Maria Santissima Madre di Dio

Anno Liturgico B
01 gennaio 2018

I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21).

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

PRIMA LETTURA – Dal libro dei Numeri (Nm 6, 22-27)

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

Salmo responsoriale Salmo 66.
R.Dio abbia pietà di noi e ci benedica..

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. R.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. R.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. R.

SECONDA LETTURA Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (Gal 4,4-7).

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

Il Verbo ha assunto da Maria la natura umana
Dalle «Lettere» di sant’Atanasio, vescovo
Ad Epitetto 5-9; PG 26, 1058. 1062-1066)

Il Verbo di Dio, come dice l’Apostolo, «della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli» (Eb 2, 16. 17) e prendere un corpo simile al nostro. Per questo Maria ebbe la sua esistenza nel mondo, perché da lei Cristo prendesse questo corpo e lo offrisse, in quanto suo, per noi.
Perciò la Scrittura quando parla della nascita del Cristo dice: «Lo avvolse in fasce» (Lc 2, 7). Per questo fu detto beato il seno da cui prese il latte. Quando la madre diede alla luce il Salvatore, egli fu offerto in sacrificio.
Gabriele aveva dato l’annunzio a Maria con cautela e delicatezza. Però non le disse semplicemente «colui che nascerà in te», perché non si pensasse a un corpo estraneo a lei, ma: «da te» (cfr. Lc 1, 35), perché si sapesse che colui che ella dava al mondo aveva origine proprio da lei.
Il Verbo, assunto in sé ciò che era nostro, lo offrì in sacrificio e lo distrusse con la morte. Poi rivestì noi della sua condizione, secondo quanto dice l’Apostolo: «Bisogna che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e che questo corpo mortale si vesta di immortalità» (cfr. 1 Cor 15, 53).
Tuttavia ciò non è certo un mito, come alcuni vanno dicendo. Lungi da noi un tale pensiero. Il nostro Salvatore fu veramente uomo e da ciò venne la salvezza di tutta l’umanità. In nessuna maniera la nostra salvezza si può dire fittizia. Egli salvò tutto l’uomo, corpo e anima. La salvezza si è realizzata nello stesso Verbo.
Veramente umana era la natura che nacque da Maria, secondo le Scritture, e reale, cioè umano, era il corpo del Signore; vero, perché del tutto identico al nostro; infatti Maria è nostra sorella poiché tutti abbiamo origine in Adamo.
Ciò che leggiamo in Giovanni «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14), ha dunque questo significato, poiché si interpreta come altre parole simili.
Sta scritto infatti in Paolo: «Cristo per noi divenne lui stesso maledizione» (cfr. Gal 3, 13). L’uomo in questa intima unione del Verbo ricevette una ricchezza enorme: dalla condizione di mortalità divenne immortale; mentre era legato alla vita fisica, divenne partecipe dello Spirito; anche se fatto di terra, è entrato nel regno del cielo.
Benché il Verbo abbia preso un corpo mortale da Maria, la Trinità è rimasta in se stessa qual era, senza sorta di aggiunte o sottrazioni. E’ rimasta assoluta perfezione: Trinità e unica divinità. E così nella Chiesa si proclama un solo Dio nel Padre e nel Verbo.

