TUTTI I SANTI

Anno Liturgico C
01 novembre 2016

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

PRIMA LETTURA – Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 7,2-4.9-14)

Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».
E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele.
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».
E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

Dal Salmo 23
R. Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.

Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.
R.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli. R.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. R.

SECONDA LETTURA – Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1Gv 3,1-3)

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Si deve imitare Zaccheo.”

Sant’Agostino Vescovo
SU I MARTIRI
DISCORSO 335/E(1,2)

Ogni martire è stato squadrato dalla verità.

1. È stata volontà del Signore che potessimo celebrare con voi il giorno solenne dei beati martiri. Fin d’ora, dunque, vogliamo dire qualcosa che avrà ispirato il Signore, egli che volle l’Arca, figura della Chiesa, costruita con travi tagliate a squadra. Tu trovi infatti che un oggetto quadrato, da qualunque verso rigirato al suolo, è in posizione stabile. È un fatto strano, sembra impossibile, eppure badatevi e lo noterete: quel che è quadrato si può rovesciare, non può cadere. Nella terra dell’umiltà furono rovesciati i martiri, ma non caddero perché in cielo vennero coronati. Non c’è stato alcun martire che non sia stato squadrato dalla verità.
Cristo si faceva seme e germogliava la Chiesa.

2. Nella ricorrenza della loro solennità, gli uomini hanno occasione di rivolgere l’animo alla gloria dei martiri, ma senza poter vedere quanto essa sia grande presso Dio. Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi santi (Sal 115, 15.12). Quanto preziosa e appunto agli occhi del Signore! Infatti, quando venivano messi a morte sotto gli occhi degli uomini, furono di giovamento. Come avrebbero fatto scorrere tanto sangue di martiri se ne avessero fatto conto quelli che lo facevano versare? Coloro che uccidevano i martiri ignoravano che sarebbe stato un seminarlo. Tant’è vero che da quei pochi caduti a terra è venuta su questa messe. Era preziosa, quindi, agli occhi del Signore la morte dei suoi santi, anche allora che nulla contava agli occhi degli uomini, e quanto preziosa! Che era a dar valore a quella morte se non la morte del Santo dei santi? Chi è il Santo dei santi? Lo sanno tutti, non c’è bisogno che lo diciamo. E com’è allora che ci stupisce che sia preziosa la morte dei santi per i quali morì il Santo dei santi? Egli fu quel primo chicco di grano dal quale questo è derivato. Proprio di sé egli nel Vangelo disse: Se il chicco di grano non cade in terra, rimane solo. Se invece sarà caduto e sarà morto, apporta molto frutto (Gv 12, 24.13). Cristo si faceva seme e germogliava la Chiesa. E il chicco di grano cadde, e il chicco tornò in vita, e il chicco ascese al cielo, dov’è un numero straordinario di chicchi di grano. Consulta il Salmo; dov’è quel chicco di grano che cadde a terra? Innalzati sopra i cieli, o Dio (Sal 56, 6.14). Dov’è il raccolto? Per qual ragione il vostro gridare prima ancora che io abbia aperto bocca se non perché anche voi fate parte proprio di quel raccolto? Aggiungerò, tuttavia, quel che non sapete. Reca infatti piacere trattare di ciò che dobbiamo dire e meritare per questo di possedere ciò che crediamo. Dov’è quel chicco di grano caduto a terra? Innalzati sopra i cieli, o Dio. Dov’è il suo frutto? E su tutta la terra la tua gloria (Sal 56, 6.15).

