XVI° Domenica del tempo ordinario

Anno Liturgico C
17 luglio 2016

Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

PRIMA LETTURA – Dal libro della Gènesi (Gn 18,1-10)

In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno.
Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto».
Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio».

Salmo 18
R. Chi teme il Signore, abiterà nella sua tenda

Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel cuore,
non sparge calunnie con la sua lingua. R.

Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore. R.

Non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi (Col 1,24-28)

Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa.
Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi.
A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Il servizio di Marta non fu biasimato dal Signore.”
Sant’Agostino
OMELIA SU MARTA E MARIA CHE RAPPRESENTANO LE DUE VITE – DISCORSO 104 (2-3)

2. E allora? Crediamo forse che fu biasimato il servizio di Marta, tutta occupata nelle incombenze richieste dall’ospitalità dato che aveva accolto come ospite il Signore? Come poteva essere biasimata lei che s’era rallegrata nell’accogliere un ospite così elevato? Se un simile biasimo è giusto, lascino pure tutti il servizio prestato ai bisognosi; ognuno si scelga pure la parte migliore, che non gli sarà tolta, si applichi pure solo a meditare la parola di Dio, brami pure la dolcezza del sapere, si occupi pure unicamente della scienza della salvezza, non si preoccupi di chi è forestiero nel proprio paese, di chi ha bisogno del pane, del vestito, d’essere visitato, riscattato, seppellito. Siano eliminate le opere di misericordia perché si possa attendere solo alla scienza della salvezza. Se questa è la parte migliore, perché non cerchiamo di prendercela tutti, dal momento che in questa faccenda abbiamo come avvocato il Signore? A proposito di ciò noi non temiamo di offendere la sua giustizia dal momento che abbiamo per nostra difesa la sua sentenza.
Migliore è la parte scelta da Maria.
3. Tuttavia le cose non stanno così, ma come ha affermato il Signore. La cosa non sta come l’intendi tu, ma come la dovresti comprendere. Ecco: considera attentamente: Tu sei occupata in molte faccende, mentre una sola cosa è necessaria. Maria ha scelto la parte migliore(Lc 10, 41.43). La parte scelta da te non è cattiva, ma è migliore questa [scelta da Maria]. Perché è migliore? Perché tu sei occupata in molte faccende, mentre essa lo è in una sola. Alla molteplicità è superiore l’unità, poiché non è l’unità che deriva dalla molteplicità, ma la molteplicità dall’unità. Molte sono le cose create, ma uno solo è il loro Creatore. Il cielo, la terra, il mare e tutte le cose contenute in essi quanto sono numerose! Chi potrebbe contarle? Chi potrebbe immaginarne la moltitudine? Chi le ha fatte? Le ha fatte tutte Dio; ed ecco: tutte le cose sono molto buone (Gn 1, 31). Se sono molto buone le cose ch’egli ha fatto, quanto migliore sarà lui che le ha fatte? Esaminiamo quindi le nostre occupazioni relative a molte faccende. È necessario il servizio per coloro che intendono ristorare il corpo. E perché? Perché si ha fame e sete. È necessario fare opere di misericordia per i miseri. Si spezza il pane all’affamato perché si è incontrato uno che ha fame; se puoi, elimina la fame: per chi spezzerai il pane? Se si elimina il soggiorno in un paese straniero, a chi si offre ospitalità? Se si sopprime la nudità, per chi si procura un vestito? Se non ci fosse la malattia, chi si andrebbe a visitare? Supponiamo che non ci sia la prigionia, chi potrebbe essere riscattato? Se non ci fossero litigi, chi potremmo mettere d’accordo? Qualora non ci fosse la morte, chi potremmo seppellire? Nella vita futura questi mali non ci saranno e per conseguenza neppure queste occupazioni. Faceva dunque bene Marta ad occuparsi della – non so come chiamarla – necessità o volontà oppure volontà della necessità, che aveva il corpo del Signore. Marta rendeva un servizio a una carne mortale. Ma chi era nella carne mortale? In principio era il Verbo e il Verbo era con Dio e il Verbo era Dio (Gv 1, 1): ecco chi era colui che Maria ascoltava. Il Verbo si fece carne ed abitò in mezzo a noi (Gv 1, 14): ecco chi era colui che Marta serviva. Maria dunque ha scelto la parte migliore che non le verrà tolta. Ha scelto infatti ciò che durerà in eterno ecco perché non le verrà tolto. Ha voluto occuparsi d’una sola cosa, già possedeva il suo bene: Per me il mio bene è star unita a Dio (Sal 72, 28). Stava seduta ai piedi del nostro capo; quanto più in basso sedeva, tanto più riceveva. Poiché l’acqua affluisce verso la bassura delle convalli, ma scorre via dalle alture dei colli. Il Signore non biasimò dunque l’azione, ma distinse le due occupazioni. Sei occupata – dice – in troppe cose, mentre una sola è necessaria. È questa la cosa che Maria si è già scelta. Passa la fatica della molteplicità, ma rimane la carità dell’unità. Ciò che dunque ha scelto Maria non le sarà tolto. A te, al contrario, ciò che hai scelto – questa è la conclusione che naturalmente ne consegue ed è certo sottintesa – ciò che hai scelto ti sarà tolto ma per il tuo bene, perché ti sia dato ciò ch’è meglio. A te infatti verrà tolta la tribolazione per darti il riposo. Tu sei ancora in viaggio sul mare, essa è già nel porto.

