VI Domenica T.O.

Anno Liturgico B
14 Febbraio 2021

La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

 

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

PRIMA LETTURADal libro del Levìtico (Lv 13,1-2.45-46)

Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse:
«Se qualcuno ha sulla pelle del corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia sospettare una piaga di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno dei sacerdoti, suoi figli.
Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: “Impuro! Impuro!”.
Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento».

Salmo 31.
Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia. R..

Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.R.

Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato. R.

Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia!R.

SECONDA LETTURA Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 10,31-11,1).

Fratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio.
Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza.
Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“La parola di Dio è sorgente inesauribile di vita”.
Dai «Commenti dal Diatessaron» di sant’Efrem, diacono

Chi è capace di comprendere, Signore, tutta la ricchezza di una sola delle tue parole? E’ molto più ciò che ci sfugge di quanto riusciamo a comprendere. Siamo proprio come gli assetati che bevono ad una fonte. La tua parola offre molti aspetti diversi, come numerose sono le prospettive di coloro che la studiano. Il Signore ha colorato la sua parola di bellezze svariate, perché coloro che la scrutano possano contemplare ciò che preferiscono. Ha nascosto nella sua parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla.
La sua parola è un albero di vita che, da ogni parte, ti porge dei frutti benedetti. Essa è come quella roccia aperta nel deserto, che divenne per ogni uomo, da ogni parte, una bevanda spirituale. Essi mangiarono, dice l’Apostolo, un cibo spirituale e bevvero una bevanda spirituale (cfr. 1 Cor 10, 2).
Colui al quale tocca una di queste ricchezze non creda che non vi sia altro nella parola di Dio oltre ciò che egli ha trovato. Si renda conto piuttosto che egli non è stato capace di scoprirvi se non una sola cosa fra molte altre. Dopo essersi arricchito della parola, non creda che questa venga da ciò impoverita. Incapace di esaurirne la ricchezza, renda grazie per la immensità di essa. Rallegrati perché sei stato saziato, ma non rattristarti per il fatto che la ricchezza della parola ti superi. Colui che ha sete è lieto di bere, ma non si rattrista perché non riesce a prosciugare la fonte. E` meglio che la fonte soddisfi la tua sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Se la tua sete è spenta senza che la fonte sia inaridita, potrai bervi di nuovo ogni volta che ne avrai bisogno. Se invece saziandoti seccassi la sorgente, la tua vittoria sarebbe la tua sciagura. Ringrazia per quanto hai ricevuto e non mormorare per ciò che resta inutilizzato. Quello che hai preso o portato via è cosa tua, ma quello che resta è ancora tua eredità. Ciò che non hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza, ricevilo in altri momenti con la tua perseveranza. Non avere l’impudenza di voler prendere in un sol colpo ciò che non può essere prelevato se non a più riprese, e non allontanarti da ciò che potresti ricevere solo un po’ alla volta.

Trascrizione dell’Omelia.

