III Domenica di Quaresima

Anno Liturgico A
08 Marzo 2026

Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

 

MESSA DEL GIORNO – LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,5-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore.

PRIMA LETTURADal libro dell’Èsodo (Es 17,3-7)

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

Parola di Dio.

Dal Salmo 94 (95) .
Ascoltate oggi la voce del Signore:
non indurite il vostro cuore. R.
.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». R.

SECONDA LETTURA Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 5,1-2.5-8)

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
Parola di Dio.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Arrivò una donna di Samaria ad attingere acqua”.
Dai «Trattati su Giovanni» di Sant’Agostino, vescovo

«E arrivò una donna» (Gv 4, 7): figura della Chiesa, non già giustificata, ma ormai sul punto di esserlo. E questo il tema della conversazione.
Viene senza sapere, trova Gesù che inizia il discorso con lei.
Vediamo su che cosa, vediamo perché «Venne una donna di Samaria ad attingere acqua». I samaritani non appartenevano al popolo giudeo: erano infatti degli stranieri. E significativo il fatto che questa donna, la quale era figura della Chiesa, provenisse da un popolo straniero. La Chiesa infatti sarebbe venuta dai pagani, che, per i giudei erano stranieri.
Riconosciamoci in lei, e in lei ringraziamo Dio per noi. Ella era una figura non la verità, perché anch’essa prima rappresentò la figura per diventare in seguito verità. Infatti credette in lui, che voleva fare di lei la nostra figura. «Venne, dunque, ad attingere acqua». Era semplicemente venuta ad attingere acqua, come sogliono fare uomini e donne.
«Gesù le disse: Dammi da bere. I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la samaritana gli disse: Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me che sono una donna samaritana? I giudei infatti non mantengono buone relazioni con i samaritani» (Gv 4, 7-9).
Vedete come erano stranieri tra di loro: i giudei non usavano neppure i recipienti dei samaritani. E siccome la donna portava con se la brocca con cui attingere l’acqua, si meravigliò che un giudeo le domandasse da bere, cosa che i giudei non solevano mai fare. Colui però che domandava da bere aveva sete della fede della samaritana.
Ascolta ora appunto chi è colui che domanda da bere. «Gesù le rispose: se tu conoscessi il dono di Dio e chi è Colui che ti dice: Dammi da bere, forse tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato acqua viva» (Gv 4, 10).
Domanda da bere e promette di dissetare. È bisognoso come uno che aspetta di ricevere, e abbonda come chi è in grado di saziare. «Se conoscessi, dice il dono di Dio». Il dono di Dio è lo Spirito Santo. Ma Gesù parla alla donna in maniera ancora velata, e a poco a poco si apre una via al cuore di lei. Forse già la istruisce. Che c’è infatti di più dolce e di più affettuoso di questa esortazione: «Se tu conoscessi il dono di Dio, e chi è Colui che ti dice: Dammi da bere, forse tu stessa gliene avresti chiesto, ed Egli ti avrebbe dato acqua viva»?
Quale acqua, dunque, sta per darle, se non quella di cui è scritto: «E in te la sorgente della vita»? (Sal 35, 10).
Infatti come potranno aver sete coloro che «Si saziano dell’abbondanza della tua casa»? (Sal 35, 9).
Prometteva una certa abbondanza e sazietà di Spirito Santo, ma quella non comprendeva ancora, e, non comprendendo, che cosa rispondeva? La donna gli dice: «Signore dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua» (Gv 4, 15). Il bisogno la costringeva alla fatica, ma la sua debolezza non vi si adattava volentieri. Oh! se avesse sentito: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò»! (Mt 11, 28). Infatti Gesù le diceva questo, perché non dovesse più faticare, ma la donna non capiva ancora.n.

Trascrizione dell’Omelia.

