XXV Domenica T.O.

Anno Liturgico B
19 Settembre 2021

Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti.(Messa mattino e sera)

 

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

PRIMA LETTURADal libro della Sapienza (Sap 2,12.17-20)

[Dissero gli empi:]
«Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo
e si oppone alle nostre azioni;
ci rimprovera le colpe contro la legge
e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta.
Vediamo se le sue parole sono vere,
consideriamo ciò che gli accadrà alla fine.
Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto
e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti,
per conoscere la sua mitezza
e saggiare il suo spirito di sopportazione.
Condanniamolo a una morte infamante,
perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».

Salmo 53.
Il Signore sostiene la mia vita. R..

Dio, per il tuo nome salvami,
per la tua potenza rendimi giustizia.
Dio, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca..

Poiché stranieri contro di me sono insorti
e prepotenti insidiano la mia vita;
non pongono Dio davanti ai loro occhi.R.

Ecco, Dio è il mio aiuto,
il Signore sostiene la mia vita.
Ti offrirò un sacrificio spontaneo,
loderò il tuo nome, Signore, perché è buono..R.

SECONDA LETTURA Dalla lettera di san Giacomo apostolo (Giac 3,16-4,3).

Fratelli miei, dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.
Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“I cristiani deboli”.
Dal «Discorso sui pastori» di sant’Agostino, vescovo

Dice il Signore: «Non avete reso la forza alle pecore deboli, non avete curato le inferme» (Ez 34, 4).
Parla ai cattivi pastori, ai falsi pastori, ai pastori che cercano i loro interessi, non quelli di Gesù Cristo, che sono molto solleciti dei proventi del loro ufficio, ma che non hanno affatto cura del gregge, e non rinfrancano chi è malato.
Poiché si parla di malati e di infermi, anche se sembra trattarsi della stessa cosa, una differenza si potrebbe ammettere. Infatti, a considerare bene le parole in se stesse, malato è propriamente chi è già tocco dal male, mentre infermo è colui che non è fermo e quindi solo debole.
Per chi è debole bisogna temere che la tentazione lo assalga e lo abbatta, Il malato invece è già affetto da qualche passione, e questa gli impedisce di entrare nella via di Dio, di sottomettersi al giogo di Cristo.
Alcuni uomini, che vogliono vivere bene e hanno fatto già il proposito di vivere virtuosamente, hanno minore capacità di sopportare il male, che disponibilità a fare il bene. Ora invece è proprio della virtù cristiana non solo operare il bene, ma anche saper sopportare i mali. Coloro dunque che sembrano fervorosi nel fare il bene, ma non vogliono o non sanno sopportare le sofferenze che incalzano, sono infermi ossia deboli. Ma chi ama il mondo per qualche insana voglia e si distoglie anche dalla stesse opere buone, è già vinto dal male ed è malato. La malattia lo rende come privo di forze e incapace di fare qualcosa di buono. Tale era nell’anima quel paralitico che non poté essere introdotto davanti al Signore. Allora coloro che lo trasportavano scoprirono il tetto e di lì lo calarono giù. Anche tu devi comportarti come se volessi fare la stessa cosa nel mondo interiore dell’uomo: scoperchiare il suo tetto e deporre davanti al Signore l’anima stessa paralitica, fiaccata in tutte le membra ed incapace di fare opere buone, oppressa dai suoi peccati e sofferente per la malattia della sua cupidigia.
Il medico c’è, è nascosto e sta dentro il cuore. Questo è il vero senso occulto della Scrittura da spiegare.
Se dunque ti trovi davanti a un malato rattrappito nelle membra e colpito da paralisi interiore, per farlo giungere al medico, apri il tetto e fa’ calar giù il paralitico, cioè fallo entrare in se stesso e svelagli ciò che sta nascosto nelle pieghe del suo cuore. Mostragli il suo male e il medico che deve curarlo.
A chi trascura di fare ciò, avete udito quale rimprovero viene rivolto? Questo: «Non avete reso la forza alle pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite» (Ez 34, 4). Il ferito di cui si parla qui è come abbiamo già detto, colui che si trova come terrorizzato dalle tentazioni. La medicina da offrire in tal caso è contenuta in queste consolanti parole: «Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione ci darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla» (1 Cor 10, 13).

Trascrizione dell’Omelia.

