V Domenica di Quaresima

Anno liturgico C
07 Aprile 2019

Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

PRIMA LETTURA – Dal libro di Isaia (Is 43,16-21)

Così dice il Signore,
che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,
che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi».

Salmo responsoriale Salmo 125.
Grandi cose ha fatto il Signore per noi. R..

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia. R.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia. R.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia. R.

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni. R.

SECONDA LETTURA Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési Fil 3,8-14).

Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Neanch’io ti condanno”
San Giovanni Paolo II (1920-2005)
papa
Enciclica “Dives in Misericordia”, § 7 (© Libreria Editrice Vaticana)

La redenzione è l’ultima e definitiva rivelazione della santità di Dio, che è la pienezza assoluta della perfezione: pienezza della giustizia e dell’amore, poiché la giustizia si fonda sull’amore, da esso promana e ad esso tende. Nella passione e morte di Cristo – nel fatto che il Padre non risparmiò il suo Figlio, ma “lo trattò da peccato in nostro favore” – si esprime la giustizia assoluta, perché Cristo subisce la passione e la croce a causa dei peccati dell’umanità. Ciò è addirittura una “sovrabbondanza” della giustizia, perché i peccati dell’uomo vengono “compensati” dal sacrificio dell’Uomo-Dio.
Tuttavia, tale giustizia, che è propriamente giustizia “su misura” di Dio, nasce tutta dall’amore: dall’amore del Padre e del Figlio, e fruttifica tutta nell’amore. Proprio per questo la giustizia divina rivelata nella croce di Cristo è “su misura” di Dio, perché nasce dall’amore e nell’amore si compie, generando frutti di salvezza. La dimensione divina della redenzione non si attua soltanto nel far giustizia del peccato, ma nel restituire all’amore quella forza creativa nell’uomo, grazie alla quale egli ha nuovamente accesso alla pienezza di vita e di santità che proviene da Dio. In tal modo, la redenzione porta in sé la rivelazione della misericordia nella sua pienezza.
Il mistero pasquale è il vertice di questa rivelazione ed attuazione della misericordia, che è capace di giustificare l’uomo, di ristabilire la giustizia nel senso di quell’ordine salvifico che Dio dal principio aveva voluto nell’uomo e, mediante l’uomo, nel mondo.

