V Domenica T.O.

Anno Liturgico C
13 Febbraio 2022

Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.(Messa del Mattino e Sera)

 

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,17.20-26)

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

PRIMA LETTURADal libro del profeta Geremia (Ger 17,5-8)

Così dice il Signore:
«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,
e pone nella carne il suo sostegno,
allontanando il suo cuore dal Signore.
Sarà come un tamarisco nella steppa;
non vedrà venire il bene,
dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
Benedetto l’uomo che confida nel Signore
e il Signore è la sua fiducia.
È come un albero piantato lungo un corso d’acqua,
verso la corrente stende le radici;
non teme quando viene il caldo,
le sue foglie rimangono verdi,
nell’anno della siccità non si dà pena,
non smette di produrre frutti».

Salmo 1.
Beato l’uomo che confida nel Signore. R..

Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte..R

È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.R.

Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;
poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.R.

SECONDA LETTURA Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 15,12.16-20).

Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti?
Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti.
Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.
Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“La parola di Dio è sorgente inesauribile di vita”.
Dai «Commenti dal Diatessaron» di sant’Efrem, diacono

Chi è capace di comprendere, Signore, tutta la ricchezza di una sola delle tue parole? È molto più ciò che ci sfugge di quanto riusciamo a comprendere. Siamo proprio come gli assetati che bevono ad una fonte. La tua parola offre molti aspetti diversi, come numerose sono le prospettive di coloro che la studiano. Il Signore ha colorato la sua parola di bellezze svariate, perché coloro che la scrutano possano contemplare ciò che preferiscono. Ha nascosto nella sua parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla.
La sua parola è un albero di vita che, da ogni parte, ti porge dei frutti benedetti. Essa è come quella roccia aperta nel deserto, che divenne per ogni uomo, da ogni parte, una bevanda spirituale. Essi mangiarono, dice l’Apostolo, un cibo spirituale e bevvero una bevanda spirituale (cfr. 1 Cor 10, 2).
Colui al quale tocca una di queste ricchezze non creda che non vi sia altro nella parola di Dio oltre ciò che egli ha trovato. Si renda conto piuttosto che egli non è stato capace di scoprirvi se non una sola cosa fra molte altre. Dopo essersi arricchito della parola, non creda che questa venga da ciò impoverita. Incapace di esaurirne la ricchezza, renda grazie per la immensità di essa. Rallègrati perché sei stato saziato, ma non rattristarti per il fatto che la ricchezza della parola ti superi. Colui che ha sete è lieto di bere, ma non si rattrista perché non riesce a prosciugare la fonte. È meglio che la fonte soddisfi la tua sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Se la tua sete è spenta senza che la fonte sia inaridita, potrai bervi di nuovo ogni volta che ne avrai bisogno. Se invece saziandoti seccassi la sorgente, la tua vittoria sarebbe la tua sciagura. Ringrazia per quanto hai ricevuto e non mormorare per ciò che resta inutilizzato. Quello che hai preso o portato via è cosa tua, ma quello che resta è ancora tua eredità. Ciò che non hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza, ricevilo in altri momenti con la tua perseveranza. Non avere l’impudenza di voler prendere in un sol colpo ciò che non può essere prelevato se non a più riprese, e non allontanarti da ciò che potresti ricevere solo un po’ alla volta.

Trascrizione dell’Omelia.