Due grandi abbassamenti ha fatto il Figlio di Dio, il Verbo eterno: il primo venendo ad abitare in mezzo a noi, cioè sottomettendosi alla carne dell’uomo, alla debolezza della carne, cioè alla caducità della vita umana e il secondo quando è sceso agli inferi per consegnarsi totalmente alla morte, lo può fare perché Egli è il Figlio di Dio, perché conosce la bontà di Dio e non resta confuso, come dice anche la Scrittura. Dunque noi gli siamo grati per questi due abbassamenti che ha compiuto per amarci e per salvarci. Ha preso la nostra carne così che nessun uomo possa dire: “Ma dove andrò a cercarlo Dio?” e dall’altra parte è disceso al di sotto della morte, diceva il Libro della Sapienza: “Facciamolo morire con una morte infame” perché nessuno possa dire: “Fino a me non c’è arrivato”, è andato oltre, lui che è Figlio di Dio non ha considerato un tesoro geloso questa sua uguaglianza con Dio ma ha spogliato se stesso, si è fatto come noi, servo fino alla morte e alla morte di croce, dice l’Inno ai Filippesi. Questa è la prospettiva dentro la quale noi oggi possiamo leggere questa parola, altrimenti, se non abbiamo questa prospettiva che appartiene a Cristo, noi entreremmo nella lamentela, nella ribellione nei confronti di Dio e nei confronti degli altri, volete sapere perché? Avete ascoltato la Prima Lettura dal Libro della Sapienza al capitolo 2: “Dissero gli empi” dissero quelli che non hanno Dio, questi sono gli empi, cioè che non ragionano secondo Dio: “Ah, così è? Allora vediamo se questo Verbo che viene a trovarci, se questo è veramente Figlio di Dio come dice di essere”, queste cose noi ce le ricordiamo, lo dice il Libro della Sapienza che precede i fatti di Gesù, quasi profetico nei confronti di queste cose, però noi sappiamo che quando facciamo la Settimana Santa e vediamo un po’ come si sono messi i suoi correligionari nei suoi confronti, ritroviamo questo spirito: “Tendiamo insidie al giusto, vediamo se ce la farà, vediamo se veramente se Dio Padre verrà ad accoglierlo, ad aiutarlo”, glielo diranno: “Scendi dalla croce se sei il Figlio di Dio”, vi ricordate? Dunque questo è il modo di ragionare di chi non ha Dio, di chi non ha capito qual è l’amore con cui Dio ci ha pensati fin dall’eternità, lo dicevamo anche all’inizio, per chiamarci nella storia e farci conoscere qual è il dono della divinità che Egli vuole donarci. Capisci? La divinità che Egli vuole donarci, perché questo è in gioco, non è il paradiso con gli angioletti da una parte all’altra, oppure un benessere, quello che è in gioco qua è la divinità. Dio manda il suo Figlio perché vuole che alla natura umana sia concesso un altro dono, quello della natura divina, che noi non possediamo, ma che Egli ci ha destinato. Quindi cristiano prima di tutto renditi conto che cosa è in gioco così ti lamenti di meno. “Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti per conoscere la mitezza del suo carattere”, ma lui che ha detto: “Beati i miti perché saranno consolati”, lui sa che la mitezza di cuore è la chiave che apre il cuore di Dio e che permette all’uomo di conoscere qual è la sua volontà e di trovare la forza per attuarla. E poi Giacomo, guardate quanto è dura questa parola, forse vi è passata un po’ così, Giacomo che dice: “Carissimi”, carissimi sapete a chi lo sta dicendo? Non lo sta dicendo a qualcuno di qualche altra religione, lo sta dicendo alla chiesa, alla chiesa! Perciò lo dice a noi oggi e per mezzo di noi a tutta la chiesa, dice: “Dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni”, non lo dice ai cattivi, ai reprobi, lo dice alla chiesa! Se nella chiesa ci sono divisioni, contese e gelosie .. “La sapienza invece che viene dall’alto” e qua traduci bene, la sapienza che viene dall’alto non è un arietta, la sapienza è il Figlio di Dio, il Verbo di Dio sapienza di Dio, viene dall’alto, com’è costui? “Anzitutto pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti senza parzialità, senza ipocrisia” il Papa ultimamente sull’ipocrisia ne ha dette un bel po’ riferendosi forse pure lui alla chiesa e a quelli che ha intorno.. ma dice che questa sapienza è arrendevole, sai cosa significa arrendevole? Che non si rivale su nulla, che sa attendere il momento adatto, il momento buono, noi lo chiameremo nella teologia il Kairos, perché finalmente il Verbo si manifesti e noi siamo consolati nel nostro dolore. E continua dicendo: “Tranquilli perché in realtà un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace”, tu lo sai cosa significa, lo sai perché? Perché tra poco ti avvicini, dopo aver pregato, dopo aver invocato il Signore, ascoltato questo