Veglia Pasquale nella Notte Santa

Anno Liturgico C
30 marzo 2013

Perchè cercate tra i morti colui che è vivo?

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

PRIMA LETTURA
Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.

Dal libro della Genesi (Gen1, 1 – 2, 2)
In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.
Dio disse: «Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona. Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne. E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brùlicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie». E così avvenne. Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona.
Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
E Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.
Dio li benedisse e Dio disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra e soggiogatela,
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».

Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto.
Parola di Dio.

Dal Salmo 103 (104)
R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto. R.

Egli fondò la terra sulle sue basi:
non potrà mai vacillare.
Tu l’hai coperta con l’oceano come una veste;
al di sopra dei monti stavano le acque. R.

Tu mandi nelle valli acque sorgive
perché scorrano tra i monti.
In alto abitano gli uccelli del cielo
e cantano tra le fronde. R.

Dalle tue dimore tu irrighi i monti,
e con il frutto delle tue opere si sazia la terra.
Tu fai crescere l’erba per il bestiame
e le piante che l’uomo coltiva
per trarre cibo dalla terra. R.

Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
Benedici il Signore, anima mia. R.

Orazione
Dio onnipotente ed eterno,
ammirabile in tutte le opere del tuo amore,
illumina i figli da te redenti
perché comprendano che, se fu grande all’inizio
la creazione del mondo,
ben più grande, nella pienezza dei tempi,
fu l’opera della nostra redenzione,
nel sacrificio pasquale di Cristo Signore.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

SECONDA LETTURA
Il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede.

Dal libro della Genesi (22, 1-18)
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme. Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutti e due insieme. Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.
Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
Abramo chiamò quel luogo «Il Signore vede»; perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore si fa vedere».
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».
Parola di Dio.

Dal Salmo 15 (16)
R. Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. R.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R.

Orazione
O Dio, Padre dei credenti,
che estendendo a tutti gli uomini il dono dell’adozione filiale,
moltiplichi in tutta la terra i tuoi figli,
e nel sacramento pasquale del Battesimo
adempi la promessa fatta ad Abramo
di renderlo padre di tutte le nazioni,
concedi al tuo popolo di rispondere degnamente
alla grazia della tua chiamata.
Per Cristo nostro Signore.

TERZA LETTURA
Gli Israeliti camminarono all’asciutto in mezzo al mare.

Dal libro dell’Èsodo (Es 14, 15 – 15, 1)
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto. Ecco, io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri».
L’angelo di Dio, che precedeva l’accampamento d’Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò dietro. Andò a porsi tra l’accampamento degli Egiziani e quello d’Israele. La nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte.
Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare sull’asciutto, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. Gli Egiziani li inseguirono, e tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro di loro in mezzo al mare.
Ma alla veglia del mattino il Signore, dalla colonna di fuoco e di nube, gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!».
Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l’esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. Invece gli Israeliti avevano camminato sull’asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra.
In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani, e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l’Egitto, e il popolo temette il Signore e credette in lui e in Mosè suo servo.
Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e dissero:

Salmo da Es 15, 1-18
R. Cantiamo al Signore: stupenda è la sua vittoria.

«Voglio cantare al Signore,
perché ha mirabilmente trionfato:
cavallo e cavaliere
ha gettato nel mare.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
È il mio Dio: lo voglio lodare,
il Dio di mio padre: lo voglio esaltare! R.

Il Signore è un guerriero,
Signore è il suo nome.
I carri del faraone e il suo esercito
li ha scagliati nel mare;
i suoi combattenti scelti
furono sommersi nel Mar Rosso. R.

Gli abissi li ricoprirono,
sprofondarono come pietra.
La tua destra, Signore,
è gloriosa per la potenza,
la tua destra, Signore,
annienta il nemico. R.

Tu lo fai entrare e lo pianti
sul monte della tua eredità,
luogo che per tua dimora,
Signore, hai preparato,
santuario che le tue mani,
Signore, hanno fondato.
Il Signore regni
in eterno e per sempre!». R.

