I° Domenica di Avvento

Anno Liturgico B
30 novembre 2014

Vegliate: non sapete quando il padrone di casa ritornerà

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Alleluia, alleluia.
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13,33-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

PRIMA LETTURA – Dal libro del profeta Isaìa (Is 63,16-17.19; 64,2-7)

Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti. Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo, tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti. Mai si udì parlare da tempi lontani, orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui. Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia e si ricordano delle tue vie. Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli. Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te; perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balìa della nostra iniquità. Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani.

Salmo 79 (80)
R. Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

Tu, pastore d’Israele, ascolta,
seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci. R.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. R.

Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. R.

SECONDA LETTURA – Dalla Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 1,3-9)

Fratelli, grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Le due venute di Cristo”
Dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme, vescovo
(Cat. 15, 1. 3; PG 33, 870-874)

Noi annunziamo che Cristo verrà. Infatti non è unica la sua venuta, ma ve n’è una seconda, la quale sarà molto più gloriosa della precedente. La prima, infatti, ebbe il sigillo della sofferenza, l’altra porterà una corona di divina regalità. Si può affermare che quasi sempre nel nostro Signore Gesù Cristo ogni evento è duplice. Duplice è la generazione, una da Dio Padre, prima del tempo, e l’altra, la nascita umana, da una vergine nella pienezza dei tempi.
Due sono anche le sue discese nella storia. Una prima volta è venuto in modo oscuro e silenzioso, come la pioggia sul vello. Una seconda volta verrà nel futuro in splendore e chiarezza davanti agli occhi di tutti.
Nella sua prima venuta fu avvolto in fasce e posto in una stalla, nella seconda si vestirà di luce come di un manto. Nella prima accettò la croce senza rifiutare il disonore, nell’altra avanzerà scortato dalle schiere degli angeli e sarà pieno di gloria.
Perciò non limitiamoci a meditare solo la prima venuta, ma viviamo in attesa della seconda. E poiché nella prima abbiamo acclamato: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (Mt 21, 9), la stessa lode proclameremo nella seconda. Così, andando incontro al Signore insieme agli angeli e adorandolo, canteremo: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (Mt 21, 9).
Il Salvatore verrà non per essere di nuovo giudicato, ma per farsi giudice di coloro che lo condannarono. Egli, che tacque quando subiva la condanna ricorderà il loro operato a quei malvagi che gli fecero subire il tormento della croce e dirà a ciascuno di essi: Tu hai agito così, io non ho aperto bocca (cfr. Sal 38, 10).
Allora in un disegno di amore misericordioso venne per istruire gli uomini con dolce fermezza, ma alla fine tutti, lo vogliano o no, dovranno sottomettersi per forza al suo dominio regale.
Il profeta Malachìa preannunzia le due venute del Signore: «E subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate» (Ml 3, 1). Ecco la prima venuta. E poi riguardo alla seconda egli dice: «Ecco l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene… Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare» (Ml 3, 1-3).
Anche Paolo parla di queste due venute scrivendo a Tito in questi termini: «È apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo» (Tt 2, 11-13). Vedi come ha parlato della prima venuta ringraziandone Dio? Della seconda invece fa capire che è quella che aspettiamo.
Questa è dunque la fede che noi proclamiamo: credere in Cristo che è salito al cielo e siede alla destra del Padre. Egli verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti. E il suo regno non avrà fine.
Verrà dunque, verrà il Signore nostro Gesù Cristo dai cieli; verrà nella gloria alla fine del mondo creato, nell’ultimo giorno. Vi sarà allora la fine di questo mondo e la nascita di un mondo nuovo.