Mi rendo conto che ad ascoltare una parola così composta sulle beatitudini e sui guai che Gesù annuncia, sembra quasi un contrappasso, quelli che stanno male staranno bene, quelli che stanno bene staranno male, ma perché? Perché? Per entrare nella sapienza di questo Vangelo forse bisogna andare a guardare, come saggiamente la chiesa ci ha suggerito, quello che abbiamo ascoltato nella Prima Lettura e anche nel Salmo. La Prima Lettura è di Geremia e parla di uno strano problema dell’uomo, dell’uomo che confida in se stesso, dell’uomo che confida nell’uomo, dice: “E’ come un tamerisco nella steppa, non vedrà venire il bene, dimorerà ..” che vuol dire per un uomo confidare nell’altro uomo e confidare in se stesso? Vuol dire usare come logiche per vivere, per scegliere, per valutare, le logiche quelle che passano, quelle della gente, io per venire qua stamattina ho incontrato un gruppetto che si interrogava sull’uso della bomba atomica, ho detto: “Mamma mia, nel cortile della grotta c’è un summit che sta affrontando la grave crisi mondiale ..” ma quanti discorsi inutili ascoltiamo noi e a quante logiche inutili anche prestiamo fiducia? Abbiamo visto, adesso senza fare polemiche, con tutte le cose che sono accadute alcuni si regolano in un modo, altri in un altro e poi fanno subito lotta fra loro, ma come è possibile? Sai il bello qual è? Che questa gente, da una parte e dall’altra, è cristiana. Allora tu dici: “Ma come mai tanto dissidio, come mai?”, perché siamo cristiani solo con le labbra, non conosciamo la fede che diciamo di praticare e si vede subito, basta che usciamo da qua e facciamo un giudizio, una mormorazione, una valutazione forse un po’ gratuita un po’ sbagliata, là si vede chiaramente che noi ci stiamo fondando su una logica umana. La logica umana è quella che dice: “Questo mi piace, quello no, mamma mia guarda quello, quello che ha fatto!”, questo fanno gli uomini senza Dio, ma Gesù non fa così, Gesù non fa mai così. Cosa avrebbe dovuto dire di quella donna colta in flagrante adulterio? E quella che in casa di Simone gli lava i piedi con le lacrime e glieli asciuga con i capelli, che non lo sapeva chi era? E di Zaccheo, capo dei pubblicani, cosa avrebbe dovuto pensare? Di tutti. Sapete quando Gesù, dice il Vangelo di oggi: “In quel tempo Gesù disceso con i dodici, si fermò su un luogo pianeggiante” era stato appena sul monte a pregare il Padre, da solo, poi aveva scelto, dopo la preghiera, i suoi dodici e il capitolo precedente dice che aveva scelto pure Giuda, quello che poi l’ha tradito, dunque è consapevole della pochezza del cuore dell’uomo e poi finalmente con loro scende e Luca desidera mettergli intorno tanta gente, addirittura non solo quelli della Galilea, che stavano intorno al lago dove stava lui, ma anche dalla Giudea, insomma un po’ lontanina, non tanto tanto ma insomma è come Cosenza – Reggio Calabria, sapete che Israele è come la Calabria più o meno, ..non il carattere. Allora vengono pure quelli della Giudea, di Gerusalemme, gente lontana come a dire che tanta gente è chiamata a causa di questa decisione di Gesù di manifestare il regno di Dio, è chiamata ad ascoltare. A questa gente Gesù dice quelle cose che abbiamo ascoltato: “Beati quelli che ora sono poveri”, perché se sono poveri non si fidano di se stessi, non confidano nella propria umanità e neanche sugli altri, ma confidano sulla Legge del Signore, lo diceva anche il Salmo stamattina che abbiamo ascoltato, era il Salmo 1, la porta della sapienza dei salmi dice subito che l’uomo che siede in compagnia degli stolti, che si fida delle parole dei beffardi, delle persone empie che non hanno Dio, costui non è beato; è beato invece chi affonda le radici, come un albero, nel fiume abbondante della Torah dice, la Legge è quella, della Torah, allora sarebbe il cristiano, non un tamerisco, i tamarischi stanno uno qua, uno laggiù, nel deserto si nutrono dell’umidità dell’aria della notte, poi non fanno frutti, non fanno le arance e i limoni, per dire che se non hanno la possibilità di affondare le radici nella sapienza, seccheranno, come le tamerici salmastre ed arse diceva il poeta, seccheranno, non saranno alberi da ombra, non saranno alberi buoni per niente. Così sono gli uomini che si regolano secondo le logiche del mondo, non fanno ombra a nessuno, non accolgono nessuno, sempre sospettosi, diffidano anche di quelli che gli vogliono bene. Chi invece affonda le radici nel fiume della sapienza, costui porterà frutto a suo tempo, dice il Salmo, le sue foglie, le sue parole, i suoi pensieri non ingialliranno mai, tutti i suoi progetti riusciranno. Allora cristiano, oggi la chiesa ti invita a riaffondare le radici della tua conoscenza, dentro le cose certe, provate, autentiche, quelle che i santi uomini e le sante donne della Scrittura hanno compreso e hanno trasmesso. Oggi la chiesa ti invita a non praticare più una fede così, di santini, di immaginette e di francobolli, ma una fede che abbia fondamento. Ma tu lo sai che stiamo andando verso un tempo che non è facile, lo vedi come si stanno parlando, vedi in che condizioni versa la nostra speranza, è messa alla prova da tutte le parti, eravamo deboli a causa delle cose che abbiamo appena vissuto, lo stiamo diventando ancora di più rispetto alle cose che forse accadranno. E noi dove ci siamo messi? Come gli scemi ci siamo messi a parteggiare per quello o per quell’altro, oppure abbiamo cominciato a pregare perché lo Spirito di Dio manifesti la carne del suo Figlio in questa generazione? Il cristianesimo, amici, si distingue da questo. Allora tu umilia la tua prosopopea e riaffidati alla sapienza della Scrittura e quello che non hai compreso, te lo prometto, lo Spirito te lo farà comprendere e quelle lacune che porti dentro di te, lo Spirito di Dio le colmerà perché tu sia un profeta, un saggio, un sapiente, in questo mondo pieno di difficoltà e di malessere. Sia lodato Gesù Cristo.