Orazione
O Dio, anche ai nostri tempi
vediamo risplendere i tuoi antichi prodigi:
ciò che facesti con la tua mano potente
per liberare un solo popolo dall’oppressione del faraone,
ora lo compi attraverso l’acqua del Battesimo
per la salvezza di tutti i popoli;
concedi che l’umanità intera sia accolta tra i figli di Abramo
e partecipi alla dignità del popolo eletto.
Per Cristo nostro Signore.

QUARTA LETTURA
Con affetto perenne il Signore, tuo redentore, ha avuto pietà di te.

Dal libro del profeta Isaia (Is 54, 5-14)
Tuo sposo è il tuo creatore,
Signore degli eserciti è il suo nome;
tuo redentore è il Santo d’Israele,
è chiamato Dio di tutta la terra.
Come una donna abbandonata
e con l’animo afflitto, ti ha richiamata il Signore.
Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù?
– dice il tuo Dio.
Per un breve istante ti ho abbandonata,
ma ti raccoglierò con immenso amore.
In un impeto di collera
ti ho nascosto per un poco il mio volto;
ma con affetto perenne
ho avuto pietà di te,
dice il tuo redentore, il Signore.
Ora è per me come ai giorni di Noè,
quando giurai che non avrei più riversato
le acque di Noè sulla terra;
così ora giuro di non più adirarmi con te
e di non più minacciarti.
Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero,
non si allontanerebbe da te il mio affetto,
né vacillerebbe la mia alleanza di pace,
dice il Signore che ti usa misericordia.
Afflitta, percossa dal turbine, sconsolata,
ecco io pongo sullo stibio le tue pietre
e sugli zaffìri pongo le tue fondamenta.
Farò di rubini la tua merlatura,
le tue porte saranno di berilli,
tutta la tua cinta sarà di pietre preziose.
Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore,
grande sarà la prosperità dei tuoi figli;
sarai fondata sulla giustizia.
Tieniti lontana dall’oppressione, perché non dovrai temere,
dallo spavento, perché non ti si accosterà.
Parola di Dio.

Dal Salmo 29 (30)
R. Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa. R.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia. R.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza;
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre. R.

Orazione
O Dio, Padre di tutti gli uomini,
moltiplica a gloria del tuo nome
la discendenza promessa alla fede dei patriarchi,
e aumenta il numero dei tuoi figli,
perché la Chiesa veda pienamente adempiuto
il disegno universale di salvezza,
nel quale i nostri padri avevano fermamente sperato.
Per Cristo nostro Signore.

QUINTA LETTURA
Venite a me e vivrete; stabilirò per voi un’alleanza eterna.

Dal libro del profeta Isaia (Is 55, 1-11)
Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati, venite all’acqua,
voi che non avete denaro, venite,
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
Porgete l’orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide.
Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli,
principe e sovrano sulle nazioni.
Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi;
accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano
a causa del Signore, tuo Dio,
del Santo d’Israele, che ti onora.
Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocàtelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».
Parola di Dio.

Da Is 12, 2-6
R. Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza. R.

Attingerete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime. R.

Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele. R.

Orazione
Dio onnipotente ed eterno,
unica speranza del mondo,
tu hai preannunziato con il messaggio dei profeti
i misteri che oggi si compiono;
ravviva la nostra sete di salvezza,
perché soltanto per l’azione del tuo Spirito
possiamo progredire nelle vie della tua giustizia.
Per Cristo nostro Signore.

SESTA LETTURA
Cammina allo splendore della luce del Signore.

