XIV° Domenica del tempo ordinario

Anno Liturgico A
11 settembre 2011

Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-35)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: Restituisci quello che devi!. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: Abbi pazienza con me e ti restituirò. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

PRIMA LETTURA – Dal libro del Siràcide (Sir 27,33-28,9)

Rancore e ira sono cose orribili,
e il peccatore le porta dentro.
Chi si vendica subirà la vendetta del Signore,
il quale tiene sempre presenti i suoi peccati.
Perdona l’offesa al tuo prossimo
e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
Un uomo che resta in collera verso un altro uomo,
come può chiedere la guarigione al Signore?
Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile,
come può supplicare per i propri peccati?
Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore,
come può ottenere il perdono di Dio?
Chi espierà per i suoi peccati?
Ricòrdati della fine e smetti di odiare,
della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti.
Ricorda i precetti e non odiare il prossimo,
l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.

SECONDA LETTURA – Dalla Lettera ai Romani (Rm 14,7-9)

Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.
Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.

Trascrizione dell’Omelia

Secondo voi è possibile perdonare? Rispondo io per voi. No, non è possibile. Ci sono motivi oggettivi per i quali ci è impossibilitato perdonare, perché la nostra natura si ribella, e lo fa ragionevolmente. La nostra carne dice: ma se uno mi ha fatto del male, e questo è oggettivo, anzi, ne sono testimoni anche gli altri, ma come posso io reintegrarlo? La nostra natura dice, apparentemente, l’impossibilità di ricongiungerci con il nostro fratello che ci ha fatto del male, diremmo, con il nostro nemico.

Allora, riconosceremmo: Signore, siamo perduti, se questa è la nostra sorte, non ci conviene andare avanti così, come è possibile, se noi scopriamo l’impossibilità di perdonare?

Bisogna passare, secondo me, da tutta un’altra via e proviamo a farlo attraverso questi brani che la Chiesa oggi ci ha proposto. È importante, perché se non facciamo questo, succede quello che è accaduto sin ora, quella sorta di ipocrisia che mettiamo in atto facendo finta di aver perdonato, ma in realtà non abbiamo dimenticato: quel perdono, ma non scordo, saluto, ma senza affetto, buongiorno e buona sera… Realtà che tutti quanti conoscete e penso attuate sempre, e io con voi, con quelli che non ci vanno a genio e, soprattutto, con coloro che ci ricordano come siamo, come siamo fatti e come siamo diventati, a causa del peccato originale.

Andiamo a vedere, invece, quello che la Sapienza della Scrittura ci mette davanti. Innanzi tutto, questo Libro del Siracide, un libro sapienziale, scritto in un momento in cui Israele non sa bene come comportarsi, poiché si è dimenticato della Sapienza di Dio, che gli va in soccorso con questa letteratura in un tempo veramente critico, ed ecco cosa mette sul suo cuore e sulle sue labbra  Dio, in un’epoca in cui, come te ora, l’uomo non sa dire due parole sulla questione del perdono. Ad un certo punto, il brano afferma [1]:Se lui [l’uomo], che è soltanto carne, conserva rancore, chi espierà per i suoi peccati? La realtà sapienziale che viene da Dio, nel Siracide, sottolinea: se l’essere umano, che è solo carne, conserva rancore, come farà a sperare il perdono del peccato ed evidenzia così che è la nostra carne che ci ha tradito circa la capacità di amare o di non amare. La nostra natura, è stata ferita sin dalle origini, nel momento in cui poteva fidarsi, ha scelto di non farlo, e ha deciso: mi prendo il frutto della conoscenza del bene e del male quando mi pare, entrando in tal modo nella grande realtà del sospetto, condizione che non riusciamo ad abbandonare ancora oggi, se non con la Grazia di Dio, manifestata in Gesù Cristo.

La nostra carne, piagata dal peccato originale, si sente divisa, non ha più la capacità di sperare, conserva quel sospetto, come se fosse una dimensione irriducibile. Lo abbiamo tutti quanti, lo possediamo nei confronti di noi stessi, quando pensiamo di non potercela fare in certe circostanze dell’esistenza, lo nutriamo nei confronti degli altri, quando crediamo che non si convertiranno mai, non saranno mai migliori e ci faranno sempre del male, conserviamo questo sospetto nei confronti dell’Altissimo, perché è vero che Dio ci ama, ma noi ce lo meritiamo? E se cambiasse idea? E se non fosse come me lo sono immaginato? Sia fatta la tua volontà, come in cielo, “quasi” così pure in terra, ma per favore non mettermi nelle condizioni di tremare di fronte a questa volontà. Dunque, un sospetto proiettato anche sulla realtà di Dio: questo è il frutto del peccato originale e sotto di esso siamo tutti. Non che la nostra natura sia cattiva, si è un po’ ammalata.

