Venerdì Santo

Passione del Signore
14 aprile 2017

Venedì Santo – Passione del Signore

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni (Gv 18,1- 19,42)

– Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

– Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

– Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

– Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

– Salve, re dei Giudei!
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

– Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

– Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

– Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

– Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

(Qui si genuflette e di fa una breve pausa)

– E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

– Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

PRIMA LETTURA – Dal libro del profeta Isaia (Is 52,13- 53,12)

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

Dal Salmo 30
R.Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.
R.

Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare. R.

Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,
i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori. R.

Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera agli Ebrei (Eb 4,14-16; 5,7-9)

Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.
[Cristo, infatti,] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

Il segno della salvezza.
San Massimo di Torino (? – ca 420), vescovo
Discorsi, 38; PL 57, 341ss; CCL 23, 149s

Nella sua Passione, il Signore ha assunto tutti i torti del genere umano affinché nulla in seguito potesse più arrecare torto all’uomo. La croce è dunque un grande mistero e, se proviamo a capirlo, vedremo che con questo segno il mondo viene salvato. Infatti quando i marinai fronteggiano il vento, drizzano prima l’albero della nave e tendono la vela perché si aprano i flutti; formano così la croce del Signore e, al sicuro grazie a questo segno del Signore, giungono al porto della salvezza e sfuggono al pericolo della morte. La vela sospesa all’albero è infatti l’immagine di questo segno divino, come Cristo è stato elevato sulla croce. Per questo, a motivo della fiducia che viene da questo mistero, gli uomini non si preoccupano delle burrasche di vento e giungono al porto auspicato. Allo stesso modo, così come la Chiesa non può stare in piedi senza la croce, una nave è indebolita senza il suo albero. Il diavolo infatti la tormenta e il vento colpisce la nave, ma appena si drizza il segno della croce, l’ingiustizia del diavolo è respinta, la burrasca si calma subito…
Anche l’agricoltore non intraprende il suo lavoro senza il segno della croce: nell’assemblare gli elementi del suo aratro, imita l’immagine di una croce… Anche il cielo è disposto come un’immagine di questo segno, con le sue quattro direzioni, Oriente, Occidente, Mezzogiorno e Nord. La forma dell’uomo stesso, quando eleva le mani, rappresenta una croce; soprattutto quando preghiamo con le mani alzate, proclamiamo con il nostro corpo la Passione del Signore… In questo modo ha vinto Mosè, il Santo, quando faceva la guerra contro Amalek, non con le arme cioè, bensì con le mani alzate verso Dio (Es 17,11)…
Con questo segno del Signore dunque, il mare viene aperto, la terra viene coltivata, il cielo viene governato, gli uomini vengono salvati. Anzi, lo affermo, con questo segno del Signore, gli abissi del soggiorno dei morti vengono aperti. Infatti l’uomo Gesù, il Signore, che portava la vera croce, è stato seppellito in terra, e la terra che egli aveva profondamente lavorata, che aveva, per così dire, spezzata da ogni parte, ha fatto germogliare tutti i morti che tratteneva.

Trascrizione dell’Omelia.