Trascrizione dell’Omelia

Per entrare fruttuosamente nel centro, nel cuore, di questa festa, di questa solennità, che la chiesa ci invita a celebrare oggi, bisognerebbe avere il coraggio di fare un po’ tabula rasa di molte immagini che noi abbiamo sulla realtà dei santi e che non ci aiutano a comprendere qual è veramente la sublimità della nostra chiamata, qual è veramente la ricchezza di questo dono di grazia che Dio ci ha fatto in Cristo. Qual è la prima cosa che dovremmo togliere dalla nostra mente? Beh, quella che dicevamo all’inizio della Messa stamattina prima dell’atto penitenziale, cioè l’idea che i santi abbiano vissuto una vita ideale e che siano essi stessi un ideale per noi. La nostra fede rigetta la realtà ideale, l’ideale non è per la nostra fede, se fosse per noi l’ideale un valore, il Verbo non si sarebbe incarnato, sarebbe rimasto una realtà ideale e noi l’avremmo guardato da lontano come a volte pensiamo di guardare i santi, ma la santità invece è una realtà possibile non è una condizione ideale. È vero, noi siamo messi a tacere dalla memoria dei nostri peccati, dall’accusa che i nostri peccati ci rivolgono, dall’abitudine che abbiamo col mondo del peccato e anche un po’ dalla nostra miseria, dalla nostra fragilità, ci fanno sempre sentire inadeguati. Come muoversi, allora, tra questa realtà che non riusciamo a comprendere ed una esperienza spirituale, esistenziale, densa di ostacoli e di difficoltà? Vediamo un po’ di chiarire bene di cosa stiamo parlando, qual è il piano di Dio. Avete ascoltato il Libro dell’Apocalisse di Giovanni, dice Giovanni: “Vidi un angelo salire dall’oriente ed aveva in mano il sigillo del Dio vivente”, il sigillo del Dio vivente dice questo brano dell’Apocalisse, deve essere apposto sulla fronte di ognuno dei chiamati, quando questo accadrà allora si potrà procedere al giudizio universale, infatti dice questo angelo: “Non devastate né la terrà, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi”, che cosa sarà questo sigillo? Che cosa indicherà? Un sigillo, sapete, serve a dar valore alle cose, se io appongo un sigillo e io sono un autorità, quella realtà sulla quale ho apposto il sigillo ha valore, allora qual è la realtà che ha valore, che appartiene a Dio e che lui vuole donarmi? Sta scritto: “Non è stato dato altro nome sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”, sta scritto negli Atti degli Apostoli (At 4,12), dunque il nome che ci è stato dato sotto il cielo che ci può salvare è il nome “Joshua”, Gesù, il Signore salva, questo vuol dire, questo nome ci è stato promesso, San Paolo dice: “Non sono più io adesso che vivo, ormai è Cristo che vive in me, perché questa vita che pure vivo nella carne io la vivo nella fede, cioè nell’affidamento, del Figlio di Dio” (Gal 2,20) e Geremia ancora, dice: “Quando le tue parole mi vennero incontro io le divorai con avidità, perché io portavo il tuo nome Signore degli Eserciti” (Ger 15,16), il nome di Dio, allora, si è declinato secondo la nostra condizione umana, non è rimasto più un nome impronunciabile, altissimo, lontanissimo, ma è diventato un nome ormai sulle nostre labbra e quando noi lo invochiamo questo nome, diciamo: “Gesù”, intendiamo non uno spirito dell’aria, ma intendiamo una persona concreta, che è vissuta veramente, che è rimasta viva, che possiamo incontrare e che ci è diventata così cara ed inevitabile, che non possiamo farne a meno: “Vicino a noi più di noi stessi” direbbe parafrasando sant’Agostino. Allora tutti stiamo aspettando che questo nome ci raggiunga, ci segni finalmente riconoscendoci come appartenenti a Cristo, allora si potrà fare il giudizio e a questo proposito il veggente è messo nelle condizioni, dice qua questo brano, di vedere una folla immensa, centoquarantaquattromila, più un’altra folle enorme, grande, perché non sono solo centoquarantaquattromila, ditelo in giro, sono tanti, tantissimi, portano il sigillo del Dio vivente e alla domanda: “Chi sono e di dove vengono?”, Giovanni non lo sa, dice: “Signore, tu lo sai, chi sono? Dimmelo, chi sono?”, ebbene questi sono quelli, come te, come te!, li puoi riconoscere, sono di carne ed ossa come te, che però hanno cambiato il loro modo di pensare, lo hanno lavato nel sangue dell’Agnello, prima lavoravano, facevano ogni cosa per se stessi, vivevano per se stessi, lottavano per se stessi, credevano solo a ciò che potevano raggiungere, conquistare, arraffare, accaparrarsi, come noi, come noi, che sia mangiare, o soldi, o potere, o piacere, o affetto o qualche cosa, anche loro erano schiavi di questa realtà, però poi hanno lavato le loro vesti, cioè la loro identità, il loro modo di pensare, nel