parola, e ricevi un frutto di giustizia che è la giustizia di Dio, la morte del Figlio di Dio per la tua salvezza, ma tu chi sei? Ma chi ti credi di essere? Eppure il Figlio di Dio, che è uguale a Dio, si abbassa e si inchina davanti a te e anche davanti ai tuoi peccati e si dona a te come un frutto di giustizia. Tu che avresti fatto? Uno ha detto male di te, viene, tu lo vieni a sapere, poi ti viene davanti, che fai? Te lo mangi. Tu parli male di Dio, che fa Dio quando ti vieni ad incontrare? Si inchina, si abbassa, manda il suo Figlio a morire per te perché tu assuma nella Comunione, anche oggi lo farai, questo frutto di giustizia. E ancora: “Bramate e non riuscite a possedere e uccidete, invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra, non avete perché non chiedete, chiedete e non ottenete perché chiedete male per spendere per i vostri piaceri”, che vuol dire: “Voi non chiedete la logica del Verbo che muore per voi, voi chiedete il benessere …”, come dici tu? la salute e la pace in famiglia, che altro? Nient’altro, basta che c’è la salute .. ma c’è la salute? Io non ce l’ho, voi ce l’avete tutti? E allora Dio è stato forse infedele con noi ed ingrato perché non ci ha dato questo bene supremo della salute? O piuttosto Dio si è compiaciuto, anche nella nostra malattia, e nella nostra difficoltà e debolezza, di apparire nella sua gloria e di darci la possibilità di affrontare la vita e perché no, anche di risolverne i problemi? Capita questa logica allora possiamo venire tutti insieme e andare fino al Vangelo di Marco, quando abbiamo ascoltato che Gesù si sta avvicinando dalle parti sue e a casa sua ed invece di dire: “Adesso arriviamo noi”, come è la logica dell’uomo, dice a questi suoi discepoli: “Non dite niente, non dite niente”, che vuol dire: “Io mi incarno, ma voi non dite niente, lasciamo che questa incarnazione produca ciò per cui è stata mandata, che questa sapienza entri nel cuore degli uomini ed esploda nel momento della resurrezione”, ed infatti dice: “Sappiatelo, perché il Figlio dell’Uomo dovrà essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma una volta ucciso dopo tre giorni resusciterà”, tu porti nel tuo corpo, nella tua vita, l’uccisione e la morte, perché dentro di te pulsa la forza della resurrezione ed hai una vita per accorgertene ed hai una preghiera per investigare la profondità della tua esistenza, hai la possibilità di capire che veramente questa resurrezione non deve ancora avvenire ma ce l’hai già, dice san Paolo: “Noi siamo morti con Cristo e risorti con lui” già ora! Accorgitene, guarda, guarda dentro di te, vedi che anche le paure che hai, anche le ristrettezze in cui vivi, non possono toglierti la speranza che questo dono di grazia esploda, si manifesti e anche quando la vita si indurisce, diventa difficile, se non hai coltivato solo le passioni e ti lamenti di tutto pure di te stesso, se tu hai conosciuto l’amore di Dio, anche nella prova, nelle difficoltà e nel dolore saprai ringraziarlo, saprai attendere che questa gloria si manifesti e questa gloria è la divinità, la divinizzazione. Allora Gesù dice queste cose, questi non capiscono niente, tranquilli, vedi dici: “Pure noi non abbiamo capito niente” .. pure i discepoli! Allora Gesù si gira li guarda e dice: “Ma di che stavate ragionando tra voi?” e nessuno fiata. Avevano la preghiera per dirgli: “Aiutaci” e invece stanno zitti, si vergognano di quello che stavano pensando, come te adesso, ti vergogni di pensare che Dio non ti abbia amato, che la vita sia solo sofferenza, ti vergogni di guardare la tua vita e pensare che tutte le cose che ti accadono non sono giuste, non vengono da Dio e ti lamenti. Ed invece, invece Gesù li guarda con dolcezza, si stavano dicendo tra loro chi era il più grande, la chiesa è nata così perciò non vi preoccupate se ancora è così, chi era il più grande .. e Gesù li guarda e dice: “Ma non avete compreso? Guardate ..” prende un bambino e dice: “se non diventate come questo bambino, se non accogliete lui non accogliete neanche me” che vuol dire, no l’innocenza dei bambini dolci, vuol dire: “Se non diventate anche voi senza sospetto, senza giudizio come bambini, soprattutto senza sospetto non potete essere cristiani”, la chiesa o è immacolata, cioè senza peccato originale, cioè senza sospetto, oppure non è una testimone fedele del Regno, così la tua anima, così la tua vita, così la nostra assemblea, così le nostre speranze, o entrano in questo triduo pasquale di passione morte e resurrezione, oppure la nostra fede è vana, nessuno la crederà come mi pare già nel mondo si dice. Sia lodato Gesù Cristo.

