I° Domenica di Avvento

Anno Liturgico A
01 dicembre 2013

Presero il figlio amato, lo uccisero e lo gettarono fuori dalla vigna

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Alleluia, alleluia.
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

PRIMA LETTURA Dal libro del profeta Isaìa (Is 2,1-5)

Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme.

Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci insegni le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Poiché da Sion uscirà la legge
e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà giudice fra le genti
e arbitro fra molti popoli.
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore.

Salmo 121 (122)
R. Andiamo con gioia incontro al Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R.

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R.

Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi. R.

Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 13,11-14a)

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Sermoni per l’Avvento”
Bernardo di Clairvaux
SERMONE I (8,9)

9. Ed è ormai da considerare anche il tempo nel quale è venuto il Salvatore. Venne infatti, penso che non lo ignorate, non all’inizio, non a metà, ma alla fine dei tempi. Né a caso, ma veramente con sapienza la Sapienza dispose (Sap 8, 1) di recare l’aiuto quando era maggiormente necessario, non ignorando che i figli di Adamo sono inclini all’ingratitudine. Veramente infatti calava la sera e il giorno volgeva al suo termine (Lc 24, 29), era quasi tramontato il Sole di giustizia (Mal 3, 20), sicché i suoi raggi davano poca luce, e poco calore irradiavano sopra la terra. Era difatti molto scarsa la luce della conoscenza di Dio, e abbondando l’iniquità, si era raffreddato il fervore della carità (Mt 24, 12). Non c’erano più apparizioni di angeli, non più parola di profeta; cessava la loro presenza, quasi vinti dalla disperazione, a causa della eccessiva durezza e ostinazione degli uomini. «Ma io, dice il Figlio, allora ho detto: Ecco, io vengo (Sal 40 (39), 8). Proprio così, mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose e la notte era a metà del suo corso, la tua parola onnipotente, o Signore, dal tuo trono regale è venuta (Sap 18, 14). Anche l’Apostolo a questo proposito dice: Quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò il suo Figlio (Gal 4, 4). La pienezza e l’abbondanza delle cose temporali aveva fatto dimenticare e trascurare le cose eterne. Venne dunque opportunamente l’eternità, quando maggiormente prevalevano le cose transitorie. Infatti, per accennare solo a questa, tanto grande fu anche la pace temporale in quel tempo, che bastò l’ordine di un solo uomo per fare il censimento di tutto il mondo (Lc 2, 1).

10. Conoscete ormai la persona di colui che viene e ambedue i luoghi, quello da cui e quello in cui è venuto. Non ignorate anche la causa e il tempo. Rimane da sapere la via per cui è venuto, e anche questa la dobbiamo diligentemente cercare, come conviene, onde possiamo andargli incontro (Mt 2, 7-8). C’è da notare tuttavia, che, se è venuto una sola volta sulla terra in carne visibile (1 Gv 4, 2) per compiere l’opera della salvezza (Sal 74 (73), 12), ogni giorno viene spiritualmente in modo invisibile per salvare le anime dei singoli (Gc 1, 21; 5, 20), come sta scritto: Spirito è davanti a noi Cristo Signore (Lam 4, 20 sec. ant. vers.). E perché sappiamo che questo spirituale avvento è occulto, dice: Alla sua ombra viviamo tra le genti (ibid.). Perciò se un infermo è incapace di andare incontro ad un tale medico per un tratto di via troppo lungo, conviene tuttavia che alzi la testa e si alzi un poco verso colui che viene. Non ti è necessario, o uomo, passare i mari (Dt 30, 13; Is 23, 2 ecc.), non penetrare le nubi, non valicare i monti. Non ti si para dinanzi una lunga strada (1 Re 19, 7): va’ incontro al tuo Dio fino a te stesso. Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore (Rm 10,8). Vagli incontro fino alla compunzione del cuore e alla confessione della bocca (Rm 10, 10), onde uscire almeno dall’immondezza di una misera coscienza, perché è indegno dell’autore della purità entrare là. E questo sia detto di quella venuta con la quale egli si degna con invisibile potenza illustrare le menti dei singoli.