Messa della sera

 
Trascrizione dell’Omelia.

Non è così semplice ascoltare questa parola ed aderirvi, perché non si conosce per quale motivo alcuni sarebbero beati, perché stanno male ed altri guai a loro perché stanno bene, cos’è una specie di contrappasso che Dio ha pensato per ..? No, è comprensibile questa parola se usiamo la chiave che la liturgia ci offre oggi della Prima Lettura e del Salmo, che fanno riferimento entrambi a due categorie diverse di persone, il Salmo lo dice in maniera ancora più chiara, ma dice Geremia in questo brano che l’uomo che confida nell’uomo è maledetto, somiglia un po’ ai guai di cui parlavamo prima: “A colui che pone nella carne il suo sostegno allontanando il suo cuore dal Signore” cosa vuol dire? Anzi, fa un esempio anche molto plastico, dice: “Sarà proprio come un tamerisco nella steppa”, avete visto mai le tamerici? “Salmastre ed arse” dice il poeta, quelle che non fanno ombra a nessuno, prendono l’acqua dall’umidità della notte, insomma non sono piante floride, non danno la sensazione di essere piante floride e non fanno frutto, dunque un’immagine abbastanza evocativa. Chi è questo uomo che è maledetto perché confida nell’uomo? È quell’uomo che si regola secondo le logiche o proprie, quelle che ha pensato, ha maturato in cuor suo, oppure che usa le logiche correnti, quelle che dice la gente, come facciamo un po’ tutti no? “Hai sentito? Dice .. no, dice..” che dice? Ma chi è che dice? Da quale sapienza viene questa parola che tu citi, di cui ti fidi? Abbiamo visto, anche di fronte a grandi difficoltà in questi due anni che abbiamo passato, come l’opinione dell’ultimo arrivato sembrava quasi far luce, su cosa? Le notizie erano così contraddittorie anche sui notiziari, così difficile capire, “sono di più, sono di meno, adesso aumentano, invece no, è finita, è ricominciata”, con quale criterio tu ti muovi in questo mondo di contraddizioni? Ma senza adesso stare a guardare quelle cose che ci hanno riguardato in questo tempo, guarda quello che porti nel cuore, c’è unitarietà, uniformità nei tuoi giudizi, nelle tue valutazioni e soprattutto quando valuti, è il cuore che valuta sapete, usi cose che conosci dentro le quali ti muovi con agio, una sapienza che ti dà forza si o no? Sai, sarebbe il nostro appannaggio quello del discernimento, noi saremmo quelli che hanno discernimento in una generazione che solitamente sembra non averne. Avere discernimento significa sapere individuare ciò che è buono ora e anche come adattarlo alla condizione in cui viviamo. Allora l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno, è colui che si fida di quei quattro proverbi, di quelle quattro cose che sa e magari le sa pure male, non fa ombra come quest’albero, non dà sollievo a nessuno. Mentre invece, dice Geremia: “E’ benedetto l’uomo che confida nel Signore”, per capire che vuol dire “benedetto”, puoi immaginare due cose, una la beatitudine di cui parla anche Luca nel suo Vangelo: “Beato l’uomo ..”, ma anche “benedetto” come colui che, di fronte alle circostanze difficili, non vacilla, è benedetto anche nelle sue azioni, anche nelle sue scelte: “Che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia è come un albero piantato lungo i corsi d’acqua, verso la corrente ..” sembra ripetere quello che il Salmo diceva. È il Salmo 1, sapete, è la porta del Libro dei Salmi, che ti dice subito come puoi regolarti, se non entri nel consiglio dei malvagi, cioè se non ti fidi delle chiacchiere della gente, allora sei beato, se non rimani nella via dei peccatori quelli che dicono: “Ma tanto che ci fa? Ma che ti pare? Ma che vuoi che sia? Ma dai …” come fa il demonio no? che prima ti dice: “Ma che male c’è in quello che fai?” poi quando hai fatto il peccato ritorna e ti dice: “Beh? Sei uno scemo! Hai fatto proprio così?” e tu rimani sempre solo, ma chi non siede in compagnia degli arroganti, veramente non sarebbe degli arroganti, brutta versione questa qua, sarebbe i beffardi, quelli che si beffano della verità, che si beffano di Dio, che si fidano di quattro cose che hanno sentito e stravolgono il cammino a chi invece vorrebbe