sangue dell’Agnello, cioè, sai che cosa vuol dire “nel sangue dell’Agnello”? Nella passione e morte di Gesù, si sono confrontati con la sua obbedienza, hanno detto: “Ma se tu che sei Dio, ti fai uomo e ci mostri nella nostra umanità di saper obbedire al Padre fino alla morte e alla morte di croce (Fil 2), allora questa obbedienza è possibile, allora questa volontà del Padre non è così lontana, allora anche noi nella carne siamo messi nelle condizioni”, vi hanno creduto, l’hanno operato, l’hanno messo in pratica, l’hanno vissuto fino alla fine, anzi, fino alla morte, per questo sono stati riconosciuti. Ora tu dirai: “Loro sono stati riconosciuti, noi saremo riconosciuti?”, ma proprio questo è quello che ci è posto dinnanzi, la possibilità che noi possiamo crescere, diceva Giovanni l’apostolo in questa Lettera: “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre perché ci ha chiamato figli”, se ci ha chiamato figli, già ce l’ha aperta una porta, no? Non siamo stranieri, non siamo lontani, ci ha chiamato figli. Ora, dimmelo tu, un figlio che cosa può sperare da suo padre? Se suo padre è molto ricco, che cosa spera il figlio? L’eredità, lo sai bene, perché ti è tanto cara, per questo litighi, per questo fai guerra, per questo non parli più a tua sorella, a tua cognata soprattutto, no? L’eredità! Ora l’eredità di tuo padre sono quei quattro soldi che si è conquistato a fatica nella sua vita e che tu sperpererai, se non tu i tuoi figli, ma qual è l’eredità che il Padre può donarti? Che cosa appartiene a lui? Soldi? Oro? Potere terreno? No, la santità! La divinità! Quella vuole darti, allora già ti chiama figlio, ti dice: “Io ti ho chiamato figlio, hai capito? Se sei mio figli puoi sperare, puoi attendere, che ti dia la divinità. Ora tu sei in grado di avere la mia eredità? No, chiaro, no? Perche sei pieno di peccati, perché hai paura pure della tua ombra, perché non ci credi, non ci pensi, neanche lo chiedi di avere la divinità, neanche lo chiedi, allora io aspetto che tu cominci a camminare, che consegni ai tuoi figli questa speranza e loro continuino a camminare e consegnino ai loro figli questa speranza e di generazione in generazione questa speranza cresca, diventi fede, sia corroborata dall’amore e finalmente ci permetta di somigliarci”. Allora dice Giovanni: “Noi fin d’ora siamo figli di Dio, fin d’ora, siamo già eredi, ma quello che saremo ancora non lo abbiamo compreso, però una cosa la sappiamo, che quando il Figlio si manifesterà, ci farà vedere come stanno le cose, noi quel giorno saremo simili a lui, perché avremo camminato verso di lui, perché avremo provato a fare la volontà del Padre, perché ci saremo emendati dai nostri peccati, avremo pregato anche per quelli dei nostri padri, dei nostri avi, dei nostri ascendenti, avremo consegnato una realtà pura ai figli che vengono e dunque lui ci riconoscerà e dirà: “Venite benedetti dal Padre mio”, quando avremo operato la carità, quando avremo sostenuto le prove, quando avremo almeno insegnato a farlo a quelli che vengono dopo di noi”, allora le Beatitudini che abbiamo letto, saranno la grammatica del Regno, saranno il linguaggio del Regno di Dio. Ora sta attento, perché questa speranza che è segnata la centro della tua vita, è destinata a combattere col mondo che ti sta aspettando là fuori, non aver paura, è Dio che la conserva questa speranza, in Cristo presso di Sé, il mondo non ce la farà a distruggerla, passa attraverso questa tribolazione, come diceva l’Apocalisse, cominciando a lavare la tua mentalità, il tuo modo di pensare con questa logica, comincia! Solo comincia, non darti per vinto, non dire che non ce la fai, te lo dico io, non ce la faresti, Dio ce la farà, ce la farà in te, lo ha detto Gesù: “Senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5), non è per questo che sei venuto qua? Non sei venuto a prenderti la sua parola, il suo modo di pensare, non sei venuto a prenderti il suo corpo? Dunque lui ce la farà “senza di me non potete far nulla” vuol dire: “Con me potete fare tutto”, dice Paolo: “Tutto posso in colui che mi dà la forza” (Fil 4,13) e la forza di Dio è il suo Spirito e il suo Spirito è “Cristo in noi speranza della gloria” (Col 1,27), andatevene a casa con questa fiducia e non abbiate paura, il mondo proverà a cambiarvi le cose ma voi non abbiate paura, usciremo vittoriosi da questa lotta perché Dio è con noi, qualche volta cadremo, qualche volta ci sembrerà di soccombere, a volte avremo paura, ma Dio combatte per noi, l’angelo del Signore si accampa, dice il Salmo, su quelli che lo temono e li salva (Sal 34,8). Sia lodato Gesù Cristo.

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