SS Corpo e Sangue di Cristo

Anno Liturgico C
02 giugno 2013

Solennità del Corpus Domini

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Alleluia, alleluia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno..
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,11b-17)

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste..

PRIMA LETTURA Dal libro della Gènesi (Gen 14,18-20)

In quei giorni, Melchìsedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole:
«Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici».
E [Abramo] diede a lui la decima di tutto.

Dal Salmo 109 (110)
R. Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore

Oracolo del Signore al mio signore:
«Siedi alla mia destra
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi» R.

Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
domina in mezzo ai tuoi nemici R.

A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell’aurora,
come rugiada, io ti ho generato. R.

il Signore ha giurato e non si pente:
«Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchìsedek». R.

SECONDA LETTURA – Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 11,23-26)

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Siate ciò che vedete e ricevete ciò che siete.”
Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa
Discorso 272 (Nuova Biblioteca Agostiniana)

Ciò che vedete sopra l’altare di Dio è il pane e il calice: ve lo assicurano i vostri stessi occhi. Invece secondo la fede che si deve formare in voi, il pane è il corpo di Cristo, il calice è il sangue di Cristo. Quanto ho detto in maniera molto succinta forse è anche sufficiente per la fede: ma la fede richiede l’istruzione… Questo pane come può essere il suo corpo ? E questo calice, o meglio ciò che è contenuto nel calice, come può essere il sangue suo ?
Queste cose, fratelli, si chiamano sacramenti proprio perché in esse si vede una realtà e se ne intende un’altra. Ciò che si vede ha un aspetto materiale, ciò che si intende produce un effetto spirituale. Se vuoi comprendere il mistero del corpo di Cristo, ascolta l’Apostolo Paolo che dice ai fedeli: « Voi siete il corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte » (1 Cor 12, 27). Se voi dunque siete il corpo e le membra di Cristo, sulla mensa del Signore è deposto il vostro mistero di voi: ricevete il mistero che siete. A ciò che siete rispondete: « Amen » e rispondendo lo sottoscrivete. Ti si dice infatti: « Il Corpo di Cristo », e tu rispondi: « Amen ». Sii membro del corpo di Cristo, perché sia veritiero il tuo Amen.
Perché dunque il corpo di Cristo nel pane ? Non vogliamo qui portare niente di nostro; ascoltiamo sempre l’Apostolo il quale, parlando di questo sacramento, dice: « Pur essendo molti formiamo un solo pane, un solo corpo » (1 Cor 10, 17). Cercate di capire ed esultate. Unità, verità, pietà, carità. Un solo pane: chi è questo unico pane? « Pur essendo molti, formiamo un solo corpo ». Ricordate che il pane non è composto da un solo chicco di grano, ma da molti. Siate ciò che vedete e ricevete ciò che siete.