Un uomo che è solo carne, non riesce a conservare il rancore, dice il Siracide. Un uomo che è solo carne, è colui che sa che finisce, che dura poco. Se so che non posso persistere per sempre nella storia, se so che rimango poco, cercherò di mettermi da parte quello che è buono, qualcosa che mi tenga in piedi. Se, invece, mi dimentico che duro un po’ nella vita, allora, crederò che il mio rancore sia un valore, che la mia giustizia sia più grande e più forte e che deve essere così e così.

Chi di voi, non ha sperimentato che il rancore, mantenuto per anni, si è infranto dentro la possibilità del perdono, si è frantumato, quando abbiamo sperimentato la misericordia da Dio, si è rotto, completamente dissolto, quando abbiamo visto Dio venirci incontro con il volto del Suo Figlio e dirci anche se hai peccato, anche se il tuo peccato è come scarlatto, io ti aspergerò con issopo e tu sarai più bianco della neve [2]. Non ci siamo forse commossi, il nostro cuore non si è forse mosso dentro di noi, non abbiamo sentito questo annuncio, che ci veniva perdonato il nostro peccato, come un annuncio di salvezza?

E dunque, il nostro rancore come fa a perdurare? Perché non abbiamo creduto all’annuncio: abbiamo mantenuto un sospetto di fronte alla buona notizia che Dio ci ha fatto attraverso la Chiesa, attraverso i profeti, di essere stati perdonati.

Se avete capito questo, adesso facciamo un salto di qualità, per capire come stanno veramente le cose. Ti convince l’annuncio che ti fa Dio e la Chiesa che i tuoi peccati ti sono perdonati? No! Non ti convince. Se lo facesse tu saresti libero, ti sentiresti libero, ti comporteresti da uomo libero e faresti opere degli uomini liberi. Invece, nonostante ti sia stato detto che ti è perdonato il peccato, hai ancora paura: di te stesso, dell’altro e di Dio. Hai paura della morte. Questa è la logica in cui viviamo tutti. Tu dici, no, non ho paura… Eppure, aspetta che uno si avvicini alla tua vita con un’arma spianata e guarda come reagisci. Vedrai come cominci con il giustificarti..ma allora è autodifesa, ma allora devo fare così, perché devo guardarmi…ma allora l’offesa è la miglior arma… E tutte quelle cose che diciamo con la nostra sapienza stolta, legata alla nostra umanità.

Qual è dunque l’oggetto dell’annuncio? Solo che Dio ha perdonato il tuo peccato? No. È più grande. Immaginatelo così: Dio viene alla tua vita, manda il Suo Figlio a dirti, attraverso la Chiesa e attraverso la profezia, non solo che il peccato ti è stato perdonato, ma che c’è in te una natura buona, che deve uscire fuori.

Ora, tu ti chiedi, ma è vero? C’è una natura buona in me? Non lo sapevo, sperimento sempre una realtà pesante, cattiva, che mi tradisce, che mi mette in difficoltà, vorrei fare il bene, dice San Paolo [3], ma faccio il male, non ci riesco, il mio essere mi mette in contraddizione. È vero, Dio, che la mia natura è buona? È vero che mi hai fatto a tua immagine e somiglianza? È vero che posso aderire veramente alla tua legge?

Mentre io ti sto dicendo queste cose, il demonio ti sta sussurrando all’orecchio: sì, sarebbe così, ma poi lo vedi che sei debole, oggi è così e domani ci ricaschi… non si esce, non si viene fuori, da questa condanna. Il demonio ti ha giudicato per sempre.

