Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo

XXXIV° DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - Anno Liturgico C
20 novembre 2016

Signore, ricordarti di me quando entrerai nel tuo regno.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 23,35-43)

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

PRIMA LETTURA -Dal secondo libro di Samuèle (2Sam 5,1-3)

In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”».
Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.

Dal Salmo 121
R. Andremo con gioia alla casa del Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!R.

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési (Col 1,12-20)

Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre
e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,
per mezzo del quale abbiamo la redenzione,
il perdono dei peccati.
Egli è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio,
primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“C’era una scritta, sopra il suo capo: questi è il re”

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407) Dottore della Chiesa
Discorsi sulla Croce e il ladrone, 1, 3-4; PG 49, 403

“Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Non ebbe il coraggio di dirlo prima di aver deposto con la confessione il carico dei peccati. Vedi quanto è potente la confessione? Confessò e gli si aprì il paradiso. Confessò, ed ebbe tale fiducia che, pur essendo un malfatore, osò chiedere il Regno…
Chiedi il Regno e che cosa scorgi? Hai davanti i chiodi e la croce. Ma proprio la croce è il simbolo del Regno. Perciò invoco lo stesso Re, perché lo vedo crocifisso; il Re infatti deve morire per i suoi sudditi. Egli stesso disse: “Il buon pastore offre la vita per le pecore” (Gv 10,1); dunque anche il buon re dà la sua vita per i sudditi, e proprio perché dona la sua vita io lo invoco: “Ricordati di me nel tuo Regno”.
Vedi dunque che la croce è il simbolo del Regno? Vuoi averne altre conferme? Non la lasciò sulla terra; la sollevò e la portò con sé in cielo. Da cosa appare ciò? Perché sarà con lui nella sua gloriosa seconda venuta, affinché tu comprenda quanto la croce sia degna di onore e perché l’abbia chiamata anche sua gloria… Quando verrà il Figlio dell’uomo, “il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce” (Mt 24,29). Sarà così grande allora l’intensità della luce, da oscurare le stelle più luminose. “Allora gli astri cadranno dal cielo. Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo (24,30). Vedi dunque la potenza del segno della croce?… E come al sopraggiungere di un re nella città i soldati lo precedono portando le sue insegne per annunciarne l’arrivo, così quando il Signore scenderà dal cielo, le schiere degli angeli e degli arcangeli lo precederanno portando quel glorioso vessillo e annunzieranno così il suo ingresso regale.