Trascrizione dell’Omelia

Adesso entriamo invece, insieme in questa festa, in questa solennità con la quale la chiesa ci fa entrare in un anno solare nuovo. Perché questa festa? Perché, come dicevamo all’inizio, è come se la chiesa ci chiedesse di entrare integralmente dentro il mistero di Cristo che si dipanerà davanti ai nostri occhi in queste liturgie che ci seguiranno in tutto l’anno. Integralmente che vuol dire? Non più divisi in noi stessi, non più scissi: “Voglio, non posso, mi piacerebbe, ma ..” pieni di condizionali e di congiuntivi. Cioè integralmente con tutto quello che ci appartiene, con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze, direbbe il Libro del Deuteronomio (Dt 6,5). Ma come nasce questa devozione alla Vergine Maria Madre di Dio?E’ un controsenso dire che una creatura sia Madre del suo Creatore, come si può pensare questo? In realtà il problema è nato proprio nei primi secoli della chiesa, nei primi quattro secoli, quando cominciano a dire: “Ma chi è costui? Chi è veramente? È l’uomo o è il Dio? Noi lo abbiamo conosciuto come un uomo, come un uomo esemplare, cioè come un uomo che dice cose buone e interessanti, probabilmente seguendo queste cose possiamo diventare migliori un uomo dunque con buoni insegnamenti”, ma era questo Gesù? No, già la Scrittura aveva preparato ad aspettare un Messia che fosse il Figlio di Dio, non solo, ma anche tutta la predicazione di Gesù rimanda a questo rapporto particolare con il Padre. Egli ha un rapporto con il Padre di figliolanza, direte: “Ma anche noi!” e no, non proprio. Guarda bene, quand’è che tu puoi dire a Dio: “Padre”, sempre? Ma in certi momenti si, ti senti figlio di Dio. In altri momenti puoi dire a Dio: “Padre”, in quei momenti in cui per esempio sei preda del peccato, della tentazione, riesci a dire a Dio: “Padre”? Forse no, il rapporto che hai tu con Dio muta a seconda della tua coscienza, della tua anima, della tua vita. Ma il rapporto di Dio con te muta? Non muta, è sempre lo stesso, lui ti guarda sempre come un figlio, e perché? Perché questa figliolanza non è uno stato d’animo, questa figliolanza è una condizione che descrive pienamente la tua identità, tu sei sempre figlio di Dio, se sei giusto e buono e anche se sei ingiusto e cattivo. Anzi, ti dirò una cosa che forse ti farà ancora più riflettere, il tuo prossimo è sempre figlio di Dio, sia che sia buono e amico tuo, sia che ti faccia le scarpe e ce l’abbia con te, è sempre figlio di Dio. Ma tu dici: “Ma forse è figlio di Dio perché è una creatura di Dio”, no, gli animali non sono figli di Dio, sono creature di Dio. Il figlio ha una prerogativa, quale? Lo sai bene quale, quella di ereditare qualcosa dal padre. E tu che cosa erediterai dal Padre, visto che il tuo Padre è Dio? Erediterai forse qualche bene materiale? Mezzo metro quadro di paradiso? Cosa pensi di ereditare? Bene, quando uno eredita dal Padre, eredita come fosse un figlio unico, eredita da Dio tutto quello che connota Dio. E che cos’è che dice di Dio che è Dio? Per l’appunto la sua divinità, allora tu sei chiamato ad ereditare la sua divinità. Questo diceva San Paolo in questo brano che abbiamo ascoltato stasera: “Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge”, perché? “Perché ricevessimo l’adozione a figli” e dice: “Guardate che voi ve ne potete accorgere che siete figli, perché vi è stato dato uno Spirito che grida in voi: “Abba! Padre!”, cioè che quando vi fa pregare, vi fa chiedere tutto, non qualcosa. Noi non vogliamo qualcosa da Dio, noi vogliamo Dio! Noi non ci prendiamo qua un pezzetto della bontà di Gesù, noi qua ci prendiamo la sua parola ed il suo Corpo, dunque tutto. E la sua parola ed il suo Corpo che cosa possono produrre in noi? La vocazione ad essere divinizzati, pensa un po’. Tornando al problema dei primi secoli, allora se Gesù è Dio, è Figlio di Dio ed ha questa prerogativa di essere Dio in modo speciale, la natura divina del Verbo, come può questa natura divina del Verbo rimanere insieme alla natura umana di Gesù? Stanno forse confuse o mischiate? Oppure l’una copre l’altra? No, tu hai risolto già il problema, tu sai cosa dici? “Una volta è Dio e una volta è uomo, se cammina sulle acque è Dio, se dice: “Perché mi hai abbandonato” è uomo, se moltiplica i pani è Dio, se dice: “passi da me questo calice” è uomo” e allora dimmi, quale di questi due ti salverà? Quale di questi due ti darà l’eredità di Dio, l’uomo o Dio? Un problema che a noi sembra così, solo filosofico, ma vediamo, vediamo ancora.. Un sacerdote, un prete, un certo Nestorio, alla fine del IV secolo comincia a dire: “Ma noi possiamo dire che costui era un buon uomo, che aveva anche questa natura divina, però come dire, la natura divina stava insieme alla natura umana, stava insieme e basta, in realtà era un uomo solo un uomo con delle prerogative divine”. Ma se lui ha solo delle prerogative divine, morendo per noi … morendo il testatore, dice san Paolo, morendo il testatore l’eredità la riceve tutta, perché il testatore è morto (Eb 9,15-17), quale parte ci avrebbe lasciato? Questo era il problema, quale cosa avremmo ereditato? Allora il Concilio di Efeso, nel 431, dice: “No, le due nature si stanno insieme ma non si confondono, non si mischiano