Solennità di Tutti i Santi

Anno Liturgico B
01 novembre 2012

Solennità di Tutti i Santi 2012

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

PRIMA LETTURA Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 7,2-4.9-14)

Io, Giovanni , vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio». E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele.Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello». E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen». Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

SECONDA LETTURA – Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1Gv 3,1-3)

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Affrettiamoci verso i fratelli che ci aspettano”
Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate
(Disc. 2; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 364-368)

A che serve dunque la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità? Perché ad essi gli onori di questa stessa terra quando, secondo la promessa del Figlio, il Padre celeste li onora? A che dunque i nostri encomi per essi? I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. È chiaro che, quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro.
Per parte mia devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri. Il primo desiderio, che la memoria dei santi o suscita o stimola maggiormente in noi, è quello di godere della loro tanto dolce compagnia e di meritare di essere concittadini e familiari degli spiriti beati, di trovarci insieme all’assemblea dei patriarchi, alle schiere dei profeti, al senato degli apostoli, agli eserciti numerosi dei martiri, alla comunità dei confessori, ai cori delle vergini, di essere insomma riuniti e felici nella comunione di tutti i santi.
Ci attende la primitiva comunità dei cristiani, e noi ce ne disinteresseremo? I santi desiderano di averci con loro e noi ce ne mostreremo indifferenti? I giusti ci aspettano, e noi non ce ne prenderemo cura? No, fratelli, destiamoci dalla nostra deplorevole apatia. Risorgiamo con Cristo, ricerchiamo le cose di lassù, quelle gustiamo. Sentiamo il desiderio di coloro che ci desiderano, affrettiamoci verso coloro che ci aspettano, anticipiamo con i voti dell’anima la condizione di coloro che ci attendono. Non soltanto dobbiamo desiderare la compagnia dei santi, ma anche di possederne la felicità. Mentre dunque bramiamo di stare insieme a loro, stimoliamo nel nostro cuore l’aspirazione più intensa a condividerne la gloria. Questa bramosia non è certo disdicevole, perché una tale fame di gloria è tutt’altro che pericolosa.
Vi è un secondo desiderio che viene suscitato in noi dalla commemorazione dei santi, ed è quello che Cristo, nostra vita, si mostri anche a noi come a loro, e noi pure facciamo con lui la nostra apparizione nella gloria. Frattanto il nostro capo si presenta a noi non come è ora in cielo, ma nella forma che ha voluto assumere per noi qui in terra. Lo vediamo quindi non coronato di gloria, ma circondato dalle spine dei nostri peccati.
Si vergogni perciò ogni membro di far sfoggio di ricercatezza sotto un capo coronato di spine. Comprenda che le sue eleganze non gli fanno onore, ma lo espongono al ridicolo.
Giungerà il momento della venuta di Cristo, quando non si annunzierà più la sua morte. Allora sapremo che anche noi siamo morti e che la nostra vita è nascosta con lui in Dio.
Allora Cristo apparirà come capo glorioso e con lui brilleranno le membra glorificate. Allora trasformerà il nostro corpo umiliato, rendendolo simile alla gloria del capo, che è lui stesso.
Nutriamo dunque liberamente la brama della gloria. Ne abbiamo ogni diritto. Ma perché la speranza di una felicità così incomparabile abbia a diventare realtà, ci è necessario il soccorso dei santi. Sollecitiamolo premurosamente. Così, per loro intercessione, arriveremo là dove da soli non potremmo mai pensare di giungere.

