XXXII° Domenica del tempo ordinario

Anno Liturgico B
08 novembre 2015

Questa vedova nella sua povertà ha dato tutto quello che aveva

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,38-44)

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

PRIMA LETTURA – Dal primo libro dei Re (1Re 17,10-16)

In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere».
Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo».
Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”».
Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

Dal Salmo 145
R. Loda il Signore, anima mia.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera agli Ebrei (Eb 9,24-28)

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.
Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“La carità”
Dalla Lettera a Diogneto (Anonimo II secolo) cap. X

1. Se anche tu desideri questa fede, per prima otterrai la conoscenza del Padre.
2. Dio, infatti, ha amato gli uomini. Per loro creò il mondo, a loro sottomise tutte le cose che sono sulla terra, a loro diede la parola e la ragione, solo a loro concesse di guardarlo, lo plasmò secondo la sua immagine, per loro mandò suo figlio unigenito, loro annunziò il Regno nel cielo e lo darà a quelli che l’hanno amato.
3. Una volta conosciutolo, hai idea di qual gioia sarai colmato? Come non amerai colui che tanto ti ha amato?
4. Ad amarlo diventerai imitatore della sua bontà, e non ti meravigliare se un uomo può diventare imitatore di Dio: lo può volendolo lui (l’uomo).
5. Non si è felici nell’opprimere il prossimo, nel voler ottenere più dei deboli, arricchirsi e tiranneggiare gli inferiori. In questo nessuno può imitare Dio, sono cose lontane dalla Sua grandezza!
6. Ma chi prende su di sé il peso del prossimo e in ciò che è superiore cerca di beneficare l’inferiore; chi, dando ai bisognosi ciò che ha ricevuto da Dio, è come un Dio per i beneficati, egli è imitatore di Dio.
7. Allora stando sulla terra contemplerai perché Dio regna nei cieli, allora incomincerai a parlare dei misteri di Dio, allora amerai e ammirerai quelli che sono puniti per non voler rinnegare Dio. Condannerai l’inganno e l’errore del mondo quando conoscerai veramente la vita nel cielo, quando disprezzerai quella che qui pare morte e temerai la morte vera, riservata ai dannati al fuoco eterno che tormenta sino alla fine coloro che gli saranno consegnati.
8. Se conoscerai quel fuoco ammirerai e chiamerai beati quelli che sopportarono per la giustizia il fuoco temporaneo.

