XXVII° Domenica del tempo ordinario

Anno Liturgico C
02 ottobre 2016

Se aveste fede

Messa della mattina

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,5-10)

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

PRIMA LETTURA – Dal libro del profeta Abacuc (Ab 1,2-3;2,2-4)

Fino a quando, Signore, implorerò aiuto
e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!»
e non salvi?
Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti a me rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese.
Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede».

Dal Salmo 94
R. Ascoltate oggi la voce del Signore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». R.

SECONDA LETTURA – Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (2Tm 1,6-8.13-14)

Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Somiglianza e dissomiglianza della vita umana con Dio.”
Sant’Agostino Vescovo
Esposizione sul Salmo 94

2. Venite, esultiamo al Signore! Invita al grande banchetto della gioia. Non gioia mondana, ma gioia nel Signore. Se, infatti, non ci fosse in questo mondo una gioia riprovevole, da distinguersi dalla gioia santa, sarebbe bastato dire: Venite, esultiamo! Ma, per quanto in forma concisa, il salmo distingue. Che significa allora esultare bene? Esultare nel Signore. Come la gioia cattiva è la gioia che dà il mondo, così la gioia santa è la gioia nel Signore; e tu devi gioire nel Signore animato da sincera pietà, se vuoi deridere tranquillo la gioia del mondo. Ma perché: Venite? Dove sono coloro che egli invita a venire per giubilare insieme dinanzi al Signore? Se non fossero lontani, non dovrebbero venire né avvicinarsi né muovergli incontro per esultare. Ma in che senso sono lontani? Può forse l’uomo essere localmente distante da colui che è dovunque? Vuoi essere lontano da lui? Dove te ne andrai, per creare questa distanza? Ci fu una volta un tale che era, sì, peccatore ma non aveva perso la speranza della salvezza. Pentito e spiacente dei suoi peccati, atterrito dall’ira divina e desideroso di placarla, in un altro salmo dice così: Dove me ne andrò per sfuggire al tuo spirito? E dove fuggirò per sottrarmi al tuo volto? Se salissi in cielo, tu saresti lassù. Che cosa gli rimane? Se salendo al cielo vi trova Dio, per fuggire da Dio dove se ne dovrà andare? Sta’ a sentire! Se scenderò nell’inferno, tu ci sei(Sal 138, 7-8). Saliva in cielo e vi trovava Dio; scendeva nell’inferno e non lo evitava. Dove andrà? dove scapperà? Da Dio irato dovrà fuggire presso Dio placato. Ma pur essendo assolutamente vero che nessuno può fuggire lontano da colui che è onnipresente, se non ci fossero alcuni che si trovano lontani da Dio non direbbe la Scrittura: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me (Is 29, 13). Non si è lontani da Dio per fattori locali, ma in quanto non gli si somiglia. E che vuol dire non somigliargli? Condurre una vita cattiva, avere cattivi costumi. Come con la buona condotta ci si avvicina a Dio, così con la condotta cattiva ci si allontana da lui. Poni un solo ed identico uomo che col corpo resti immobile in un medesimo luogo: se amerà Dio si avvicinerà a lui; se amerà il peccato si allontanerà da Dio. Non muove i piedi, eppure si avvicina e si allontana. In questo genere di spostamenti infatti nostri piedi sono i nostri affetti: secondo l’inclinazione del cuore di ciascuno, secondo l’amore di ciascuno, ci