Trascrizione dell’Omelia

“Quale gioia quando mi dissero andremo alla casa del Signore” è l’incipit di un Salmo (Sal 122) che fa parte della raccolta dei salmi ascensionali o salmi dei gradini, quei quindici salmi che gli israeliti cantavano mentre salivano verso il Tempio nel pellegrinaggio annuale a Gerusalemme, salivano per fare il proprio sacrificio e per la propria famiglia, per entrare in relazione con Dio poiché in quella spianata del Tempio, in quei cortili, avevano la possibilità di avvicinarsi gradualmente al luogo della presenza cioè al Santo dei Santi, quel luogo dove in realtà non potevano entrare, vi entrava il Sommo Sacerdote per pregare una volta all’anno per tutto Israele ma davanti a questo Tempio si facevano molti sacrifici tutti i giorni. Allora questa raccolta di salmi dice un po’ quali sono le tappe di questo cammino come se l’israelita cantando quei salmi si ricordasse di tutto ciò che Dio aveva fatto per il suo popolo, di chi andava ad incontrare e con quale parole poteva accostarsi a questa realtà di Dio. Penso che un salmo ascensionale possa aiutare anche noi ad entrare in questo tempo dell’Avvento cioè questo tempo che prelude alla celebrazione del Natale di nostro Signore. Non è che a Natale nascerà Gesù perché è già nato, morto e risorto, nasce solo nei presepi per dire la memoria di un fatto che ha illuminato tutta la storia, che ha illuminato i recessi bui di tutta la storia prima dell’incarnazione del Verbo e poi ha proiettato un faro di luce su tutta la storia fino al tempo della fine quando il Signore ritornerà. Dunque il Natale è importante per noi cristiani perché ci aiuta a leggere il nostro cammino verso Dio e ci aiuta a riprodurre un’attesa credibile nei confronti del Signore. Per Israele il monte è il luogo in cui si fanno i sacrifici, l’altare dei sacrifici è il monte di Sion e davanti a questo monte c’è il Santo dei Santi nel Tempio, allora quando Isaia scrive questo inno che tutti conosciamo: “Venite saliamo sul monte del Signore al tempio del Dio di Giacobbe” (Is 2,1), ricorda appunto questo pellegrinaggio annuale e questo accostarsi gradualmente dicendo: “Alla fine dei giorni il monte del tempio del Signore sarà elevato sulla cima dei colli” cioè sarà più alto di tutti i monti per dire che quel giorno che solo Dio conosce, quel giorno in cui parlerà a noi con una parola unica e definitiva e per sempre, Isaia non lo sa ma sta alludendo profeticamente all’incarnazione del Verbo, quel giorno il Monte del Tempio del Signore diventerà più alto di tutti i tentativi che l’uomo ha fatto per raggiungerlo. Ora dal punto di vista nostro possiamo dire che quel monte è diventato tanto alto perché il Verbo si è incarnato tanto in basso, i tentativi dell’uomo per arrivare a Dio sono falliti di fronte alla proposizione che Dio ha usato per incontrarci, allora quel luogo infimo che è il monte del Tempio del Signore, il monte dove Dio sacrifica il suo Figlio, quel monte dove invece aveva risparmiato, vi ricordate, il figlio di Abramo: “Sul monte il Signore provvede” aveva detto Abramo ad Isacco mentre andavano a fare il sacrificio (Gen 22,14), il monte su cui è sacrificato il Figlio, l’altare della croce, una realtà infima rispetto alle aspettative dell’uomo, diventa più alta di tutti i tentativi dell’uomo di giungere a Dio ed infatti la croce è per noi un mistero tanto vicino a noi, perché è vicino alla nostra sofferenza, tanto in alto perché è vicino all’oggetto della nostra speranza e cioè alla possibilità che la volontà di Dio si compia, si compia attraverso la nostra vita, come si è compiuta attraverso la vita del Cristo, perché tutto ciò che appartiene a Dio torni ad appartenere all’uomo e tutto ciò che Dio ha pensato fin dai secoli eterni diventi l’attualità di tutti gli uomini e cioè il tesoro di grazia che era nascosto dai secoli eterni diventi fruibile, diremmo noi cristiani mangiabile da tutti gli uomini infatti a questo noi ci accostiamo durante il sacrificio eucaristico, alla possibilità di mangiare, di assumere totalmente questo tesoro di grazia che è il Figlio Stesso. Ora queste sono le grandezze dentro le quali noi ci muoviamo, tu ti sarai già fatto un’idea che queste grandezze sono così alte, così sublimi, così importanti, così irriducibili, che non puoi avvicinarti a questo appuntamento così ignaro, inconsapevole dando per scontato che avrai ancora un anno e ancora un anno e ancora un anno e ancora sempre un’altra possibilità … un autore spirituale del 1300 dice: “Quando comincia la tua preghiera, pensa che morirai appena è finita” perché tu ti disponga come uno solo davanti a Colui che solo vuole comunicarsi con te, perché tutto l’ambito della tua esistenza che pensi