Sacratissimo Cuore di Gesù.
MESSA DEL GIORNO – LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore.
PRIMA LETTURADal libro del Deuteronòmio (Dt 7,6-11)
Mosè parlò al popolo dicendo:
«Tu sei un popolo consacrato al Signore, tuo Dio: il Signore, tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli che sono sulla terra.
Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli –, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri: il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re d’Egitto. Riconosci dunque il Signore, tuo Dio: egli è Dio, il Dio fedele, che mantiene l’alleanza e la bontà per mille generazioni, con coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti; ma ripaga direttamente coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una dilazione a chi lo odia, ma lo ripaga direttamente.
Osserverai, dunque, mettendoli in pratica, i comandi, le leggi e le norme che oggi ti prescrivo».
Parola di Dio.
Dal Salmo Sal 102 (103) .
L’amore del Signore è per sempre. R..
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.R
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. R.
Il Signore compie cose giuste,
difende i diritti di tutti gli oppressi.
Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie,
le sue opere ai figli d’Israele. R.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe. R.
SECONDA LETTURA Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1Gv 4,7-16)
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito.
E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi.
Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.
Parola di Dio.
LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare
“Presso di te è la sorgente della vita”.
Dalle «Opere» di san Bonaventura, vescovo.
Considera anche tu, o uomo redento, chi, quanto grande e di qual natura sia colui che pende per te dalla croce. La sua morte dà la vita ai morti, al suo trapasso piangono cielo e terra, le dure pietre si spaccano.
Inoltre, perché dal fianco di Cristo morto in croce fosse formata la Chiesa e si adempisse la Scrittura che dice: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto» (Gv 19, 37), per divina disposizione è stato permesso che un soldato trafiggesse e aprisse quel sacro costato. Ne uscì sangue ed acqua, prezzo della nostra salvezza. Lo sgorgare da una simile sorgente, cioè dal segreto del cuore, dà ai sacramenti della Chiesa la capacità di conferire la vita eterna ed è, per coloro che già vivono in Cristo, bevanda di fonte viva «che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 14).
Sorgi, dunque, o anima amica di Cristo. Sii come colomba «che pone il suo nido nelle pareti di una gola profonda» (Ger 48, 28). Come «il passero che ha trovato la sua dimora» (Sal 83, 4), non cessare di vegliare in questo santuario. Ivi, come tortora, nascondi i tuoi piccoli, nati da un casto amore. Ivi accosta la bocca per attingere le acque dalle sorgenti del Salvatore (cfr. Is 12, 3). Da qui infatti scaturisce la sorgente che scende dal centro del paradiso, la quale, divisa in quattro fiumi (cfr. Gn 2, 10) e, infine, diffusa nei cuori che ardono di amore, feconda ed irriga tutta la terra.
Corri a questa fonte di vita e di luce con vivo desiderio, chiunque tu sia, o anima consacrata a Dio, e con l’intima forza del cuore grida a lui: «O ineffabile bellezza del Dio eccelso, o splendore purissimo di luce eterna! Tu sei vita che vivifica ogni vita, luce che illumina ogni luce e che conserva nell’eterno splendore i multiformi luminari che brillano davanti al trono della tua divinità fin dalla prima aurora.
O eterno e inaccessibile, splendido e dolce fluire di fonte nascosta agli occhi di tutti i mortali! La tua profondità è senza fine, la tua altezza senza termine, la tua ampiezza è infinita, la tua purezza imperturbabile! Da te scaturisce il fiume “che rallegra la città di Dio” (Sal 45, 5), perché “in mezzo ai canti di una moltitudine in festa” (Sal 41, 5) possiamo cantare cantici di lode, dimostrando, con la testimonianza dell’esperienza, che “in te è la sorgente della vita e alla tua luce vediamo la luce” (Sal 35, 10)».
Trascrizione dell’Omelia.