Invece, la Chiesa, Dio, Gesù Cristo ti sta ribadendo: non è così! La tua natura è buona, io ho deciso di venirla a restaurare, a recuperare. E tu sostieni con il tuo spirito: Signore, devo ammetterlo, è vero, perché anche se ho sperimentato la mia durezza di cuore, il mio peccato, il mio rancore, tutte queste cose, ho visto anche dentro di me qualcosa, come Elisabetta [4] quando Maria va a trovarla, qualcosa mi si è mosso dentro. Quando mi hai detto che ero libero, vi ho creduto profondamente, sento il desiderio di essere un uomo libero, voglio comportarmi da uomo libero. Allora, è vero che c’è in me una natura buona. Se ho in me questa brama di comportarmi da uomo libero, è la prova che vi è in me un aspetto buono della mia natura. Questo è l’annuncio: sono un peccatore, un uomo debole, fragile, schiavo delle logiche del mondo, ma c’è in me una radice di bene: tu ve l’hai posta, tu mi dai gli strumenti per ritrovarla e mi dai anche i criteri per risvegliarla.

L’annuncio cristiano diventa non solo non fare più i peccati, ma sarà: guarda, figlio, che Dio ti ha amato, ha dato il Suo Figlio per te, dunque, svegliati! esamina quello che porti dentro, vedi che in mezzo a tutti i rancori, i “giusti” rancori, che provi nei confronti di quelli che ti hanno fatto del male, c’è un desiderio di bene. Fallo rinascere, fallo crescere, allevalo come un figlio, perché ti porterà fino al compimento. Ti accorgerai, anzi, che questo desiderio del bene è addirittura la voce stessa di Dio, che si muove con i gemiti inesprimibili dello Spirito [5], che parla attraverso le parole della Scrittura, che perdona con il cuore di Cristo, che ha la capacità di sostenere l’esistenza con la stessa forza e con lo stesso coraggio dei Santi. Tutto questo è già dentro di te, sta solo chiedendo di uscire fuori e finalmente riprendersi tutta la tua vita, quella che invece il tuo sospetto, il tuo ascolto della catechesi del diavolo, ti ha impedito di fare fino ad ora.

Questa è la nostra storia. Con una parola liberante come quella che nel Salmo [6] dice le sue mani hanno deposto la cesta, adesso sono libero, San Paolo, nella Lettera ai Romani [7] afferma, Fratelli, mettevi in pace (questo lo dico io…) “Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore”, la tua vita non è finalizzata al raggiungimento di cose che riguardano te, ma di realtà che concernono Dio. Sta in pace, nessuno ha fissato il traguardo, è il demonio che ti vuole subito pronto, Dio invece non ha fissato alcun termine, ti sta sostenendo, ti sta facendo del bene, aspetta, dice la Scrittura, per farti Grazia [8], ti sorregge, perché ti vuole bene [9], ti porta avanti, perché vede quello che tu non vedi, la tua capacità di aderire al Suo progetto. Sai dove sta la tua felicita? Non nel raggiungere le cose che pensavi tu, ma nell’accorgerti che puoi abitare in quel frammento che Dio ti ha affidato in questa piccola storia, che è la tua esistenza umana, destinato ad aprirsi e a dilatarsi nell’eternità di Dio. Da tale frammento, se lo accetti, si apre, si inaugura, la tua vita eterna.

Se sei un frammento e riconosci: sono un frammento, sono in comunione con quest’altro frammento che è il mio fratello, il mio amico, ma anche il mio nemico, siamo frammenti di un’unica realtà che sta andando verso il suo compimento, mi riesce difficile vivere insieme a quest’altro frammento che mi è accanto, ma permetterò a questo Spirito che mi è stato dato di vivere questa nuova libertà, questi cieli nuovi e questa terra nuova [10], riprodurre una logica di salvezza, per me e per quelli che incontro, allora, sono certo che avrò la capacità di perdonare anche al mio fratello.

Non ti mettere a fare le cose da te, perché non ce la farai mai.

