Pentecoste

Anno Litugico C
15 maggio 2016

Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-16.23-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Dal Salmo 103
R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature. R.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.R.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 8,8-17)

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Pentecoste, il compimento della Pasqua”
Sant’Agostino, vescovo e dottore della Chiesa
Discorsi, 155; PL 38, 843-844
Il popolo ebraico celebrava la Pasqua con l’uccisione dell’agnello e con gli azzimi: era una prefigurazione dell’uccisione di Cristo, e gli azzimi significavano la vita nuova, senza il vecchio lievito… E cinquanta giorni dopo questa celebrazione, gli vien data sul monte Sinai la Legge scritta con il dito di Dio. Viene la vera Pasqua ed è immolato Cristo, che opera il passaggio dalla morte alla vita. In ebraico infatti Pasqua significa passaggio.
Dopo cinquanta giorni viene lo Spirito Santo, «il dito di Dio» (Lc 11, 20). Ma considerate in che modo si celebrava prima e come si celebra adesso. Prima il popolo stava in lontananza, c’era il timore, non l’amore… Qui invece, quando venne lo Spirito Santo, i fedeli erano riuniti insieme. Non li spaventò dal monte, ma entrò nella casa…
Dice la Scrittura, apparvero loro distinte delle lingue come di fuoco. Si posarono su ciascuno di loro e incominciarono a parlare le lingue come lo Spirito dava loro di esprimersi. Ascolta uno che parla in lingue e riconosci lo Spirito che scrive non sulla pietra, ma nel cuore (2 Cor 3, 3). Infatti, « La legge dello Spirito che dà vita », scritta nel cuore non sulla pietra, questa legge è in Cristo Gesù, nel quale è stata celebrata la vera Pasqua.