Trascrizione dell’Omelia

Quando noi ascoltiamo questa parola che ci invita a vegliare perché il padrone di casa tornerà in un’ora che noi non sappiamo, potrebbe tornare il pomeriggio, la notte, all’alba e trovarci non pronti, questo ci mette un po’ di ansia perché pensiamo, così abbiamo interpretato questa parola, che il Signore vorrà farci un dispetto, vorrà presentarsi in un momento in cui noi potremmo non conoscerlo ma questo stride con tutta la rivelazione, anzi, noi sappiamo che tutta la rivelazione, in tutto l’Antico Testamento, Dio vuole farsi conoscere per fornire all’uomo le chiavi per comprendere i criteri per capire e gli strumenti, anche, per prepararsi, dunque Dio vuole farsi conoscere, certamente non vuole venire all’improvviso. Nel Nuovo Testamento succede qualcosa di diverso, questo Dio che si voleva rivelare gradualmente finalmente si dona attraverso il suo Figlio, si dona a tutti i battezzati, San Paolo ce lo ricorda: “Se siete risorti con Cristo (grazie al Battesimo) guardate alle cose di lassù” (Col 3,1-2), ecco la chiave di lettura “Guardate le cose di lassù”, cioè cominciate a guardare le realtà della storia a partire dai criteri che vengono dall’alto, che sono i criteri dell’amore di Dio, che sono i criteri di Colui che ha messo in atto tutte le cose, che le guida fino al suo compimento, allora se volete interpretare la storia, ci direbbe San Paolo, guardate a chi della storia è il responsabile, chi presiede ai fatti della storia e chi la guida verso il suo apice. Allora pensando in questo modo, vegliare già comincia ad essere più chiaro, noi che facciamo parte di questi tempi ultimi che vanno dalla Pentecoste fino ai tempi della fine, noi abbiamo qualcosa in più, abbiamo la presenza del Cristo in mezzo a noi, la presenza di Cristo attraverso il suo Spirito ci mette nelle condizioni di poter leggere i fatti, dov’è il problema? Quand’è che sorge il problema? Quando noi non ci siamo accorti di questa presenza, quando noi abbiamo pensato di riferirci alla storia ancora con i nostri criteri, quando noi pensiamo che la presenza di Cristo sia un francobollo, una realtà che dura poco, che dura il tempo di farsi la Comunione, il tempo di fare una preghiera, forse il tempo di una fugace emozione, allora evidentemente se Cristo è questo, se Gesù in noi è una fugace emozione, tu capisci che con questa poca luce non puoi andare incontro a nessun fatto, non puoi andare ad interpretare nessun evento, ti sentirai perfino schiacciato, ma di più, il problema è che noi non ci sentiamo nemmeno schiacciati, ci sentiamo disorientati, di fronte ad un avvertimento impellente che dice: “Vigilate”, noi non sappiamo che fare, come vigilare? Cosa dovremmo guardare? Di che cosa ci dovremmo accorgere? Ci siamo così abituati allo scorrere delle cose del mondo e al fatto che comunque accadono sempre lontane da noi, che non ci sentiamo in dovere di vigilare, l’unica cosa forse di fronte alla quale vigiliamo è la nostra salute, perché la nostra salute lo sai com’è no? Oggi c’è, domani chissà, penso che sfondo una porta aperta o no? Non vi piace? Ma è così amici, noi vorremmo morire a centocinquanta anni cadendo dalla bicicletta in corsa ma non succede questo! Quando Gesù ci dice: “Vigilate perché non sapete qual è l’ora quando questo Signore tornerà da lontano”, ci sta dicendo che noi facciamo parte di un settore della storia, da quando siamo nati a quando ce ne andremo, possiamo fare due cose, far finta che non dobbiamo far nulla e passa oggi che vien domani ci occupiamo delle cose nostre, cerchiamo di scamparla fino a che è possibile, non sentiamo sulle nostre spalle il peso di nessun compito, di nessuna missione, dunque siamo degli uomini che disorientano, chi ci guarda non vede trionfare in noi la resurrezione di Cristo oppure possiamo sentirci dentro una continuità salvifica, una continuità della storia, siamo una parte di una realtà in cammino, portiamo un testimone che abbiamo ricevuto fino alla prossima stazione, fino alla prossima posta, perché tutta la storia abbia dentro di sé questa continuità che altro non è che la vita di Cristo, la vita di Cristo cari amici è proprio questo, non è un’emozione del cuore, la vita di Cristo in noi è continuità nella storia, una storia, lo sapete lo dice anche