Trascrizione dell’Omelia

Questo è uno dei miracoli più eclatanti di tutto il Nuovo Testamento non per qualità ma per quantità, perché ci meraviglia innanzi tutto che fossero così tante persone radunate in questo luogo, ci meraviglia che fosse così poco il cibo che gli apostoli avevano a disposizione perché si sfamassero, ci meraviglia ancor più quanto avanza di ciò che è stato distribuito a tutti, veramente ci sembra questo miracolo anche rispetto agli altri miracoli che qualitativamente sembrano più grandi certamente, la risurrezione di Lazzaro, la risurrezione della figlia di Giairo e le altre guarigioni come il dono della vista al cieco nato, sono realtà che ci mettono veramente nella meraviglia, nello stupore ma questo ci fa chiedere: “Ma che senso ha pensare così? Perché un paradosso così dichiarato, così forte? Tantissime persone, così poche cose da mangiare, addirittura ne avanza così tanto, che cosa vuol dire? Qual è il senso?”. Guardate che neanche quelli che usufruirono di questa grazia furono in grado di comprenderla, qualche passo dopo Gesù li rimprovererà come a dire: “Voi mi avete seguito non perché avete creduto alle mie parole, mi avete seguito perché avete mangiato quel pane così abbondante, vi siete sfamati allora state cercando qualcosa di altrettanto ridondante e altrettanto abbondante per potervi saziare”. E sapete, è la storia di questa realtà del miracolo dei pani e dei pesci, a Tabga sul mare di Galilea, ed è anche la storia nostra perché non saremmo mai sazi di prodigi e di segni e li andiamo a cercare con molta insistenza, con molta curiosità anche, non riuscendo tuttavia ad entrare in una sazietà autentica a nutrirci veramente e soprattutto a condividere con gli altri anche la gratitudine verso Dio. Proviamo a fare una lettura allegorica, simbolica di questo brano che abbiamo letto che magari ci aiuta a prenderlo e a portarlo fin qua dove finalmente questo pane, questo vino, questo pane quotidiano, questo vino che allieta il cuore dell’uomo come dice il Salmo (Sal 104,15), possano diventare anche, non solo il nostro cibo, il nostro nutrimento, ma anche qualcosa da offrire a questa generazione affamata. Attenzione prendiamo questo brano e lo portiamo fino alla nostra consapevolezza e anche ai nostri bisogni, anche alle nostre istanze, guardiamo un po’ … Quando si accorgono che c’è troppa gente, guardate che questa è l’esperienza che fanno gli apostoli dopo la morte e risurrezione del Cristo e dopo la Pentecoste, si accorgono che sono troppi gli affamati, sono troppi, direbbero: “Ma come facciamo noi dodici a dire a tutta questa gente qual è la bellezza, la grandezza del mistero della risurrezione e del mistero di un Cristo che rimane con gli uomini, che rimane con loro attraverso il Suo Spirito, come lo capiranno? Sono troppi, siamo pochi!”. Allora Gesù dice: “Date voi stessi da mangiare, abbiamo cinque pani e due pesci”. I Cinque pani ci ricordano un nutrimento per gli apostoli fino al tempo di Gesù, sono i cinque libri della Torah degli ebrei è, diciamo così, il vademecum di ogni pio israelita, è la logica dentro la quale si muove chiunque voglia conoscere e seguire il Dio di Israele, è la grammatica che tutti possono parlare e attraverso la quale possono costruire un culto, una sinagoga, un tempio, qualche cosa che celebri il Dio Altissimo. E poi abbiamo due pesci, altre due raccolte dell’Antico Testamento, come i Profeti ed i Libri Sapienziali, due altre realtà che possono aiutarci ad aprire questa Torah, a farla diventare a pezzetti perché tutti ne possano mangiare. La Torah, la Legge, è difficile a capire qualche volta ma chi l’ha mangiata, l’ha masticata, come i profeti, come gli autori dei Libri Sapienziali, la può restituire come un cibo buono, semplificato, al quale tutti si possono avvicinare con fiducia. Allora Gesù dice: “Bene, non vi preoccupate, spezzate quello che avete, frammentate questa sapienza che avete e regalatela agli altri”. Tutti si mettono in gruppi di cinquanta, ci ricorda quella divisione che il suocero di Mosè gli aveva consigliato durante il cammino dell’Esodo (Es 18,13-27), perché gli era troppo difficile giudicare i casi di tutti