Trascrizione dell’Omelia

Ora, vediamo se riusciamo ad entrare insieme in questo mistero della regalità che oggi celebriamo a conclusione dell’anno liturgico, sai cosa vuol dire? Vuol dire che ti è stato chiesto all’inizio di quest’anno, di abbassarti fino a pensare che Dio si sarebbe abbassato fino a te e l’hai fatto quando l’anno scorso durante il periodo dell’Avvento hai meditato sul mistero dell’incarnazione del Verbo, hai guardato al cielo e hai detto: “Signore, tu non stai in cielo solamente, se stavi in cielo hai preso passione per me e hai preso la mia carne, ma siccome io mi sentivo in una condizione infima rispetto a te, tu prendendo la mia carne, ti sei messo al di sotto di me, ti sei sottomesso a me, allora io mi sono chiesto, ma chi sei tu così alto che puoi diventare così infimo davanti a me che non conto nulla? Io non lo farei mai davanti ad un altro, io non mi abbasserei mai fino a questo punto, eppure tu ti sei abbassato, allora se tu che sei così alto ti sei abbassato più basso di me, tu hai una ragione che io ancora non conosco. Allora ti ho guardato, ti ho guardato quando nella grotta di Betlem mi è stato chiesto di contemplare questo sconcertante mistero dell’incarnazione e poi ti ho seguito, durante tutto l’anno liturgico, guardando cosa dicevi, ascoltando le tue parole, vedendo come ti muovevi in mezzo ad un popolo che qualche volta ti amava e qualche volta no, proprio come me, e che cosa ho visto? Ho visto che quando ero malato, così hai fatto con quel popolo, tu mi hai guarito, quando ero cieco tu mi hai ridato la vista, quando ero lebbroso mi hai risanato, tu ti sei comportato con grande signoria pur rimanendo così umile, così trascurabile e quando io ho pensato allora adesso mi prendo tutto quello che tu hai, mi prenderò la tua regalità, guarderò solo al cielo, guarderò solo a Dio, non penserò più alle cose della terra, tu invece mi hai costretto a scendere fino agli inferi, là dove tu hai preso i progenitori e li hai riportati nel regno, hai mostrato cioè che la morte, quella che io vorrei nascondere, quella che io vorrei esorcizzare o stupidamente ibernare, così sciocco è il mio cervello, così vuoto è il mio cuore da non pensare che proprio in quella morte, sorte comune di tutti i tuoi figli, proprio là tu avresti voluto mostrarmi la superiorità del tuo essere e la vocazione del mio essere chiamato ad essere superiore come il tuo, nella morte sei sceso con me e mi hai invitato a rimanere unito a te finché tutte le fibre del mio corpo, della mia vita, tutti i miei ricordi, tutto quello che mi è caro, si disintegrasse, si disperdesse, diventasse un nulla, diventasse polvere e cenere, perché il tuo Spirito vittorioso, ricomprasse tutto ciò che io pensavo fosse mio e me lo restituisse glorificato, eterno, per sempre. Allora eri tanto alto, sei diventato così infimo, per fare di me, creatura trascurabile, uno come te, questa è la tua regalità, una regalità che ha visto una discendenza, una regalità che tu mi regali come un’eredità, il tuo Spirito attesta al mio spirito che io sono figlio del Padre (Rm 8,14-17), sono tuo coerede, coerede della stessa santità, della stessa regalità, allora entrerò anch’io nella morte, allora mi lascerò portare in questa valle oscura appoggiato al tuo vincastro (Sal 23), alla tua passione, sapendo che non resterò deluso, che non resterò confuso anche quando questa mia carne vedrà il disfacimento, io contemplerò il tuo volto, al risveglio mi sazierò del tuo volto (Sal 17,15), perché tutto ciò che mi appartiene è intriso della tua santità, è conquistato dalla tua grandezza. Allora una voce dentro di me ha detto: “Ma come fai a eguagliarti a Dio tu che sei nel peccato, qualche volta così stolto, così mediocre, così lontano? Come è possibile che il tuo peccato non ti ostacoli, che il tuo peccato non ti convinca che nulla di quello che ti appartiene è destinato alla gloria?” e questo mi ha sconcertato, allora ho detto: “Sono perduto, Signore sono perduto, è vero, perché il mio peccato mi ostacola, mi riduce, mi opprime, mi giudica, perfino mi accusa, ma come farò a salire fino a te?” e allora ancora un angelo del Signore viene fino a me, fino a te, a dirti: “E’ vero, il tuo peccato ti accusa, ma io non ti accuso! Perché scendo nella morte con te, perché prendo su di me l’accusa dei tuoi peccati!”. Se questa gente avesse accompagnato il Figlio, avesse ascoltato le sue parole, visto le cose che aveva fatto, che cosa avrebbe dovuto concludere? “Se questo fa queste cose è padrone della storia, se questo dà la vista ad uno che non ce l’ha mai avuta, questo è Signore, questo crea la vista, non la restituisce”, ma se uno che crea la vista si lascia morire, io che cosa posso credere? Se lo fa ne avrà ragione, se si abbandona a questa morte, evidentemente saprà come uscirne”, allora capite qual è la stoltezza di questi che dicevano: “Ha salvato gli altri salvi se stesso”, ma proprio perché ha salvato gli altri sta salvando Se Stesso perdendo la sua vita per gli altri, per questo Dio lo ha esaltato dice l’inno ai Filippesi (Fil 2) e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, ogni intelligenza si inchini e contempli questa regalità nascosta, questo mistero di gloria celato e destinato a manifestarsi alla fine del tempo. Sul suo patibolo, un’iscrizione è posta, che dice: “Questi è il re dei Giudei”, sia monito per te, sia monito e insegnamento per te, se vuoi regnare, servi; se vuoi salvarti, muori volentieri; se vuoi conoscere quale perla preziosa Dio ha posto al centro della creazione e anche al centro della tua vita, che talvolta è così lontana, è così schiacciata dalla tua mediocrità, guarda a questo sconcerto, a questo paradosso, non hai bisogno di dorarlo, come facciamo noi a volte con la croce, contempla piuttosto in lui la luce che emana e che ti appartiene e che illumina le tue profondità e che scende nell’infimo della tua storia, per riscattarti, quello che appartiene a lui, appartiene a te, prima eravamo stranieri (Col 1,21; Ef 2,19), prima eravamo lontani, prima eravamo presi dai nostri pensieri da quattro soldi, quando abbiamo conosciuto la grandezza di Dio manifestarsi nella nostra debolezza, abbiamo compreso che nulla può allontanarci da Dio, né l’altezza, né la profondità, né il pericolo, né la spada (Rm 8,25), nessuna cosa al mondo può metterci lontano dalla speranza di essere inabitati e rivestiti definitivamente dalla sua gloria e dalla sua regalità. Lo hai capito, non lo hai capito, lo hai vissuto, non lo hai vissuto, sei sempre un po’ così, un po’ colà, un po’ in alto, un po’ in basso, sempre sbattuto dalle onde delle tue esperienze talvolta così piccole, allora parti da oggi, preparati in questa settimana e dalla prossima Domenica ricomincia a camminare con il Signore, guarda tutti i misteri della sua vita, ascolta la sua predicazione, fidati della sua parola, se lui una volta è sceso nella morte per te, anche in questo anno che viene scenderà con te là nelle contraddizioni del tuo essere, ridistinguerà il bene dal male e finalmente ti rivestirà della sua santità. Questa è la nostra fede, questa è la nostra speranza, quella che noi adesso proclameremo davanti agli angeli, davanti ai santi, ai Troni, alle Dominazioni, alle Podestà, ai nostri nemici, ai nostri peccati, perfino davanti al demonio, noi diciamo: “Credo in un solo Dio Padre Onnipotente creatore del cielo e della terra …”

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