È il Vangelo del Matteo, e Gesù sta parlando, idealmente, secondo l’intenzione di questo Vangelo, a gente che praticava i precetti della Legge. Era gente che si era convertita, si stava convertendo a questa nuova visione delle cose di Dio, secondo la predicazione di Gesù Cristo e degli apostoli naturalmente, il Vangelo viene scritto quando già queste cose sono state, in qualche modo hanno cominciato ad essere, la chiesa era nata già. Dunque, quelli che venivano, che si ricordavano della Legge e della necessità di metterla in pratica, si stavano cominciando a chiedere: “Che dobbiamo fare adesso?”, già nei capitoli, nel capitolo 5 soprattutto, di Matteo, Gesù spiega che lui non è venuto da abolire la legge, ma a portarla a compimento. Dunque sta parlando a loro. E in questo brano, quando dice: “Ti benedico, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti”, sta parlando di loro, questi si sono ritenuti, hanno pensato rettamente di essere dotti e intelligenti perché hanno messo in pratica una parola che hanno conosciuto. Tu questo non lo sai che vuol dire. Non lo sai perché tu non la metti in pratica perché non la conosci. E’importante soprattutto oggi dirlo, perché tu oggi celebri una devozione totalmente scollata dalla sua origine. Cioè la devozione al Sacro Cuore di Gesù, come unica lampada di salvezza, ignorando però che cos’è questa, da dove nasce questa idea del Cuore di Gesù, perché al Cuore di Gesù tu hai attribuito quello che generalmente attribuisci al cuore, passione, amore, sentimenti, e non lo so, ma il Cuore di Gesù è altro, non è solo questo, questo è un corollario, il Cuore di Gesù è il luogo dove la volontà di Dio si è fatta conoscere al Figlio, al Verbo incarnato, e il Verbo incarnato l’ha conosciuta in un modo che noi non ce lo immaginiamo neppure, perché Egli conosceva la volontà del Padre. Da quella volontà era stato mandato nella storia e dunque era venuto a celebrare questa memoria della volontà di Dio in mezzo a noi, traducendola per noi. Con una grande emozione interiore, certamente, ma anche con un grande atteggiamento di misericordia e di compassione, perché vedeva nel frattempo che tutti noi eravamo come pecore senza pastore. Pur chiamati da Dio, come era l’ebraismo, ad essere un popolo eletto, una luce per le nazioni, questa gente si fermava all’interpretazione delle parole. E quali sono queste parole? Guarda, ti sarà sfuggito, sicuramente, ma il Libro del Deuteronomio, cioè la Legge, la Torah per gli ebrei, a un certo punto diceva: «Egli è Dio, riconosci dunque il Signore tuo Dio, egli è Dio il Dio fedele, che mantiene l’alleanza e la bontà per mille generazioni con coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti, ma ripaga direttamente coloro che lo odiano», questa era la Torah, era la Legge: «Facendoli perire, non concede una dilazione a chi lo odia, ma lo ripaga direttamente», questa era la Legge, loro lo sapevano, la mettevano in pratica per non incorrere in queste sanzioni così terribili, così gravi. Ma questa è la legge che hai conosciuto tu? No. Chi hai conosciuto tu? Non un Dio che sta lì pronto ad ucciderti, a giudicarti perché hai fatto un peccato, ma una legge di misericordia, dunque un qualcosa di nuovo, non di diverso, ma di nuovo, o forse una prospettiva nuova per vederlo. Gesù lo dice proprio in questo Vangelo, scusate, oggi sarò un po’ più lunghetto, abbiate pazienza, ma non facciamo la catechesi dopo, le cose da dire le diciamo adesso, va bene? Va bene, va bene. Allora, lo dice Gesù perché alla fine di questo brano dice: «Dunque, voi che siete affaticati, che siete stanchi, venite, venite a me, venite qui, dove la volontà di Dio compare come una grande misericordia … questo è il mio cuore» e dice: «Prendete il mio giogo sopra di voi» il giogo per gli ebrei era la Torah, era la Legge. Dunque sta dicendo a questa gente: «Se avete osservato una Legge che vi ha impedito di guardare alla misericordia, bene, adesso venite perché la mia visione della Legge è misericordiosa e dunque per voi è un giogo, è una Legge, ma è una Legge che si può praticare», sei convinto? No, non sei convinto. Vuoi che te lo dico? La Legge di Dio dice «Amerai il Signore di Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze e il prossimo tuo come te stesso», che dici? “Che è difficile”. E quando dici che è difficile stai riportando la Legge dove stava, cioè a punizione, a vendetta. No? Non può essere, questo è il Sacro Cuore di Gesù. Il Sacro