XX° Domenica del tempo ordinario

Anno Liturgico C
18 agosto 2013

Non sono venuto a portare pace sulla terra

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Alleluia, alleluia.
Apri Signore il nostro cuore e
comprenderemo le parole del Figlio Tuo.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-57)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: «Arriva la pioggia», e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: «Farà caldo», e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?

PRIMA LETTURA Dal libro del profeta Geremìa (Ger 38,4-6.8-10)

In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi».
Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremìa con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremìa affondò nel fango.
Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia».

Dal Salmo 39 (40)
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido. R.

Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose,
dal fango della palude;
ha stabilito i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi. R.

Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore. R.

Ma io sono povero e bisognoso:
di me ha cura il Signore.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
mio Dio, non tardare. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Ebrei (Eb 12,1-4)

Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.
Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Lancia di Dio l’anima del giusto”
Sant’Agostino vescovo.
Discorso 313 nel natale del martire Cipriano

4. Lungi da noi la puerilità di credere che Dio sia provvisto di alcune armi materiali. Di qual genere siano naturalmente quelle armi – per le quali da Dio, provvisto di esse, vengono abitualmente aiutati i suoi soldati – lo confessano essi stessi, dopo essere stati soccorsi, quando dicono ad alta voce e rendendo grazie: Signore, ci hai coronati con lo scudo della buona volontà . In realtà, la lancia di Dio – cioè la spada di Dio – quella lancia che il Corpo di Cristo, cioè la Chiesa, prega sia vibrata contro coloro che sono i suoi persecutori e li raggiunga, può essere senz’altro intesa secondo quanto dice del suo Corpo il Salvatore stesso: Non sono venuto sulla terra a portare la pace ma la spada. Con tale spada dello spirito, dai suoi martiri che bramavano con ardore le gioie del cielo tagliò via gli affetti terreni infelicemente seducenti, avvinti ai quali sarebbero stati richiamati dal cielo alla terra, se la spada di Cristo non si fosse interposta a troncare. Ma è un’altra spada di Dio, assolutamente evidente, anche l’anima del giusto nella mano di Dio; di essa a Dio si dice nel Salmo: Libera dagli empi l’anima mia, la tua spada dai nemici della tua destra. Non ripete: anima mia come già disse, ma: spada tua; non: dagli empi, come già disse, ma: dai nemici della tua destra.
5. Col difendere da ogni parte i suoi martiri, vibrò questa lancia che finì contro coloro che perseguitavano la Chiesa; tanto che, non cedendo alle parole degli evangelizzatori, venissero fiaccati dalle virtù dei morenti. Dio si procura armi veramente potenti contro i nemici in quelli stessi che rende amici. Potente spada di Dio, quindi, l’anima del beatissimo Cipriano; corruscante per la carità, affilata per la verità, agitata e fatta vibrare dal potere di Dio che lottava, quante battaglie non portò a termine? di quante masse di contestatori non ebbe ragione confutandoli? Quanti nemici non percosse? Quanti avversari non atterrò? Nei cuori dei nemici, e assai numerosi, non uccise le stesse inimicizie, con le quali era in lotta, e ne fece degli amici e, per essi, Dio non combatteva con più mezzi contro gli altri? Ma quando venne il momento di essere catturato per l’accresciuta potenza dei nemici, allora in verità, perché non cedesse alle loro mani, trovandosi oppresso e conculcato dagli empi, si fece presente colui per il quale ebbe il sopravvento da vincitore: quando non restava più da lottare ancora, ottenne la vittoria, riportandola appunto su questo mondo e sul principe di questo mondo. Dio assisté il testimone veramente fedelissimo che combatteva per la verità fino alla morte, realizzò quello di cui era stato pregato, liberò dagli empi l’anima di lui, la sua spada dai nemici della sua destra. In questo luogo orniamo con la dignità sublime dell’altare di Dio la carne santa di quell’anima vittoriosa, quasi fodero della spada di Dio, da rendersi proprio a quell’anima nel trionfo della risurrezione e da non deporsi più, non esistendo allora morte alcuna.