Messa della sera

 
Trascrizione dell’Omelia.

Puoi assumere le sembianze del Figlio di Dio al punto di piegarti davanti alla superbia dei tuoi nemici, come diceva il Libro della Sapienza degli empi, gli empi quelli che non hanno Dio, che dicono: “Vediamo se adesso Dio lo aiuta”, come abbiamo ascoltato nel Triduo Pasquale, come fanno i nemici di Gesù: “Vediamo se Dio lo fa scendere dalla croce”, proprio è il tracciato della Prima Lettura che abbiamo ascoltato stasera dal Libro della Sapienza. Per dire che c’è una sapienza che aiuta gli uomini a comprendere quali sono i tratti del volto di Cristo, che non sono quelli dei quadretti pietosi, i tratti del volto di Cristo sono questi, quelli che risplendono nel cuore del Triduo Pasquale cioè nel Triduo della logica di passione, morte e resurrezione del Verbo. Tu puoi assumere questi atteggiamenti? Puoi abbassarti davanti all’altro che ti fa del male? Lo puoi dire? No, non ce la fai, generalmente te la cavi dicendo che è troppo difficile, sarebbe bello però poi te ne vai e se tu fai così Cristo non lo incontri. Vediamo un po’ insieme adesso invece questi brani che abbiamo ascoltato come ci aiutano a riformulare i tratti di Costui. Lo ha detto lui: “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome accoglie me, chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”, che vuol dire? Vuol dire che il Verbo di Dio, che è Dio, due abbassamenti ha conosciuto nella storia della salvezza: uno il giorno in cui ha scelto di prendere la tua limitatezza umana, quella legata alla tua natura umana, quella di cui ti lamenti sempre, dolori, difficoltà, stanchezza, malattia, solitudine, reumatismi e tutte le altre cose, passioni anche per carità, tutto quello che attiene alla tua natura e che ti strozza e ti impedisce di lodare Dio, tutto questo il Verbo lo ha assunto, Egli ha preso la limitazione della nostra natura umana. È un abbassamento, dice san Paolo nella Lettera ai Filippesi, Cristo Gesù pur essendo di natura Dio, non considera questo come un tesoro geloso, lui volentieri lo rifiuta. Perché? Per farsi come te, per abbassarsi davanti a te fino alla morte e alla morte di croce, diceva il Libro della Sapienza: “Condanniamolo ad una morte infamante”, questo, ha scelto la morte infamante. Voi direte: “Ma perché il Verbo potendo fare diversamente ha scelto proprio una morte infamante, ha scelto di inginocchiarsi davanti a quelli che lo volevano uccidere, perché lo ha fatto? Per scendere nel secondo abbassamento, per scendere fino agli inferi, fino a quel luogo dove la tua vita trema di più, il luogo in cui tu pensi di consegnarti totalmente alla morte e cioè che la morte ti rubi tutto, il bene, il gusto, il piacere, i ricordi, le relazioni, quello che hai e quello che volevi avere: la morte il grande spauracchio della tua esistenza, dice Paolo, come un pungolo ti porta dove vuole lei e per paura della morte fai cose che non vorresti fare, odi quando vorresti amare, etc., etc. Allora in questo secondo abbassamento il Verbo Santo di Dio, Colui che è Eterno, Onnipotente, sceglie di abitare questa condizione infima per confondere la morte nel sepolcro e finalmente resuscitare, cioè fare esplodere questo seme generoso di vita eterna che è posto nel cuore della natura umana e che Adamo aveva in qualche modo negato, Adamo per dire tutti gli uomini che ragionano secondo la carne: “Mi conviene, non mi conviene, lo faccio, non lo faccio”, a seconda di questo o quello. E chi sono questi uomini che ragionano secondo la carne? Sono gli altri? I peccatori? I lontani? Gli atei? Ma lasciate perdere, ve lo dice san Giacomo, lo abbiamo ascoltato stasera, San Giacomo dice: “Carissimi”, a chi lo dirà carissimi? Lo dirà a quelli del Burundi? Carissimi lo dirà ai suoi, no? Lo dirà alla chiesa carissimi, che dite voi? Allora “Carissimi” lo dice a noi, siamo pure noi la chiesa e ascoltate bene: “Dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni”, fatti un esame di coscienza chiesa, fattelo, adesso, c’è gelosia e spirito di contesa qua? Vuoi che te lo dica? Si c’è. C’è dentro di noi, ne siamo non solo esempio vivente, siamo anche apostoli di questo spirito di contesa perché giudichiamo, mormoriamo, etc. Com’è invece la