l’Apocalisse, come appella l’Apocalisse il Figlio di Dio? L’Alfa e l’Omega (Ap 1,8; 21,6; 22,13) cioè due lettere dell’alfabeto, la prima e l’ultima, per dire che tutta la storia è attraversata dal fatto di Cristo. E questo fatto di Cristo come si vedrà dentro la storia? Nell’agire dei cristiani, dei cristiformi, di quelli che di Cristo si sono lasciati rivestire, nella storia si vedrà questa presenza se questi cristiformi (se vi piace di più) si relazionano tra loro perdonandosi e riconciliandosi, portando questo testimone fino alla fine, desiderando compiere ciò che Dio ha posto nella loro vita, se questi cristiformi, lo dico perché cristiani è troppo generico, cioè noi riformulati con la logica della passione, morte e resurrezione di Cristo siamo capaci di mostrare come Dio regna dentro la debolezza, dentro la fragilità, dentro la difficoltà dell’uomo, è affidato a noi! Se ci carichiamo di questo compito gli altri vivranno bene, perché sapete, ognuno di noi è esempio per qualcuno che non conosce, uno in un modo per quella persona, un altro in un altro modo per quell’altra persona, se uno si stacca da questa logica questa catena si spezza, questo mosaico non si intende più ed il mondo che ci guarda non vede una chiesa unita, non vede una chiesa fonte di salvezza per tutti ma vede una realtà frammentaria come frammentarie sono le nostre storie personali e non capisce più se ci amiamo, se stiamo aspettando qualcuno, se pensiamo che Colui che stiamo aspettando venga, ritorni, se facendolo mostriamo di essere consapevoli di tutti i fatti che accadono, insomma se Cristo regna o no nella nostra vita, dunque abbiamo detto che noi non sappiamo orientarci, non sappiamo capire che cosa sta accadendo, come interpretare la storia, allora qual è il motivo per cui questo ci è così difficile? Il peccato, questo ci impedisce e cioè quella mania che abbiamo di guardare solo alle nostre piccole cose, questo è il peccato, sapete? Poi questo ci permette di fare anche grandi peccati ma il peccato fondamentalmente è sfilarsi da una vocazione ecclesiale, il peccato è mettersi da parte e considerare la fede come un fatto solo personale, il peccato è mettersi fuori da questa chiamata alla salvezza che Dio fa a tutti e soprattutto dalla missione, cioè dalla capacità di informare tutti gli uomini sull’amore di Dio, questo è il peccato, siccome abbiamo smarrito questa vocazione non siamo nessuno in questa missione, non sappiamo più chi siamo allora non sappiamo neanche su cosa vigilare, chiaro no? Tu prendi una persona la metti in un posto e gli dici: “Adesso vigila!” ma su che cosa? Non sa, così siamo noi, non conosciamo le cose di Dio, non aspettiamo nessuno, non vediamo nel regno le cose come vanno dunque non vigiliamo. Allora l’Avvento amici, serve a questo, serve a ricordarci che se non abbiamo imparato ancora, ci viene dato un anno nuovo, ci viene dato un tempo, un tempo per ritornare sui nostri passi, un tempo per vedere come Dio sta passando nella storia, un tempo per osservare come la grazia produce i suoi frutti anche là dove noi avevamo pensato che non si sarebbero dati mai. Io vorrei mettervi in guardia da una cosa soprattutto, noi vediamo che le cose non vanno tanto bene né dentro di noi, né intorno a noi, neanche lontano da noi, spesso stoltamente come i pagani ci domandiamo: “Dove andiamo a finire?”, ecco sia questo per te un segno di conversione, noi non possiamo permetterci di dire: “Dove andiamo a finire?”, perché noi in forza del Battesimo, siamo stati chiamati a dire al mondo dove andiamo a finire, se te lo chiedi ancora vuol dire che il peccato è più forte della tua speranza, vuol dire che la logica del mondo è più forte della tua fede, vuol dire che la paura è più forte della carità e se non vivi con queste virtù teologali come farai ad essere un segno e per chi? Per chi? Allora chiedi al Signore a partire da questo tempo, da questo giorno, da questa Domenica che torni a riabitare dentro la tua vita in un modo nuovo, che ti informi, che ti mandi la sua parola (Sal 42,3), che ti spiani le sue vie (Is 57,14), che ti metta nelle condizioni di essere un testimone fedele, consapevole, capace di orientare questa generazione.

Sia lodato Gesù Cristo.

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