Trascrizione dell’Omelia

Diceva il versetto dell’Alleluia: “Apri Signore il nostro cuore e comprenderemo le parole del Figlio tuo” e mi sembra una chiave buona per entrare in questo brano del Vangelo di Luca che spero non abbiate fatto finta di non aver sentito, perché in questo brano va in frantumi la nostra immaginetta di un Gesù pacifista che rimette tutto a posto che ci guarisce tutti i nostri doloretti che non ci fa tremare, che non ci fa sobbalzare. Perché va in frantumi? Perché questo Gesù dice: “Io sono venuto a portare il fuoco”, il fuoco, non le candeline dell’albero di Natale, il fuoco! “E come vorrei che fosse già acceso” e ancora continua dicendo: “Pensate che sono venuto a portare la pace?”voi direste: “E si certo”, “No, sono venuto a portare la divisione”, tra padre e figlio, tra madre e figlia, tra suocera e nuora”, cioè: “Sono entrato nella storia come una spada a doppio taglio” (Eb 4,12), che distingue, che dirime, che discerne, cioè che ti mette nelle condizioni di vedere ciò che è buono, da tenerlo e ciò che non è buono, da metterlo via, in barba a tutti i tentativi che facciamo noi di fare lo slalom tra le cose che ci piacciono e che, tutto sommato, non vorremmo che ci fossero tolte. Con questo si capisce ancora di più quando Gesù alla fine di questo brano dice: “Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: «Arriva la pioggia», cioè: “Avete la capacità di discernere, di capire, di distinguere che cosa accadrà al tempo a seconda dei segni che vedete, possibile che non sappiate giudicare questa generazione?”. Allora veniamo al dunque, il versetto dell’Alleluia diceva: “Apri Signore il nostro cuore e comprenderemo le parole del Figlio tuo”, possiamo dire: “Tu il cuore ce lo hai aperto, anche la mente, anche gli occhi, anche le orecchie, il cuore ce lo hai aperto quando ci hai fatto passare nella morte del Battesimo e ci hai fatto risalire per contemplare il tuo progetto, per conoscere le tue vie e per collaborare con te, dunque ci hai reso adeguati a quest’opera di salvezza per tutto il mondo, allora facci capire questa parola Signore, perché sei stato così duro in questo brano del Vangelo questa sera? Che cosa ci stai dicendo?”. Ci stai invitando a guardare questo tempo e a discernere e ad interpretarlo, noi siamo battezzati, abbiamo ricevuto una luce da Dio una lucerna, non per essere messa sotto il tavolo, dice la parabola, ma sopra il lucerniere, una città deve brillare perché tutti possano vedere (Mt 5,14-15), perché tutti possano capire, questa luce che ci hai dato è fatta per tutti. Viviamo in un’epoca molto particolare, molto contraddittoria, forse non più contraddittoria di quelle che ci hanno precedute ma abbastanza difficile per noi, la nostra situazione economica è drammatica, la capacità che abbiamo di interpretare anche la dimensione politica in questo momento è veramente difficile, quello che accade intorno a noi in questa sorta di equilibrio andato in malora a livello internazionale con tutto quello che sta accadendo in Egitto, in Nord Africa ed in Medio Oriente, da un anno a questa parte, ci mette di fronte ad una condizione veramente difficile, possiamo pensarti ancora come una parola dolce da cullarci dentro il cuore e non entrare invece dentro un’opera che tu ahi intenzione di portare a compimento in questo tempo? Possiamo non interpretare da questi segni quello che tu vuoi fare a questa generazione? Allora possiamo andare a guardare con questa chiave la Prima Lettura tratta dal Libro di Geremia. Geremia è un profeta in un tempo difficilissimo, perché? Perché Dio al tempo di Geremia ha deciso che “Adesso basta”, Israele si è pervertita, Israele si è messa nelle mani dell’Assiria, si è messa nelle mani dell’Egitto, si è messa nelle mani di altri perché ha avuto sempre paura di fidarsi solo di Dio, ha sempre cercato di fare da sé, sembra proprio la nostra mentalità di oggi … ha sempre cercato di auto trascendersi, di darsi la felicità da sola, come facciamo noi. Allora Dio ha detto: “Adesso basta, vi siete pervertiti, vi metto in mano al re Nabucodonosor a Babilonia, vi faccio deportare, faccio distruggere il Tempio, faccio distruggere il culto, vi tolgo tutte le cose che vi davano l’identità, vi riporto alle condizioni di come stavate in Egitto, vi riporto nella deportazione, vi riporto lontani dalla Terra perché voi possiate comprendere che cos’è che avete disatteso, qual è la ricchezza che non avete saputo custodire, qual è la relazione ala quale io vi chiamavo e di cui non vi siete preoccupati”. Dunque Dio vuole fare un’opera molto forte nei confronti di Israele, Nabucodonosor non è una disgrazia che viene da lontano, Nabucodonosor è uno che Dio sceglie per portare il suo popolo a Babilonia, cioè per fare al suo popolo questa giustizia così dura. Allora Geremia dice: “Io devo dire a questo popolo che non scamperà”, allora i messi del re Sedecia vanno da Geremia a dirgli: “Facci una profezia, profetizzaci che andrà tutto bene”, sembriamo noi quando facciamo i nostri pellegrinaggi per andare a vedere le cose che vanno tutte bene, “Facci andare tutto bene Signore” e Geremia dice: “No, non andrà tutto bene, Dio ha deciso di purificarti, Dio ha deciso di metterti nel crogiuolo, di bruciare tutto quello che non appartiene alla tua salvezza, perché tu possa