• Siccome questo Vangelo è lungo ed è pieno di figure importanti perché noi entriamo in questo mistero dell’attesa della Pasqua, io vi chiederei di rimanere qua tre o quattro giorni con me. Lo so che avete da fare stamattina, però sarebbe bello perché è un’icona questa qua ricca di elementi, tutti funzionali, tutti buoni, più li scopri e più ti lasci meravigliare da una luce stupenda. Avete ascoltato che diceva la Prima Lettura dal Libro dell’Esodo? Parlava di quella roccia che Mosè aveva percosso per dar da bere a questi che erano usciti dall’Egitto e che cominciavano a lamentarsi, dicendo: “Insomma ci hai portati qua e adesso come facciamo? Non c’è acqua da bere, non c’è neanche pane da mangiare, insomma ci sono molte difficoltà, questo cammino è impervio, è difficile”, sapete quando è stata scritta questa parola? Non quando quelli stavano nell’Esodo, ma quando faranno un’esperienza simile all’Esodo, molto molto tempo dopo, dove ricorderanno tutte quelle cose che avevano sentito raccontare dai loro padri e finalmente le metteranno per iscritto, sarà l’esilio, cioè sarà un tempo in cui nel 586 partono da Gerusalemme deportati a Babilonia dal re Nabucodonosor, sarà il periodo in cui il Tempio sarà distrutto da Nabucodonosor, dunque tutta la loro speranza, tutta la geografia della loro fede era venuta a meno, non c’era più, non c’era più niente. Allora là si ricordano e ricominciano a riflettere sulle cose che conoscevano e che le avevano lasciate un po’ da parte, là scriveranno quella che noi chiamiamo la Legge, i Cinque Libri. Cinque Libri che servono ad Israele per comprendersi, per capire la storia, per interagire, insomma per dirigersi verso la salvezza là dove Dio li voglia incontrare. Cinque Libri come i cinque mariti di questa donna che a mezzogiorno, in un’ora improbabile, si reca a prendere l’acqua al pozzo, ce lo dice Giovanni, lo mette per inciso: “era circa mezzogiorno”. Sai Giovanni queste ore le dice quando servono, quando lui incontra Gesù, quella prima volta che dice: “Signore dove abiti?” e lui dice: “Venite e vedrete”, lui annota subito: “erano le quattro del pomeriggio” e questa donna invece ci è arrivata a mezzogiorno da Gesù, in un’ora in cui nessuna donna va a prendere l’acqua al pozzo … tu capisci che c’è qualcosa di promiscuo in lei e oltretutto è una samaritana, è una straniera. Gesù la incontra, i discepoli sono andati a fare spesa … al supermercato e quando lui incontra questa donna in questo luogo, luogo dove c’è una promessa, una promessa che Giacobbe ha reso possibile per loro scavando un pozzo, dunque ricordando loro che veramente Dio è sollecito e che quando mancano le cose importanti lui si mostra, si fa vedere. E questa donna sta, pur essendo di un’altra patria, diciamo di un altro modo di pensare inviso e odiato agli ebrei, sta là a prendere l’acqua e finalmente Gesù la chiama, le rivolge la parola. Lei lo riconosce subito, riconosce il dialetto, riconosce il modo di parlare e dice «Beh, com’è che parli con me? Non sei ebreo tu? Io sono samaritana, come mai?”. Chi ha incontrato la donna? Un ebreo, uno qualsiasi, un uomo, non sa di più, ma già questo la stupisce, la mette in difficoltà e la incuriosisce ad un tempo. Allora Gesù le dice, le aveva detto «Dammi da bere» e quando la donna le risponde così: “Come mai tu parli con me”, poi Gesù dice «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti chiede dammi da bere, tu stessa gliene chiederesti”. Cristiano, battezzato, comunicato, cresimato e forse più volte sposato … non so, dimmi, tu lo conosci il dono di Dio? Tu ce l’hai un aspettativa rispetto a un dono che Dio ha promesso alla tua vita? te l’ha promesso nel Battesimo, proprio quello che abbiamo detto all’inizio, lo conosci? Perché se tu non conosci il dono di Dio, tranquillo, stai nelle posizioni di questa samaritana che non capisce per quale motivo quest’uomo giudeo si è avvicinato a lei. Ma lei sposta tutto il ragionamento su un piano razionale, meno male che ha fatto così e che non ha fatto qualche salto … Dice: “Signore, ma se tu non hai manco un secchio, come fai a tirare fuori quest’acqua?”