Santo Stefano Protomartire

Anno Liturgico B
26 dicembre 2011

Santo Stefano Protomartire

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 10,17-22)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (At 6,8-12;7,54-60)

In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al Sinedrio.
Tutti quelli che sedevano nel Sinedrio, [udendo le sue parole,] erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì.

Trascrizione dell’Omelia

Potremmo pensare anche che essere messi a morte a causa del nome di Gesù sia una questione di partiti, fazioni e opposizioni, di gruppi gli uni contro gli altri…, ma questa sarebbe una visione banale delle cose. Il motivo del martirio di Stefano è ben altro, dovremmo ricercarlo dentro il tracciato di quella Prima lettura che abbiamo ascoltato dagli Atti degli Apostoli [At 6,8-12;7,54-60, qui vv 8-9], che ricorda che Stefano intanto, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano.
Chi erano? Tutta gente dello stesso partito di Stefano, che come loro è di stampo greco, non sono i classici Giudei che siamo abituati a pensare, quelli che si muovono intorno al Tempio, alla Sinagoga: Farisei, Sadducei, Scribi… No. Sono della sinagoga dei liberti, schiavi fatti liberi, che hanno riconquistato la libertà. Tutti di provenienza greca, parlano il linguaggio di Stefano, quindi, possono comprendere qual è l’esperienza che ha fatto, semplicemente non la vogliono considerare. Siamo in una sinagoga in cui la partecipazione alla purezza della Torah è abbastanza mitigata, rispetto a quella che avevano invece gli altri gruppi che citavo sopra, i dottori della Legge, che disputano sempre con Gesù e lo riconoscono sì come uno di loro, ma desiderano anche conoscere insieme a lui quale è la verità, non riuscendo però ad entrarvi. Questi sono, invece, dei faziosi, uomini nati fuori dalla grande cultura legata alla Torah e che in qualche modo, pur parlando la stessa lingua di Stefano, si scandalizzano di lui. Perché? Per il fatto che sta mostrando loro un superamento della Torah che non vogliono accettare, sta mettendo in discussione alcune immagini che hanno nella testa, sta parlando a quelli che provengono dalla schiavitù e che sono stati liberati (liberti, appunto) di una realtà che, invece, ha capovolto la sua vita: è un uomo libero che decide di diventare schiavo per Cristo. Capite che cambiamento di mentalità!
Siamo 2000 anni lontani da queste cose… schiavitù… liberti… chi sono gli Alessandrini, che ci importa? Ma siamo sollecitati da questa testimonianza di Stefano, perché anche noi ci sentiamo liberati dai modi di pensare antichi e dai sistemi di fare e di agire che sentiamo lontani da noi, ma non abbiamo ancora stabilito, deciso, a chi vogliamo dare ragione, a chi dare la nostra vita.
Le parole che dice Stefano nel momento della morte, nel tumulto di tutta questa gente, sono interessanti: si sta ripetendo un’immagine già conosciuta, quella di Gesù sulla croce.
Stefano afferma quello che lo Spirito lo mette in condizione di dire e che nessuno, nessuno, potrebbe inventarsi, nessuno potrebbe dire. Nel momento più difficile in cui i nemici ti vengono contro per ucciderti non ti viene di dire “Padre io rimetto nelle tue mani il mio spirito, Signore, non imputare loro questo peccato [At;7,59-60]. E poi morire. Ti verrebbe in mente? Non lo dire, non ti passa per la mente. Il primo che viene contro di te con qualcosa che non va, già lo hai accusato cento volte prima, non lo fai neanche avvicinare. Logiche completamente diverse.
[Cosa è passato nel tuo cuore e nella tua mente, quando hai sentito di quelle Chiese in Nigeria che, proprio la notte di Natale, sono state sottoposte ad attacchi terroristici da parte di un’altra religione, ma non la voglio neanche chiamare così. Che cosa hai pensato, cosa si è mosso in te? Che cosa hai detto? “Dio ma come è possibile, ma come…” Poi per fortuna la latitudine è abbastanza lontana da casa tua che ti rimetti a mangiare e non ci pensi più, non sei sottoposto a questo genere di cose…].
Eppure, questa storia di Stefano è decisiva per comprendere una cosa dice Gesù nel Vangelo di Matteo [Mt 10,17-22, qui vv 19-20], quando parla agli apostoli di uomini che li consegneranno ai tribunali e afferma: nel dare testimonianza non preoccupatevi perché è lo Spirito del Padre vostro parla in voi. E lo Spirito del Padre nostro quando parla in noi per testimoniare la fede in Cristo risorto dice quello che ha detto Stefano e quello che ha detto Gesù sulla croce [Lc 23,34.46]: Padre, nelle tue mani rimetto il mio Spirito, non imputare loro il male che stanno facendo, perché non ne sono consapevoli. E poi morire.
Questa è logica dentro la quale ci muoviamo. Chi la conosce, la contempla, la adora, la investiga, la ricerca nelle contraddizioni della storia non si scandalizza mai e quando si avvicina alla Comunione non deve mettere in moto i sentimenti del cuore che ormai non servono più a niente, ma si sente solidale con Cristo, solidale con i martiri, con tutti quelli che hanno testimoniato la verità del Cristo in mezzo al dolore e alla sofferenza nella storia in cui viviamo.
Chi assume il Cristo con questa consapevolezza, fa parte con Lui. Questo è il Paradiso. Il pegno è fare parte con Lui. Qualcosa di me diventa sua, qualcosa di Lui diventa mio, oppure, meglio, tutto quello che mi appartiene è suo in quel momento, tutto quello che è suo, bontà Sua, diventa mio in quel momento.
Tutto.
Cosa è questo tutto? Certamente la sua Gloria, la sua resurrezione, ma anche la sua testimonianza, la sua passione e la sua morte in croce, il perdono dei suoi nemici, la riconciliazione, la dimostrazione della misericordia di Dio dentro la malvagità della storia…
Ciò hai assunto nel battesimo e lo hai confermato nella cresima. Hai detto: ci sto.
Ti dicevano adesso diventi soldato di Cristo. E tu ti sentivi, ti sei immaginato, un soldatino (le donne non so cosa facessero, perché non esisteva ancora il militare al femminile) di Gesù, ma non sei un soldatino di Gesù, sei uno che può combattere (e sentirsene onorato nel farlo) questa battaglia contro le forze del male, contro gli spiriti dell’aria, contro le tentazioni, contro tutto quello che contraddice il buon nome di Gesù Cristo in mezzo a noi.

Sia Lodato Gesù Cristo

Preghiera dei fedeli

Padre Santo e Misericordioso,
dopo aver contemplato lo splendore dell’incarnazione del Tuo Figlio, ci hai mostrato anche la bellezza veramente lucente della testimonianza del martirio di Stefano, perché oltre le tenerezze un po’ scontate che proviamo nei confronti del Natale, la nostra attenzione fosse sollecitata anche a guardare alla testimonianza, all’offerta della nostra vita, al desiderio di servire te e solo te, in mezzo a una generazione pagana e lontana dalla fede.
Degnati Padre Santo di aumentare la nostra Fede, di consolidare la nostra speranza, di farci vivere in un ambito di carità, così che nulla possa mai scandalizzarci e farci veramente del male
Te lo chiedo per Cristo Nostro Signore

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