si avvicinerà o ci si allontanerà da Dio. Quando ci imbattiamo in cose diverse l’una dall’altra, non diciamo forse tante volte: ” Quanto dista questo da quello? “. Paragoniamo (dico per dire) due persone, due cavalli, due vestiti. Se uno dice: ” Questo vestito somiglia all’altro; è tale quale l’altro “, ovvero: ” Quest’uomo è una copia di quell’altro “, cosa ribatte uno che è di parere contrario? ” Ma va’ via. È lontanissimo dall’altro “. Cosa vuol dire con ciò? Che fra i due non c’è alcuna somiglianza. Stanno vicini, eppure uno è distante dall’altro! Ecco due malfattori, identici nel genere di vita e nella condotta. Fossero pure uno in oriente e l’altro in occidente, essi sono vicini fra loro. Lo stesso dicasi di due giusti. Anche se uno vive a levante e l’altro a ponente, sono l’uno accanto all’altro poiché sono in Dio. Se, invece, di due persone una è buona e l’altra è cattiva, anche se fossero stretti insieme da un’unica catena, sarebbero immensamente distanti tra loro. Resta, pertanto, vero che mediante la diversità della vita ci allontaniamo da Dio, come mediante la somiglianza ci avviciniamo a lui. Quale somiglianza? La somiglianza secondo la quale fummo creati e che, dopo averla guastata con il peccato, abbiamo recuperata quando i peccati ci sono stati rimessi. È un’immagine che si rinnova nel nostro intimo, nell’anima; è l’immagine del nostro Dio che, per così dire, si scolpisce nuovamente nella moneta, cioè nell’anima, per cui dobbiamo tornare nella sua cassaforte. Perché mai infatti, o fratelli, quando il nostro Signore Gesù Cristo volle mostrare ai suoi tentatori ciò che Dio esige da noi, ricorse proprio ad una moneta? Essi cercavano un pretesto per calunniarlo e gli posero il problema del tributo a Cesare. Vollero consultarlo come maestro di verità e, per tentarlo, gli chiesero se fosse o no lecito pagare il tributo a Cesare. Ebbene cosa disse il Signore? Perché mi tentate, ipocriti? Chiese che gli si presentasse una moneta e, quando gliela portarono, chiese: Che immagine reca? L’immagine di Cesare, risposero. E lui: Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio(Mt 22, 15-21). E intendeva dire: Se Cesare reclama la sua immagine impressa sulla moneta, non esigerà Dio dall’uomo l’immagine divina scolpita in lui? Invitandoci a considerare questa somiglianza con Dio, il nostro Signore Gesù Cristo ci comanda di amare persino i nostri nemici, prendendo l’esempio proprio da Dio. Dice: Siate come il vostro Padre celeste, il quale fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi, e manda la pioggia ai giusti e agli ingiusti. Siate dunque voi perfetti come è perfetto il Padre vostro(Mt 5, 45-48). Quando afferma: Siate perfetti come lui, c’invita a renderci simili a lui. E se c’invita a diventare simili a Dio, è segno che, diventando difformi da lui, ce n’eravamo allontanati. Andati lontano per la dissomiglianza, ci riavviciniamo attraverso il recupero della somiglianza; e allora si verifica in noi quanto è scritto: Accostatevi a Dio e sarete illuminati(Sal 33, 5). C’era dunque della gente lontana e dedita a una vita cattiva. A costoro il salmo dice: Venite, esultiamo al Signore! Dove andate? dove vi ritirate, dove sgattaiolate dove fuggite, col vostro gioire mondano? Venite, esultiamo al Signore! Perché andare a godere dove vi rovinereste? Venite, esultiamo in colui che ci ha fatti. Venite, esultiamo al Signore!