Dal libro del profeta Baruc (Bar 3, 9-15.32 – 4, 4)
Ascolta, Israele, i comandamenti della vita,
porgi l’orecchio per conoscere la prudenza.
Perché, Israele? Perché ti trovi in terra nemica
e sei diventato vecchio in terra straniera?
Perché ti sei contaminato con i morti
e sei nel numero di quelli che scendono negli inferi?
Tu hai abbandonato la fonte della sapienza!
Se tu avessi camminato nella via di Dio,
avresti abitato per sempre nella pace.
Impara dov’è la prudenza,
dov’è la forza, dov’è l’intelligenza,
per comprendere anche dov’è la longevità e la vita,
dov’è la luce degli occhi e la pace.
Ma chi ha scoperto la sua dimora,
chi è penetrato nei suoi tesori?
Ma colui che sa tutto, la conosce
e l’ha scrutata con la sua intelligenza,
colui che ha formato la terra per sempre
e l’ha riempita di quadrupedi,
colui che manda la luce ed essa corre,
l’ha chiamata, ed essa gli ha obbedito con tremore.
Le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia
e hanno gioito;
egli le ha chiamate ed hanno risposto: «Eccoci!»,
e hanno brillato di gioia per colui che le ha create.
Egli è il nostro Dio,
e nessun altro può essere confrontato con lui.
Egli ha scoperto ogni via della sapienza
e l’ha data a Giacobbe, suo servo,
a Israele, suo amato.
Per questo è apparsa sulla terra
e ha vissuto fra gli uomini.
Essa è il libro dei decreti di Dio
e la legge che sussiste in eterno;
tutti coloro che si attengono ad essa avranno la vita,
quanti l’abbandonano moriranno.
Ritorna, Giacobbe, e accoglila,
cammina allo splendore della sua luce.
Non dare a un altro la tua gloria
né i tuoi privilegi a una nazione straniera.
Beati siamo noi, o Israele,
perché ciò che piace a Dio è da noi conosciuto.
Parola di Dio.

Dal Salmo 18 (19)
R. Signore, tu hai parole di vita eterna.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice. R.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi. R.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti. R.

Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante. R.

Orazione
O Dio, che accresci sempre la tua Chiesa
chiamando nuovi figli da tutte le genti,
custodisci nella tua protezione
coloro che fai rinascere dall’acqua del Battesimo.
Per Cristo nostro Signore.

SETTIMA LETTURA
Vi aspergerò con acqua pura e vi darò un cuore nuovo.

Dal libro del profeta Ezechiele (Ez 36, 16-17a.18-28)
Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, la casa d’Israele, quando abitava la sua terra, la rese impura con la sua condotta e le sue azioni. Perciò ho riversato su di loro la mia ira per il sangue che avevano sparso nel paese e per gli idoli con i quali l’avevano contaminato. Li ho dispersi fra le nazioni e sono stati dispersi in altri territori: li ho giudicati secondo la loro condotta e le loro azioni.
Giunsero fra le nazioni dove erano stati spinti e profanarono il mio nome santo, perché di loro si diceva: “Costoro sono il popolo del Signore e tuttavia sono stati scacciati dal suo paese”. Ma io ho avuto riguardo del mio nome santo, che la casa d’Israele aveva profanato fra le nazioni presso le quali era giunta.
Perciò annuncia alla casa d’Israele: “Così dice il Signore Dio: Io agisco non per riguardo a voi, casa d’Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete profanato fra le nazioni presso le quali siete giunti. Santificherò il mio nome grande, profanato fra le nazioni, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le nazioni sapranno che io sono il Signore – oracolo del Signore Dio –, quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi.
Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.
Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”».
Parola di Dio.

Dai Salmi 41 – 42 (42 – 43)
R. Come la cerva anela ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anela a te, o Dio.

L’anima mia ha sete di Dio,
del Dio vivente:
quando verrò e vedrò
il volto di Dio? R.

Avanzavo tra la folla,
la precedevo fino alla casa di Dio,
fra canti di gioia e di lode
di una moltitudine in festa. R.

Manda la tua luce e la tua verità:
siano esse a guidarmi,
mi conducano alla tua santa montagna,
alla tua dimora. R.

Verrò all’altare di Dio,
a Dio, mia gioiosa esultanza.
A te canterò sulla cetra,
Dio, Dio mio. R.