Trascrizione dell’Omelia

Dice Paolo, in questa Lettera ai Filippesi che abbiamo ascoltato in questa Seconda Lettura, Paolo è un fariseo secondo la Legge, è uno che si studia di metterla in pratica con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze, come direbbe la Scrittura, ma quando conosce il cuore di Gesù Cristo, si trova costretto a cambiare idea su molte cose, allora scope il pensiero di Dio in Cristo migliore, più grande, più attuabile e soprattutto più a misura di uomo, di quello che è nella Torah, che pure era stata scritta per la salvezza degli uomini. E dunque quando scopre questo dice: “Quando io ho conosciuto Gesù Cristo ho lasciato perdere tutte queste cose”, quali cose? Quelle che erano, secondo Israele, la mappa della giustizia, come comportarsi in ogni circostanza senza dubbio di sbagliare, “Ho considerato tutto questo come spazzatura”, san Paolo userà una parola anche molto più forte che spazzatura, terribile, molto pesante questa accusa che fa, “Al fine di guadagnare Cristo ed essere trovato in lui non con una giustizia che deriva dalla Legge ma con quella che deriva dalla fede”, questo è il criterio con il quale noi entriamo in questa parola questa Domenica, la possibilità cioè di cambiare il cuore riguardo a quello che abbiamo pensato della giustizia, riformulando il concetto di giustizia in ordine all’esperienza che noi facciamo di Gesù Cristo. Un’esperienza che ci viene incontro come? Lo sai, ci viene incontro con misericordia, perché eri peccatore e sei stato perdonato, perché eri lontano e sei stato riavvicinato, perché non ti è stato chiesto mai il conto delle cose che hai fatto, sempre, nella Chiesa, Cristo ti ha incontrato per rigenerarti, questa rigenerazione apre un tempo nuovo, apre alla possibilità di agire secondo un modo nuovo di pensare, dunque con un cuore nuovo. Allora con questa chiave di lettura, entriamo in questo paradossale racconto che fa l’evangelista Giovanni, quello dell’adultera, l’adultera, una donna che è stata colta in flagrante adulterio, dunque non ci sono scusanti. Il problema qua non è giudicarla in ordine al peccato che ha fatto, il problema è sapere la Legge, la Torah, davanti a Gesù, che autorità ha? Chi si deve salvare? La Legge? Dimmelo un po’, dimmelo un po’ cristiano di questo tempo, che cosa si deve salvare la Legge? Che cosa dobbiamo salvaguardare? Noi stessi? Noi siamo cristiani che salvaguardano se stessi? E che cristiani siamo? La nostra fede non è fondata sul sangue dei martiri? Quelli non hanno salvaguardato se stessi. Sapete perché lo dico? Perché in ordine all’idea di dover salvaguardare i nostri interessi, noi giudichiamo con una giustizia senza misericordia e con una giustizia senza misericordia regoliamo tutti i nostri rapporti, tutte le nostre relazioni, tutto quello che ci connota come cittadini di questo stato. Allora, questa donna è colta in flagranza di adulterio, non ci sono dubbi, “La Legge dice”, dicono questi qua a Gesù che “una donna colta in flagranza di adulterio deve essere lapidata”, non ci sono santi, non c’è possibilità di fare diversamente, “Tu Gesù, chi sei?”, guarda, questa cosa la chiedo a te, chi è Gesù qua, chi è il tuo cristianesimo qua, cosa fa il tuo cristianesimo, applica una legge o muore con Cristo in croce? Punta il dito o apre le braccia? Gesù non risponde, lascia passare molto tempo, questi si spazientiscono e continuano a domandargli: “Che autorità hai tu rispetto alla Torah e rispetto a questa donna, puoi dire una parola in più?”, Gesù scrive per terra, nessuno ha mai saputo che cosa voglia dire questo atto di Gesù, non c’è un’esegesi che ce lo spieghi, chissà, magari ricorderà a questi uomini che sono stati scritti sul fango, che sono stati tirati su dalla terra, che non valgono più di quello che valgono davanti a Dio. Quando questi diventano insistenti Gesù dice: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” e tu, che sei un moralista, hai pensato che questi più anziani che se ne sono andati, se ne sono andati perché avevano fatto più peccati dei giovani e dunque si sono resi conto.. ancora chi ha vinto qua? Ha vinto Gesù? Ha vinto la Torah? O la tua logica che deve tornarti a favore? È Gesù che vince, allora guardiamo il pensiero di Gesù, perché gli ha detto così? Fatto sta che se ne vanno tutti, prima i più anziani poi i più giovani, che cosa hanno compreso questi anziani? Ti ricordi? Quando Gesù negli ultimi giorni della sua vita terrena, dal Monte degli Ulivi, dal luogo che oggi chiamiamo “Dominus Flevit”, guarda Gerusalemme dice: “Gerusalemme, Gerusalemme, quante volte avrei voluto raccogliere i tuoi figli come fa una chioccia con i suoi pulcini, ma tu non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”, “Gerusalemme, donna adultera in flagranza di adulterio io ti ho incontrata, cosa devo fare con te Gerusalemme? Non stavi aspettando il Messia? Sono venuto, non mi hai riconosciuto, ma hai dato retta, neanche alla Legge, neanche alla Scrittura, che ti avrebbe illustrato quale erano le sembianze del Messia e ti avrebbero aiutato ad incontrarmi, a chi hai dato retta? Ai Romani? Ai Sommi Sacerdoti? Ai farisei, ai sadducei, agli Zeloti? A chi hai dato retta? Tu mi chiedi sulla Legge, sulla bontà della Legge e sull’autorevolezza del mio insegnamento, quando tu hai superato insegnamento e Legge per fare come dicevi tu, per fare i fatti tuoi” e questo altro che moralismo, questa è un’accusa che noi possiamo prenderci pari pari, ma come abbiamo ragionato? Secondo Dio? Abbiamo lasciato Dio dentro il perimetro della chiesa, fuori di qua ci siamo regolati secondo altri criteri; perché l’uomo qua dentro è diverso dall’uomo là fuori? Perché la misericordia qua ha un altro valore e fuori ne ha un altro ancora? La flagranza di adulterio è ciò che gli anziani comprendono, stavano aspettando una Pasqua in cui tornando il profeta Elia, avrebbe organizzato il tempo della salvezza e il giudizio finale e tuttavia quando Gesù ha mostrato l’agire di Dio in mezzo agli uomini, non l’hanno riconosciuto. Che cosa è importante salvare, la Legge o l’uomo? L’uomo, l’uomo. E questo è venuto a fare il Figlio di Dio e quando tutti se ne saranno andati e guarderà questa donna che sta là ancora mezza discinta proprio perché è stata presa in flagrante adulterio, lei non si è convertita, nel frattempo in quella mezz’ora non è diventata suora quella donna, è ancora quella adultera che tu hai visto i flagrante adulterio. E guarda te lo dico perché la tua storia è ferita, perché la tua memoria delle cose affettive delle relazioni, è una memoria ferita, e dunque a te questo fa effetto, sentire parlare di adulterio e flagranza, fa effetto, va a raggiungere un aspetto della tua vita che ancora sanguina, che cosa puoi dire? Puoi dire a questa donna che forse non deve essere giudicata? Ma Gesù usa un giudizio, lo usa lo stesso, non è che mette da parte la giustizia: “Nessuno ti ha giudicata?”, “Nessuno”, “Neanche io ti condanno, va e non peccare più”, perché, caro cristiano, la fortuna dell’uomo che crede in Dio, è quella di poter essere ricostruito sempre di nuovo, diceva Isaia nella Prima Lettura: “Che non ve ne accorgete? Io faccio una cosa nuova”, direbbe a te: “Non te ne accorgi che questa parola può riformulare tutte le tue cose? Può riformulare la tua vita, falla entrare con la sua autorevolezza e vedrai che non ragionerai più come hai ragionato prima”. E questo è il tempo, non è il tempo di schierarsi con questi e con quelli, questo è il tempo di riconiugare quelle grandezze che il nostro peccato ha separato, la giustizia di Dio che si attua solo nella misericordia, una misericordia che fa onore alla giustizia, che non la bypassa, che non la mette fuori dall’orizzonte dei nostri atti e delle nostre risposte al mondo. Se c’è bisogno di mettere un tassello in più in questo cammino quaresimale, mettilo sul tuo cuore, se c’è bisogno di usare una ragione in più, usa questa, confessa davanti a Dio che non hai mai pensato che la misericordia potesse sposarsi con la giustizia e viceversa, e affida al Signore la possibilità di poter costruire un mondo nuovo, che vada incontro alle difficoltà degli uomini invece di escluderli, invece di giudicarli, invece di ucciderli, invece di farli morire: noi siamo i difensori della vita, sempre! Ricordatevelo bene, perché abbiamo creduto nella resurrezione di Cristo. Sia lodato Gesù Cristo.

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