. Manco lei conosceva la Scrittura, se si fosse ricordata di Mosè e di quello che abbiamo letto noi prima, forse avrebbe pensato: “Magari adesso farà uscire l’acqua dalla roccia”. Dice: “Sei forse più grande del nostro padre Giacobbe che ci diede il pozzo dove beve lui?”, perché questa è la domanda, no? “Qual è la tua autorevolezza? Ma chi sei? Chi pensi di essere? Perché mi fai questi discorsi: “Tu chiederesti dell’acqua a me, io te la darei, un’acqua viva che zampilla per la vita eterna?”, glielo dice Gesù, no? “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete”, e tu, le tue ricerche, la tua spasmodica ricerca del bene, della pace, della concordia, sei testimone del fatto che anche quando hai acquisito qualcosa te la sei vista scappare via in quattro e quattr’otto, amici che se ne sono andati e anche coniugi che se ne sono andati, situazioni che ti sono scappate di mano. Allora dice Gesù: “Bene, quest’acqua che tu cerchi non è sufficiente, c’è un’acqua che io posso dare, che estingue la sete per sempre, e’ un’acqua che addirittura è destinata a zampillare per la vita eterna, cioè a sovrabbondare, a mettere nel tuo cuore non solo il desiderio di vivere eternamente ma anche la speranza che questo sia vero”, perché, amico, tu lo sai, no? Tu credi nella resurrezione, tra poco lo dici anche nel “Credo”… per questo sei felice quando muore qualcuno, no? Beh? Non lo sai dire? “Tra il dire e il fare c’e’ di mezzo del mare”, sì, è vero, il Mar Rosso, quello che si apre e permette di entrare nell’esperienza delle cose che sono vere. “Dunque, quest’acqua che tu non conosci, questo dono di Dio che io sono disposto a darti, viaggerà con te, si muoverà con te”. San Paolo, volendo commentare quell’episodio che abbiamo letto nella Prima Lettura, dell’acqua che scaturisce dalla roccia, dice: “Cristo era quell’acqua. Ha camminato Cristo come quell’acqua per tutti i quarant’anni del deserto”, ma perché la roccia camminava con loro nel deserto per quarant’anni? Certo, perché avevano compreso che quella parola di Dio che aveva promesso a Mosè di far scaturire l’acqua dove non c’era, quella promessa e quell’esaudimento della loro richiesta, sarebbe rimasta con loro sempre, alla loro preghiera Dio avrebbe sempre risposto, si sarebbe manifestato, li avrebbe portati fedelmente nel luogo, nella Terra che aveva promesso loro. La donna, quando si sente dire queste cose, dice: “Allora dammela quest’acqua, dammela. Perché io non abbia più sete, non debba più venire qua. Il piano razionale, quello che avevo messo in gioco, no, non mi interessa, io veramente non voglio venire più qua. Non ci voglio venire più a mezzogiorno”. Ma chi era questa donna che andava in giro a mezzogiorno? Perché si va a fare la spesa a mezzogiorno? Nei paesi non si va al mercato a mezzogiorno, perché non trovi niente, lo sai, le donne lo sanno. Allora Gesù vuole scendere con lei a un livello più profondo e la sollecita in un modo diverso, dice: “Va a chiamare tuo marito e torna qui”, non avrebbe senso in questo tracciato che lei debba portare suo marito, ma Gesù la raggiunge proprio là dove c’è il suo problema, proprio dove nasce la sua difficoltà. E dice: “Non ho un marito”, come per dire: “Se sto qua a mezzogiorno vuol dire che non ce l’ho un marito”. E Gesù dice: “Sì è vero, hai detto il vero. Ce ne hai avuti cinque. Cinque Libri per imparare qual è la volontà di Dio e non ti sei fidata, tu e il tuo popolo e avete abiurato e vi siete allontanati. Non avete creduto che là c’era la verità. Hai avuto cinque mariti e quello che hai adesso, cioè il culto che vivi adesso, le idee che avete adesso, non sono più la fede di Israele, non sono più la fede che Dio vi ha fatto conoscere”. Quando la donna si sente raggiunta in questa sua condizione promiscua, allora finalmente dice: “Ah, ma allora tu non sei un giudeo, un uomo, sapiente, tu sei qualcosa di più, tu sei un profeta. Allora se sei un profeta sciogli questo nodo, i nostri padri adorano qua, sul Monte Garizim, voi dite che bisogna andare a Gerusalemme al Tempio?”e quando si scrive questo Vangelo di Giovanni il 70 d.C. era già passato, il Tempio già non c’era più e chi ascoltava questo Vangelo stava là col desiderio di sapere: “Vediamo che dice adesso Gesù visto che il Tempio non c’è più, forse riguarda noi questo, noi che non ce l’abbiamo più, come lo adoriamo?”