Questo Vangelo di Giovanni cominciava dicendo, all’inizio proprio del racconto: “Dio nessuno l’ha mai visto, il Figlio Unigenito che è nel seno del Padre, Lui ce l’ha rivelato” e dopo aver percorso, durante tutto il corso dell’anno, i misteri della vita di Cristo, forse alla ricerca di questa presenza nascosta di Dio nei suoi insegnamenti, nelle guarigioni, negli incontri che Gesù ha fatto con gli uomini, con le donne, i peccatori di quel tempo, forse da poter cercare anche noi qualche tratto di questo volto, ci siamo un po’ perduti e ci siamo ritrovati oggi qua a sporgerci un poco sull’abisso in cui la morte del Figlio di Dio somiglia così tanto alla nostra morte da non lasciarci vedere nient’altro, i nostri sentimenti, ce ne accorgiamo, ci sembrano inadeguati, ciò che sapevamo ci sembra che non ci aiuti più, non sappiamo da oggi fino a Domenica, nella Resurrezione, che cosa pensare, cosa sperare. Così come non sappiamo come da oggi, che ci è fatto questo annuncio, al giorno che anche noi con Cristo chiuderemo gli occhi, come li apriremo, dove li apriremo e se li apriremo. Gesù ce lo ha rivelato, dunque non possiamo che guardare a questo volto per capire chi è Dio, che ha pensato la storia in questo modo, che l’ha redenta in questo modo, nel nostro paganesimo latente noi ci eravamo immaginati un Dio assolutamente onnipotente, così onnipotente che un po’ sdegnato si è autoesiliato nel momento in cui ha mandato il suo Figlio, disgustato dal peccato degli uomini, finché non si compisse questo atto tremendo della condanna a morte di Gesù. Ce lo siamo immaginato un Dio lontano, vecchio, adirato, sdegnato, impossibile da immaginarsi, il mondo ci guarda e guarda sul nostro volto l’incapacità di sperare un Dio che noi stessi abbiamo tratteggiato con un’immaginazione drammatica, tragica. E invece questo Dio, proprio dall’incarnazione del Verbo, non solo non si è esiliato, se si è esiliato, si è esiliato dove era l’uomo, se si è nascosto, si è nascosto con l’uomo dietro al peccato dell’uomo, questo Dio che ha permesso che il suo Figlio, come dice Paolo, si facesse peccato per noi (2Cor 5,21), Egli stesso si è sottoposto paradossalmente, se così si può dire, alla logica del peccato. Dice la liturgia del Sabato Santo nell’oriente cristiano: “Sei sceso in mezzo a noi per cercare Adamo e non l’hai trovato, allora sei sceso fino agli inferi”. Ed è così, amici, anche noi Adamo non l’abbiamo trovato, anche noi l’uomo non lo riconosciamo, non abbiamo più riconosciuto in lui i tratti meravigliosi del Dio che l’aveva fatto a immagine e somiglianza del suo Figlio, non l’abbiamo riconosciuto perciò lo abbiamo condannato, lo abbiamo giudicato, abbiamo deciso di non parlargli più, lo abbiamo messo fuori dai nostri affetti, dalla nostra considerazione, abbiamo considerato l’altro a buon diritto un reietto e che avesse il volto di un uomo, una donna, uno di un’altra religione, uno che sta sotto le bombe, uno che le bombe le butta, sempre abbiamo pensato di essere nel giusto. E mentre noi allontanavamo l’uomo, l’altro, dalla nostra considerazione, ci accorgevamo che Uno si allontanava in qualche modo da noi o noi da Lui, i tratti di Lui non ci sembravano più comprensibili perché i tratti dell’uomo erano diventati ormai assolutamente lontani. E se il suo peccato, il peccato dell’uomo, aveva reso il suo volto così deturpato da impedirci di riconoscere in lui la gloria di Dio, da allora abbiamo brancolato nel buio, i nostri giudizi sono diventati condanna per lui e per noi, le nostre preghiere hanno lasciato lo spazio al nostro risentimento. E su questo abisso noi oggi ci affacciamo per vedere se ci sia qualche misericordia di Dio, allora ci accorgiamo che questo Dio, assolutamente giovane come me, come te, insieme a noi è andato a cercare l’uomo nei recessi della sua miseranda condizione, dentro gli inferi della storia, e lo ha sempre riconosciuto, e ci ha sempre riconosciuto, non c’è stato un momento, riconoscilo cristiano, non c’è stato un momento in cui tu, pur ipocritamente, avendo paura di dire al confessore qual era il tuo peccato, quando hai provato a manifestarlo a Dio nella preghiera, nella supplica silenziosa e solitaria, sai di essere stato ascoltato e sai che in quel momento in cui sei stato ascoltato, sei stato pure perdonato. Lo sai perché hai potuto pregare, lo hai conosciuto questo momento di grazia, perché da allora hai ricominciato a dire Padre Nostro, perché ti sei saputo figlio, perché ti sei riconosciuto fratello e hai riconosciuto pure l’altro come un fratello, tutta la prospettiva è cambiata il giorno in cui tu ti sei accorto del tuo peccato, della tua miseria e hai chiesto perdono a Dio e Dio si è messo nelle condizioni di chiedere perdono a Sé stesso in te, è entrato dentro il tuo male perché il Figlio potesse dire: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”, ma se questo non era per la tua miseria, perché il Figlio di Dio, che è nel seno del Padre, perché Lui avrebbe dovuto fare una supplica così tremenda? Ma diceva la Lettera agli Ebrei che il Figlio di Dio pur essendo Figlio imparò l’obbedienza dalle cose che patì, che patì da parte di chi? Da parte nostra ed ha cominciato a patire da parte nostra all’inizio della sua missione e patisce da parte nostra fino alla fine, fino alla parusia, il giorno in cui ci mostrerà il suo volto e noi lo riconosceremo e riconoscendolo si apriranno i nostri occhi e vedremo le cose come sono veramente e ci meraviglieremo nel veder disegnati in noi i tratti del Figlio e nel fratello i tratti del Figlio e nel nemico i tratti del Figlio, nell’avversario persino, nell’omicida persino, un’altra prospettiva. A noi oggi sembra che non resti nient’altro, guardare questa morte, sconfitta, come se fosse l’ultima parola sulla storia, perché noi di questo siamo testimoni, di una morte celebrata eternamente, la morte delle nostre attese, la morte delle nostre relazioni, la morte delle nostre speranze, tutto quello che ci riguarda. Ma in quel luogo del cranio, sul Golgota, dove questa speranza è stata crocifissa, c’è presso lo stesso giardino in cui Adamo aveva cominciato la sua vicenda e in questo giardino, questa speranza crocifissa è stato sepolto, questo giardino diventa il luogo della nostra speranza e dentro questo luogo pure noi attendiamo, scendiamo nel silenzio oggi e per tutto domani cercheremo nel silenzio questa presenza che anela a risorgere, la nostra vita sarà uguale, la nostra morte sarà uguale. Quando la nostra vita carnale, quando la nostra anima smetterà di respirare, la vita divina che abbiamo ricevuto continuerà a vivere. È curioso che Giuseppe di Arimatea e Nicodemo vadano a chiedere il corpo di Cristo a Pilato e Pilato glielo consegna e questo corpo di Cristo dentro la pietà delle trenta libbre di aromi di Nicodemo, sepolto dentro il santo sepolcro, finalmente risuscita come Dio aveva stabilito. E così noi, come la nostra morte, che sembra dire vittoria definitiva sulla vita, sarà posta nel sepolcro, attenderà con Lui questa resurrezione. Il corpo di Cristo in noi è la vita eterna in noi, la vita divina in noi che non può morire quella vita divina che noi oggi guardiamo con speranza, con gratitudine, con desiderio, certi che all’ultimo giorno ci resusciterà. Sia lodato Gesù Cristo.

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