Trascrizione dell’Omelia

Aveva già cominciato Gesù a dire ai suoi apostoli e a quelli che erano intorno, che bisognava prepararsi alla passione, che quella loro amicizia e quello stare insieme sarebbe terminato, che lui avrebbe portato a compimento il progetto che il Padre gli aveva affidato, attraverso la morte, una morte cruenta, una morte terribile. Dunque questo è l’animo con cui proprio intorno al tempio di Gerusalemme, questa compagnia degli apostoli insieme a Gesù, si sta recando verso il giorno del giudizio in qualche modo, perché è il giorno in cui il Figlio dell’Uomo verrà consegnato alla fallace giustizia degli uomini. Dunque li aveva avvertiti, li aveva avvisati, siamo nella settimana della predicazione del tempio, è un momento molto importante per questo gruppo di persone. Aveva appena, appena, redarguito farisei, sadducei e scribi per il loro modo di comportarsi con le cose di Dio così esclusivo, per il loro modo anche un po’ ipocrita di fare proprio nel tempio e finalmente Gesù, dopo aver messo al riparo gli apostoli da questo modo di fare degli scribi, come avete ascoltato in questo Vangelo, “questi gli piace mettersi a pregare agli angoli delle strade, gli piace fare lunghe preghiere, avere i primi posti nelle sinagoghe, nei banchetti, nelle grandi occasioni, vestiti lunghi, gli piace molto farsi vedere ma stanno guardando a qualcosa che è destinato a perire, che è destinato a perire e ad ingoiarseli proprio quando loro pensano di farla franca”, di che si tratta? Si tratta della logica di questo mondo, del fare le cose per avere più potere, per essere più conosciuti, per gestire la vita degli altri a detrimento degli altri, questo non può chiamarsi cristianesimo, mi pare che ultimamente qualcuno lo sta dicendo con una certa autorevolezza, non si può chiamare cristianesimo neanche Vangelo, qua non si tratta di ostentare grandi ricchezze, si tratta di fidarsi del potere che uno riesce a gestire. Allora Gesù riprende, da un fatto che vede davanti agli occhi loro, si comporta in questo modo veramente da profeta Gesù, guarda un fatto che sta accadendo davanti ai loro occhi, una vedova si reca nel luogo dove si gettano le monete per l’offerta del tempio, vede che vi getta due spiccioli e guarda i suoi discepoli e dice: “Avete capito? Avete compreso? Guardate tutti gli altri sono venuti qua, i farisei, hanno buttato del loro superfluo cioè di tutto quello che gli avanza”, come dire: “L’amore di Dio riguarda alcuni aspetti della nostra vita ma non tutti, non fino in fondo, non in modo definitivo, dunque tutto ciò che mi avanza può appartenere a Dio, tutta la parte della mia vita che non è ancora occupata quella può appartenere a Dio ma poi mi regolerò secondo altre logiche”. La vedova invece …, la vedova, questa categoria così importante nell’Antico Testamento, perché importante? Perché Israele è stata una vedova, perché Israele senza il tempio durante la cattività babilonese quando era stato deportato, viveva come una vedova, non aveva un luogo per fare il culto, non aveva la possibilità di riferirsi a Dio come era abituata a fare, si era dimenticata dell’alleanza, viveva veramente una grande difficoltà. Dunque la vedovanza è l’essere orbati, privati, di qualcuno di importante, di un sostegno per la tua vita, questa donna è dunque senza sostegno, sta buttando nel tempio due spiccioli, una inezia, ma dice Gesù: “E’ tutto quello che ha”, sta buttando tutto quello che le appartiene, si, io lo so, noi siamo moralisti e pure un po’ ipocriti e diciamo: “Quella vedova si che faceva bene, lei si che è stata sincera”, però poi diciamo anche: “Ma io non posso buttare tutto quello che ho” perché? “Perché è tanto, perché è troppo”, due spiccioli averceli o non averceli cambia poco, molto avercelo o non avercelo cambia … vedi dove incide la logica del mondo? Proprio qua! Ma noi dobbiamo fare una lettura moralistica di questo brano? È per questo che siamo qua oggi? No, Gesù ce lo ricorderebbe anche a noi come a loro, ai suoi discepoli, quando ha visto la vedova, ci ricorderebbe: “C’è un brano nella Scrittura, un brano che parla della grande carestia che ha incontrato il mio popolo, in quel momento un profeta, Elia, uno che aveva la chiave del cuore di Dio, si è recato da una vedova in Sarepta di Sidone, cioè una che sta fuori del popolo di Israele e a quella vedova ha chiesto dell’acqua e poi del pane …” l’avete ascoltato nella Prima Lettura, la vedova obietta che essendoci la carestia anche per loro, anche per gli altri, finché si tratta di acqua si può fare ma poi la farina e l’olio stanno mancando, non può permettersi di ospitare il profeta. Guarda manca il pane, la farina e l’olio, dunque mancano cose sostanziose, dice la vedova: “Se io ne faccio parte con te mancheranno a me” ma il profeta dice: “Non ti preoccupare, fa come ti ho detto, impasta una focaccia” e lo sappiamo, l’orcio dell’olio non diminuisce e la giara della farina non viene meno e questo pane dura per tanto tempo come quel pane con il quale Dio ha nutrito Israele nel deserto. Allora guarda bene, la chiesa che guarda questa predicazione di Marco su Gesù che va al tempio e loda la vedova, si riferisce probabilmente proprio a questa narrazione di Elia, di Elia e la vedova di Sarepta di Sidone, dove l’acqua, l’olio e la farina, sono gli strumenti della salvezza di questa vedova e di tutto il popolo fuori di Israele che desidererà entrare in relazione con Dio e godere della sua misericordia. L’acqua, la farina e l’olio, se fossi un po’ sveglio ti ricorderesti che proprio questi elementi sono quelli che nella chiesa vengono usati per i sacramenti dell’iniziazione cristiana, il Battesimo nell’acqua, l’Eucarestia con il pane e il Crisma l’unzione con l’olio, per dire che anche quando questo Buon Samaritano, si allontana dalla storia e ti lascia nella locanda che è la chiesa (Lc 10,25-37), questo sacramento non verrà mai meno, ti aiuterà e ti porterà fino al giorno in cui, diceva la Lettera agli Ebrei: “Quelli che hanno capito che bisogna aspettare il ritorno del Signore, finalmente lo vedranno”, allora su che cosa devi domandarti tu oggi qua? Se sei disposto a dare tutto quello che hai? Non te lo ha chiesto nessuno! Diglielo al diavolo, nessuno te lo ha chiesto, perciò non farti mettere in stato di accusa da chi ti dice che tu non puoi seguire il Signore perché non sei generoso con lui, non questo ti viene chiesto oggi, quello che ti viene chiesto oggi è se tu credi o no, se tu aspetti o no, che il Signore ritorni e se lo stai aspettando, lo aspetti anche per la generazione che viene e se lo aspetti per la generazione che viene tu volentieri dai tutta la tua vita perché questo tratto di strada sia riempito dall’attesa cioè dalla speranza, sia animato dalla carità, si fondi sulla fede, perché la generazione che viene, con queste chiavi, con questo tesoro, possa aspettare il Signore che viene. Diceva il “Buon Samaritano” all’oste di questa locanda dove ha lasciato il poveraccio che era incappato nei briganti: “Io ti do due spicci, quando ritorno ti darò il resto” allora noi abbiamo questi spicci nei sacramenti del Battesimo, dell’Eucarestia e della Cresima, dell’unzione, nell’attesa che il Figlio quando verrà ci trovi vestiti, sopravvestiti direbbe San Paolo (2Cor 5,4), rivestiti di lui perché ci riconosca, perché ci strappi il velo della vedovanza e ci rimetta addosso l’abito nuziale perché dice la profezia che la nuova Gerusalemme come una sposa scenderà dal cielo e si ricongiungerà alla Gerusalemme terrestre (Ap 21,2) perché tutto ciò che è di Dio sia dell’uomo e tutto ciò che è dell’uomo sia per sempre di Dio, questo è l’arco della nostra speranza, questo è il campo nel quale noi ci muoviamo e attendiamo il ritorno del Signore. Guarda bene, attendere il ritorno del Signore significa mantenere nel cuore … ti ricordi quando eri innamorato, se mai lo sei stato? Significa mantenere nel cuore un pulsare continuo di amore, finché lo sposo non risponda in qualche modo al tuo desiderio, non ti riconosca, non ti guardi negli occhi, non ti mostri il suo amore, il suo desiderio di incontrarti e di essere una cosa sola con te, così il Signore ha promesso alla chiesa, questo noi aspettiamo con tutta la nostra volontà e tutto il nostro desiderio, questi sono gli spiccioli della vedova, con questi due elementi noi ci rechiamo incontro al Signore finché egli venga.

Sia lodato Gesù Cristo.

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