gli uomini che erano partiti per la Terra Promessa, allora il suocero gli disse: “Guarda, per alleviarti la fatica, dividi tutti in gruppi di cinquanta e fanne dei capi in modo che loro stabiliscano …”, allora Gesù ci sta dicendo: “Dividetevi in gruppi di cinquanta e fate anche voi quello che ha fatto Mosè”, cioè: “Giudicate voi adesso quello che io non giudicherò più, giudicatelo voi, siete investiti di questa grazia dal cielo per costruire la Chiesa”, allora distribuiscono questo pane e questi pesci e sappiamo ne avanzano dodici ceste,cioè ne avanzano tante ceste quanti sono gli apostoli, che vuol dire? Ne avanzano a tante realtà quante servono per ricostruire e ricostruire e ricostruire sempre la Chiesa in tutte le generazioni. Queste dodici ceste sono una promessa che Dio fa alla Chiesa di sostenerla sempre sulla testimonianza dei dodici apostoli, cioè sui fondamenti di coloro che hanno seguito il Cristo. Allora cosa dice questo miracolo a noi? Che anche a noi è affidato questo Pane perché anche noi possiamo conoscerlo, nutrircene, farlo entrare nella nostra vita, verificarlo al crogiuolo dei nostri problemi personali, dei nostri guai delle nostre solitudini, dei nostri dolori e restituirlo alla generazione che viene come un pane commestibile, come un pane buono perché nessuno si smarrisca, voi lo sapete, quando si celebra l’Eucarestia alla fine il sacerdote cosa fa? Raccoglie tutti i pezzettini, li mette nel calice, perché nulla vada perduto di questa integrità, di questo corpo, che è il corpo di Cristo, di questo corpo mistico che è la Chiesa, nulla vada perduto. Allora è affidata anche a noi, la possibilità di restituire questo pane, questo nutrimento, perché tutti sappiano, in ogni tempo, in ogni epoca, in ogni circostanza, di ogni condizione, che il Signore è con noi, che vuole restare con noi e vuole creare sempre una comunione tra noi per costruire il corpo mistico finale, quello che si presenterà davanti a Dio e dirà: “Ecco Signore, questa è la tua Chiesa, questa è la tua Sposa, è stata legata a Te dal sangue del tuo Figlio, è stata ricomprata dal sacrificio sulla croce, questo è il nuovo Israele che vuole entrare a fare festa con Te per tutta l’eternità”. Allora tu capisci che accostarti alla ‘Comunione’, come dici tu, all’Eucarestia, alle specie consacrate del Corpo e Sangue di Cristo, non può essere, non può diventare mai, solo una devozione personale, non può essere solo una logica intimista di relazionalità con Dio, deve essere necessariamente un nutrimento per te ma un nutrimento replicabile, esportabile, donabile a tutti, allora si che sarebbe il Pane del Cielo, sarebbe un Pane che sfama, un pane quotidiano che noi chiediamo tutte le volte che noi preghiamo il “Padre Nostro”, non il padre mio, un Padre che vuole nutrire tutti. Noi siamo sempre le dodici ceste che avanzano, noi quando abbiamo mangiato abbiamo sempre un surplus e questo surplus fratelli, siamo chiamati a restituirlo proprio quando finisce la celebrazione eucaristica, quando termina questo momento della liturgia, siamo chiamati a prolungarlo dentro la liturgia della vita, dove altri uomini affamati, incapaci, che sono soli, che stanno combattendo una battaglia impari con la malattia, con la morte, con la solitudine, con il senso di abbandono, stanno cercando un nutrimento autentico, non dargli dei surrogati, non dargli delle mezze cose, non dargli delle sintesi che non sanno di niente, non dirgli solo che Dio li ama, ma sfamali, nutrili davvero, certamente con il cibo materiale se ne hanno bisogno, questa è un’epoca difficile e tu lo sai bene cristiano, ma sfamali anche con le parole che escono dalla bocca del Signore come sta scritto: “Non di solo pane vive l’uomo” (Dt8,3; Mt4,4) . Noi tra poco non portiamo a spasso Gesù per il parco degli eucaliptus, noi tra poco raccontiamo al mondo, che lo voglia vedere, che il Signore è con noi, che Egli costantemente, come fa il pellicano nutre, prendendo da sé i suoi piccoli (Sal 102,5), sempre ci mette nelle condizioni di essere uomini nuovi, uomini autentici, uomini di risurrezione.

Sia lodato Gesù Cristo.

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