Dialoghi alla Porta delle Acque

15 agosto 2016

Assunzione della Beata Vergine Maria: “Una Parola per Maria, una Parola per ognuno di noi”

Nel giorno in cui la Chiesa celebra la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, riproponiamo una riflessione di Padre Enzo sul ruolo di Maria nel progetto divino di salvezza e sull’importanza che il mistero della Madre del Signore riveste per la vita di ogni battezzato.


 

I due pensieri che il professor De Benedetti ci ha donato mi hanno sospinto a fissare di nuovo l’attenzione sul mistero di Maria, contemplato nella sua capacità di albergare una Parola e di farla diventare carne.
Come vedere in questa piccola Donna un modello di ascolto e di compimento della volontà del Padre ma, ancora di più, l’invito fatto ad ogni uomo che guarda a Lei a seguire il progetto che Dio ha stabilito sin dai secoli eterni per ogni essere creato e che sarà mostrato nello svelamento di una Parola, ora celata, che siamo chiamati ad ascoltare, meditare e attuare nel tempo che ci è stato dato?
Nell’Antico Testamento solo una volta l’anno, a Yom Kippur, il Sommo Sacerdote entrava nel luogo più santo del tempio, il Santo dei Santi e, chiedendo il perdono per tutto il popolo di Israele, proferiva tre volte il nome Santissimo di Dio, impronunciabile per gli Ebrei.
Siamo al centro del centro del centro. Al centro di Gerusalemme, al centro del Tempio, al centro del Santo dei Santi si pronuncia “il Nome”. Solo il Sommo sacerdote e nessun altro può entrare.