Trascrizione dell’Omelia

Entriamo aiutati dallo Spirito in queste due letture che si specchiano un po’, quella dell’Antico Testamento tratta al Libro del Genesi che ci racconta della visita dei tre angeli ad Abramo alle querce di Mamre e quella che tutti conosciamo di Marta e Maria a Betania. C’è un’analogia tra questi due brani perché? Perché in tutti e due i brani si esercita l’ospitalità ma non in modo formale, si esercita l’ospitalità con uno scopo, con una modalità che proprio per questi motivi la chiesa ci indica perché anche noi possiamo vivere questo rapporto con Dio, con la sua visita nella nostra vita. Andiamo a vedere subito, avete visto nel primo brano, nel brano della Genesi, dove si racconta di Abramo che accoglie questi tre angeli , subito appena arrivano li fa accomodare, li fa sedere sotto l’albero e poi fa preparare tutto ciò di cui questi hanno bisogno da mangiare per poter stare insieme, per poter attendere che questi rifocillati comunichino finalmente il motivo della loro visita. Allora, attesa da parte di Abramo che questi dicano qualche cosa sulla sua vita perché sono passati di là e lui ha capito che sono personaggi importanti e allo stesso tempo ospitalità attraverso una serie di cose. Questa ospitalità non si limita solo a preparare da mangiare ma Abramo si ferma in piedi ad attendere che questi parlino. Qual è l’oggetto di questa comunicazione, di questa visita? I tre diranno ad Abramo che l’anno successivo Sara avrebbe partorito un bambino, fatto veramente eclatante, straordinario, perché Abramo è vecchio e Sara è sterile. Allora, è chiaro? Abramo è vecchio e Sara è sterile, due condizioni di manifesta impossibilità alla generazione, chiaro per tutti? Ora, se è chiaro per tutti, la tua impossibilità ad accogliere, ospitare Dio che viene a trovarti e la tua liturgia nei suoi confronti per fare cose che lui ti comanderà, è identica a quella di Abramo e di Sara, non puoi dire: “Io sono più vecchio, io sono più stanco, sono più malato o non so cosa” e guarda che la Bibbia te lo racconta apposta per dirti che è nella condizione di impossibilità che Dio agisce, non quando noi siamo tutti pronti a fare chissà che cosa. Bene, questa è la prima pagina di questo bellissimo trittico delle tre letture che abbiamo ascoltato. Poi il Vangelo di Marta e Maria, anche questo lo conoscete tutti e avete delle idee già prefigurate su Marta, su Maria, su chi ha ragione e su questa cosa che dice Gesù che Maria si è scelta “la parte migliore”, però c’è tanto da fare nella vita che non si può mica scegliere sempre la parte migliore, no? Anche qua una condizione di impossibilità che tu ritieni sia la realtà nella quale vivi e dalla quale non ti vuoi affrancare, è bello stare qui ma poi bisogna andare a fare le altre cose. Gesù sai come risponde a Maria che si mette là come Abramo ad ascoltare e ad aspettare. Qual è l’oggetto dell’annuncio di Gesù? Il Vangelo qua non ce lo dice, però noi lo sappiamo, Gesù tornerà a casa di Marta e Maria, tornerà a casa loro a Betania una settimana prima della sua passione e morte, e vi ricordate cosa ci torna a fare a Betania? Ci torna per resuscitare Lazzaro, cioè per mostrare loro che tra un anno, una condizione di impossibilità come la morte, si aprirà alla vita e alla resurrezione, questo è l’annuncio. Dentro queste due tavole meravigliose, brilla l’insegnamento di Paolo, che è per noi e ci aiuta ad entrare in questa parola. Che dice Paolo in questo brano della Lettera ai Colossesi? Dice: “Fratelli, io nelle sofferenze che sopporto nella mia carne, quelle sofferenze che mancano alla mia vita per assomigliare a Lui”, è come te, sta come te, a te mancano delle cose per assomigliare a Lui vero? Lui è degno della gloria, tu no, ti manca qualche cosa, San Paolo dice: “Quello che ti mance non è la capacità di fare qualcosa, quello che ti manca è la sofferenza che ancora non hai vissuto in funzione della salvezza come Lui ha accettato di viverla per amore”, questo ci