Orazione
O Dio, potenza immutabile e luce che non tramonta,
volgi lo sguardo alla tua Chiesa,
ammirabile sacramento di salvezza,
e compi l’opera predisposta nella tua misericordia:
tutto il mondo veda e riconosca
che ciò che è distrutto si ricostruisce,
ciò che è invecchiato si rinnova
e tutto ritorna alla sua integrità,
per mezzo del Cristo,
che è principio di tutte le cose.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

EPISTOLA
Cristo risorto dai morti non muore più.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 6, 3-11)
Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione.
Lo sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.
Parola di Dio.

Dal Salmo 117 (118)
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre». R.

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore. R.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. R.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24, 1-2)

Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”».
Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli.
Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“La fede nelle cose che non si vedono”
“La vera religione” di Sant’Agostino, vescovo

Le cose che vedete sono state predette molto tempo prima e si sono compiute con tanta chiarezza. Altrettanto sarà per le cose future.

4. 6. Se queste cose non si rivelassero così evidenti che gli occhi dei nemici non trovano in quale parte volgersi per evitare di essere colpiti da tale evidenza e di essere da essa costretti ad ammetterle manifestamente; allora forse a buon diritto potreste dire che non vi vengono mostrati indizi di sorta, visti i quali possiate credere anche quelle cose che non vedete. Ma se queste cose che vedete sono state predette molto tempo prima e si sono compiute con tanta chiarezza; se la verità stessa vi si mostra sia con i suoi effetti antecedenti sia con quelli che ne sono seguiti, perché crediate quello che non vedete, o resti dell’infedeltà, vergognatevi per le cose che vedete.
4. 7. Guardate me, vi dice la Chiesa; guardate me, che vedete, ancorché non vogliate vedere. Coloro, infatti, che in quei tempi, in terra di Giudea, furono fedeli, appresero direttamente, come realtà presenti, la meravigliosa nascita da una vergine, la passione, la resurrezione, l’ascensione di Cristo, e tutte le cose divine da Lui dette e fatte. Tutto ciò voi non l’avete visto; è per questo che vi rifiutate di credere. Guardate dunque queste cose, prestate attenzione a queste cose, pensate a queste cose che vedete, che non vi sono narrate come fatti del passato, che non vi sono preannunziate come eventi del futuro, ma vi sono mostrate come realtà del presente. Vi pare una cosa vana o insignificante, e ritenete che non sia un miracolo divino o che lo sia ma di poco conto che, nel nome di un crocifisso, accorre tutto il genere umano? Non avete visto ciò che fu predetto e si è avverato della nascita umana di Cristo: Ecco una vergine concepirà e darà alla luce un figlio; ma vedete compiuto ciò che la parola di Dio predisse ad Abramo: Nel tuo seme saranno benedette tutte le genti. Non avete visto ciò che fu predetto dei miracoli di Cristo: Venite e vedete le opere del Signore, che ha compiuto prodigi sulla terra, ma vedete ciò che fu predetto: Il Signore mi disse: Tu sei mio figlio; io oggi ti ho generato: chiedimi e ti darò le genti in eredità, e i confini della terra come tuo possesso. Non avete visto ciò che fu predetto e si è