiedo per Cristo nostro Signore. Amen.

Agni Parthene // Musica Sacra
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