manca perché siamo incapacitati, perché siamo peccatori, etc. . “Io però mentre provo queste sofferenze non mi lamento ma sono lieto perché capisco che Dio finalmente, anche attraverso di me che non sono nessuno, vuole manifestare il disegno nascosto dai secoli, il mistero che Lui ha in mente fin dalla creazione del mondo e che adesso ha manifestato”, questo è l’oggetto dell’attesa di Abramo nella prima pagina della Scrittura, questo è l’oggetto dell’attesa contemplativa di Maria davanti a Gesù mentre Gesù sta parlando. E qual è questo mistero nascosto che si è finalmente esplicitato, manifestato, si è fatto conoscere? Lo dice Paolo qua, dice: “Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani cioè Cristo in voi speranza della gloria”, noi oggi che abbiamo ascoltato questa parola di San Paolo, possiamo dirlo in prima persona plurale: “Cristo in noi speranza della gloria”, adesso lo traduciamo, la traduciamo questa frase, così te ne vai a casa stasera con un pezzo di pane concreto e ripensandoci domani chissà, forse nutrirà veramente la tua vita spirituale, tutta la tua vita. Qual è questo oggetto di questo mistero “Cristo in noi speranza della gloria”? Prima di tutto Cristo, chi è? E’ il Verbo di Dio, che è Dio che è nella Trinità (Gv 1), questo Verbo, dice Paolo nella Lettera ai Filippesi (Fil 2), si spoglia della sua divinità, in qualche modo, delle prerogative della sua divinità, le lascia da una parte come se si levasse un vestito di gloria e assume il nostro vestito fatto di pezze, le pezze che noi mettiamo nella nostra vita a causa delle nostre ferite, dei nostri peccati, delle nostre mediocrità, delle nostre inconsistenze, Lui lo indossa questo vestito, lo indossa onorevolmente per fare in modo che noi credessimo non ad un insegnamento alto, davanti al quale avremmo detto: “Troppo alto, chi ce lo farà mettere in pratica? Troppo lontano e troppo impossibile” (Dt 30,10-14), no, Lui si è messo il nostro abito perché vedendolo dicessimo: “Ma il tuo linguaggio è come il mio, ma la tua natura è come la mia, vero, hai la natura umana, tu sei come me, la tua carne (attenzione) è uguale alla mia carne”, ci credi tu? Stai attento, perché se non ci credi tu sei fuori della speranza! La mia carne è uguale alla carne del Verbo, uguale! Lui non ha preso una carne migliore, ha preso la mia stessa carne, la tua stessa carne, cioè la tua condizione di impossibilità di Abramo, di Sara, di tutti, la mia condizione di impossibilità, che cosa mi ha chiesto? Di ospitarlo, come Abramo, come fa Marta. Bene, Cristo è il Verbo, prende la mia carne, mi viene a cercare, io lo ospito, parla dentro la mia vita e che cosa vuole dirmi? Vuole dirmi che finalmente il mistero si è sciolto, il Dio che ha creato tutte le cose, che mi ha pensato fin dalla creazione del mondo si è sottomesso a me, si è abbassato a me, si è sottomesso a te, se non voleva sottomettersi se ne stava dove stava, si è sottomesso a te perché il suo Figlio lo ha sottomesso al tuo giudizio, perché tu lo giudicassi, perché tu decidessi se prenderlo o lasciarlo, se amarlo o odiarlo, se farlo vivere in te o se ucciderlo in tutti i lunedì della tua storia, dove tu dici che hai molte cose da fare, se metterlo in croce con il tuo peccato o se farlo vivere nelle tue relazioni con gli altri. Non è sottomissione questa di Dio a te? Non ti dà un tempo nella vita perché tu decida “adesso si, poi no, poi vediamo, chi lo sa?, la prossima Pasqua, il prossimo Natale, la prossima Quaresima, prima o poi mi convertirò”, bene, Dio si è sottomesso a te, allora l’annuncio è questo: Dio, l’Onnipotente, decide e lo può fare perché è libero, di sottomettersi a te perché vuole ricomprarti e riportarti a Lui, fin dove? Fino a Lui, fino a quale altezza? Fino alla gloria! La gloria vuol dire la divinità! Allora noi abbiamo “Cristo in noi speranza della gloria”, abbiamo mangiato la sua carne, abbiamo assunto la sua natura e stiamo sperando la gloria. Che cos’è la speranza? La