Trascrizione dell’Omelia

Allora, proviamo ad entrare insieme nella parola di questa Domenica e vi raccomanderei prima di tutto, prima di vedere con me un po’ le cose che sono contenute in questo Vangelo di Luca e vi inviterei a non soffermavi sulla dimensione prodigiosa del gelso che si va a mettere nel mare, la fede non è una concentrazione della mente che sposta le cose, questo non è la fede è un’altra cosa, non ci riguarda, ma neanche Gesù sta parlando di questo, Gesù sta prendendo spunto da alcune realtà che questa gente conosce molto bene, usa per esempio due elementi, il seme della senape ed il gelso, qual è la qualità del seme di senape? Che è piccolissimo, infimo, neanche si vede, quasi invisibile, per dire che non è necessario davanti a questi apostoli che gli avevano detto: “Aumenta la nostra fede”, che vorrà dire facci diventare più forti? Più potenti? Più che cosa? Allora Gesù dice: “Guardate, un seme di senapa è già sufficiente”, ma perché un seme di senapa? Voi dite: “Perché è piccolo”, certamente perché è piccolo ma perché un seme di senapa o di qualsiasi altra pianta, segue il corso naturale delle cose, un seme è obbediente alle leggi di natura che lo riguardano, cosa farà un seme? Lo dice anche Gesù in un altro brano, dice: “Quando un contadino prende un seme e lo butta nel suo campo, che il contadino vegli o dorma (Mc 4,27) deve aspettare tutte le stagioni e questo seme secondo le sue leggi proprie produrrà prima il germoglio, poi lo stelo, poi il frutto e poi verrà raccolto, ho messo insieme due parole diverse ma che si riferiscono alla natura del seme, dunque la fede, come un seme, deve essere conosciuta, conservata, alimentata, finché al tempo opportuno possa produrre ciò per cui lo Spirito l’ha innestata al centro della nostra vita. La fede non serve a fare prodigi miracolosi qui ed ora che poi non hanno seguito, la fede serve proprio ad esprimersi al tempo opportuno, anzi, l’uomo sapiente che è un uomo di fede, è sapiente proprio perché sa cogliere il tempo opportuno e sa interagire con la storia, a favore della storia. Poi ancora l’altro elemento che troviamo in questo brano, il gelso, ma perché è andato a scomodare proprio il gelso Gesù? È che noi ormai ci siamo dimenticati pure come è fatto, il gelso per questa generazione, per gli ebrei, quando ascoltavano, era un frutto difficile da sradicare, per la qualità delle radici e perché era pieno di aculei, sradicare un gelso è difficile come sradicare una vite, non si trapianta un gelso da una parte all’altra. Allora Gesù sta dicendo: “C’è una realtà che tu pensi che non si può sradicare ma che la fede, se tu la lasci nella sua potenzialità, questa sradicherà il gelso e lo porterà da un’altra parte”, dice il mare per dire da un’altra parte. Ora guarda bene, adesso andiamo a guardare dentro la nostra vita, c’è una realtà che noi riteniamo nemica della fede e che non riusciamo sradicare? Tu dirai: “Il peccato”, ma mica necessariamente il peccato, una realtà che tu sicuramente non riesci a sradicare è l’abitudine, per cui se uno ti dice: “Guarda ti insegno una preghiera, ti insegno a pregare, fai questa cose, falle con costanza, falle finché al tempo opportuno, come fa il seme, non portino frutto”, te dopo due giorni ti stanchi e dici: “Beh ma sai ho da fare altre cose, c’è il lavoro, c’è il lunedì, c’è l’ufficio, c’è mio marito, mia moglie, i figli, etc., etc. ..” allora ritieni che questa tua vita sia non sradicabile e che non ci si possa innestare invece un seme capace di portare frutto. Allora dice Gesù: “Se tu ti fidassi di questa possibilità che io ho dato al seme, cioè alla fede, anche la tua vita così radicata nelle abitudini che non aiutano, non la illuminano, cambierebbe” e tu non vivresti più ambiti separati, da qui a qui la fede, da qui a qui come mi pare a me, guardate che non sto parlando solo della liturgia, della Messa, della preghiera e poi il lavoro, no, io sto parlando di quei spazi del cuore che noi riteniamo debbano rimanere separati, ma non è possibile, un cuore separato in se stesso non riuscirà a