foto_palestina_asino_deserto_giuda_01Adesso, prendiamo un asinello e andiamocene lontano da Gerusalemme, scendiamo fino al Mar Morto, risaliamo tutto il Giordano, fino al lago di Tiberiade e poi, poco distante di lì, troviamo una piccola, minuscola frazione che si chiama Nazareth, in Galilea, dove un angelo un giorno va da una fanciulla e le dice che il Nome santo di Dio, che risiede nel Tempio santissimo di Gerusalemme, adesso andrà ad abitare nel tempio del suo corpo.
Solo il Sommo sacerdote entrava nel Santo dei Santi, nessuno più entrerà nel grembo della Beata Vergine. La Verginità che noi veneriamo nella Madonna è in ordine alla sacralità di questo luogo. Come nel Santo dei Santi non poteva andare un Sacerdote qualsiasi, solo il Sommo sacerdote e una volta l’anno, nel grembo del Santo dei Santi della Vergine Maria entra un Sommo sacerdote, che è Dio stesso, il suo Spirito, una volta soltanto e per sempre.
Maria ascolta una Parola dall’angelo e dice sì.
Chi la farà diventare carne? Lei? No, la natura, il suo grembo, lo Spirito Santo, tutto insieme. Cosa competeva alla Madonna? Credere, ascoltare credendo, ascoltare per avere un grembo pronto per essere fecondato.
La Parola arriva, perché sempre Dio ce la fa giungere, anzi, ci chiama in un tempo redento, quello del Kairos, per incontrarci in modo sponsale. Una sponsalità individuabile dentro l’offerta di una Parola e nella sua accoglienza: non più un termine, un lemma, è il Verbo che si fa carne, il Verbo di Dio.
La Madre di Nostro Signore trae la sua grandezza, la sua bellezza, e la sua santità dal fatto di aver ascoltato una Parola, un annuncio, ed avervi creduto, attendendo che questo producesse ciò che doveva al tempo opportuno. Nove mesi era il tempo in cui poteva cominciare a prodursi una realtà e poi, nel corso di 33 anni, il tempo affinché Gesù facesse tutto quello che doveva fare per manifestare l’amore di Dio per noi. Maria ha atteso tutto questo tempo, ma nel corso di esso, il suo ascolto non è sempre lo stesso del primo giorno quando l’angelo le ha detto “Ave Maria piena di grazia il Signore è con te” [1].
Alcuni dicono: “a me quel giorno mi è successo una cosa, mi è arrivata una parola, è per me un memoriale” e c’è gente che ha un portafoglio pieno di memoriali, non sa che farsene, anzi dopo un po’ di anni se ne sente anche giudicato.
Maria non fa, come succede spesso a noi, una collezione di memoriali, Maria ricelebra il memoriale. Quando? Come? Ha ascoltato una Parola, non la comprende subito, ma poi le viene annunciato anche qualcosa a proposito di Elisabetta. Così parte e va da lei, cercando di capire. L’angelo le aveva rivelato “lo Spirito Santo scenderà su di te, ti coprirà con la sua ombra”. Questa giovane fanciulla non sapeva che cosa fosse lo Spirito Santo, non sapeva cosa volesse dire quanto le veniva detto, ma quando sente: “vedi Elisabetta tua parente, lei è sterile ed è vecchia e tuttavia è incinta, è già al terzo mese”, si incammina per andare da lei e constatare questa gravidanza. Quando la cugina la vede, pronuncia le fatidiche parole: “come mai la madre del Signore viene a me? Benedetta colei….”.
In quel momento quasi scompaiono tutti, Elisabetta compresa, e Maria comincia a parlare: l’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore perché ha guardato l’umiltà…[2]. Richiama Abramo e le generazioni, le promesse… Sta celebrando quello che dice la stirpe eletta da sempre, dà alla parola che ha ricevuto la giusta dimensione, la collega all’attesa di un popolo. Spesso noi, al contrario, colleghiamo la parola ai fatti che sono successi ieri, stamattina.
Perché Maria è così, perché è Madre della Chiesa? Perché tutti noi guardiamo a Lei? Perché l’iconografia ce l’ha trasmessa bionda e bella nei lineamenti?
Guardiamo alla Madonna perché è il prototipo e l’archetipo di questa esperienza, ha riconsegnato la sua volontà a Dio, come noi non sappiamo fare. Vedendolo fare a lei abbiamo recuperato il coraggio e abbiamo detto “chissà, magari ci possiamo riprovare”.
Per questo è importante Maria, perché il primo miracolo, fondamentale, è che ci ha fatto comprendere che la parola può diventare carne. Da allora abbiamo ripreso forza, non abbiamo più creduto alle cose fantastiche, ma ad una realtà che Maria ha ri-celebrato dal momento della nascita di Gesù. Quando vede i pastori e i re magi si meraviglia, ma serba queste cose dentro di sé meditandole nel suo cuore [3], aggiungendo, volta per volta, un pezzo di carne a questa parola.
E ora, prendiamo un altro asinello, che non percorre le vie della Palestina, ma le vie della storia e arriviamo fino alla Croce, dove troviamo un Tempio e uno spazio, un luogo santissimo che è il Cristo che porta il nome del Santissimo, di Adonai, Dio salva, Jehoshua, quello che, come afferma San Pietro nel giorno di Pentecoste, è l’unico “sotto il cielo, che ci possa dare salvezza, il nome di Dio stesso [4]”.
Maria ha la capacità di fare entrare dentro la sua piccola storia tutto il progetto di Dio, che non solo è il bambino nella mangiatoia di Betlemme, ma è anche Colui che insegna autorevolmente nelle piazze e nelle sinagoghe, è Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio, che chiama gli apostoli, che perdona l’adultera, che va a casa di Zaccheo, che soffre sotto i colpi dei Romani, che muore in croce e risorge il terzo giorno; tutto questo è il grembo di Maria.
Maria porta in sé questa Parola fino alla fine, fino al sabato santo, anzi fino al giorno di Pentecoste, sette settimane dopo la Pasqua. In questo tempo tra gli ebrei si festeggiava la festa di Shevuoth.
