Omelie

Al Santuario della Vergine della Rivelazione

Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.

Il buon pastore conosce ed è conosciuto dalle pecore e dal Padre e questo amore fa "buono", anzi "bello", il Pastore ed è il segreto della sua forza. È sempre l'amore il comandamento ricevuto dal Padre, che gli consente di "posare" la sua vita per le pecore e per il Padre, come si fa con le offerte sull'altare. E questo amore è così fecondo che raggiunge le pecore fino agli estremi confini. Gesù è pastore unico, Buon Pastore, perché si contrappone al mercenario che fugge davanti al lupo abbandonando le pecore. È la figura del nemico, del serpente antico. Il pastore buono, invece, offre la vita (la depone: gesto liturgico): egli è insieme sacerdote e vittima.
22
aprile 2018

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

Gesù rinvia al ricordo delle sue parole sul compimento delle Scritture in lui. È un lavoro della memoria che compone i fili che attraversano il corpo delle Scritture, la Legge, la Profezia e la Sapienza, con la vicenda umana di Gesù. La resurrezione può essere accolta e compresa solo grazie a un lavoro d'interpretazione della Parola. Gesù apre l'intelligenza per comprendere le Scritture. Questa intelligenza è un evento Cristologico: Gesù è oggetto e soggetto di essa. Nelle Scritture è contenuta l'intenzionalità salvifica di Dio.
Trascrizione
15
aprile 2018

Otto giorni dopo venne Gesù

L'incontro di Gesù risorto con Tommaso, il discepolo restio a credere nella risurrezione, sintetizza emblematicamente la complementarietà di vedere e credere. "Poiché mi hai veduto, tu hai creduto" (Gv 20, 29). Tommaso e gli altri testimoni oculari vedono e credono. Poi, in base alla loro testimonianza, credono tutti gli altri seguaci di Gesù: "Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola" (Gv 17, 20). Gli altri credono senza vedere e sono beati ancora di più: "Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto" (Gv 20, 29).
Trascrizione
08
aprile 2018

Egli doveva risuscitare dai morti.

I discepoli aspettavano un re, Gesù si proclama servo. Attendevano uno che trionfasse sui sui nemici, Gesù si rivela come chi perde la vita per amore e nella libertà. Aspettavano il più forte, lui si rivela debole e non violento. Si aspettavano il suo regno in terra, lui muore sulla croce sospeso fra cielo e terra, di una pena capitale che lo dichiara rigettato dagli esseri umani e abbandonato da Dio. Quando le donne e i discepoli non attendono più nulla, Gesù si rivela come il Vivente. Anche ora, però, non c'è una manifestazione trionfante, gloriosa; c'è solo una parola divina che testimonia la nuova realtà e invita i discepoli a tornare dove tutto è iniziato. Al Dio di Gesù non si addice la costrizione.
Trascrizione
01
aprile 2018

Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto.

Il Sabato santo è un tempo di attesa, di grande silenzio, che poi si aprirà alla gioia della Risurrezione. Negli occhi dei discepoli vi sono ancora le immagini dolorose della passione e morte di Gesù: sembra svanita ogni speranza. Ma ecco l'annuncio strepitoso: Cristo è risorto, la morte non ha avuto l'ultima parola. Al primo raggio di sole si scopre la tomba vuota.
Trascrizione
31
marzo 2018

Passione del Signore. Adorazione della Santa Croce.

Davvero il racconto della Passione di Giovanni è il racconto della misericordia di Dio, manifestata anche dal comportamento di Gesù di fronte a coloro che lo maltrattano e lo condannano. La liturgia del Venerdì Santo, celebrazione della passione e morte del Signore, è, allo stesso tempo, in maniera suprema, annuncio della misericordia divina senza confini. In Gesù processato, insultato e morente nulla appare se non amore, perdono, misericordia.
Trascrizione
30
marzo 2018

La passione del Signore.

Gesù entra da re, ma lo stile del suo ingresso non è segnato dalla prepotenza dei trionfi terreni: non un cavallo bardato regalmente, bensì un asino, coperto dai mantelli dei discepoli; acclamato con rami di alberi e non con le trombe e i peana di vittoria di un esercito. Entra come "figlio di Davide". Conquista la sua città non con la guerra, ma come "re mite... che viene nel nome del Signore". L'ingresso di Gesù in Gerusalemme, umile e semplice, va letto alla luce di quanto Gesù stesso dichiarerà di fronte a Pilato: "Il mio regno non è di questo mondo".
Trascrizione
25
marzo 2018

Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto.(Messa del mattino e della sera)

Di fronte alla prospettiva della morte in croce, Gesù è turbato, ma non cambia la sua volontà di salvezza: "Padre, glorifica il tuo nome". Dal cielo giunge la risposta del Padre che garantisce al Figlio la "glorificazione". La gente non capisce e Gesù spiega: la sua morte è "il giudizio su questo mondo"; è la sconfitta del "Principe di questo mondo", il demonio, che "sarà gettato fuori". E l'autore della sconfitta del demonio e della salvezza dell'umanità è proprio Cristo in croce: "Io, quando sarò innalzato da terra - cioè innalzato sulla croce -, attirerò tutti a me".
Trascrizione
18
marzo 2018
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Preghiera di Gesù // Musica Sacra
  1. Preghiera di Gesù // Musica Sacra
  2. Isusova Molitva // Musica Sacra
  3. Te Deum // Musica Sacra
  4. Agni Parthene // Musica Sacra