impegnarsi. Ma chi è beato? Colui che trova la sua gioia nella Legge del Signore, nella Legge del Signore vuol dire nella Torah del Signore che per gli Ebrei voleva dire nella sapienza di Dio, non in quella degli uomini, proverbiale, “così hanno detto”, ma quella che è codificata da una esperienza di secoli e millenni, una esperienza che è codificata, illuminata dalla presenza dello Spirito, anzi, lo stesso Spirito di Dio si incarica di ricordarti le cose che la parola ti ha raccontato e di usarle al momento opportuno, costui è l’uomo del discernimento, è colui che ha la capacità di vedere subito dov’è il bene e dov’è il male e si dirige volentieri verso la pratica del bene. Non gli è difficile farlo, non è un peso. Guarda, fai un esame di coscienza, guarda se di fronte ad un comandamento del Signore tu ti senti sollevato o ti senti in crisi. Se ti senti sollevato vuol dire che ti muovi dentro questa sapienza, se vai in crisi vuol dire che no, un esempio? Ama il prossimo tuo come te stesso, non andare a cercare lontano perché è prossimo, se è prossimo sta a casa tua o là vicino. Hai capito cosa vuol dire amarlo? Se ti mette in difficoltà vuol dire che non sai che vuol dire amarlo, pensi che voglia dire avere un sentimento, ma figurati se Dio, se il Signore, Gesù Cristo, ti dice di avere un sentimento verso qualcuno che ti ha fatto del male, se amarlo non voglia dire qualche altra cosa, se hai sapienza da Dio, se hai sapienza dalla Legge, se hai sapienza dalla Sacra Scrittura, sai anche cosa fare, se no rimani là e dici: “Vabbè ma non si può amare” e te ne vai come quel ragazzo che se ne andò triste perché aveva molti beni. Invece chi affonda la propria ricerca sulla Legge di Dio, cioè sulla sua sapienza, costui è come albero piantato lungo corsi d’acqua, non inaridisce, le sue foglie non ingialliscono dice il Salmo, cioè i suoi giudizi, le sue valutazioni, queste sono le foglie dell’albero, le sue parole, i suoi insegnamenti, tutto quello che esce dalla sua bocca, non si perde, non si consuma, ma accade al momento opportuno, dice il Salmo: “Darà frutto a suo tempo, tutto quello che fa riesce bene”. Questa è una beatitudine, questa è concretamente una benedizione e noi siamo chiamati, anzi, noi non solo siamo chiamati ad abitarla, noi siamo addirittura convocati, perché se pure ce ne dimenticassimo, c’è uno Spirito che c’è stato dato, che ci ricorda che questo è l’oggetto del nostro desiderio. C’è uno Spirito che viene da Dio che ci aiuta a capirle queste cose e a farle capire anche al nostro prossimo, c’è uno Spirito che viene da Dio che ci permette di realizzarle, in questo noi non siamo solo beati, siamo di più, per dirla in termini che usiamo noi, siamo proprio fortunati! Chi invece confida in se stesso, prima o poi quelle sicurezze le vedrà cadere, penso che non devo raccontare niente a nessuno, queste esperienze ce l’avete tutti, cose accumulate che si rovinano, programmi fatti che poi nessuno riesce a portare a compimento, pensate solo ai matrimoni, chiusa parentesi per carità. Dunque sappiamo bene qual è il frutto della stoltezza, della beffardia, dell’arroganza, ma direi, in una sola parola, dell’ignoranza di Dio, ignorare Dio, ignorare i suoi pensieri, ignorare le sue valutazioni, vuol dire vivere una vita grama, triste, difficile, appesantita da molte preoccupazioni e non è certo questo che Gesù Cristo è venuto ad inaugurare. Possa allora questo stesso Spirito convincerti questa sera, guarda, tanto a parlar chiaro si va, noi non sappiamo questa settimana cosa accadrà, può darsi nulla, può darsi tutto, ma quello che accadrà chiederà a questa generazione con quali strumenti noi affrontiamo le difficoltà, se siamo in grado di sperare o no, di costruire la pace o no, ma se passassimo il tempo sulle piazze a dire chi ha ragione e chi ha torto e arrabbiarci contro quelli o contro quegli altri e creare ancora divisioni, noi saremmo i fautori della guerra, anche se non abbiamo neanche un’arma, siamo chiamati ad essere operatori di pace, lo Spirito vi accompagni a crederlo. Sia lodato Gesù Cristo.

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