avverato della passione di Cristo: Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa; essi mi hanno osservato e guardato; si sono divise le mie vesti e hanno tirato a sorte sulla mia tunica, ma vedete ciò che nello stesso Salmo fu predetto, e che ora appare avverato: Si ricorderanno del Signore e a Lui ritorneranno tutti i confini della terra e lo adoreranno, prostrati davanti a Lui, tutte le stirpi dei popoli, poiché del Signore è il regno ed Egli dominerà sulle genti. Non avete visto ciò che fu predetto e si è avverato della resurrezione di Cristo, secondo quanto il Salmo gli fa dire anzitutto riguardo al suo traditore e poi ai suoi persecutori: Uscivano fuori e tutti insieme sparlavano di uno solo; tutti i miei nemici contro di me mormoravano, contro di me meditavano il mio male; una parola iniqua contro di me hanno fatto circolare. Ove, per far vedere che nulla valse loro uccidere chi sarebbe risorto, continuò dicendo: Chi dorme non potrà forse rialzarsi? E poco dopo, avendo predetto, mediante la stessa profezia, del suo stesso traditore ciò che sta scritto anche nel Vangelo: Chi mangiava il mio pane, alzò sopra di me il calcagno, cioè, mi calpestò, subito aggiunse: Ma tu, o Signore, abbi pietà di me e resuscitami, e io li ripagherò. Ciò si è avverato: Cristo dormì e si risvegliò, ossia resuscitò; egli che, nella medesima profezia ma in un altro Salmo, dice: Io ho dormito e ho preso sonno; e mi sono levato su, poiché il Signore mi sosterrà. È vero, tutto ciò voi non lo avete visto, ma vedete la sua Chiesa, della quale fu detto in modo simile e si è avverato: O Signore mio Dio, a te le genti verranno dall’estremità della terra e diranno: “ In verità i nostri padri adorarono gli idoli menzogneri, che però non sono di nessuna utilità ”. Di certo ciò voi lo constatate, sia che lo vogliate sia che non lo vogliate, e, se ancora pensate che gli idoli siano o siano stati di qualche utilità, nondimeno di certo avete sentito che innumerevoli popoli, dopo aver abbandonato, rifiutato o distrutto simili vanità, dicono: In verità i nostri padri adorarono gli idoli menzogneri, che però non sono di nessuna utilità: se l’uomo può fabbricarsi i suoi dèi, ecco, essi non sono dèi. E poiché fu detto: A te le genti verranno dall’estremità della terra, non crediate che le genti predette sarebbero venute in un qualche luogo di Dio: capite, se vi riesce, che al Dio dei cristiani, che è sommo e vero Dio, le schiere dei popoli non vengono camminando ma credendo. La stessa cosa infatti fu così predetta da un altro profeta: Il Signore prevarrà su di loro e sterminerà tutti gli dèi dei popoli della terra; e tutte le isole della terra Lo adoreranno, ciascuna nel suo luogo. Come quello dice: A te verranno tutte le genti, questo dice: Lo adoreranno, ciascuna nel suo luogo. Dunque, verranno a Lui senza lasciare il loro luogo, perché chi crede in Lui lo troverà nel proprio cuore. Non avete visto ciò che fu predetto e si è avverato dell’ascensione di Cristo: Innalzati, o Dio, sopra i cieli, ma vedete ciò che viene subito dopo: e su tutta la terra sia la tua gloria. Tutto quel che, riguardo a Cristo, è avvenuto ed è passato, voi non lo avete visto, ma queste cose, che sono presenti nella sua Chiesa, non potete dire di non vederle. Le une e le altre noi ve le mostriamo come preannunciate, ma non possiamo presentarvele come avvenute e che è possibile vedere, perché non siamo capaci di riportare dinanzi agli occhi le cose passate.