sia tutto tuo, diventi in realtà tutto suo e tu ne sia consapevole e viva di questo e possa dire sempre nei giorni della tua esistenza terrena: “Sia fatta la tua volontà come in cielo e così in terrà”. Tenendo presente tutto questo campo, Gesù dice ai suoi discepoli: “Vi ricordate come ai tempi di Noè che tutti mangiavano, bevevano, prendevano moglie” oggi diremmo “e la lasciavano”, tutte cose che facciamo deliberatamente senza nessun criterio pensando che noi siamo il centro dell’universo e che noi stabiliamo cosa credere, quando credere e come credere, cosa fare, come rimediare alle situazioni, quando noi anticipiamo addirittura l’opera di Dio suggerendo, anzi già attuando, disegni che sono i nostri e non sappiamo se sono i suoi, per la fretta che abbiamo di raggiungere scopi che non sono i suoi ma sono i nostri!, alla ricerca di un’identità che ci metta in pace davanti a noi stessi, non davanti a Dio, allora dice Gesù: “Bene, come a quei tempi arrivò il diluvio e” (questa frase è terribile, è passata inosservata ma è terribile) “nessuno si accorse di niente”, capisci? Il diluvio universale è arrivato in un momento in cui nessuno ebbe occasione di accorgersi di niente! Tu diresti: “Ma come è possibile?” ma tra qualche minuto lo vedremo com’è possibile, il Figlio di Dio entra in questa storia di nuovo in un modo specialissimo che è la presenza reale nel Santissimo Sacramento e tu non ti accorgi di niente! Lui infetta la tua vita, la compra, la riscatta, la abita per sempre e tu non ti accorgi di niente, vai ingannevolmente a cercarti qualche emozione che riscaldi questo momento per quel poco che possa durare ma non hai pensato di prolungare questo momento fin dove vai a fare i tuoi conti con la storia, dice Gesù: “In quel momento” e tu puoi già fare la tua traduzione, sta parlando del diluvio universale, Cristo sta parlando del ritorno del Figlio dell’Uomo ma tu sai che ora torna il Figlio dell’Uomo per te, allora dice Gesù: “Due uomini saranno nel campo, uno sarà preso e l’altro lasciato” quale sarà preso e quale lasciato? Sarà preso colui che attende il Signore che viene, sarà lasciato colui che sta pensando ad altro. “Due donne saranno alla mola una sarà presa e l’altra lasciata”, quale delle due presa e quale lasciata? Quella donna che stando alla mola, cioè nel lavoro di tutti i giorni, l’anima tua che sta nelle preoccupazioni di tutti i giorni e rimane comunque nella dolce memoria di Cristo e lo pronuncia con una preghiera incessante come fosse il suo respiro, costei sarà presa. Chi invece ha già deciso dove finisce la fede e dove comincia la vita, dove finisce il culto e dove cominciano gli affari tuoi, dove finisce tutto ciò che riguarda Dio e dove cominciano tutti i travagli umani, costui sarà lasciato, a cosa? Ai travagli umani. Ma forse l’hai già sperimentato, forse hai già sperimentato che quanto più ti abbandoni a questa logica che ti accorgi che non paga, tanto più Dio ti lascia dentro le tue preoccupazioni che non finiscono … dimmi un po’ ma di quanti consigli hai bisogno per scegliere nella tua vita? Quante volte ritorni di nuovo daccapo a chiedere consigli per sapere cosa farai alla prossima occasione? Come mai in tutti questi anni e io direi in tutti questi Avventi e Natali e Pasque e Pentecosti, tu non hai compreso come funziona questa logica? Non hai fatto tua questa sapienza dell’Altissimo? Che mi dici, che è troppo alta? Ipocrita se pensi che è troppo alta, perché questa sapienza eccola qua, la puoi vedere, è la sapienza della croce, che vuoi dirmi che tu non vivi dentro una croce? Non hai la possibilità di vedere dentro le piaghe della tua esistenza l’obbedienza di Cristo al Padre fino alla morte, fino alla morte di croce (Fil 2)? Allora Gesù dice: “Avete considerato queste grandezze, avete considerato queste difficoltà oggettive che provate, bene, con questa consapevolezza mettetevi in cammino verso questo evento per ricordarlo, non sotto l’albero di Natale ma come un memoriale sempre presente, come una realtà che può incendiare questo mondo di tenebre, di interessi bassi, di collusioni pericolose, questo mondo sciocco e fatuo che sembra sempre prendersi la rivincita su tutto”. Dice Gesù: “Se il padrone di casa sapesse quando viene il ladro non si lascerebbe scassinare il suo tesoro”, allora prima di tutto in questo tempo, in questa settimana rifletti, qual è il tuo tesoro? Se sono quei quattro soldi verrà il ladro e se li prenderà se non viene di notte viene di giorno con le tasse, da qualche parte viene ma se il tuo tesoro è Cristo, veglia! Perché sia sempre con te e faccia in modo che tu sia sempre con Lui.

Sia lodato Gesù Cristo.

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