Pentecoste

Anno Liturgico A
12 giugno 2011

Pentecoste, il dono dello Spirito

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-23)

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

PRIMA LETTURA – dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi.

Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio».

SECONDA LETTURA – dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (1Cor 12,3b-7.12-13)

Fratelli nessuno può dire «Gesù è Signore» se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune. Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito.

Trascrizione dell’Omelia

Il giorno di Pentecoste, come per tutti i misteri della vita di Cristo, dall’ Incarnazione, alla morte sulla Croce e alla Risurrezione, dice come il progetto di Dio si è sviluppato, concretizzato, mostrato davanti agli uomini.

Quello che differenzia la nostra fede dalle religioni non legate al Dio giudaico-cristiano, è proprio questo, noi non siamo andati davanti a un Dio per tentare di capirlo, noi ci siamo messi in ascolto di un Dio che ha desiderato farsi capire, farsi conoscere.

I libri dell’Esodo, dei Numeri e del Deuteronomio raccontano come l’Onnipotente ha cominciato a parlare di sè all’uomo. Egli vuole parlare liberamente all’uomo libero che ama ed essere per l’uomo come un Padre buono che solleva un bimbo sulla sua guancia e si china per dargli da mangiare [Os.11,4], e questo pur avendolo trovato non più libero ma schiavo del sospetto [peccato originale].

Il sospetto che il limite, posto da Dio nel giardino dell’Eden, sia una condanna che debba essere rivendicata, [Gen.3] poichè Egli avendo fatto l’uomo ”limitato” non può, quindi, averlo amato.

Dio capisce questa incapacità di accoglierlo, da parte dell’uomo, e perciò lungo la storia lo condurrà gradualmente alla capacità di ricevere un dono da Lui, gli farà memoria delle sue origini, conducendolo fuori dalla schiavitù dell’Egitto per mezzo di un Profeta[Esodo], gli donerà la sua Torah, la sua Legge, la sua Parola. Un germe, un seme della sua Sapienza infinita che donerà, con la sua unica fiducia, quasi come colui che si abbandona e, se mi concedete, si ”converte” all’uomo, pur sapendo che l’uomo non ce la farà a portare questo seme e a farlo germogliare.

L’uomo ricomincia a camminare, e ad imparare di nuovo l’obbedienza rotta con il peccato originale, comincia a meditare sui precetti, sulle leggi del dono della Torah [libri del Levitico, Numeri, Deuteronomio], Dio gli invia profeti e libri sapienziali [libri dei Profeti, Proverbi, Sapienza e Siracide] affinchè egli si diriga verso l’orientamento che Dio gli ha fissato.

Dio mette le cose nella condizione che possa mostrare il Suo Amore più grande, perchè noi possiamo cambiare e rifare una esperienza di abbandono confidente, che è il midollo, la sostanza di tutta l’esistenza dell’uomo, perciò proprio nel cuore dell’esperienza di Israele [l’esilio in Babilonia], Dio desidera risposare il Suo popolo.

Risposarlo in un tempo di angoscia per Giacobbe, nel giorno in cui viene strappato a Israele il grande dono del tempio, gli viene strappata la propria identità, la propria dignità e tutta la sua eredità. Tuttavia egli ne uscirà salvato… partiti nel pianto li riporterò tra le consolazioni… perchè Io sono un padre per Israele [Ger.30-31].

Questa è la bellissima Logica di Dio: Dio quando ci mette nelle condizioni di stare peggio è perchè vuole che stiamo bene, Dio vuole risposarci, non come facciamo noi nelle nostre relazioni, quando le cose vanno male, fissiamo le condizioni per separarci definitivamente.

Nel cuore dell’esilio, attraverso il profeta Geremia, il Signore Dio di Israele dice al suo popolo che la Sapienza donata al Sinai su tavole dipietra la riscriverà su tavole di carne, la scriverà sui loro cuori [2Cor.3,3-Ger.31,33]; cosicchè l’uomo non avrà più il sospetto che la legge di Dio sia troppo alta e difficile rispetto alla sua carne.

Manderò uno Spirito dai quattro venti, dice ancora il Profeta Ezechiele, da ogni direzione, affinchè soffi sulle vostre speranze ormai morte, che giacciono al suolo come ossa inaridite che lo Spirito riconnetterà affinchè tornate ad essere un popolo nuovo con un cuore di carne [Ez.36-37].

Porrò il Mio Spirito dentro di voi, abbatterò il muro di mezzo fra la carne e lo Spirito. La carne e lo Spirito sono il luogo dentro il quale la mia divinità deve manifestarsi, e non lascerò che la mia Paroladiscesa nel Verbo fatto uomo torni a me, ascenda a me, senza aver fecondato, nella storia dell’uomo e dell’umanità, una possibilità per la carne debole e fragile, e questo attraverso l’obbedienza del Figlio con il suo sangue sparso sulla croce, la sua morte e risurrezione. [Is. 55,10].

Noi ci siamo avvicinati a un Dio che è tutto, in tutti coloro che condividono nella comunione il perdono, la riconciliazione ma sopratutto la speranza, un desiderio presente in tutti.

La speranza, con la fede e la carità presente anche negli Apostoli, che ricevono lo Spirito Santo il giorno stesso della risurrezione di Cristo[Gv. 20,19].

Lo Spirito li farà finalmente pescatori di uomini, annunciatori della salvezza, nella logica sperimentata con il vissuto di Cristo, che guarda l’uomo con la stessa identità conferita a lui figlio di Dio. Finalmente il santuario di Dio è in mezzo a noi per sempre [Ez.37,26], questa è la Torah in mezzo a noi, lo Spirito di Dio in noi è la presenza di Cristo in noi e in mezzo a noi. Presenza che si manifesta incontrando gli uomini guarendo, riconciliando, passando sopra i peccati, riacquistando un popolo chiamato dalle tenebre alla Sua ammirabile luce .

Come il Padre ha mandato me, io mando voi dice Gesù, andate, quelli ai quali, voi darete questa sapienza, su di loro scenderà lo Spirito Santo e saranno anche loro collaboratori, gestori di questa multiforme grazia che Dio ha messo nelle loro mani.

Testimoni del dolore dell’umanità, testimoni dell’amore di Dio nei confronti di questo dolore.

Lo Spirito Santo ci confermi come questa nostra identità, vocazione, e missione possa essere esplicata, declinata nella nostra vita, ci dia il coraggio, la passione per far diventare carne, questa testimonianza.

Sia lodato Gesù Cristo.

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