Trascrizione dell’Omelia

Proprio come facciamo tutti gli anni in questa sala, quando ci mettiamo a cercare le vie di Dio per comprendere cosa ha pensato della storia, dove voglia portarla, da dove l’ha originata, qual è la funzione di ogni uomo nella Chiesa, qual è la funzione della Chiesa stessa per il mondo davanti a tutte le contraddizioni, le circostanze difficili alle quali costantemente andiamo incontro, proprio come durante il nostro cammino insieme nel corso degli anni e nel corso dell’anno, proprio queste Letture, se le avete sentite bene, ci hanno raccontato un po’ quello che Dio ha fatto perché noi partecipassimo e perché ci riconoscessimo in questo tracciato. La Prima Lettura, dal Libro del Genesi, ci ha ricordato da dove ci ha chiamati, dentro quale creato, dentro quale armonia, Egli ci ha chiamato per nome. Dunque ci ha chiamati fin dall’inizio ad essere protagonisti dentro una realtà che Lui ha fatto a immagine del proprio progetto. A noi ha dato le chiavi, facendoci a immagine e somiglianza sua, ci ha dato le chiavi per comprende, per capire qual è la connessione tra le cose, qual è l’armonia che si può costruire, come si può distinguere tutto quello che Egli ha creato per il bene. E poi, insieme, come nella Scuola di Preghiera, siamo entrati nel paradosso del sacrificio di Isacco, ve lo ricordate molto bene. Quel sacrificio di Isacco davanti al quale noi dicemmo: “Signore, possibile che Tu un giorno dentro la mia misera storia mi chiederai di entrare in un paradosso così assurdo? Cioè di tendere le mani a Te perché Tu mi uccida, perché io dia la vita per te”. E poi abbiamo gioito quando abbiamo visto che il Signore ha fermato la mano di Abramo. E abbiamo compreso qual è la forza e la bellezza dell’intenzione del nostro sacrificio, ma ancora non sapevamo e non sappiamo se questa intenzione del nostro sacrificio personale sarà valida, sarà accetta, sarà comprensibile, se Dio la vorrà veramente, se la metterà veramente in atto. E proprio per questo, lungo le altre Letture che abbiamo ascoltato, si è fatta luce sulla nostra situazione, anche noi ci siamo ricordati che per aderire a questo piano di salvezza avremmo dovuto essere liberati dalla morte, liberati da una logica stringente che ci dice tutti i giorni: “Guarda che le tue aspirazioni sono altre, ma la vita è un’altra cosa, guarda che i tuoi desideri sembrano forare il cielo, ma il cielo resta chiuso per te. Ancora non è cambiato nulla, tu non sei cambiato”. Allora siamo venuti meno, ci siamo impauriti e abbiamo chiesto a Dio: “Liberaci dal male”. E poi, dopo essere passati in questa logica nuova, almeno concettualmente, così come è raccontata nel Libro dell’Esodo che abbiamo ascoltato, ci siamo aperti alla profezia. Abbiamo ascoltato Baruc e poi Ezechiele, che ci ha detto: siccome eravamo diventati indegni di poter abitare un’identità e di gestirla in mezzo alle nazioni, Dio avrebbe potuto distruggerci, invece ha fatto una promessa, nel cuore della notte delle nostre mancate speranze, a metà di quella vita che noi stiamo vivendo, senza sapere dove andremo a finire. E ci ha detto attraverso il profeta Ezechiele: “Io vi cambierò il cuore, Io vi porterò sul vostro suolo”, cioè, “Io mi impegno di portarvi fino alla vostra identità, Io ti conosco, Io so chi eri, Io so che cosa pensavi quando eri bambino, so cosa hai sofferto nella tua adolescenza, so come ti sei fatto avanti nella vita e quanto hai sofferto, so come la vecchiaia ti viene incontro e ti spaventa e so anche che la morte incombe sui tuoi desideri. Ma Io ti darò un cuore nuovo e tutto quello che ho Io dentro il mio cuore e la mia mente, tutto ciò che penso, tutto ciò che desidero, tutto ciò che voglio, lo scriverò. Ti darò un cuore di carne, al posto del cuore di pietra”. Non perché il cuore di pietra dicesse la nostra durezza solamente, ma perché il cuore di pietra era la materia sulla quale Dio aveva scritto col suo dito i comandamenti, la sua Legge, la sua Torah, noi l’abbiamo vista e poiché era di pietra ci ha spaventati. Abbiamo detto: “Come potremmo noi vivere la Tua Legge? Ci spaventa, è troppo dura, chi può intenderla? (Gv 6,60)”. Allora Tu l’hai ritradotta e l’hai incarnata dentro la nostra carne, ce l’hai messa nel cuore questa Legge, hai fatto del nostro cuore le tavole di una Legge nuova. Perché? Perché noi, questa Legge nuova di cui parla Ezechiele, l’abbiamo vista, l’abbiamo ascoltata, ci siamo interessati di Lui, era il Figlio di Dio, ha camminato in mezzo a noi, ci ha mostrato delle cose, che solo uno che viene da Dio può mostrare. Le abbiamo guardate con attenzione, ma non abbiamo ancora compreso, come stasera, che ascoltavamo le Letture ed il nostro cuore era altrove e non eravamo ancora aperti a questa speranza. Quando una parete alta fino al cielo ci impedisce di vedere, tutte le volte che ricorre la parola morte in noi si ri-declina di nuovo tutta la teoria dei morti, tutta la fila dei nostri morti, delle persone che ci sono mancate, delle realtà che sono venute meno e si fa buio su tutta la terra, come il giorno della morte di Gesù (cfr. Mt 27,45). Ma noi questi giorni siamo entrati con Gesù in questo paradosso, anche noi abbiamo detto: “Signore, ma perché facendo bene ogni cosa, perché scrivendo la storia dell’umanità dentro la perfezione, perché hai permesso la morte?”