speranza in lingua italiana corrente si dice attesa, noi stiamo attendendo che Cristo si manifesti e dove si manifesterà? Io lo so quello che pensi: “Ma io posso diventare divino? Ma il mio nemico può diventare divino? Figuriamoci … mia suocera può diventare divina? Mia nuora, la mia cognata … non può essere”, noi non crediamo a questa vocazione a tornare ad essere come Dio, non ci crediamo, ci ha convinto il peccato che non ci arriveremo mai, infatti non ci arriveremo, Lui è arrivato da noi! Si spoglia, si riveste e ci riveste della sua divinità. Ma come sarà possibile questo? Sarà possibile ora, verrà ora, verrà adesso, vediamo un po’, se viene adesso come ti trova a te? Mi trova come sono, un poveraccio, a te? Uguale! Più o meno siamo tutti sulla stessa barca .. ma è così che verrà il Salvatore? Verrà così a trovarci nel nostro peccato? No, ci ha chiamati, vive in noi, già vive in noi come attesa della manifestazione della divinità e nel frattempo in questa attesa ci cambia, ci fa da individui, divisi, separati e magari in lotta fra loro, ci amalgama in un uomo solo, in una umanità sola, dice Gesù: “Come io e te siamo una cosa sola, pure questi saranno, con le loro cognate, le loro suocere, i loro nemici, una cosa sola con me in te e tu sarai una cosa sola attraverso di me in loro, loro torneranno a te con l’umanità attraverso di me, tu ti darai a loro nella divinità attraverso di me” (Gv 17). Allora “Cristo in noi speranza della gloria”, è certezza che Dio quando verrà a trovarci non farà l’apocalisse di “tutti giù per terra, guai a chi si muove, affari loro”, no, verrà a ratificare questo cammino, che il suo Spirito ha inaugurato fin dall’incarnazione del Verbo, anzi, fin dalla creazione, per farci tornare ad essere una cosa sola, Lui si specchierà in noi e noi ci specchieremo in Lui, Lui non si vergognerà di noi, come ora non si vergogna di noi e noi non ci vergogneremo di Lui, questa è la nostra speranza, questo è l’oggetto della nostra attesa. Allora tu capisci cosa ha fatto Abramo e cosa sta dicendo Gesù a Marta: “Marta tu ti occupi di molte cose, ma se mi hai ospitato ricordati che io sono venuto nella tua vita”, lo dice a te: “Marta, tra poco tu mi assumerai, assumerai la mia natura divina, ospitala onorevolmente ma onorala” “Ma come la onorerò? Facendo le processioni, facendo i pellegrinaggi, facendo chissà cosa?” la onorerai con la tua vita, come ha fatto Abramo, come fa anche Marta, la onorerai con le cose della tua vita, con le cose della tua storia, la fede non è una sagrestia eterna, là dove tutti facciamo liturgie con tutti i piattini e i merletti, la fede è una liturgia in atto, è la presenza di Cristo dentro le maglie della storia, con il linguaggio della storia, con tutte le cose che riguardano la carne. Capite di che cosa siamo messaggeri noi? Andiamo al mondo a dire: “Non state là a diventare santoni, nella vostra umanità Dio vi ha amato, nella vostra umanità Dio vi ha sposato, dentro questa umanità vi salva e la natura divina già abita in voi per mezzo di noi che ve lo annunciamo”, questa è la chiesa! E quando la chiesa tornerà ad essere così e a specchiarsi in Cristo in questo modo, tutti la vedranno e tutti la crederanno; finché rimarrà un’accolita di gente triste e dolente che si lamenta e mormora, fatta di personaggi attaccati a poteri, a soldi, etc., nessuno la crederà, ma voi non vi smarrite, non abbiate paura, a questa chiesa di cui parlavamo, Cristo ha offerto la sua vita, per questo mondo Dio ha pensato questo progetto, a noi ha affidato questo ministero, mettetevi di buon animo secondo le vostre possibilità, secondo il vostro cuore, nel portare a compimento quella parte che spetta a ciascuno di voi finché non diventiamo una cosa sola come Cristo è in Dio una cosa sola.

Sia lodato Gesù Cristo.

Preghiera di Gesù // Musica Sacra
  1. Preghiera di Gesù // Musica Sacra
  2. Agni Parthene // Musica Sacra
  3. Te Deum // Musica Sacra
  4. Isusova Molitva // Musica Sacra