sapienza? Cioè com’è il Verbo di Dio? Che tratti ha il volto di Cristo che è la sapienza incarnata: “La sapienza che viene dall’alto, consapevole di venire dall’alto è anzitutto pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti” sta dicendo Giacomo in quattro passaggi quello che dice Gesù nelle “Beatitudini”: “Beati i miti, beati i puri di cuore perché vedranno Dio, beati quelli che sono afflitti perché saranno consolati”, crederlo o rifiutarlo, se lo credi sei nella chiesa, se lo rifiuti sei fuori, ti puoi fare tutti i rosari che vuoi, le novene che ti pare, se tu rifiuti questa obbedienza a Dio in Gesù Cristo, se anche tu non ti umili fino alla morte, non puoi pensare di appartenere alla famiglia di Dio. “Non ha parzialità la sapienza, non ha ipocrisia”, il Papa ultimamente sull’ipocrisia e ce l’aveva con i suoi mica con gli altri, sull’ipocrisia qualche cosuccia ce l’ha detta. Invece guarda che dice Giacomo: “Invece un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opere di pace”, sai che cos’è questo frutto di giustizia? E’ lo stesso corpo di Cristo del quale tu tra poco ti nutrirai, lui è un frutto di giustizia. Quale giustizia? Quella di Dio, lui è la giustizia. Quale giustizia? Quella che si inchina, come Dio si è inchinato davanti all’uomo perché l’uomo potesse amarlo o respingerlo, esaltarlo o schiacciarlo, Dio si è messo in queste condizioni, si è fatto schiacciare da noi, chi non lo credesse e volesse guardare alla croce di Gesù Cristo come se fosse solo un sopramobile, non apparterrebbe a questa logica. E Gesù da quella croce te l’ha detto: “Io sono la via, questa è la porta, Io sono la verità e Io sono la vita”, questa logica funziona, questo abbassamento di fronte alla storia funziona. È chiaro che questo ti spaventa perché tu non vorresti abbassarti davanti a nessuno, ma questi sono i tratti del volto della sapienza incarnata, cioè del Figlio di Dio, che ci ha amati fino a dare la vita per noi. E poi dice san Giacomo, fa questa considerazione alla chiesa alla quale parla: “Ma ragionate bene, da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra”, il desiderio di primeggiare, di essere riconosciuti amati e soprattutto di non essere messi da parte .. avete visto questi discepoli di Gesù? I discepoli di Gesù, dunque se l’hanno fatto loro lo possiamo fare pure noi questo, lo facciamo purtroppo anche noi. Mentre Gesù dice loro: “Il Figlio dell’Uomo deve essere riprovato dai suoi, deve essere messo a morte per resuscitare il terzo giorno” questi non capiscono e sapete di che parlano tra loro? Di quello che diciamo noi, chi è il più grande, chi è il migliore, noi nella chiesa siamo astuti e bravissimi a ragionare in questo modo. Non ci sentiamo appartenere a Tizio, a Caio e Sempronio dividendoci continuamente e mettendoci in contesa gli uni contro gli altri? Allora Gesù dice e qua cita non solo i tratti del suo volto, ma anche i tratti dolcissimi della sua chiesa che ha come specchio la Madre stessa di Gesù, dice: “Siate come questo bambino, cioè siate senza sospetto, come la Madre mia è stata senza sospetto quando la raggiunse una parola, quella dell’Incarnazione e lei disse, pur non avendo capito: “Si faccia di me secondo la tua parola”. Se vuoi avere la prova del nove della tua adesione a questa logica, guarda se tu sospetti e dubiti contro l’annuncio che ti viene fatto dalla chiesa, oppure se l’accogli di buon grado. E la chiesa sarà ancora la chiesa di Dio, quando toglierà il sospetto da sé, quando toglierà il dubbio su ogni cosa e finalmente rifonderà sulla logica della passione morte e resurrezione di Cristo, finché sarà divisa non avrà questo frutto, come diceva Giacomo, questo frutto di giustizia e di pace. Allora tu non aver paura, tra poco ti avvicini, questo frutto di giustizia lo prendi con te, accompagnalo nella tua vita e lasciati accompagnare e ogni cosa che ti viene incontro, ogni persona, ogni circostanza, guardala con gli occhi di chi si è umiliato per te e non montare in superbia, non rivalerti sul male ricevuto, attendi la giustizia da Dio ed essa prontamente verrà. Crederlo o non crederlo, appartenere o non appartenere a questa speranza, questa sarà la tua promessa per la vita eterna. Sia lodato Gesù Cristo.