. E insieme a Gesù al Getsemani abbiamo detto: “Signore, dacci tempo, non farci bere adesso un calice dell’ira, perché non siamo pronti, non sappiamo comprenderlo, ci spaventa”. Così era Israele al tempo di Gesù, e il giorno della risurrezione quando le donne vanno a vedere questa strana cosa, la tomba che è vuota, e i due angeli, cioè un annunzio – questo sono i due Angeli – raddoppiato addirittura, come a dire che l’epoca che è passata e quella che si apre dicono insieme e testimoniano che il Signore non è più nella tomba e che è risorto. Lascia queste donne e poi gli undici che stanno a Gerusalemme sconcertati. Perché? Per lo stesso motivo per cui sei sconcertato te quando muore qualcuno che conosci e che ami, e dici: “Ma come posso pensare che questa persona che non c’è più oggi, permane da qualche parte fino al Giudizio universale? Quante persone sono passate, quante generazioni si sono consumate, quanti uomini e donne non ci sono più e noi non ne portiamo più neanche la memoria? Ma può essere una storia così dura, così angusta, da lasciarci a bocca aperta e senza speranza?”. Allora anche loro rimangono: “Ma se il Signore è risorto come aveva detto quando stava in Galilea, noi adesso dovremmo cominciare a vedere delle cose, dovremmo cominciare a vedere Dio finalmente faccia a faccia. Tutto è compiuto, questa generazione è giunta al compimento, ormai siamo davanti al Giudizio universale”. E invece no: “Tornate in Galilea, tornate a pescare, tornate nella vostra esistenza. Portate il carico di questa speranza e consegnatelo alla generazione che viene”. E di generazione in generazione questo messaggio passa anche attraverso di te e ti chiede: “Quanto starai ancora con noi? Quanto ti tratterrai ancora in nostra compagnia? E durante questo tempo in cui la grazia di Dio scende fino a te, come occuperai questo talento? Lo riporrai nel cuore del tuo prossimo perché porti frutto, dove il trenta, dove il sessanta e dove il cento per uno (cfr. Mc 4,20), o te lo porterai dentro, o lo sperpererai, lo getterai via, senza compierlo?”. La generazione che viene sta aspettando, quella che verrà dopo aspetterà ancora, quelle che sono passate aspettano che noi abitiamo questa vocazione. Allora come dice Dio in Ezechiele: “Io vi ricondurrò sul vostro suolo, prenderò tutte queste genti e le riporterò a questa identità”, oggi la puoi contemplare, porta i tratti del volto del Figlio di Dio, tratti che ti sono familiari, perché sono i tuoi tratti. Guardali e cerca di vedere quali sono gli aspetti eterni che tu porti sul tuo volto, quelli che risuonano nel tuo cuore e che ti fanno sperare, dice san Paolo, contro ogni speranza (Rm 4,18). Guarda dentro la storia che vivi se riesci a distillare una goccia di questa eternità, perché qualche uomo se ne possa dissetare, perché tu possa dissetartene, perché la tua speranza accenda il mondo, prima ancora che la tua carità si sveli davanti alle nazioni.
Guardate che la nostra speranza questa sera – la notte della Pasqua, questa notte gloriosa – questa speranza, questa fede che poniamo nella risurrezione del Cristo, non è la fede nell’immortalità dell’anima, non è la fede nella reincarnazione, come pensa qualcuno. Noi abbiamo la fede che Dio attraverso le generazioni porterà tutta l’umanità al suo compimento e ce ne sentiamo partecipi, responsabili, ora, non più spettatori, non più gente che sta a guardare. Ora, testimoni e martiri, di un annuncio che è destinato a fendere la storia e a raggiungere il cuore di Cristo. Tutto questo, che abbiamo ascoltato con le orecchie e abbiamo sperato e desiderato con il cuore, tra poco noi lo assumeremo e trasformerà, infettandoci totalmente, tutto il nostro corpo, abiterà totalmente tutta la nostra vita. In questa Eucarestia pasquale noi ci nutriremo della nostra sorte, ci nutriremo della nostra eternità e questo dono apparentemente così piccolo, quasi trascurabile, ci spingerà al perdono, alla riconciliazione, a un cambiamento di vita e costruirà un mondo nuovo.
Possa la luce di questa notte illuminarti quando il mondo ti affaticherà, ti appesantirà, ti accompagni, la vedano, come questo cero, come abbiamo cantato, la vedano accesa le stelle del mattino, la veda accesa Cristo quando ritornerà a trovare la fede sulla terra.