valutare niente di quello che incontra, un cuore diviso in se stesso non potrà amare ed infatti noi abbiamo fallito nella nostra relazione con il prossimo, non potrà perdonare e soprattutto non avrà il coraggio e la forza di camminare secondo le vie di Dio, perché? Perché un cuore diviso temerà sempre di non farcela. Ora guarda un po’, ma non sarai mica tu quello che qualche volta pensa di non farcela, qualche volta pensa di avere troppe cose da fare, qualche volta invece di proclamare la fede in Dio, dice che le cose di Dio sono troppo difficili, non sei forse tu? E allora se hai questo gelso da sradicare, fidati del consiglio del Signore, vai a cercare al centro della tua vita dove lui ha innestato questo germe della fede, vai a cercare dove ti ha chiamato, dove ti ha conosciuto e comincia a guardare da là dove ti sta portando, affina criteri buoni per questo, lo so che tu accampi delle ragioni che assolutamente non si possono toccare, le tue ragioni sui tempi della tua vita, sugli interessi etc., allora Gesù fa un paragone, Gesù conosce il cuore dei suoi e consoce pure il cuore vostro e allora dice Gesù: “Vediamo un po’, se uno sta ad arare ed è un servo, che sta facendo? Sta facendo quello che deve fare un servo, sta ad arare i campi, quando ritorna a casa che gli dirà il padrone? Adesso mettiti seduto perché mangiamo, poi ci vediamo la televisione e facciamo due chiacchiere. Gli dirà questo? No gli dirà: “Bene sei tornato adesso servimi anche a tavola”, sapete che sta dicendo Gesù? Non c’è un tempo in cui questo rapporto tra l’uomo e Dio cambia, non c’è un tempo in cui l’uomo possa dire: “Adesso io sono tornato a casa mi faccio i fatti miei e mi scordo tutta la Legge di Dio”, se tu la conoscessi la Legge di Dio, se tu conoscessi la legge dell’amore che Dio ha promulgato ed ha messo nella fede degli israeliti e poi l’ha trasformata e l’ha rinominata con la presenza del Cristo nella storia del suo Figlio, tu non ti staccheresti mai dalla sua Legge, non ti staccheresti mai dalla sua sapienza, mai dalle sue vie, ti direi che non ti staccheresti mai dalla relazione con lui, non ci sarebbero più steccati, non ci sarebbe più il tempo di arare e il tempo di stare a tavola, sarebbe sempre, continuamente, costantemente, una comunione consapevole con lui che è l’autore della tua vita. E io mentre dico queste cose ti guardo e mi piacerebbe vedere tra i volti un segno di accoglienza: “Ma davvero io non mi staccherò mai da Dio e Dio non si staccherà mai da me?!” e invece no, sapete cosa vedo? Un giorno lo metterò uno specchio bello, enorme … io vedo la faccia di gente che dice: “Sempre con Dio? Dio sta sempre con me? Da tutte le parti? E dove sarà più la mia vita? Se ci sarà lui dove sarò io?”, stolto che sei, è nella tua vita che sta Dio, se Dio voleva rimanere fuori, confinato in alcuni ambiti e non entrare nella tua vita, stai certo che il suo Figlio non l’avrebbe fatto incarnare nella tua carne, l’avrebbe messo da un’altra parte, avrebbe detto: “Venite, guardatelo” e poi tornate a casa a farvi i fatti vostri, come tutti i paganesimi di tutta la storia e di tutti i tempi. Invece Dio quando ti ha parlato la sua parola è diventata carne, è venuta ad abitare insieme a te, ha mostrato che lui vuole stare sempre con te, pure quando vai al bagno, questo vuol dire che tu vuoi stare sempre con lui pure quando vai al bagno, per capirci, pure quando tu Dio non lo faresti entrare in certi ambiti della tua esistenza … stai tranquillo, tranquillo piccolo gregge, perché comunque Dio vi ha già tutti “infettati” della sua grazia, state qua, siete battezzati, vi ha già riscattati, già ricomprati, già siete ammalati dello Spirito Santo, già siete pieni, ripieni della sua forza, devi solo attendere che tutto questo si compia e si compirà, per alcuni in questa generazione, per altri nel tempo ma di generazione in generazione Dio porterà l’uomo nuovo fino al suo compimento e tutti ne godremo e tutti lo vedremo, saremo riconosciuti e lo riconosceremo, senza paura, senza più dolore, senza più fatica. Sia lodato Gesù Cristo.