Trascrizione dell’Omelia

Abbiamo contemplato in queste letture, soprattutto nella Prima Lettura, tratta dal Libro dell’Apocalisse (Ap 7,2-4.9-14), questa realtà della Chiesa gloriosa, questa realtà dei Santi, e ci siamo sentiti chiamati in causa in qualche modo, interrogati, chiamati per nome. Anzi, veramente la Chiesa avrebbe l’intenzione di farci sentire chiamati per nome ogni volta che viene letto questo brano delle Beatitudini del Vangelo di Matteo. Quando Gesù dice: “Beati i poveri di spirito” (Mt 5,3), qualcuno nella Chiesa dovrebbe pensare: “Sta parlando di me”, quando dice “Beati gli afflitti” (Mt 5,4), altri potrebbero dire: “Si, siamo noi!”. Questa è la schiera dei Santi, questa è anche la schiera dei Santi della Chiesa che celebrano il sacrificio di Cristo consapevoli di aver ricevuto nel Battesimo una chiamata a vivere queste dimensioni che le Beatitudini elencano, presentano. Qual è la nostra difficoltà? La nostra difficoltà sta proprio nella comprensione, se volete anche un po’ intellettuale, cioè: che cosa sarebbe questa santità? Che cos’è che ci chiamerebbe ad entrare nella santità? E’ ad appannaggio di ogni cristiano? E’ la vocazione di ogni cristiano? Noi sappiamo, l’abbiamo sentito tante volte, che ogni cristiano è chiamato a diventare santo, anzi come dice qualcuno “a farsi santo”, ma nessuno ce la fa “a farsi santo”, gli altri ci fanno santi…quando ci fanno star male.
C’è invece un concetto che era presente in questi brani, che forse è la chiave di lettura per capire che cos’è questa santità, che cosa ha a che fare con noi, che cosa celebra la Chiesa e che cosa la Chiesa porta nella gloria, cioè là dove Dio e l’Agnello regnano per sempre, ed è il concetto di purezza. Avete ascoltato, l’avete anche detto durante il Salmo quando si diceva che: “Del Signore è la terra e quanto contiene, l’universo ed i suoi abitanti” (Sal 24,1), e voi avete risposto con questa litania: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” ed era anche nel cuore di questo elenco delle Beatitudini. Ma è anche la categoria che distingue questi centoquarantaquattromila dell’Apocalisse (Ap 7,4), quando il vegliardo chiede al veggente: “Chi sono e da donde vengono?”, sarà lui a spiegarlo che sono: “Quelli che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello rendendole candide” (cfr. Ap 7,14), anche questa immagine rimanda un’idea di purificazione e qua siamo davanti ad uno spartiacque: cristianesimo da una parte, paganesimo dall’altra. E’ la nostra difficoltà, è la nostra scissione interiore quello che ci impedisce di entrare in questa logica. Avete compreso ciò di cui stiamo parlando? Della purificazione. Il paganesimo dice che la purificazione è togliere una sporcizia da noi, e qua direbbe la Scrittura che il Battesimo non è rimozione della sporcizia, dunque il Battesimo non è la fonte di una religiosità pagana: questo è quello che pensiamo noi anche quando ci confessiamo, pensiamo che confessarsi significhi togliere qualcosa che ci intralcia, toglierci qualcosa che ci imbarazza, che ci crea disagio, che fa della nostra persona un qualcosa che non piace neanche a noi, questo è tipico del paganesimo e degli orgogliosi, dei presuntuosi. D’altronde se purificarsi volesse dire questo, noi oggettivamente, potremmo riuscirvi? Potremmo veramente e definitivamente togliere da noi il peccato che ci attanaglia? La logica di peccato che ci muove da sempre, la debolezza che sperimentiamo ogni volta che la durezza della vita ci mette alla prova? La fragilità che connota tutte le nostre azioni? Questo appartiene al paganesimo, guardiamo invece la prospettiva cristiana, che cos’è purificarsi secondo la prospettiva cristiana? Bisogna tornare alle origini, bisogna vedere come la sapienza giudaico-cristiana vede questa realtà dell’uomo chiamato a stare con Dio, dobbiamo tornare all’origine di quando Dio ha creato l’uomo e lo ha messo veramente al centro dell’universo perché identificasse le cose e si muovesse nelle relazioni fra le cose. Quest’uomo, tuttavia, ha sospettato dell’amore di Dio e questo sospetto ha generato in lui una logica diversa. Non più la logica dell’amore, della fiducia che Dio gli aveva accordato attraverso la quale avrebbe potuto sempre relazionarsi con Lui, la fiducia che un amico dà ad un altro amico…ve lo immaginate? Io mi fido di una persona, gli affido una cosa preziosa e quello dopo un po’ me la ritorce contro dicendo: “Ma io ho pensato che tu me l’hai data perché volevi fare questo, volevi quello, volevi quell’altro”. Ci rimani male, dici : “Ma come, io te l’ho data gratuitamente perché tu godessi dell’amicizia e della relazione con me, come hai potuto pensare che io avevo un secondo fine o che volevo tradirti o che volevo metterti a disagio?”, allora questo sospetto che l’uomo primordiale ha nei confronti di Dio sarà d’ora in poi l’angolo visuale con cui si relazionerà con gli altri e con Dio, vedrà sempre le cose con diffidenza, non ce la farà a correggersi con la virtù della prudenza, ma si muoverà sempre dentro logiche stringenti, dove l’altro è sempre un nemico, dove Dio è sempre un misterioso, cinico accusatore o non so cosa. Capite allora? Questo è ciò che ci ha sporcato l’anima, amici, questo è il peccato per eccellenza, ed è la fonte di ogni peccato, perché questo peccato per eccellenza, ha come quinta essenza, come anima, l’orgoglio dell’uomo. Se io sono stato fatto poco meno degli angeli (Sal 8,6), se io mi accorgo di avere molte possibilità, se io vedo che posso fare tante esperienze, posso decidere, scegliere, riscegliere