Siccome il versetto dell’Alleluia diceva che non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati, allora noi possiamo anche fare un’interpretazione solo taumaturgica di questo prodigio di Gesù che ha guarito il lebbroso, ma in realtà questa malattia della lebbra ha delle radici profonde, addirittura, abbiamo visto nella Prima Lettura, fondano nella Legge del Levitico, cioè in quel libro che raccoglie in sé tutte le norme, tutti i precetti che dicono l’appartenenza alla comunità di Israele; e proprio perché parlano della relazione di appartenenza al popolo, la lebbra si interpone come un ostacolo. Perché? Avete ascoltato, quando uno è malato di lebbra o si sospetta che sia malato di lebbra, deve essere messo fuori dall’accampamento, essere messo fuori dall’accampamento vuol dire essere escluso dalla comunione, escluso dall’identità di un popolo che ha le sue relazioni e che si regola secondo i precetti della Torah. Vivere fuori dall’accampamento, anzi addirittura appena si avvicina qualcuno gridare subito: “Sono impuro”, vuol dire manifestare immediatamente qual è la propria condizione. Ma è una condizione fisica? È solo una questione di sanità, di prevenzione perché non si ammalino tutti di lebbra? No, la radice della lebbra ha un peculiarità che forse ci aiuta a capire anche il senso dell’esclusione, ce lo ricorda l’episodio che il Libro dell’Esodo racconta circa la sorella di Mosè. Insieme ad Aronne suo fratello, si presentano davanti al Signore senza Mosè e dicono: “Ma mica li dai solo a lui questi privilegi? Che non siamo anche noi profeti? Che non abbiamo anche noi la possibilità di portare questo popolo? Solo lui?”, allora che cos’è questo? lo riconosci questo peccato? È mosso sicuramente dall’atteggiamento dell’invidia, no? L’invidia nei confronti di Mosè, l’invidia nei confronti della missione che Dio ha dato a Mosè, della vocazione di Mosè. Qua non si tratta di invidiare Mosè perché ha una macchina più bella di quella che hai tu, ma perché lui è un eletto, uno scelto, ma un eletto è migliore degli altri forse? Non è necessario che lo sia, uno eletto è uno che fa parte di un progetto e almeno davanti a quel progetto ti è chiesto di mostrare di nutrire rispetto perché il progetto viene da Dio. Il tuo prossimo ha un progetto, il tuo prossimo come te ha un progetto, Dio glielo ha affidato, a te sta la capacità di riconoscerlo e di onorarlo questo progetto. E se lui non fosse a conoscenza del progetto che porta e viene da Dio, a te è data la possibilità di aiutarlo a scovare questo tesoro nascosto che Dio ha posto in lui. Ma se tu, come la sorella ed il fratello di Mosè, andassi davanti al Signore a parlare male di lui, questo peccato di invidia si trasformerebbe in mormorazione e la mormorazione è del diavolo, è lui che accusa i nostri fratelli davanti a Dio giorno e notte, dice l’Apocalisse, se lo fai pure tu fai come lui. La mormorazione allora è l’esplicitazione di un veleno profondo, che è quello dell’invidia, che non tenendo conto dell’elezione che Dio fa del tuo prossimo, non tiene conto neanche della misericordia che Dio fa a te. Per questo chi mormora e dunque porta il peso della mormorazione, che è la lebbra, deve essere escluso. Sembra quasi che la lebbra metta in evidenza l’incapacità di appartenere alla relazionalità del popolo allora devono essere esclusi. Capito questo, andiamo insieme in quel luogo della Galilea dove Gesù, venuto via da Cafarnao dove aveva guarito la suocera di Pietro, dove aveva incontrato molti malati, finalmente trova anche uno che è ammalato di lebbra che lo incontra e gli dice, guardate bene: “Se tu vuoi puoi guarirmi”, non gli ha chiesto: “Abbi pietà di me, guariscimi”, “Se tu vuoi puoi guarirmi” si sarà pure un atto di fede, ma è l’atto di fede di un uomo che evidentemente per il male che porta è costantemente spinto a mettere in contraddizione, a mettere in difficoltà, l’angelo di Dio che gli viene incontro. Gesù glielo dice perentoriamente: “Lo voglio, guarisci!” ed egli guarisce in effetti. Ma appena guarito, appena la lebbra scompare da lui, sarebbe il caso che venisse reintrodotto nella comunità dalla quale veniva escluso, ma Gesù lo ammonisce severamente, con durezza lo rimanda e gli dice: “Guarda di non dire niente a nessuno ma va presentati al sacerdote ed offri per la purificazione quello che Mosè ha stabilito”, non sta dicendo Gesù: “Tu sei uno che mormora, ne porti il peso, tutti lo sanno quando hanno visto la tua lebbra, adesso sei guarito, ma non rimetterti nella relazione con gli altri, non ne sei capace, va dal sacerdote, piuttosto fai quello che è prescritto e poi imparerai a rimetterti in relazione anche con il tuo prossimo”. E’ quello che succede quando tu vai a confessarti, quando vai a confessarti sei messo nelle condizioni di ricominciare, di ri-impostare le tue relazioni, la confessione non è una doccia che ti lava così sei pronto per rifare i peccati che facevi prima, la confessione semmai, l’assoluzione dei peccati, ti toglie quella lebbra che ti escludeva. Ma qualcosa di più e quel qualcosa di più oggi ce lo suggeriva il Salmo che abbiamo pregato, perché nella seconda strofa dice: “Ti ho manifestato il mio peccato, non ho tenuto nascosto il mio errore, ho detto: “confesserò al Signore le mie colpe” e tu hai rimesso ..” il mio peccato? “la malizia del mio peccato” cioè quella radice amara che genera il peccato e mi mette nelle condizioni di compierlo. Dunque tu non hai guarito solo la mia lebbra, tu mi hai tolto l’invidia dal cuore e mi hai riaperto alla possibilità di relazionarmi pacificamente con il mio prossimo, senza giudicarlo per non temere di essere giudicato a mia volta. Questa logica, posta nelle nostre mani, guarisce questo mondo, guarisce le relazioni, lo capisci si o no? Tu cristiano non puoi più dire: “Ma è difficile guarire le relazioni”, non puoi dirlo, ti è dato una grazia per questo e il mondo aspetta di vedere questa grazia in atto, una guarigione pronta per tutti e tu lo sai quanto questo mondo oggi ha bisogno di questa guarigione. Se la chiesa appare divisa perché le mormorazioni mettono contro fazioni l’una contro l’altra, noi abbiamo fallito, siamo noi esclusi dalla relazionalità nel mondo, noi invece portiamo il principio della relazionalità che è lo Spirito Santo di Dio, quello che il Cristo ci ha ottenuto e che ci mette in condizioni di riconoscere sempre l’altro e di aiutarlo ad essere quello che Dio l’ha chiamato ad essere. Questo purificherà la sua vita e purificherà pure la nostra, allora le nostre confessioni ci accompagneranno verso una vita veramente nuova. Sia lodato Gesù Cristo.