convertirti, perché tu possa conoscere il Dio che ti ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce (1Pt 2,9), perché tu ti lasci guidare nelle sue vie, possa conoscere Lui, conoscere te stesso e collaborare con Lui alla salvezza di tutta la creazione”. Quando Geremia dice: “No, vi dico subito che andrà a finire male”, che faranno questi? Diranno: “E no, non ci piace, andiamo da un’altra parte”, “questo prete dice sempre cose troppo dure, andiamo da un’altra parte, là ci dicono le cose belle che ci piacciono, che ci scaldano il cuore, che ci fanno piacere”. Geremia è un profeta, il profeta si fonde con la profezia che fa, quello che dice qui Geremia è quello che riguarda tutta la sua vita, allora quando uno rifiuta Geremia rifiuta l’annuncio che porta, rinuncia alla parola che porta, dove lo mettono Geremia se avete ascoltato questo brano? Alcuni scandalizzati di questo comportamento dicono a Sedecia: “Re, daccelo a noi, ci pensiamo noi a lui, così questa parola la mettiamo da parte e non la vogliamo sentire più”, lo prendono e lo portano dentro una cisterna al cui fondo c’è il fango, il fango amici miei, capite? C’è una realtà che è come uno scherno, un dispregio, un atteggiamento sarcastico nei confronti della profezia, prendono la parola di Dio e la mettono in un luogo scivoloso, la mettono in una coscienza scivolosa, la nostra coscienza fangosa, dove tutti gli annunci di Dio si impantanano, dove tutte le cose che Dio ci chiede di operare non si muovono, si lasciano coprire come le cose che getti nel fango e Geremia sta per morire, la profezia sta per morire dentro questa cisterna, sta per essere soffocata dal fango di questa cisterna, tutto il progetto di Dio che è stato consegnato a noi nel Battesimo, soffoca nel fango dentro il quale ci troviamo e che anche noi abbiamo collaborato a generarsi. Allora dice ancora la Scrittura che un Etiope a compassione, uno di un altro luogo ha compassione, va dal re e gli dice: “Guarda che Geremia morirà se lo lasci là” e mentre lo tirano fuori Geremia continua a parlare annunciando la distruzione di Israele. Con questa chiave si può capire quello che dice Gesù: “Io sono venuto non per fare delle falsi paci, dove tutto torna a secondo dei nostri piaceri, io sono venuto per distinguere, per discernere, io ti metto in mano una parola che non ti serve per consolarti solamente, una parola che ti serve a capire come agire, come interagire con la storia”, dice San Paolo che: “I giorni sono cattivi” (Ef 5,16), dunque approfitta del tempo della luce (Gv 9,4) e della grazia che il Signore ti dà, per distillare dal fango di questi giorni il bene che Dio vuole fare al suo popolo a cominciare da te. Allora capisci che questa profezia, che questa parola non la puoi far più morire dentro i recessi oscuri della tua fede un po’ devozionale ma senza fondamento, questa parola deve mettere radici, non la puoi mettere nel fango, deve mettere radici sulla terra buona (Mt 13,23), questa parola deve essere come un seme che germoglia dentro un terreno arato, fresato, seminato, concimato, perché dia frutto al tempo opportuno. Il tempo opportuno lo conosce Dio, noi siamo chiamati a prepararlo, il tempo in cui Dio vorrà chiamare i deportati di questa generazione perché si convertano, è Lui che lo conosce ma noi siamo chiamati a collaborare perché queste distanze vengano accorciate, siamo chiamati a collaborare perché dei canali vengano aperti, perché delle vie vengano inaugurate per andare incontro agli uomini che si stanno perdendo dentro le passioni ingannatrici. Non sto parlando dei peccati da quattro soldi, io sto parlando delle persone disperse che non sanno più leggere la propria vita a causa delle cose che gli accadono e vanno cercando a destra e a sinistra come pecore perdute della casa di Israele (Ez 34). Allora tornando alla parola di Geremia possiamo dire che ogni parola di Dio è una creatura di Dio perché ogni creatura di Dio è chiamata all’esistenza con una parola di Dio, l’uomo che sa coltivare le parole di Dio sa riconoscere la realtà delle creature che portano questi nomi, l’uomo che sa riconoscere la connessione tra le parole di Dio conosce anche le vie che possono salvare gli uomini. Allora dimmi cristiano, vuoi esimerti da questo compito? Puoi metterti da parte in questa missione? Puoi non considerare questa vocazione? Dio non voglia, ti dia piuttosto uno Spirito di fedeltà e di coraggio, ti dia luce sufficiente per comprendere a che cosa sei chiamato e la capacità di realizzarla, di portarla a compimento. Allora, come dice la Scrittura, al tempo messianico gioiranno insieme chi miete e chi semina (Sal 126,5-6; Gv 4,37-38), si incontreranno e celebreranno la presenza del Dio in mezzo a noi, l’Emmanuele, quello che voi sospirate, dice il profeta Malachia, quello che voi state aspettando (Ml 3,1), il vendicatore (Gb 19,25), quello che ti vendicherà dai tuoi dolori, dalle tue malattie, dalle tue solitudini, da tutto quello che hai vissuto e ti ha pesato fin’ora, dalla divisione interiore, dalla paura, se vuoi dalla paura della morte. Questa parola sia sulle tue labbra una chiave di lettura della storia e sia per te un cibo vero, una manna autentica che Dio non ti negherà, ogni giorno.

Sia lodato Gesù Cristo.

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