e non si mettono l’una davanti all’altra a seconda delle situazioni, stanno insieme in modo distinto ma non separate, unito ma non confuso, dunque il Figlio di Dio è vero Dio e vero uomo”, quando? Sempre! Quando moltiplica i pani, quando cammina sull’acqua, quando dice: “Dio mio, Dio mio, perché mi ha abbandonato?” e quando dice: “Passi da me questo calice”, sempre vero Dio, sempre vero uomo, buona notizia per te! Perché se tu hai un’eredità da lui, ce l’avrai integralmente, integralmente! Non ti è promesso un pezzo di Dio, ti è promesso tutto Dio, non entrerà in cielo, in comunione con Dio, solo la tua buona intenzione, entrerà tutta la tua vita! Noi crediamo nella resurrezione della carne, non della ciccia naturalmente, ma di ciò che è stata la nostra vita: memoria, ricordi, relazioni, affetti, tutto ciò che ha connotato la nostra esistenza. Capisci quanto è importante che queste due nature restino insieme? Ma quando Gesù muore, che cosa succede, che la natura umana muore e rimane solo la natura divina? No, natura umana e natura divina sono ancora insieme, per questo noi possiamo dire con san Paolo che la nostra speranza è nascosta con Cristo in Dio (Col 3,3), anche la nostra natura umana è destinata ad essere rivestita della natura divina. Per dire questo il Concilio di Efeso del 431 dirà: “Dunque, come possiamo vedere che questo rimane sempre così, sempre unito? Beh, fissiamo l’attenzione sulla nascita di Gesù, cosa nasce da Maria, nasce Dio o nasce l’uomo? Nasce l’Uomo Figlio di Dio, la natura divina del Verbo e la natura umana di Gesù in Maria stanno insieme in modo distinto ma non separato, unito ma non confuso, non mutevole. Dunque Maria non è solo la Madre di Gesù, Maria è anche la Madre del Figlio di Dio”. Ora guarda e qua chiudiamo il nostro discorso così non ti annoi, guarda bene, se Maria è la Madre del Figlio di Dio e la Madre dell’Uomo Gesù, che vuol dire? Che tutte le volte che tu ti avvicini a lei, che tu preghi la Vergine, tu ottieni dalla sua preghiera e dalla sua intercessione, la possibilità di diventare un vero uomo, integralmente, e di possedere totalmente la divinità del Padre che te la vuole donare. In lei tu non potrai più dire: “Vorrei ma non sono, mi piace ma non posso, sono un po’ così e un po’ così, diviso”, non lo puoi dire più, lei come la chiesa, ti ricorda che tutto ciò che ti appartiene, che tutto ciò che tu puoi desiderare, è destinato a diventare una cosa sola per sempre. E questo amici è il Paradiso! Il Paradiso non è un posto in cui si va da una parte all’altra a perdere tempo con le chitarre in mano e non so quale altro strumento, il Paradiso è la consapevolezza di essere totalmente, integralmente, conquistati da Dio. Ma guarda bene, guardati dentro, non c’è forse un aspetto che sta chiedendo ancora di essere conquistato totalmente da Dio? Non c’è ancora un peccato che tu desideri che Dio ti perdoni, ti reintegri e che faccia parte comunque della tua salvezza? Non c’è un aspetto che tu senti ancora inadeguato per Dio e che invece Lui continua a dirti: “No, questo è adeguato perché Io l’ho sposato, perché Io l’ho preso con me assumendo la natura umana, che a te pesa tanto”? Non è un problema filosofico, è un problema autentico, esistenziale e sopra-esistenziale, perché riguarda il tuo cammino ora, perché tu non sia mai diviso, e riguarda la tua sorte domani, perché tu posa essere tutto integralmente davanti a Dio, con tutto quello che hai amato, con tutto quello che hai desiderato, anche con ciò che non hai compiuto. Ora guardare all’anno che viene in questo modo, voi capite, vuol dire avere fiducia che Dio porti a compimento il suo piano. Magari chissà, qualcuno può dire: “Sia questo l’anno in cui finalmente potrò aderire totalmente alla volontà di Dio, chissà non sia questa l’occasione in cui il mistero di Cristo mi apparirà così comprensibile, così amabile, così raggiungibile addirittura, che io potrò dire al Signore: “Eccomi, sono pronto, prendimi, sono tuo per sempre”. Chissà che questo non sia l’anno in cui noi possiamo smetterla di apparire così stolti davanti alle necessità di questa generazione e possiamo presentare integralmente non ciò che diciamo ma ciò che crediamo, cioè che la nostra fede si veda non ascoltando le parole ma guardando gli atti, in Maria il Verbo di Dio prende carne e perché la tua preghiera alla Vergine sia ancora questo, la possibilità cioè che le parole che hai ascoltato diventino carne. Già l’hai visto no? Te ne sei accorto? Tu ripeti le parole che hai letto all’amico tuo e quello ti dice: “Non ho capito, non mi interessa”, ma se il tuo amico vede nei tuoi atti, nella tua vita, in ciò che tu concretamente fai della sapienza di Dio, allora aderisce, si lascia stupire, si lascia meravigliare e volentieri anche lui entra in relazione con l’Altissimo. Questa è la santità di Dio che si manifesta nella santità dei suoi figli. Allora caro fratello, cara sorella, parti da stasera, parti da qua, sia questo l’augurio dell’anno nuovo, non le lenticchie, la fortuna e non so quale altra cosa, sia questo il tuo anno nuovo, la speranza di poter integralmente essere inabitato dallo Spirito di Dio. Sia lodato Gesù Cristo.

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