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Trascrizione dell’Omelia

Quando Dio ha pensato la creazione e l’ha messa in atto, ha cominciato a sviluppare, a mostrare il suo progetto per la storia, la prima cosa che fa Dio, mette ordine nel caos, crea armonia, cioè crea relazione. Perché crea relazione? Perché Egli che è un Dio in relazione, nella sua realtà Trinitaria, si specchia nelle cose create e le riordina secondo ciò che Lui Stesso vive, cioè le riordina in relazione. Poi siccome tutto ha fatto secondo un principio personale guardando al suo Figlio, conferisce a tutte le cose la possibilità di incontrarsi ma all’uomo la capacità di supervisionare questo cammino di relazione. E l’uomo, che è libero, perché libero è Dio, quando comincia ad entrare in relazione con le cose, la prima cosa che fa si allontana da Dio, dubita di questo amore, dubita cioè che il progetto che vede venga dal cielo, venga da Dio, venga da un’altra parte, che non sia il suo, ma stende le proprie mani verso questo progetto e lo fa tornare secondo il proprio tornaconto e questa è la storia dell’uomo, una storia che è così dimentica del fatto che l’amore discende che ad un certo punto inizia a costruire una struttura che salga fino al cielo, la Bibbia la chiama la torre di Babele (Gen 11). Ma cos’è? Un edificio? No, era una religione. Sentendo dentro di sé questo desiderio di relazione che va al di là e al di sopra delle relazioni tra le cose e tra gli uomini, l’uomo comincia a costruire un modo di vedere il cielo, lo costruisce lui, lui stabilisce con quali riti, con quali culti, con quali sacrifici deve andare verso qualcosa che non conosce, finché Dio non voglia farsi conoscere. Voi sapete che questo tentativo dell’uomo di costruirsi una via a Dio da solo, porta alla confusione delle lingue, di fatto ogni tentativo di rappresentarsi un dio è diventato idolatria, ogni popolo lo ha espresso come voleva, parlare lingue diverse significa pregare in modo diverso, significa agire con Dio in modo diverso, significa anche guardare l’altro con uno spirito diverso, se l’altro appartiene ad una altra religione ad un altro dio è sicuramente un mio nemico, dunque devo combatterlo. Poi Dio, finalmente, entra in scena, nessuno lo ha mai visto, nessuno lo conosce, ma Lui che è al di sopra della creazione, perché Lui l’ha fatta secondo il proprio disegno, allora la avvia verso un processo di maturazione, di crescita, le conferisce un obiettivo, in realtà la aita a scoprire che l’obiettivo che deve seguire sta già all’interno della propria essenza e lo fa chiamando i patriarchi, Abramo, Isacco, Giacobbe, ed inventandosi, se così si può dire, una storia possibile un cammino, un itinerario che troverà nell’Esodo il suo paradigma fondamentale. Ancora all’inizio dell’Esodo, Dio si mostra in un modo inconcepibile, è un Dio che non si vede, il suo nome è impronunciabile, nel paradosso del roveto ardente (Es 3) questo Dio da una parte ci invita ad avvicinarci, dall’altra ci fa sentire distanti, lontani, perché non ci riconosciamo in Lui. Poi il cammino di questo popolo che ha ricevuto da Dio una Legge, una Torah, sapete quando l’ha ricevuta? Cinquanta giorni dopo la Pasqua, capisci? Cinquanta giorni dopo la Pasqua Mosè sul monte Sinai riceve da Dio una Legge scritta col dito di Dio a caratteri di fuoco, ma dove? Sulla pietra. Sulla pietra perché sia questa Legge abbastanza stabile e autorevole e allo stesso tempo sia altra rispetto al’uomo, un pedagogo (Gal 3,24), diremmo noi oggi un tutore come quello che ci mettiamo al ginocchio quando succede qualche cosa alle nostre articolazioni, un tutore che ci abitui a camminare diritti per andare da qualche parte senza troppo disagio. Beh, vedete, stiamo guardando a volo d’uccello tutto il progetto di Dio, poi finalmente quasi la pienezza del tempo, Ezechiele dice: “Beh, c’è un momento in cui Dio non lascerà più una Legge di pietra davanti ai vostri occhi”, dice Dio nel Libro di Ezechiele: “Ecco io ti tolgo il cuore di pietra, un cuore inteso come la Legge che io ti ho dato che è il cuore di Israele, io te l’ho dato, e ti darò un cuore di carne, cioè ti do qualcuno che è la Legge, che è la Torah, che è l’insegnamento, che ti fa conoscere che sei fatto per la vita eterna, stavolta però non lo metto davanti a te, ma lo mando in mezzo a te” (Ez 11,19; Ez 36,26). “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito del Padre” (Gv 1) così si esprime Giovanni l’Evangelista, dunque non più una Legge da contemplare, da seguire pedissequamente ma una Legge che è vicina a noi che ha la carne umana, ma di più, questa Legge, questa Parola incarnata, vive come viviamo noi, si muove come ci muoviamo noi, spera, soffre, cammina, come facciamo noi. Che cosa vuol dire secondo voi questo? Vuol dire che tutto quello che è di Dio è pure nostro, se tutta la Legge diventa carne e noi la possiamo incontrare vuol dire che la carne non è un problema per Dio, anzi, la carne diventa per Dio l’occasione perché la sua verità si esprima, si faccia conoscere, illumini il cuore degli uomini e porti avanti questo progetto. Quando San Paolo in quella Seconda Lettura che abbiamo letto stasera dice: “Quelli che ragionano secondo la carne non piacciono a Dio”, non sta parlando di quelli che ragionano secondo la “ciccia” ma parla di coloro che ancora rispettano la Legge della Torah cioè quelli che si fermano ad una religione: “Io non vi ho dato una religione, Io vi ho dato Me Stesso” direbbe Dio, “Si, per un certo tempo ti ho educato con una logica, con un modo di pensare, con una religiosità, adesso basta, adesso Io ti do Me Stesso e come te lo do? Nella mia parola coeterna con me, il Verbo che diventa carne”. L’uomo quando l’ha conosciuto si è meravigliato, ha detto: “Ma come è possibile che ciò che i cieli dei cieli non riescono a contenere poi invece per noi è finalmente toccabile, lo possiamo dire, lo possiamo vedere” ma se Egli è nella carne, vive nella carne, nella carne muore, nella carne risorge … perché nella carne è risorto vi ricordate? Apparso ai suoi