La Pasqua indicava per Israele il passaggio, era l’esperienza per eccellenza, il credo di questo popolo. Dio è colui che ha fatto passare loro il mare, li ha liberati dall’Egitto, era l’evento degli eventi. Dopo sette settimane da questo giorno se ne celebra il ricordo, la memoria nel settimo tempo. È il sabato dei sabati. La Pasqua è l’evento fondante, ma alla settima settimana c’è il compimento della riflessione, è come se fosse esaltato per sempre e definitivamente quel momento.
Per noi cristiani cosa succede sette settimane dopo l’evento della Pasqua? La discesa dello Spirito Santo, la confermazione degli apostoli.
Gesù muore, il sabato solo la Madonna sa cosa sta succedendo. La domenica si lasciano stupire, ma rimangono nella paura, chiusi, fanno forse qualche esperienza fuori, ma prevalentemente restano in una enclave, per paura dei Giudei, forse anche dei Romani, per timore comunque di essere sconfessati su ciò che per loro era ancora incomprensibile. Alcuni studi dicono che con ogni probabilità gli apostoli in quella Pentecoste si incontrano intorno a Maria, che era la custode storica dei fatti accaduti. Si riunirono nel Cenacolo di nuovo con lei, nonostante nel momento della crocifissione si fossero tutti dispersi. Sanno di essere diventati testimoni di un fatto eclatante, la resurrezione, ma non la comprendono. Pensano ad un fantasma. La Madonna è la garanzia che quanto accaduto è vero, perché Maria c’è, e se c’è, allora c’è anche il Cristo di carne. Ed è per questo che la Chiesa la ha adottata come Madre, perché Cristo non diventi mai un fantasma, non diventi mai un pensiero, ma sia una realtà.
Con Maria i discepoli rileggono la ormai compiuta esposizione del mistero che avevano vissuto. In quelle sette settimane in cui tutti si stringevano a Lei, forse si sarà messa a raccontare tutto quello che aveva serbato e meditato nel suo cuore per tutta la vita. Così, avrà riletto con loro tutta l’esperienza che aveva fatto con il Figlio e questi si saranno meravigliati fino a desiderare di avere essi stessi questo grembo pronto per partorire nella loro pienezza del tempo, che non è più quella di Maria, ma è un’altra pienezza, è lo Shabbat dei sabati, cioè la settima settimana, la Pentecoste.
Lo Spirito, che aveva adombrato Maria e l’aveva fecondata, ritorna, ricompare nella Chiesa, riappare in mezzo agli Apostoli nella Pentecoste con una esperienza travolgente, un vento che scuote le porte, che sbatte tutto e li smarrisce e, poi, con una brezza leggera che diventa per loro consapevolezza [5].
Lo Spirito finalmente rende il seme ampiamente riversato in loro produttivo e cominciano a comprendere. Pietro uscirà e, nel momento in cui parlerà, capiranno tutti, ciascuno nella propria lingua. L’essere fecondato mette Pietro nelle condizioni di farlo a sua volta, attraverso parole che arriveranno a tutti i popoli in ogni lingua. Da quel giorno gli apostoli non sono diventati santi, sono semplicemente diventati consapevoli, quel che manca ancora a noi: “renditi conto davanti a chi stai”, così presente nella tradizione ebraica e ancora lontano, purtroppo, dalla nostra.
Anche Pietro ha ascoltato una parola: “vi farò pescatori di uomini [6]”. Come non pensare che sia rimasto interdetto… “pescatori di uomini, …andiamo a pescare uomini”? Che significa? E quel poco che ha capito lo impaurisce, tanto che poco dopo dirà: Signore, allontanati da me che sono un peccatore [7].
Nel tempo, ascolta anche un’altra parola, ma che cosa può aver capito questo rozzo pescatore della Galilea quando si sente dire “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Gli è apparsa la cupola di San Pietro? Non immaginava proprio di cosa si stesse parlando.
Gesù, affinché Pietro comprenda e diventi consapevole dirà ancora:
Quand`ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi ami?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”. Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi ami?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Seguimi” [8].
È come se Gesù dichiarasse a Pietro: “mi vuoi sposare?” Una rinnovata richiesta di sponsalità, che porterà Pietro a seguire in maniera assoluta e definitiva il progetto cui era chiamato.
Allorché inizi ad ascoltare una Parola non avrai significati da mettere in tasca, non avrai parole per riempire le tue memorie, ma avrai Uno che entra dentro la tua vita e ti feconda. Non sono immagini, è carne e sangue. La nostra fede non è fatta di pii affetti e di immaginette.
Tra la piccola donna di Nazareth e Maria c’è una separazione, un terremoto fatto di quello che Maria avrebbe voluto essere, tanto diverso da ciò che sarà chiamata ad essere e a fare; un nuovo progetto che man mano comincerà a seguire, meditando ciò che accade nel suo cuore e che la porterà fino alla croce, ma anche alla resurrezione e alla pentecoste.
È quanto accade a Pietro e agli Apostoli, è quanto accade a chi si mette a seguire una Parola, dicendo “sia fatta la tua volontà [9]”.
Quel suolo dove l’Arcangelo Gabriele ha parlato a Maria, è l’opportunità di incontro con Dio, così come quell’asina che attraversando le vie che conducevano alla Terra Promessa, fino alla Galilea della genti, fino a Betlemme e a Gerusalemme è impregnata della logica della tapéinosis, della umiltà della Vergine e del creato che siamo invitati a cercare dentro l’umiltà, e talvolta l’umiliazione, dei nostri giorni feriali, in quella modalità che senza remora alcuna Maria incarna, pur essendo vestita delle nostre stesse vesti e che altrettanto mostra quella parte della creazione che certo con maggiore umiltà di noi compie ciò per cui è stata creata.

 


 

[1] Lc 1,26-43.
[2] Lc, 1,39-56.
[3] Lc 2, 19.
[4] At 4,12.
[5] At 2,1-13.
[6] Mt 4,19.
[7] Lc 5,8-10.
[8] Gv 21, 15-19.
[9] Come Maria aveva detto in Lc 2,38: “avvenga di me secondo la tua Parola”.

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