Messa Vespertina

 

Trascrizione dell’Omelia

Su un argomento per il quale noi diremmo che è difficile dire, argomentare e capire, Gesù invece usa termini molto semplici, molto vicini all’immaginazione e anche alla conoscenza degli uomini, come il gelso, come il granello di senapa, come la storia di questo servo, l’esempio di questo servo che torna dal lavoro, per dire che cosa? Qual è l’argomento centrale di questa parola? Ma l’argomento centrale, l’avete penso intuito, è la fede, dice Gesù: “Se aveste fede quanto un granellino di senapa”, certamente ci colpisce il fatto che questo granellino sia così piccolo, per dire che ci vorrebbe una fede veramente piccola, il granellino di senapa è infimo rispetto agli altri semi ma non ci interessa tanto sapere quanto è grande il granellino di senapa, ci interessa piuttosto capire qual è la sapienza che lo muove, che gli appartiene. Quale sarebbe la fede come quella di un granellino di senapa, di un seme di qualsiasi genere che uno pianta? È che è un seme, tutte le volte che tu lo metti in un terreno buono, nel terreno che sia irrigato, che sia fresato, che sia pronto ad accoglierlo e concimato, questo seme produce il frutto, prima produce il germoglio, poi lo stelo, poi il frutto maturo moltiplicato. Dunque il seme porta in sé una speranza, è chiaro, no? Nessuno mette un seme per terra e poi se ne va e dice: “Ma che avevo fatto? Non mi ricordo, ma che devo tornarci? Non lo so, ma che farà?”, che farà? Germoglierà, è fatto per questo, a meno di cose particolarmente avverse questo seme farà quello che deve fare, segno che la fede produce ciò che spera, ciò che crede, al tempo opportuno come un seme, questo è il segreto sapienziale della fede, non lo produce ora, lo produce al momento opportuno. Questo ti mette in guardia da quella fede mentale che forse tu mantieni, cioè quella fede che ti fa dire: “Ah, si ho capito, mi ha colpito, veramente adesso questa parola mi ha proprio illuminato”, il seme non può produrre frutto il giorno che tu lo metti nella terra, lo produrrà al tempo opportuno e così anche un parola che ti raggiunga ora, non produrrà il frutto ora, lo produrrà al tempo opportuno. La fede dunque, non è un adesione mentale o formale, la fede semmai, come la storia del seme, indica un processo, un cammino graduale che porterà però sicuramente il frutto sperato come ogni seme della terra. Dunque abbiamo compreso che cosa sta dicendo Gesù, ma un altro paradosso, dice: “Se uno avesse una fede così .. ”, cioè chiara, sicura, autentica, che sa attendere le cose quando arrivano, “.. costui potrebbe dire ad un gelso spostati nel mare e quello si sposterebbe” ma di cosa sta parlando Gesù? Di una prestidigitazione, appare, scompare? Ma che ci importa a noi del gelso piantato nel mare? Ma che a che fare con la fede? Semmai il gelso e chi ascoltava queste parole lo sapeva, il gelso è una pianta che non si sradica, che è troppo difficile sradicare, ha molte radici, non è facile prenderlo e portarlo da un’altra parte ma qua il paradosso è che addirittura Gesù dice: “Si pianterebbe nel mare”, allora guarda bene, una fede certa e sicura, tu lo sai che è possibile, forse l’hai capito, forse lo ritieni, ma quando uno ti dice: “Guarda che questa fede può piantarsi anche nel mare della tua vita dove tu fai altre cose”, tu dici: “Non lo so se è possibile, la fede nasce, cresce e muore (purtroppo) in chiesa, la fede si muove dentro le cose di Dio qua,poi mica può entrare anche dentro le realtà nelle quali io ho messo fuori Dio, dalle mie logiche, dai miei interessi, dai miei peccati se vuoi o semplicemente dagli ambiti in cui io dirigo le mie cose, la mia vita, come il lavoro, come le relazioni con gli altri”, c’entra o non c’entra la fede? Per sposarsi c’entra o non c’entra la fede? Per vivere insieme c’entra o non c’entra la fede? Beh, certo che c’entra! Allora Gesù dice: “Se tu ti fidassi di Dio come un granello di senapa si fida del tempo che gli serve per produrre il frutto, anche tu potresti portare tutta questa fede dentro ogni