Sia lodato Gesù Cristo.

Preghiera dei fedeli

Padre Santo e misericordioso, fin dalle origini del mondo Tu hai pensato alla nostra redenzione, non ti scandalizzasti del peccato di Adamo, ma vi vedesti un segno della grande misericordia che ci avresti usato nel tuo Figlio. E anche ai piedi della croce, Tu non chiudesti il tuo cuore alle esigenze dell’umanità, ma pensasti all’invio dello Spirito, perché tutte le generazioni comprendessero e accogliessero il tuo desiderio di amare ogni uomo, fino alla fine del tempo, e per sempre. In questa notte gloriosa vieni incontro alla nostra debolezza, facci uscire dai nostri sepolcri, perché possiamo lodare il tuo nome. Per questo ti preghiamo.

Ti benediciamo e ti ringraziamo, Padre Santo e misericordioso, per averci donato in questo tempo un uomo dal cuore umile, vicino ai nostri bisogni, perché Tu l’hai chiamato come interprete di questo tempo, e anche come vittima per questa generazione: il nostro papa Francesco. Dona a lui ogni bene, possa portare a compimento questa missione, fino all’ultimo giorno della sua vita. Per questo ti preghiamo.

Ti preghiamo, Padre Santo e misericordioso, nella luce rinnovata di questa notte meravigliosa, per tutti quelli che sono nelle tenebre, che vivono nella difficoltà e nell’abbandono e si sentono schiacciati. Che non dubitino del tuo amore, che riconoscano la tua voce, come pecore docili rientrino nel tuo gregge. Per questo ti preghiamo.

Ti preghiamo, Padre Santo e misericordioso, per i meriti del tuo Figlio, che ciascuno dei nostri amici e dei nostri cari possa sperimentare ogni bene a partire da questa notte. Ma fa’ di noi testimoni autentici, canali aperti della tua grazia, uomini inviati a costruire il bene. Per questo ti preghiamo.

Padre Santo e misericordioso, per i doni che fai alla mia vita, in questo tempo, in questo luogo, io ti prego per questi tuoi figli. Sciogli il loro cuore e disponilo all’ascolto della tua Parola. Fa’ camminare questi tuoi figli per le vie della salvezza, sorreggili se cadono, rialzali e perdonali tutte le volte che si trovano in difficoltà. Possano insieme con me e con tutti gli uomini che Tu hai chiamato, lodare il tuo nome e abitare la Gerusalemme celeste. Te lo chiedo per Cristo nostro Signore. Amen

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