Guarda a questa parabola che Gesù racconta quando Pietro va da lui a chiedergli “Signore, quante volte dobbiamo perdonare al nostro fratello, come dice il massimo insegnamento, la Torah, sette volte?” [11]. Il Cristo gli risponderebbe come aveva già fatto un’altra volta con i Farisei, in occasione del libello di ripudio [12], allorché aveva evidenziato che Mosè ha dato questa legge per la durezza del loro cuore, dicendo a Pietro sette volte è per la durezza del cuore degli uomini… ma lo sai com’è il cuore di Dio? Se perdonava sette volte tu.. 7, 14, 28 e poi esponenziale… quante volte doveva perdonarti? Dio perdona settanta volte sette, perdona sempre, perché non tiene conto dei peccati in vista della conversione dell’uomo, Dio non ha creato, dice Ezechiele, l’uomo per la morte [13], ma perché si converta e viva. È un’altra logica, solo che tu l’hai smarrita, perché il demonio te l’ha tolta, perché te ne ha insegnata un’altra, quella del sospetto che non ti porta da nessuna parte, ma la logica di Dio non era questa. Come farai? Farai come l’uomo saggio che si mette là a guardare i pensieri di Dio [14], a esplorare cosa c’è veramente nel cuore dell’Onnipotente, non quello che hai pensato tu, quello che ti ha detto il nemico, non quello che ti ha suggerito il demonio, scruterai i pensieri di Dio e guarderai se sia mai possibile che la tua natura umana e di carne, possa aderire alla volontà celeste, di Dio. Il demonio dice no, non ce la farai, invece, lo Spirito dentro di te ti convincerà, anzi, tu stesso, come quelli di Emmaus [15], tornando a casa, passeggiando, rientrando al centro della tua identità, che è la tua casa, insieme a Gesù, che ti accompagna con la Sua Parola, dirai, è vero, mi ardeva il cuore nel petto. Più facevo questo lavoro su me stesso, più guardavo dentro il cuore di Dio, per vedere la Sua Sapienza e più mi accorgevo che veramente dentro di me c’è la possibilità del bene: alleluja, meno male. C’è la possibilità del bene, non sono più perduto, condannato, non sono più un ipocrita che vive nascondendosi, facendo un po’ così, un po’ colà, un po’ di lì, per non far vedere a nessuno, neanche a me stesso, che non sono buono, che non ho misericordia, che non ho pietà, ma vivrò da uomo libero, perché Dio mi ha messo nelle condizioni di esserlo. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore, tutto, come dice un’altra Lettera di San Paolo [16], tutto concorre al bene per quelli che amano Dio, tutto è finalizzato al bene.

Sai cosa manca? Stai attento bene, se no non andartene a casa questa sera. Manca una sola cosa alla pienezza di quello che hai appena ascoltato, che tu dica con umiltà: Signore non so se crederti, non so come fidarmi, ma ti dirò di sì. Sulla tua parola getterò le reti [17], proprio in questo tempo della mia vita, quando ormai pensavo non poteva più essere possibile, mia cognata non può essere perdonata, quell’altro neanche, ma getterò le reti, mi metto a seguire questa logica per vedere dove mi porta.

Sperimenterai un Dio che non hai mai conosciuto, saggerai una Sapienza che pensavi fosse di altri e non la tua, verificherai una libertà che hai guardato sempre con desiderio, senza mai pensare di poterla avere anche tu, soprattutto proverai una vita piena, integra, autentica, capace di relazione, aperta, e anche chiaroveggente, in grado di vedere il tempo che viene e interpretarlo, di riprendere il tempo che è passato e scioglierne i nodi, di vivere il presente come un faro di luce, per tutta la storia, per tutti gli uomini.

Sia lodato Gesù Cristo

 

 


[1] Sir 27, 30-28,7, qui versetto 28,5.
[2] Is 1,18: “Su, venite e discutiamo – dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana” vedi anche  sal51,9: “Aspergimi con rami d’issòpo e sarò puro; lavami e sarò più bianco della neve”.
[3] Rm 7,19.
[4] Lc 1,41.
[5] Rm 8,26: “Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili”.
[6] Sal 81,7 “ho liberato dal peso la sua spalla, le sue mani hanno deposto la cesta”.
[7] Rm 14,7-9.
[8] Is 30,18: “Eppure il Signore aspetta con fiducia per farvi grazia, per questo sorge per avere pietà di voi, perché un Dio giusto è il Signore; beati coloro che sperano in lui”.
[9] Sal 18,19-20: “Mi assalirono nel giorno della mia sventura, ma il Signore fu il mio sostegno; mi portò al largo, mi liberò perché mi vuol bene”.
[10] 2Pt3,13: “Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia”; Ap21,1: “E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più”.
[11] Mt 18,21-35, qui versetto 21.
[12] Mt 19, 3-8.
[13] Ez 33,11: “Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio -, io non godo della morte del malvagio, ma che il malvagio si converta dalla sua malvagità e viva”.
[14] Sal 14,2; 53,3 e 119,99.
[15] Rm 14,8.
[16] Lc24,13-35, spec.v 32.
[17] Lc 5,5.

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