e cambiare scelta, se io posso fare questo, ma perché dovrei avere un limite? Ma perché mi dovrebbe essere imposto un dogma oppure un recinto, perché? Perché? Se io sono libero lo sono sempre, per sempre e comunque. Questo è il sospetto amici, questo è il sospetto. Il sospetto di quel figliol prodigo che aveva detto al Padre: “Mi hai dato la libertà? Mi hai dato tutto quello che riguarda la tua santità, la tua grandezza? Bene, io me la vado a gestire dentro la storia mia…non tua! E separerò d’ora in poi la mia storia dalla tua storia, andrò lontano perché più lontano vado e più mi sento libero, più sto distante da te e più penso di potermi regolare con le mie logiche” (cfr. Lc 15,11-32). Sappiamo come andrà a finire: quando tornerà indietro la prima cosa di cui si accorgerà è che tornando a casa, pensa di tornare da chi lo renderà schiavo, lo renderà un garzone: non si ricorda più chi è suo padre. Questa è l’impurezza di cuore, cioè l’incapacità di vedere una relazione filiale come è. Pure il figlio che stava a casa, vi ricordate? Pure lui se l’è dimenticato. L’impurezza di cuore è tipica di chi ha mancato questa conoscenza di Dio, non si è lasciato informare dallo Spirito di Dio e ha pensato: “Questo Dio, se lo devo conoscere, vorrà qualcosa da me”. Ma d’altronde, amico mio, lo abbiamo detto tante volte: quando tu dici, non frettolosamente ed inconsapevolmente, ma quando tu reciti consapevolmente il Padre Nostro ed arrivi a dire: “Sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra”, dimmelo, ma non tremi forse? Non hai forse paura che questo ti si possa ritorcere contro? Ma non proietti qualcosa su Dio, che Dio sicuramente non ha, però che tu gli hai messo addosso, cioè che possa “vendicarsi” su di te? Perché è vero, sei stato peccatore, è vero, ti sei allontanato e Lui potrebbe dire a buon diritto: “Adesso che dici che Io faccia la mia volontà, la faccio e ti schiaccio!”: è di questo che hai paura! Allora chi sono i Santi amici? Sono quelli che hanno vinto questa paura, che hanno purificato se stessi, cioè che hanno tentato in tutti i modi che gli è stato possibile usare, con tutti gli strumenti, hanno provato a sfilare questo orgoglio, sfilare questa presunzione, questa diffidenza, annientare, ferendolo al cuore, uccidendolo, questo sospetto, questo animale, che ci portiamo dentro, questo sospetto nei confronti di Dio e dell’altro. Quando ci siamo accorti di averlo? Quando abbiamo giudicato, abbiamo avuto paura, ci siamo adirati, in tante, tante, occasioni. Come hanno fatto questi uomini e queste donne a liberarsi da questo sospetto? Hanno fatto la posizione del loto e sono stati con le fiaccole accesi fino al giorno dopo?! No, amici. Sono entrati dentro questa tribolazione, hanno vissuto fino in fondo la lacerazione tra “lo voglio, ma non posso”, “lo desidero, ma devo controllarmi”, “mi piacerebbe, ma fa bene?”. Sono entrati dentro questa lotta interiore e con la capacità di penetrare sempre meglio e sempre di più, per amore di Dio non per essere migliori, ma per amore di Dio che quando ci ha incontrati, ci ha incontrati nella carne del Figlio Suo che ha mostrato di essere obbediente in tutto, anche questi uomini hanno provato ad essere obbedienti in tutto. Il principio della purezza del cuore credo sia proprio l’obbedienza, più delle altre qualità, più degli altri voti, più delle altre caratteristiche: l’obbedienza, l’obbedienza del Figlio di Dio. Dice la Lettera agli Ebrei: “Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì” (Eb 5,8). Anche l’uomo è chiamato ad imparare l’obbedienza dalle cose che patisce, solo così capirà: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,11-12), mentre oggi quando lo leggi pensi: “Ma che beatitudine c’è ad essere insultati e perseguitati?”. Ben inteso amici, mica siamo perseguitati dai regimi anti-cristiani, no, noi siamo perseguitati dal marito, dalla moglie, dai figli, da quella della porta accanto, da tutto, persino dal tuo specchio che ti rimanda un’immagine che non ti piace perché è invecchiata, perché non è più lo stesso, pure quello ti perseguita, pure la paura ti perseguita e la paura della morte ti perseguita. Allora la santità, non è un valore da emulare, la santità diventa una logica da praticare. Io sono santo se costruisco strutture di santità, se costruisco strutture di liberazione per gli altri, se costruisco linguaggi possibili, io vivo e opero nella santità se mostro che questi linguaggi si reggono sulla fedeltà di Dio, sull’amore che Dio ci ha rivelato in Cristo. Questo hanno fatto tutti questi uomini e tutte queste donne…attenti, attento, perché se hai pensato in questo momento che loro potevano e tu no, è come se covassi una bestemmia nel tuo cuore, come se dicessi: “Dio con me ti sei sbagliato, accontentati di poco”, saresti l’uomo del talento sotterrato (cfr. Mt 25,14-30), saresti l’uomo che non ha fatto la volontà di Dio, saresti quello che inconsapevolmente, non si è mai interessato delle cose di Dio. No! Non ti accada questo, non ti accada! Allora, cristiano, svegliati, svegliati, va’ a vedere che cosa porti nel cuore, va’ a vedere quello che Dio vi ha posto, riguarda i doni che ti ha fatto, mettili a frutto per la costruzione del Regno, riconosciti dentro un fiume umano che va verso Dio e che offre se stesso per la salvezza degli altri e questo sarà la tua corona per sempre (cfr. 2Tim 4,8) e questo sarà Dio per te, costui vedrai sul volto di Dio, la tua immagine finalmente rinnovata.

Sia lodato Gesù Cristo.

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