ambiente della tua vita, anche nel mare, anche là dove non si cammina, dove non si pianta, non si semina, dove non si fa niente” anche in un luogo assolutamente impossibile, per mare ritieni tutti i luoghi della tua esistenza che tu pensi che non hanno a che fare con Dio. Per abbandonare questo ragionamento Gesù fa un esempio, fa un esempio che sembra non entrarci niente con questa logica, a noi sembra un discorso sul’umiltà dei servi che tornano a casa e dicono: “Ho fatto quello che dovevo fare, sono un servo inutile”, io non li conosco questi servi, tutti quelli che fanno un tanto così si pensano di essere chissà chi, quindi sicuramente Gesù non intendeva questo, un’altra cosa sta dicendo: “Per capire cos’è la fede, c’è un ambito in cui la fede può non starci? Non c’è, come un servo”, che cosa fa un servo? Un sevo serve, se non serve (diceva qualcuno), a che serve? Il servo serve, dunque la sua identità si chiarisce nella sua vocazione, quella di servire, allora se è stato tutto il giorno a lavorare nei campi e poi ritorna a casa, che cosa si aspetta che accada quando ritorna? Che accade quando ritorna a casa? Che il padrone gli dica: “Siediti, adesso ci facciamo un pranzetto poi dopo una partita a carte, una sigaretta e ci salutiamo o vediamo un film”, non dirà piuttosto quel padrone: “Adesso sei arrivato, bene, servimi?” e sta dicendo con questo esempio Gesù: “Quando il servo torna a casa è ancora un servo, è ancora chiamato a fare quello che faceva quando stava nel campo”, per dire che la sua vocazione non è relegata ad un ambito ma attraversa tutti gli ambiti! Hai capito? La tua identità di battezzato ha una vocazione, quella di vivere il rapporto con Dio in ogni circostanza della tua vita, non c’è un ambito nel quale tu possa dire: “Va bene però adesso divertiamoci, facciamo altre cose, pensiamo ad altro e Gesù lo mettiamo dentro al Tabernacolo e poi se ne riparla la prossima volta”, la fede se non si rideclina dentro la tua vita è come un seme che non è stato mai posto nella terra, che è stato messo in un luogo dove marcisce, dove non germoglia, dove muore e non porta niente di ciò che promette e guardate amici, non c’è niente di peggio che guardare una realtà che promette e non raggiunge, lo abbiamo visto e sperimentato anche noi in tante occasioni della nostra vita. Allora guardiamo con fiducia invece questo dono di grazia che Dio ci fa, ce lo ha detto anche San Paolo nella Lettera stasera, lo Spirito Santo ha già innestato in noi un servizio imperituro, che non si consuma, come il roveto ardente (Es 3,2), che non viene meno, questo servizio è la presenza stessa di Dio in noi, la sua Persona, la sua Terza Persona che è lo Spirito, agisce in noi, attraverso di noi per la santificazione del mondo, ognuno ha una parte in questo progetto, la scopra, la cerchi e una volta trovata vi dedichi pure tutto ciò che ha e ciò che pensa e ciò che crede, questo porterà frutto. Noi d’altronde non siamo chiamati ad altro che a dire a questa generazione: “Mentre voi avete paura che tutto finirà male, noi vi annunciamo il vino migliore per la fine (Gv 2,1-11), vi annunciamo un vino migliore alla fine di questo matrimonio, di queste nozze di Cana che Dio ha voluto compiere con i suoi figli, noi vi annunciamo che la speranza non muore, che la fede porta frutto e che la carità ne è già una prova tangibile, dunque viviamo nell’amore ciò che annunciamo nella speranza e crediamo nella fede”, non ti abbandoni mai questo atteggiamento e se non ce l’hai ancora, riformula la tua vita, non ti accontentare più di una realtà emotiva carica, che ne so io, che fai un viaggio e preghi da qualche parte, non ti accontentare più di un piccolo quadratino, come lo chiami tu, di spiritualità, lo Spirito è una Persona, non è un emozione e una Persona rimane, non se ne va e se rimane e non se ne va, guarda bene di non contristarla, guarda bene di non scappare di fronte a questa Presenza, se lo farai vivrai eternamente. Sia lodato Gesù Cristo.

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