Cuore di Gesù è una Legge trasformata nella sua vera identità, riportata all’essenza come Dio l’ha pensata, cioè amore, misericordia e misericordia e giustizia che in qualche modo si sposano in una proposta. Ma dice un’altra cosa nel Deuteronomio: “Che non sarà concessa nessuna dilazione a quelli che continuano a fare il male” ed era vero, perché Dio li puniva. Non hanno osservato i Sabati? Li ha mandati in Babilonia, a passarci 70 anni, cioè un numero di Sabati finché non li scontassero e alla fine, tornati, li ha preparati al grande evento, cioè alla venuta del Verbo in mezzo a loro. Ma questi non l’hanno capito ancora. Chi otterrà questa liberazione e otterrà una dilazione da Dio? Gesù. E il Sacro Cuore di Gesù oggi, se lo vuoi adorare, onoralo nella sua preghiera più importante, più grande, fatta per te. Anche se tu l’hai fatta diventare una preghiera per le sue paure, Lui che non ha paura e non può avere paura perché non ha peccato! Guarda come sei messo, hai così paura di un Dio che non conosci che pensi che pure il Figlio ha avuto paura di Lui quella notte, dopo aver detto ai suoi nell’Ultima Cena: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue” e quindi aver promesso che lui muore per loro, secondo te al Getzemani si è pentito, ha avuto paura. No, credo che al Getzemani abbia sentito profondamente l’angoscia di gente che non aveva compreso e lo sappiamo dal Vangelo, perché dormivano quei tre, i tre, le tre colonne, secondo Paolo, della Chiesa, Pietro, Giacomo e Giovanni, dormivano. In loro tutta la realtà dormiva, incapace di capire che cos’è la redenzione. Allora Gesù, sapendo che stava tornando al Padre, che non avrebbe più bevuto quel vino, dice del quarto calice al Padre: “Allontana da me questo calice di giudizio”, non la morte, mai la morte, nella Scrittura, è chiamata il calice. “Allontana da me il calice del giudizio, quale giudizio? Quello universale, perché io quello che dovevo fare lo faccio, domani morirò in croce, dirò sulla croce “tutto è compiuto”, non ci sarà più bisogno di niente, allora tu che puoi, se vuoi, allontana il giudizio dalla colpa e Io creo una dilazione, ti chiedo questa dilazione, lascia che il mondo cresca ancora, che si risvegli da questo sonno, che capisca gradualmente qual è la grandezza del tuo amore e generazione dopo generazione sappia ricostruire l’identità vera, quella nella misura in cui tu hai pensato a me, il tuo Verbo. Aspetta Padre, non li giudicare, verrà il Giudizio quando loro saranno diventati con me una cosa sola, come io e te siamo una cosa sola”. Allora il Sacro Cuore di Gesù quando è che si apre? Qui, al Getzemani, quando chiede l’inimmaginabile al Padre. E il Padre lo ascolta o no? Certo che lo ascolta. Se fosse stata la morte non l’avrebbe ascoltato, perché lui è morto il giorno dopo. E dice: “Fa la sua volontà”, sì la volontà riguardo al Giudizio, non alla sua morte. Lui sapeva che doveva morire, l’aveva detto: “Io per questo sono venuto nel mondo, che devo dire Padre? Liberami da quest’ora cioè dalla morte? No, ma libera loro dal giudizio” e in tutto questo tempo, da quando lui ha fatto questa preghiera fino a oggi e ancora chissà fino a quanto tempo, Lui ha guardato la debolezza degli uomini che non credono a questa misericordia e che diventano atei, che si odiano, che fanno la giustizia come gli pare a loro e che non viene da Dio, che si fanno le guerre, che si mettono in difficoltà dappertutto tra gli stati e nelle famiglie, a scuola e al lavoro, in qualsiasi circostanza il Cuore di Gesù sembra essere negato da questo senso sbagliato di libertà che ha l’uomo eppure il Cuore di Gesù continua a pulsare e noi continuiamo a vedere la legge di Dio ritradotta come una grande dilazione, come un grande perdono di cui ci stiamo nutrendo e tutte le volte che tu ti avvicini all’altare e prendi l’Eucarestia, tu sei certo che questo amore di Dio non si convertirà mai in giudizio sfavorevole per te. Tu sai che tutte le volte che il Figlio si dona tu sei invitato ad entrare nell’Amore Trinitario a immagine del quale sei stato pensato, conosciuto e creato. Allora oggi lascia perdere tutte le raffigurazioni che ti sei fatto fino adesso e riguarda al grande amore di Gesù che pur sapendo che l’avremo tradito e tradito e tradito per generazioni, quella notte hai chiesto al Padre qualcosa per Lui, una cosa grande che si realizzerà, questo te lo dico, forse non lo sai, si realizzerà alla fine del tempo. Sia lodato Gesù.