apostoli nel cenacolo dice: “Datemi qualcosa da mangiare” tanto perché capissero che Egli era ancora di carne come loro in qualche modo, in questo modo ha detto a tutti gli uomini: “La carne non è più un problema, tu puoi vivere il rapporto con Dio nella carne”, questo sai cosa vuol dire per te? Che se ancora dici che la vita ti ostacola nella preghiera e nella fede e nell’esercizio della carità, sei un bugiardo, sei un ipocrita, perché la carne, cioè la vita, non può allontanarti da Dio, visto che Dio si è avvicinato alla tua carne, non ci può essere più un Lunedì che ti possa togliere la speranza della Domenica hai acquisito qua nell’Eucarestia, anzi il Lunedì semmai sarebbe il prolungamento, sarebbe l’occasione in cui ciò che hai preso qua può diventare carne in mezzo agli uomini, cioè salvezza, cioè liberazione, un annuncio di liberazione e se non glielo dai tu chi glielo darà? Gli angeli del cielo? Dio ha scelto gli uomini per salvare gli uomini e tra questi uomini ci sei anche te. Dunque la storia, la carne, gli uomini, tutto ciò che ci appartiene di Dio, Egli in questo modo si fa tutto nostro ma come abbiamo potuto capirlo noi? Perché gli apostoli ascoltavano queste cose, Gesù aveva detto per primo a Filippo: “Chi vede me vede il Padre, ancora non lo hai capito Filippo? Chi vede me vede il Padre”, “Mostraci il Padre” gli aveva detto l’apostolo (Gv 14,8-9), ma come facciamo noi a vedere il Padre? Cioè come facciamo noi a vedere nel male che ci sbatte in faccia, nell’odio che riceviamo, nel disprezzo celebrato intorno a noi e in mezzo a noi, come facciamo a distillare il bene? Come facciamo a scorgere il progetto di Dio nella sua bellezza, nella sua santità? Non avremmo potuto farlo se il Signore non ci avesse dato uno Spirito di salvezza, di sapienza, di intelligenza della storia e di profezia se vuoi, non per farci degli indovini ma per farci diventare interpreti delle cose che accadono. Allora ci ha convocato, dopo essere salito Lui sul monte come Mosè, dopo che è stato messo in croce su questo monte, stavolta le parole di Dio si sono impresse nella sua carne al cinquantesimo giorno, dopo che siamo usciti dall’Egitto della morte, dall’Egitto del male e ci siamo avvicinati nella chiesa alla speranza che Dio potesse veramente salvarci, cosa ha fatto? Al cinquantesimo giorno ci ha ridato la Torah, con fiamme di fuoco ha visitato gli apostoli ed ha impresso tutto il suo pensiero, tutta la sua sapienza dentro questo gruppo di uomini che stavano là pronti non si sa a cosa. Una cosa è interessante, che proprio questi apostoli, poco prima della Pentecoste, qualche giorno prima, avevano detto: “Ora siamo diventati undici ma Lui ci aveva chiamato in dodici, uno se n’è andato, si è ucciso perché ha tradito, dobbiamo ricostituire una unità, dodici erano, dodici dobbiamo essere” (At 1,15-25) ed eleggono Mattia , sapete cosa vuol dire questo? Vuol dire che questa Legge quando ci incontra, che Cristo quando viene a noi, viene nell’integrità della chiesa, questo vuol dire che la chiesa non può essere divisa, che un gruppo non può essere diviso, neanche può essere che la chiesa sia, come ora, un gruppo di movimenti separati ed in opposizione gli uni con gli altri, non è possibile! Solo se c’è scambio, comunione, integrazione di tutte le forze, solo qua la chiesa torna ad essere una, anzi, noi camminiamo perché tutti possano essere riunificati nell’unica fede. Allora questo fuoco, come era successo per Mosè, questo fuoco impetuoso, vento, terremoto, finalmente inaugura il tempo nuovo in cui tutta la Torah di Dio è scritta sul cuore dell’uomo. Quale Torah di Dio? Quella che stava scritta sulla pelle degli agnelli, che viene srotolata dentro le sinagoghe? No, una Torah scritta da Dio sulla pelle del Figlio suo che è anche la pelle con cui noi siamo stati rivestiti a causa del peccato (Gen 3,21) la nostra natura umana, tutta la sapienza di Dio nella nostra natura umana, questa è la Pentecoste, questo è il premio. Ora guarda bene, se la Pentecoste investe tutta la chiesa e ci dona la conoscenza del pensiero di Dio e del suo progetto, noi chi incontreremo? Una colombina? Un’immagine qualsiasi? No, incontreremo Cristo per adesso, fino all’ultimo, Lui vedremo, Lui guarderemo, ci specchieremo in Lui fino al giorno in cui diventati una cosa sola con Lui per il Padre finalmente guardando il suo volto vedremo il nostro, guardando la relazione Trinitaria contempleremo la relazione che c’è tra noi, non ci sentiremo più a disagio rispetto a Dio ma saremo una cosa sola in Cristo. Questa è la nostra finalità e la nostra finalità esclude l’amore per il potere, l’amore per il denaro e tutte le altre cose in cui invece siamo stati maestri e detentori purtroppo, per nostro scandalo e vergogna. Questo è il tempo della rinascita, questo è il tempo in cui siamo chiamati a rinnovarci, questo è il tempo in cui Dio ci chiama ad uscire dall’Egitto delle pratiche inutili ed entrare in una fede autentica nella chiesa ma una chiesa spirituale, cioè una chiesa che si relaziona sempre fissando lo sguardo su Gesù autore e perfezionatore della fede (Eb 12,2), non certo un’istituzione che loda se stessa, che celebra se stessa e che si consuma dentro le proprie aspettative. È un discorso coraggioso me ne rendo conto ma è la speranza che brilla davanti a noi, dice un Salmo: “Mentre voi dormite tra gli ovili splendono d’argento le ali della colomba” (Sal 67,14) e questa colomba nel Salmo è Israele e questa colomba invece nella nostra preghiera siamo noi, la Chiesa intera, questa colomba è la presenza dello Spirito in noi, questo Dio guarda da sempre, per questo ci fa grazia, per questo ci usa misericordia. Ebbene, io spero che la speranza di queste parole si fissi bene al centro della vostra vita, che abbandoniate le opere morte che avete compiuto fino adesso, che usciate dalle superstizioni e conosciate la fede così come Dio ve la voglia far conoscere a lode di Dio, della santa Chiesa, della Trinità Santissima.
Sia lodato Gesù Cristo.

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