. E Gesù dice: “Credimi donna viene l’ora in cui né su questo monte né dove dite voi ma in Spirito è verità” cioè come quell’acqua che diceva San Paolo, un’acqua, una roccia che cammina con te, un paradosso, un Tempio che cammina con te, una condizione relazionale con Dio che non si trova in un posto, che non si manifesta non so dove, ma che sta sempre con te. Allora capisci qual è il senso della sorgente che zampilla per la vita eterna? Quella sorgente, battezzato, sei tu, sei tu! E chi si dovrà dissetare di quest’acqua della tua sorgente, quella che scaturisce dal patto che Dio ha fatto con te e che il Cristo ha suggellato per sempre? Chi se ne dovrà nutrire? Chi dovrà esserne dissetato? La gente. Quella che hai disprezzato, sono tutti samaritani tranquilli, un po’ stanno pure qua in mezzo, tutta gente diversa, tutta gente altra, tutta gente che non se lo merita, non pensare che la tua missione, che il tuo mandato, sia per quelli che se lo meritano così ti ringraziano, gente qualsiasi che non ha mai conosciuto Dio e che lo maledice nonostante non l’abbia conosciuto. Quando questa donna sente queste cose allora gli fa la domanda, che io stento a pensare che una donna samaritana di quell’epoca potesse veramente chiedere a Gesù, una domanda di fondo, una domanda importante, la domanda che la Chiesa vorrebbe che facessi pure tu a Gesù e cioè: “Ci hanno detto i nostri padri che deve venire il Messia, cioè il Cristo, l’Unto, quello scelto, cioè il Vendicatore, quello che finalmente viene a togliere dalla nostra faccia quel velo che ci fa tanta paura”, quale? La morte, che ci fa male, quella che contraddice la speranza, noi sentiamo il desiderio di vita eterna e la morte richiude tutto e ci butta in un baratro oscuro dove non è più possibile sperare. Io non parlo della morte come concetto, parlo della morte delle persone care che avete visto andare via, quella morte vi ha sconcertati, quella malattia vi ha fatto male al cuore, vi ha graffiato l’anima. Dunque chi vendicherà questa piaga, questo dolore, verrà a consolare proprio questa cosa qua, non la morte e poi … Dice: “Quando verrà il Messia ci annuncerà ogni cosa”, Gesù la guarda … e ti guarda tra poco quando io innalzerò l’Ostia e dirò: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo”, quando dirò questo tu saprai che Egli ti guarda e ti dice: “Sono io! Era questo che volevi? Era questo l’oggetto del tuo desiderio? E’ per questo che sei qua o per assolvere un precetto? Se sei qua per amore io sono l’Amore”. E la volta dopo che lo vedi, che vedi quest’Ostia, all’inizio la vedi intera: “Questo è l’Agnello di Dio”, dopo la vedi spezzata la vedi, e quando la vedi spezzata sai che Gesù vuole mostrarsi a te nell’atto dell’amore dichiarato nei tuoi confronti! Tu sei spezzato e lui si spezza. Tu hai la tua volontà divisa in due e lui se la fa dividere in due perché tu non ti senta accusato dal suo amore, non ti senta sopraffatto dalla sua promessa di venirti incontro. Tu capisci di che stiamo parlando? … altro che chiacchierare! La donna scappa subito via, va a dire a tutti … I grandi mestieri della fede sono sempre affidati alle donne, sempre, perché raggiungono subito tutti, questo fa la donna quando partorisce, ridona sempre il meglio di sé alla generazione che e’ davanti! Dunque subito va dai suoi conterranei a dire: “Io ho visto uno che mi sa che è il Messia perché mi ha detto tutto quello che ho fatto”, questi le credono scappano subito, vanno da Gesù … quello che noi ci aspettiamo che faccia questo mondo che ti ha fatto del male, quando tu lo perdoni ci aspettiamo che venga a dire: “Come mai quelli che vengono qua mi hanno perdonato? è qua che si impara a perdonare?”, “Sì, venite, è qua che si impara a perdonare che non li vedi? Guarda, questi sono tutti uomini e donne che perdonano perché hanno capito che sono stati perdonati, per questo hanno imparato a perdonare”. Allora vengono e poi dicono alla donna: “Prima siamo venuti perché tu ci hai raccontato questa storia”, la donna dice Agostino “Questa donna è alla chiesa” e dice a questa gente queste cose e la gente lì per lì … ma quando incontra il Cristo si avvicina non solo perché la donna gliel’ha detto, ma perché ha sperimentato, ha toccato con mano queste cose, ce le racconta Giovanni, lo stesso Giovanni che in una sua Lettera dice: “Ciò che i nostri orecchi hanno udito, ciò che i nostri occhi hanno veduto perfino ciò che le nostre mani hanno toccato, cioè il Verbo della vita questo noi annunciamo, questo noi desideriamo che voi sappiate e conosciate” … E proprio perché ho pietà di voi finisco qua, però spero di aver acceso una miccia destinata ad esplodere nella storia e gli altri la vedano e sappiano chiedervi ciò che è buono e Dio vi dia la possibilità di dare ciò che dà la vita, nessuno se ne vada a casa senza la tua misericordia, il tuo perdono e il tuo annuncio della risurrezione. Sia lodato Gesù Cristo

La preghiera di Gesù // Musica Sacra
icon-downloadicon-download
  1. La preghiera di Gesù // Musica Sacra
  2. Isusova Molitva // Musica Sacra
  3. Preghiera di Gesù // Musica Sacra
  4. Agni Parthene // Musica Sacra
  5. Te Deum // Musica Sacra